L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 14 settembre 2020

Stagnazione Secolare - NO non si vuole proprio inquadrare il lockdown come strumento strategico per distruggere aziende, con l'equivalente offerte di merci perchè siamo in un mondo che è capace di sovrapprodurre per cui hanno la necessità di eliminarla per ricominciare il ciclo dell'accumulazione del capitale. Nel resettaggio si dovrà fare macelleria sociale MA questo è un effetto collaterale

AVETE PER CASO LETTO DA NESSUNA PARTE CHE IN ITALIA CI SONO UN MILIONE E MEZZO DI POSITIVI AL CORONAVIRUS? AH, NO?


(di David Rossi)
13/09/20 

Nei giorni scorsi ha avuto scarso rilievo una notizia che avrebbe meritato ben altra attenzione: rileggiamola assieme, per poi fare alcune riflessioni. Avete senz’altro visto moltissimi articoli, tutti privi di commenti e soprattutto di conclusioni, sul fatto che solo il 50% del personale docente e non docente della scuola, l’equivalente di circa mezzo milione di persone, ha accettato di svolgere il test sierologico per il COVID-19: di questi, 13.000, pari al 2,6% del campione, sono risultati positivi. A dirlo non è Difesa Online, ma l’ufficio del Commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri, il quale sottolinea anche come costoro non prenderanno servizio fino a quando il tampone non darà esito negativo (v.link).

È il risultato della campagna con la distribuzione di due milioni di test agli istituti scolastici. Il dato, trasmesso per primo dal TG1, non tiene conto di ulteriori 200.000 tra docenti e non docenti relativi alla Regione Lazio, la quale sta operando in maniera autonoma. Entro il 24 settembre dall'Ufficio del commissario prevedono che la percentuale possa salire al 60-70%.

Ora, gli insegnanti di ogni ordine e grado, dalle elementari alle superiori, non vivono in un mondo a parte, ma sono la moglie di Tizio e il marito di Caia, insomma sono un campione molto rappresentativo, una vera foto istantanea del Paese. Quindi, è lecito concludere che almeno il 2,6% di cittadini e residenti dell’Italia sono al momento attuale positivi al COVID-19. Vuol dire che dei 60,3 milioni di abitanti, un milione e mezzo sono portatori del Sars-Cov-2. Come tali, dovrebbero essere messi in quarantena presso il loro domicilio. Tuttavia, nessuno si è messo le mani fra i capelli, perché le cifre che ogni pomeriggio il Governo, per il tramite della Protezione civile, continua a fornirci - e sulle quali si basano le pianificazioni dei ministeri, non ultimo quello della Salute - parlano di 36.767 persone al momento positive. Al netto del personale della scuola, parliamo di 23-24 mila positivi tracciati.

E gli altri? Sì, perché anche scorporando i dati del personale docente e non docente dell’Istruzione pubblica e immaginando che la percentuale di infettati nel Lazio e fra quanti si sono rifiutati di fare il test sia sempre del 2,6% (siamo ottimisti, va’…), lo scenario è questo:

13.000 (già tracciati in tutta Italia tranne che nel Lazio) +13.000 (non tracciati in tutta Italia tranne che nel Lazio) + 5.200 (il personale della Regione Lazio) + circa 24.000 positivi (estranei al mondo della Scuola) = circa 55.000 positivi

Mancano all’appello un milione e 445mila positivi. Dove sono finiti?

I lettori trinariciuti e terrapiattisti - come sempre leoncini da tastiera - sosterranno che non sono finiti da nessuna parte semplicemente perché non esistono: né il Governo né le Regioni ne parlano, quindi è puro allarmismo di quel discolaccio di David Rossi e di Difesa Online. Sì, perché a questi signori, laureati quasi sempre all’università della vita, fa comodo pensare, per il loro quieto vivere e per non dar torto alla loro parte politica o movimento, che il personale della Scuola vive su Marte e scende sulla terra solo per tenere le lezioni. Il COVID-19 ce l’hanno solo, secondo questi geni, i figli di papà che hanno fatto le vacanze in Spagna o quelli ricchi sfondati che si sono presi la malattia in Sardegna, come quell’antipaticone di Briatore e il Cav.

Poveri illusi. Il COVID-19 in Italia è diffuso adesso come e quanto in Francia e in Spagna, dove però il numero di test fatti negli ultimi tre mesi è superiore all’Italia: Madrid, per capirsi, ha fatto più tamponi di noi pur avendo tre quarti della popolazione. Dal canto suo, Parigi sta compiendo, in modo spesso caotico, uno sforzo enorme per tracciare più casi possibile e fa non meno di un milione di tamponi la settimana, quasi il doppio che in Italia. Non a caso ogni giorno annuncia una decina di migliaia di nuovi positivi: è di quattro-cinque settimane avanti a noi in quella che più che una seconda ondata si preannuncia come una valanga.

A fronte di oltre un milione di test, come detto, sono oltre 60mila i positivi individuati: insomma, in uno scenario realistico, l’Esagono ha ben oltre il 5% della popolazione infettato dal Sars-Cov-2. Mentre sono più che doppi i positivi, sono molti di più i ricoveri in terapia intensiva: 635 contro i nostri 182, in data 12 settembre. Il ché ci porta a concludere che il numero di casi critici cresce secondo una progressione accelerata rispetto a quello degli infettati, forse anche perché con l’aumentare dei casi cresce anche la quantità di virus a cui si è esposti, principalmente in ambiente familiare e sul posto di lavoro.

Intendiamoci: siamo lontani anni luce dalle migliaia di persone ricoverate in terapia intensiva con quadri clinici devastanti. Va anche detto, però, che quando il 21 febbraio ci accorgemmo che il COVID-19 era ormai dilagante nel Nord Italia, l’epidemia era prossima al picco, poi raggiunto nelle settimane successive, con gli effetti che ben conosciamo. Picco che seguì di poco quello dell’influenza stagionale, che lasciò la popolazione più fragile facile preda del nuovo patogeno.

Quest’anno, molto probabilmente, un terzo della popolazione si farà somministrare il vaccino antinfluenzale: solo i No-Vax tenteranno un esperimento di selezione della specie, è il caso di dirlo, rifiutando di coprirsi dall’aggressione dei virus influenzali. Oggi, a differenza che lo scorso marzo, il caso della Francia sembra dimostrare che poco più di 15 casi su 10mila finiscono in terapia intensiva, se abbiamo ragione a stimare un transalpino su 20 già infettato. Lo scenario cambierà - e di molto - se gli infetti non saranno più 2, 3 o anche 5 milioni ma ben oltre un sesto della popolazione. Allora, i sistemi sanitari faranno pericolosi stress test. C’è solo da sperare che i casi non si concentrino in territori limitati, come fu nel caso della Lombardia la scorsa primavera…

Da noi i media e i politici nemmeno provano stupore davanti a quel 2,6% del personale della Scuola che è al momento positivo né dicono niente del fatto che fra un mese saremo nelle identiche condizioni dei Francesi: si sono tutti allineati, perché per un motivo o per l’altro vogliono arrivare a tutti i costi all’election day del prossimo 20-21 settembre, quando 50 milioni di Italiani si assembreranno ai seggi. Un pericolo enorme per la popolazione, perché potrebbe accelerare non di poco la circolazione del Sars-Cov-2: volete mettere però tale rischio a confronto con l’opportunità di vincere o far perdere il referendum costituzionale o di conquistare o far perdere il controllo di Regioni importanti?

Poi, dopo il voto, ci verranno a dire che la situazione è seria, che ce la siamo spassata troppo durante l’estate, che è tutta colpa dell’apertura delle scuole, che le cose sono cambiate in peggio, che era imprevedibile, che nessuno può più escludere un altro lockdown, che non volevano diffondere il panico ecc. Così, una volta raccolti i frutti del voto, potranno pensare come limitare le nostre libertà per contenere quello che fino ad oggi stanno ignorando deliberatamente. Vogliamo scommettere che si decideranno a fare centinaia di migliaia di test al giorno e a impedire la circolazione degli infettati (che sono pure elettori…) solo quando avranno la certezza di aver raggiunto, a spese del Paese, i loro obiettivi politici?

Quando sarete in coda ai seggi, pensate che quel milione e mezzo (allora forse due milioni…) di positivi saranno tutti attorno a voi e ai vostri anziani genitori che votano diligentemente da anni. Meditate gente, meditate!

Foto: Difesa Online

Nessun commento:

Posta un commento