L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 3 ottobre 2020

Le televisioni, i giornaloni, i giornalisti di professione omettono di dare notizie, metodo di manipolazione della realtà

Processo Assange, spuntano documenti CIA di un piano contro il giornalista

-1 Ottobre 2020


L’opera di insabbiamento del processo Julian Assange da parte dei nostri media mainstream ha raggiunto il limite. Non è solo una questione di giustizia, e già questa sarebbe necessaria per renderlo come primo fatto nei tg o nei giornali, ma anche di diritti umani; Assange è imprigionato da oltre un anno in un carcere di massima sicurezza per aver svolto il ruolo consono a tutti i mestieranti del giornalismo. Portare fatti e documenti di attività illecite.

Chi c’è dietro all'incarcerazione di Assange?

Come ha più volte affermato Nils Melzer, inviato speciale ONU, Assange ha subito numerosi attacchi psicologici. Avallati poi dalle numerose attività di spionaggio da parte di società come la UC Global, rea di aver raccolto filmati dell’australiano durante la sua permanenza nell’ambasciata ecuadoregna. Non solo: la società spagnola era d’accordo con l’intelligence americana con la volontà di posizionare numerosi microfoni nascosti per monitorare gli incontri di Assange con gli avvocati. In più, la sua impronta digitale è stata ottenuta da alcune rilevazione biometriche.

Dietro tutto questo ci sarebbe stata la regia della Cia; che avrebbe voluto, violando la Convenzione di Vienna in merito alla visita impropria delle ambasciate, addirittura inscenare un omicidio o un rapimento. La questione è ora sotto gli occhi della giustizia britannica che la sta valutando all’interno del complesso processo che vede protagonista una rete sempre più numerosa di persone dietro la detenzione di Assange.

Julian Assange

La libera informazione a rischio

Insomma, il caso Assange dovrebbe inondare tutte le emittenti pubbliche, ma a conti fatti una piccolissima fetta della popolazione ha mai sentito parlare di Wikileaks e della sua attività di informazione. Ricordiamo inoltre che il processo è in mano a Emma Arbuthnot, giudice inglese legata sentimentalmente ad un magnate dell’industria militare e connessa con gli ambienti della Henry Jackson Society. Una persona che ha quindi un notevole interesse nell’ammanettare il giornalista in una prigione americana; come lo stesso think thank che ha dichiarato in vari comunicati che Assange è il nemico; e per il bene della salvaguardia della cosiddetta “esportazione della democrazia”, bisogna tacciarlo.

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