L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 24 settembre 2020

Seguendo il buon senso e non le indicazioni micidiali e sconcertanti del governo, 700 persone non hanno avuto problemi seri con il covid-19

Covid: a pochi kilometri da Bergamo, zero ricoveri e zero morti. È bastato il medico di base.

By Riccardo Donat-Cattin Last updated Set 21, 2020


Dall’inizio della pandemia i medici di base sono stati estromessi dal processo di cura, convogliando tutto il traffico dei malati verso le terapie intensive degli ospedali. Nonostante con la fase due i medici di base avrebbero dovuto tornare ad essere operativi come in precedenza, di fatto gli ambulatori sono ancora vuoti, e le visite a domicilio sono sostituite dalla cosiddetta telemedicina: telefonate e mail. Le conseguenze, come fa notare l’Antidiplomatico, sono state devastanti: è stato denunciato già a luglio un aumento massiccio della mortalità da sintomi cardiaci, del 32%, dopo la manifestazione di sintomi che sarebbero stati, in condizioni pre-covid, diagnosticati e affrontati con successo. I malati aspettano l’aggravamento di situazioni prima di presentarsi al pronto soccorso, per timore di quarantene obbligatorie dopo tampone la cui valenza è tutta da discutere, e anche questo fattore ha fatto aumentare le situazioni critiche. E la sospensione delle diagnosi dei tumori che rischia di portarci verso un’ecatombe nei prossimi mesi.

Ai medici di base è stato detto di rimanere lontani dai propri pazienti. Il loro contributo si fermava a una telefonata ai limiti del credibile nella quale il medico leggeva un questionario surreale. E in questo scenario è avvenuta la strage degli anziani etichettata Covid-19.

A pochi kilometri da Bergamo, l’epicentro della pandemia, in Val seriana, ci sono stati zero morti. Per questo risultato si deve ringraziare Riccardo Munda, medico di base che ha disobbedito agli ordini del ministero e ha continuato a visitare i propri pazienti a casa.

Quindi, a febbraio, quando il governo raccomandava ai medici di base di starsene a casa, lei…

“Io, comprato i dispositivi di bio-protezione di tasca mia, ho continuato a visitare, nelle loro abitazioni, i miei pazienti e anche quelli di altri colleghi. Il risultato è stato: zero ricoveri ospedalieri e zero morti fra tutti i miei mutuati di Selvino (700 persone in un paese di meno di 3.000 abitanti)”

In Val Seriana, nell’epicentro dell’epidemia?! Ma come ha fatto considerato che allora non si conosceva nessuna cura per il Covid?

“Proprio perché non c’era una cura, era fondamentale intervenire subito. E quindi non solo visitare il paziente, ma visitarlo spesso per aiutare il fisico a reagire, calibrando e ricalibrando i farmaci a ogni suo minimo segnale. E cioè l’esatto contrario di quanto veniva ufficialmente consigliato: lasciarlo solo fin quando non riusciva più a respirare e poi farlo ricoverare in terapia intensiva.”

Ma non ha aveva paura di contagiarsi con un virus presentato in TV come l’anticamera dell’obitorio?

“Di certo, non la manifestavo, anche perché non si può trasmettere forza e coraggio ad un paziente se il medico manifesta la paura. Comunque, tengo a precisare, che la mia è la storia di tanti altri medici di base che hanno affrontato l’epidemia facendo il loro dovere. E questo nonostante le indicazioni governative, privi di validi sistemi di bio-protezione e, addirittura, senza poter essere sottoposti al test del tampone. Insomma, l’immagine di quella che si è ridotta ad essere la medicina territoriale in Italia.”

Si ringrazia per l’intervista Francesco Santoianni dall’Antidiplomatico

La sua apparizione in rai a maggio

Nessun commento:

Posta un commento