L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 7 ottobre 2020

Le mascherine, emblema di sottomissione sociale devono usarle solo i comuni mortali

Santelli calpesta le norme antiCovid: folle festa con il sindaco di San Giovanni in Fiore - VIDEO

Per festeggiare l’elezione di Rosaria Succurro la governatrice della Calabria ha animato una scatenatissima tarantella, durante la quale nessuno indossava la mascherina e rispettava il distanziamento sociale (c'era anche Occhiuto). Comportamenti che violano la stessa ordinanza della presidente, che prevede l’obbligo del dispositivo anche all’aperto e il divieto assoluto di assembramento. Ecco le immagini (ASCOLTA L'AUDIO)

di Enrico De Girolamo 
6 ottobre 2020 12:52


Proprio non ce la fa a resistere. Deve ballare Jole Santelli. Covid o non covid, quando scatta la tarantella post elezioni deve scendere in pista. E al diavolo le ordinanze (sue), i Dpcm di Conte, al diavolo i consigli degli scienziati e pure il buonsenso. Così, per festeggiare la vittoria della sua pupilla, Rosaria Succurro, eletta sindaco di San Giovanni in Fiore, la governatrice ha animato la festa scatenandosi al ritmo della taranta in un locale stipato di persone (circa 150). Con loro, a festeggiare, anche il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto.

Ovviamente tutti senza mascherina e senza distanziamento, come se non ci fosse un domani. Eppure, nelle stesse ore, Palazzo Chigi annunciava le nuove misure per fronteggiare la seconda ondata della pandemia, tra cui l’obbligo della mascherina anche all’aperto, oltre a una stretta su feste,cerimonie e il divieto, in ogni caso, di ballo. 


E invece, nelle immagini amatoriali che giungono da San Giovanni in Fiore, con la Santelli impegnata a celebrare la vittoria della Succurro, dei dispositivi di protezione non ce n’è traccia, non soltanto sul suo volto ma anche su quello della neo sindaca, che invece ostenta solo un diadema, una coroncina (o quello che è) in quanto ribattezzata la "Regina della Sila" proprio dalla Santelli. 

Una scena che, a rigor di legge, dovrebbe interessare la Procura, la Polizia municipale, l’Asp, il Dipartimento regionale della salute, insomma qualunque autorità abbia responsabilità di prevenzione e repressione in materia di rischio epidemiologico.

Le prime norme violate sono proprio quelle contenute nell’ultima ordinanza che porta la firma della stessa presidente Santelli, emessa il 25 settembre scorso, nella quale si prevede «l’obbligo, su tutto il territorio regionale, di indossare correttamente la mascherina o altra idonea protezione a copertura di naso e bocca, oltre che in tutti i luoghi chiusi accessibili al pubblico e sui mezzi di trasporto pubblico, anche in tutti i luoghi all’aperto, per tutto l’arco della giornata, a prescindere dalla distanza interpersonale». Altro che Dpcm Conte, che almeno non prevede l’uso della mascherina in auto e in moto, a patto di essere soli a bordo.

Come se non bastasse, la stessa ordinanza regionale, conferma «il divieto assoluto di assembramento, il rispetto delle misure di distanziamento interpersonale e delle misure igieniche di prevenzione». Le sanzioni per chi non rispetta le disposizioni? Una multa da 400 a 1.000 euro, tutto puntualmente indicato nella stessa ordinanza.

Ma a quanto pare sono solo chiacchiere. Buone per poter ostentare le «rigorose regole varate dalla Calabria» solo quando si tratta di andare ospite dalla D’Urso o a Un giorno da pecora. Perché, come disse il Marchese del Grillo, “io so' io e voi non siete un c…”.

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