L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 4 ottobre 2020

Assumere un milione di giovani nel pubblico impiego è un investimento strutturale stabile che rinforza la domanda di beni e servizi ma questi politicanti da strapazzo euroimbecilli succubi degli stranieri farà questo passo?

Economie a pezzi, ma per l’Italia è meno peggio della media

di Pasquale Cicalese
29 settembre 2020

Alcuni segni della resistenza dell’economia italiana o, come si augurano alcuni, una insperata prova che la pandemia ha messo più in difficoltà alcuni “partner europei” di quanto non abbia fatto con il nostro paese.

Ieri, sul sito di Milano Finanza, un’agenzia riportava la stima secondo cui il pil dell’Italia – nel 2020 – scenderà del -8.9%. Una botta durissima, ma non certo il 12,4 o addirittura il -20,4% fin qui ipotizzato da alcuni.

Oggi, su La stampa, notizia in seguito da analizzare meglio, il dato secondo cui che la cassa integrazione ad agosto si è dimezzata, con addirittura -75% al nord rispetto al lockdown.

Significa che molte imprese, invece che un “bisogno di licenziare” (come dice tutti i giorni Carlo Bonomi, presidente di Confindustria), stanno dimostrando la necessità di far rientrare al lavoro dipendenti temporaneamente messi fuori.

Giorni fa, sul Sole24Ore, si potevano leggere interviste a imprenditori che sostenevano di avere commesse e addirittura bisogno di assumere, con farmaceutica e alimentare in prima fila. Ma sta risorgendo anche la produzione di macchinari, tradizionale punto di forza del Paese. Dopo il +24% di export verso la Cina, a luglio, l’Italia ad agosto in quel paese fa più 4.8%, confermando il trend.

La situazione economica resta pesantissima ma, dati i chiari di luna generali nel mondo e in Europa, non è poco. Bisogna infatti fare i conti anche con i tracolli dei paesi esteri, che segnalano grandi modificazioni del peso specifico di tutte le economie. 

Un membro della Federal Reserve Usa, per esempio, l’altro giorno sosteneva che in Usa è peggio della Grande Recessione del ’29. Mentre Stephen Roach, ex presidente di Morgan Stanley Asia, avverte che il prossimo anno sarà “brutale” per il dollaro. Vede infatti crescere le probabilità di una doppia recessione, al punto che la sua “vecchia idea apparentemente folle” di un possibile schianto del dollaro non dovrebbe più essere così folle.

“Abbiamo dati che hanno confermato sia il risparmio che la dinamica del conto corrente in modo molto più drammatico di quanto stessi cercando”, ha detto mercoledì Roach a “Trading Nation” della CNBC.

Tornando alla situazione italiana, non aiuta evidentemente la seconda ondata, di contagi, i blocchi, specie nel turismo, i lockdown annunciati.

Ma esistono ancora ancora carte da giocare. Ad esempio. si dovrebbe puntare sul “deficit di pieno impiego” (decenni di blocco del turnover hanno creato vuoti spaventosi di pianta organica), e sulla domanda interna attraverso il gioco del salario sociale.

Gente come Bonomi si sta rivelando decisamente deleteria per il Paese: non puoi pensare di abbassare ulteriormente i salari “per competere” quando all’estero è tutto un disastro, crollano le importazioni (che per te sono export) e hai pochissimi mercati di sbocco, mentre nel frattempo ti sei giocato definitivamente la domanda interna.

Queste istanze macroeconomiche non trovano in Parlamento rappresentanza politica ed è un dramma. Avere altri punti di vista è sempre salutare, ma mai come in questo momento sarebbe una necessità vitale.

Invece sentiamo un coro unanime di “offertisti” neoliberisti che cantano la vecchia canzone mentre l’orchestra è scappata.

Come ne usciamo?

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