L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 11 settembre 2020

Non esiste il libero mercato lo conferma la Corte di Giustizia Europea. Euroimbecilandia ha segnato un nuovo punto

I Predatori della Libertà

di Guido Salerno Aletta
4 settembre 2020

Chi ha i soldi ha già vinto: la Corte di Giustizia Europea tradisce il Liberalismo per il Liberismo

Una Sentenza della Corte europea ha appena legittimato la contemporanea posizione di controllo azionario di Vivendi in TIM ed in Mediaset, contravvenendo ai limiti posti dalla legge Gasparri che vieta a chi controlli più del 40% del mercato delle Tlc di avere più del 10% del mercato dei media nel suo complesso: ha invocato la prevalenza dell'art. 49 del TFEU, secondo cui non si possono porre limiti alla libertà di stabilimento delle imprese in ambito europeo.

E' una sentenza sbagliata due volte:
in primo luogo, perché il divieto si riferisce a tutte le imprese, e non solo a quelle non italiane che intendono operare in Italia;
in secondo luogo, perché considera il settore dei media alla stregua di qualsiasi altro mercato, mentre le disposizioni particolarmente severe della legge Gasparri sono volte a garantire il pluralismo, dettando disposizioni generali che vietano a chiunque di disporre di risorse superiori al 20% di quelle complessive del Sistema Integrato delle Comunicazioni (SIC), ed in particolare la propagazione delle posizioni dominanti già esistenti in un singolo settore.

Riepiloghiamo i principi.

La Concorrenza è il presupposto per la efficienza dei Mercati: è il principio di libertà che consente a chiunque di espletare al meglio la propria attività, combattendo ad armi pari. La libertà di iniziativa economica garantisce a tutti la possibilità di cimentarsi, evitando che solo chi ha già una impresa possa esercitarla ed arricchirsi: si è rotto così il recinto medievale, in cui solo gli appartenenti alle Corporazioni, per via ereditaria, potevano esercitare un'Arte o un Mestiere.

A maggior ragione, per garantire questa libertà, sono vietate le intese volte a restringere la concorrenza, i cartelli con cui si concordano i prezzi e gli abusi delle posizioni dominanti. Non solo è vietato costituire posizioni di monopolio, ma anche usare a danno dei concorrenti o della clientela una posizione dominante comunque esistente.

La lotta ai monopoli, il contrasto agli oligopoli collusivi, la apertura dei mercati ai nuovi entranti, il divieto di sussidi pubblici volti a mantenere in vita imprese altrimenti incapaci di reggere alla concorrenza o idonei a distorcerla sono principi che vanno al di là del Liberismo inteso come libertà assoluta, laisser faire: il Liberalismo impone la adozione di Regole che consentono di avere un Mercato sano. Altrimenti è la giungla, dove prevale il più forte a danno della collettività.

I principi di libertà previsti per l'iniziativa economica valgono a maggior ragione nel campo dei diritti personali, sociali e politici: la libertà di manifestazione del pensiero in ogni sua forma trova completamento nella libertà di stampa. Il pluralismo nel settore della informazione vale ancor più della tutela della concorrenza in campo economico.

Anche un monopolio pubblico nel settore della informazione televisiva e radiofonica, che pur fu giustificato in passato per via della impossibilità tecnica di garantire a chiunque un accesso alle frequenze radio, doveva garantire il pluralismo.

Se i limiti generali antitrust sono posti a tutela del Mercato, quelli posti in Italia alla concentrazione nel settore dei Media sono volti a tutelare il Pluralismo, con vincoli assai stringenti in termini di divieto di costituire posizioni dominanti e di limiti alle risorse complessivamente detenibili o acquisibili dalle imprese di cui è proprietario ciascun soggetto.

Pertanto:
  1. nessun soggetto che opera nel sistema delle comunicazioni può disporre di una percentuale di risorse superiore al 20% di quelle afferenti al SIC nel suo complesso;
  2. nessun soggetto che già detenga di più del 40% delle risorse di un singolo settore compreso nel SIC può acquisire altre imprese che gli facciano disporre di risorse superiori al 10% di quelle afferenti al SIC nel suo complesso.
Da sempre la disciplina Antitrust vieta l'utilizzo di posizioni dominanti per acquisire mercati contigui, ovvero a monte o a valle.

Per la Corte di Giustizia europea valgono solo i soldi ed il mercato.

Chi ha i soldi ha già vinto: la Corte di Giustizia Europea tradisce il Liberalismo per il Liberismo

I Predatori della Libertà

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