L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 3 ottobre 2020

Il covid-19 certifica che la banca centrale non può essere a disposizione di soggetti privati e deve stare agli ordini della politica. Non possono essere due entità separate, autonome ma gerarchicamente ordinate

L’allarme del Fondo monetario internazionale: “Con Covid cresce rischio crisi debito globale”

Il Fondo monetario internazionale lancia l’allarme per il rischio di una crisi del debito globale dopo l’emergenza Coronavirus: “Non si può escludere una crisi del debito sistemica indotta dalla pandemia”. Il rapporto debito/Pil medio nel 2021 dovrebbe aumentare di circa 20 punti nelle economie avanzate, di 10 in quelle emergenti e di 7 nei paesi a basso reddito.

ECONOMIA 1 OTTOBRE 2020 17:51 di Stefano Rizzuti

Il Fondo monetario internazionale lancia un vero e proprio allarme debito a livello globale. Un rischio che riflette la pandemia di Covid, da cui deriva, che ha spinto il debito oltre i già alti livelli precedenti. Nella sua analisi l’Fmi analizza il cambiamento avvenuto rispetto alla fine del 2019, quando il debito era già a livelli storicamente elevati. Secondo la previsione del Fondo, il rapporto debito/Pil medio nel 2021 dovrebbe aumentare di circa 20 punti nelle economie avanzate, di 10 in quelle emergenti e di 7 nei paesi a basso reddito.

L’allarme del Fondo monetario internazionale riguarda soprattutto le economie meno forti: “Laddove molte economie avanzate hanno ancora la capacità di contrarre prestiti, i mercati emergenti e i Paesi a basso reddito devono far fronte a limiti molto più forti nella loro capacità di indebitarsi”. Difatti, spiega ancora l’Fmi, metà dei Paesi a basso reddito e anche molte economie emergenti vanno incontro a un ulteriore aumento del debito che viene definito “allarmante”: “Potrebbero subire difficoltà economiche, innescate da insolvenze, fuga di capitali e austerità fiscale”.

Finora “nessuna crisi del debito si è ancora verificata grazie alle azioni politiche decisive delle banche centrali, delle autorità fiscali, dei creditori bilaterali ufficiali e delle istituzioni finanziarie internazionali nei primi giorni della pandemia”. Ma queste azioni, che sono state “essenziali”, “stanno rapidamente diventando insufficienti”. Finora, però, a livello globale si è riusciti a “evitare una crisi del debito sistemica, principalmente per due motivi: il primo, tassi di interessi molto basso e un massiccio sostegno alla politica monetaria, con misure per un totale di 7.300 miliardi di dollari; il secondo un sostegno finanziario diretto straordinario, compreso il finanziamento d’emergenza del Fmi a 76 Paesi con la riduzione del servizio del debito alle economie più vulnerabili attraverso l’iniziativa di sospensione del servizio del debito del G20 (a 44 Paesi) e il Catastrophe Containment and Relief Trust (a 29 membri)”. Ma ora “non si può escludere una crisi del debito sistemica indotta dalla pandemia: più a lungo il problema verrà rimandato, peggiore sarà” la crisi.


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