L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 2 ottobre 2020

Arriva l'influenza e arrivano i vaccini, ma come sempre sono per il virus dell'anno precedente che in pratica era il covid-19 e allora che tipo di vaccino somministreranno? Quale è il virus che combatterà il vaccino? Per non parlare degli imbecilli che sostengono che chi ha fatto il vaccino (?!?!) non avrà l'influenza e quindi sarà automaticamente un covid-19. La dabbenaggine non ha mai fine e si stanno incartando con le proprie mani

Arriva l'influenza: abbiamo abbastanza vaccini?

Dal Comitato tecnico-scientifico continuano a raccomandare la vaccinazione contro l’influenza. Ma non è detto che le scorte siano sufficienti per tutti: un punto della situazione

(foto: Getty Images)

Ci siamo: l’influenza sta per arrivare. E l’appuntamento di quest’anno sarà, per ovvie ragioni, ancora più critico e delicato di quello delle stagioni scorse. A causa dell’emergenza pandemica, gli esperti raccomandano infatti ancora più prudenza del solito, il che si traduce in un’estensione dell’indicazione al vaccino per cercare di evitare la concomitanza dei sintomi influenzali con quelli da Covid e l’intasamento dei pronto soccorso e dei servizi sanitari.

Come vi avevamo raccontato, infatti, l’Aifa raccomanda anzitutto di accelerare i tempi, anticipando l’inizio delle vaccinazioni agli inizi di ottobre (negli anni scorsi si cominciava intorno alla metà del mese), e di ampliare la somministrazione gratuita del vaccino agli over 60 (fino allo scorso anno la gratuità era prevista a partire dai 65 anni, oltre che ai malati con patologie croniche). E ancora: il ministero della Salute ritiene opportuno ampliare la vaccinazione ai bambini nella fascia d’età da sei mesi a sei anni, al personale sanitario e alle donne in gravidanza. Il resto della popolazione, quello che non rientra nelle fasce protette (i cittadini non malati cronici nella fascia d’età tra sei e sessant’anni), potrà acquistare il vaccino in farmacia, previa prescrizione del medico di famiglia, ed effettuare la vaccinazione negli studi medici. L’Organizzazione mondiale della sanità ha posto come obiettivi di copertura il 75% (minimo) e il 95% (ottimale) negli over 65 e nei gruppi a rischio.

Guardiamo allora i numeri. Stando ai dati Istat, la popolazione over 60 in Italia ammonta a circa 18 milioni di persone. A questi vanno aggiunti tutti gli under 60 con malattie croniche (tumore, diabete, malattie respiratorie, insufficienze renali, malattie infiammatorie, etc.) e il personale medico, le forze di polizia, i vigili del fuoco, gli allevatori, i donatori di sangue. Poi ci sono tutti gli altri, la cosiddetta “popolazione attiva”, cioè le persone sane tra 6 e 60 anni: lo scorso anno le farmacie hanno distribuito a questa fascia di popolazione circa 900mila dosi di vaccini. Quest’anno saranno certamente di più: “Già da quest’estate”, ci spiega Roberto Tobia, segretario nazionale di Federfarma, “abbiamo fatto presente al governo la necessità di approvvigionamenti maggiori dell’anno scorso. È comprensibile e plausibile che molte più persone decideranno di vaccinarsi. Ed è un bene per il sistema sanitario, dal momento che molti dei sintomi dell’influenza sono sovrapponibili a quelli del Covid: con la vaccinazione potremmo evitare di confondere le due malattie”.

Al momento, però, siamo ancora abbastanza lontani dall’obiettivo: “Le regioni hanno chiesto una dose di vaccini del 42% superiore a quella dello scorso anno”, gli fa eco Andrea Mandelli, presidente della Federazione ordine dei farmacisti italiani (Fofi), “e hanno messo a disposizione delle farmacie circa l’1,5% delle dosi che avevano a disposizione, per un totale di circa 250mila vaccini, equivalenti a 12,5 dosi per farmacia”. Poco, rispetto alla previsione di circa 1,5-2 milioni di richieste. Cosa fare, dunque? “Le strade possibili, a nostro avviso, sono due”, continua Mandelli. “Una possibilità è chiedere alle regioni di aumentare la quota di vaccini da mettere a disposizione delle farmacie, tenendo conto del fatto che comunque non si potranno somministrare tutte insieme e che quindi ci dovrebbe essere un po’ di tempo per reintegrare le dosi mancanti. L’altra è di indire subito un bando di acquisto per rifornirsi dall’estero”. L’importante è non tergiversare.

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