L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 15 ottobre 2020

Le migliori aziende le abbiamo regalate agli Stati Uniti, Francia e Germania, qualche banca è già in mano straniera, ora ci prepariamo a vendere tutto il sistema bancario. Dagli euroimbecilli al potere nessun segnale che è già un segnale

Banco Bpm diventerà francese? Le mire di Crédit Agricole

15 ottobre 2020


Fatti, rumors, silenzi e mezze conferme sulle indiscrezioni giornalistiche con le trattative per un’acquisizione di Banco Bpm da parte del gruppo francese Crédit Agricole

Crédit Agricole e Banco Bpm hanno sottoscritto un accordo di riservatezza, finalizzato allo scambio di informazioni, in vista di un negoziato per un’eventuale fusione. Lo scrive stamani Il Messaggero.

IL MESSAGGERO SU BANCO BPM E CREDIT AGRICOLE

Dalle prime analisi, secondo Rosario Dimito del quotidiano romano, Banco Bpm potrebbe rappresentare il 55-60% della business combination che nascerebbe da un’offerta di scambio fra Piazza Meda e Credit Agricole Italia.

COSA DICE BANCO BPM

Nessun commento da parte di Banco Bpm sulle indiscrezioni relative a un accordo di riservatezza con Credit Agricole per studiare operazioni di aggregazione, ma fonti vicine alla banca sottolineano che l’istituto resta aperto al dialogo con diversi interlocutori e che i rapporti più stretti con Credit Agricole riguardano la discussione in corso dell’opzione put su Agos. E’ quanto si apprende a valle delle indiscrezioni di stampa sull’accelerazione dei contatti tra Banco Bpm e Credit Agricole che, in base a quanto riportato da Il Messaggero, si allargherebbero a discutere una combinazione tra Piazza Meda e gli asset italiani della banca francese. L’istituto transalpino non ha voluto commentare l’indiscrezione.

LE INDISCREZIONI SU CREDIT AGRICOLE E BANCO BPM

Secondo quanto riportato da Il Messaggero si starebbero intensificando i contatti fra i vertici di Banco BPM e di Credit Agricole Italia (920 filali in Italia, 4% quota di mercato) finalizzati ad un’aggregazione. La combined entity, (ovvero l’entità che nascerebbe con l’operazione) risulterebbe la seconda realtà domestica dopo Intesa SanPaolo, con una quota di mercato a livello nazionale del 11%, ovvero lo stesso livello di UniCredit, e del 15% nel nord. I vertici dei due istituti avrebbero addirittura già firmato un accordo di riservatezza relativamente al reciproco scambio di informazioni.

CAPITOLO AGOS

“L’operazione – si legge ancora – sembrerebbe configurarsi come una fusione fra Banco BPM e Credit Agricole Italia, quindi di fatto non ci sarebbe nessuna Opa o Offerta pubblica di scambio con relativo riconoscimento di un premio esplicito a favore di Banco BPM – che tratta secondo noi – rimarca la SIM milanese – a forte sconto rispetto ai fondamentali (P/TE 0,24 volte o 0,18 volte al netto del valore delle partecipazioni quotate, della quota in Agos Ducato e senza considerare gli oltre 700 milioni di capital gain impliciti nel portafoglio BTP non computati nel CET) e a valutazioni da M&A (UBI è stata valutata 0,5-0,6 volte P/TE da Intesa SanPaolo)”.

CHE COSA SCRIVE IL MESSAGGERO SU BPM E CREDIT

“Per questo motivo secondo noi un’operazione così configurata potrebbe non trovare consenso presso gli azionisti di Banco BPM, condizione necessaria per approvare l’operazione considerando che è necessario l’ok dell’assemblea straordinaria e che 1/3 del capitale potrebbe dar vita ad una minoranza di blocco ostile al deal. Inoltre stando alle indiscrezioni riportate, gli azionisti di Banco BPM avrebbero una quota del 55-60% nella nuova entità, che implicherebbe una valutazione P/TE di Credit Agricole Italia di 0,36 volte con un premio implicito superiore al 40% rispetto alle valutazioni di BAMI – ulteriore condizione che potrebbe aumentare il rischio di esecuzione del deal in assemblea. Infine andrebbe verificata la volontà effettiva del Credit Agricole di diluire la propria partecipazione nella combined entity fino a scendere sotto il 50% del capitale. In sostanza quindi si conferma – come avevamo percepito – che il consolidamento in Italia è in una fase di forte accelerazione, condizione che secondo noi dovrebbe comunque tradursi in un rerating dei multipli di BAMI indipendentemente dal tipo di operazione realizzata”.

IL DOSSIER

Riguardo al dossier Banco BPM-Credit Agricole, l’articolo ricorda come Credit Agricole parli dell’Italia, spesso, come del “suo secondo mercato interno”. La banca francese ha esperienza di fusioni nel territorio, visto che ha acquistato le tre casse Cassa di Risparmio di Rimini SpA, Cassa di Risparmio di Cesena SpA e Cassa di Risparmio di San Miniato SpA, nel 2017.

IL COMMENTO DELL’ANALISTA

Victor Galliano, analista di Latin Notes di Galliano e collaboratore di SmartKarma, piattaforma indipendente di ricerca sugli investimenti, guarda con favore a una fusione tra i due istituti: “Credit Agricole Italia SpA (la sussidiaria italiana della banca) presentava nel secondo trimestre asset totali per un valore di 73 miliardi, parangonabili in termini di asset totali a Bper; Banco BPM presentava asset per 179 miliardi di euro (sempre nel secondo trimestre), approssimativamente 2,5 il valore di Credit Agricole. Chiaramente, con i suoi grandi asset e la base dei prestiti, Banco BPM è appetibile agli occhi di Credit Agricole, visto che una potenziale fusione potrebbe tradursi in potenziali risparmi sui costi e in economie di scala di lungo termine”.

LE PRIME REAZIONI

Voci di mercato sostengono che si sia firmato un contratto di NDA per iniziare la trattativa di m&a cioe fusione o meglio, viste le dimensioni, acquisizione, tra BPM e Credit Agricole. UniCredit International ai tedeschi, BPM ai francesi. Aspi a fondi USA. Toc toc, c’è qualcunoo?

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