L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 17 ottobre 2020

Ma se i dati sono questi perchè le televisioni ci forniscono quotidianamente la dose di terrorismo? e perchè il governo gli amministratori ci tengono tanto a relegarci in casa e a farci mettere le mascherine all'aperto?

Covid: numeri e confronti tra marzo e ottobre su positivi, ricoverati e morti

16 ottobre 2020


Il punto su Covid in Italia: positivi, ricoverati e morti

Emergenza o allarmismo? Epidemia senza controlli o disorganizzazione su tracciamento e testing? Governo imbelle, cittadini irresponsabili o amministrazioni locali inette?

Sono alcune delle domande che animano il dibattito non solo mediatico.

Poi ci sono numeri e confronti fra marzo e ottobre.

Lasciamo parlare i dati con alcuni approfondimenti di esperti e giornali.

Iniziamo dai numeri dei positivi.

Il 21 marzo, uno dei giorni peggiori della pandemia, ce ne erano 6.557. Ieri 8.804.

Tenendo conto che i positivi non sono né contagiati né malati, il numero è rilevante solo se rapportato con quello dei tamponi effettuati: il 21 marzo furono 26 mila, ieri 163 mila. Sei volte di più, ricorda oggi il Corriere della Sera: “Anche da questo numero è difficile desumere se va meglio o peggio, se il numero dei contagiati reali, non solo diagnosticati, è cresciuto o meno”.

L’ANALISI DEL CORRIERE DELLA SERA

Rilevante, poi, è il tasso di positività, ovvero la percentuale di tamponi che risulta positiva rispetto a quelli effettuati: “A marzo era del 25%, ora è del 5,4%. Il motivo è semplice: all’epoca si testavano solo i sintomatici, ora anche e soprattutto gli asintomatici. In genere, se il tasso è basso, è un elemento positivo, perché si deduce che il virus è meno diffuso. Ma molto dipende da come e a chi vengono fatti i tamponi”, si legge sul Corriere della Sera che ha sentito epidemiologi e virologi.

IL NUMERO DEI RICOVERATI

Passiamo ora ai ricoverati: il 21 marzo erano 17.708 (ma si è arrivati anche a 30 mila), ieri 5.796, un terzo. Quelli in terapia intensiva 2.857 allora, 586 ieri, un quinto.

L’ANALISI DEL PROF. PALU’

Ha commentato Giorgio Palù, già Ordinario di Microbiologia e Virologia presso l’Università di Padova è attualmente Adjunct Professor di Neuroscienze e Biotecnologie presso l’Università di Temple (Philadelphia, Pennsylvania, Usa): «Abbiamo imparato a capire i sintomi e usiamo meglio i farmaci per impedire che il paziente vada in rianimazione. Il virus cresce meglio in uno stato di infiammazione. Ora interveniamo con il Remdesivir e l’eparina in fase precoce e con il cortisone in fase avanzata. Dopo sei mesi abbiamo anche capito che i farmaci anti-Hiv non funzionano con il Covid».

CAPITOLO TERAPIE INTENSIVE

Un parametro migliorato è quello della capienza delle terapie intensive. Il 20 marzo l’occupancy, il tasso di saturazione, era del 52%, ora si attesta intorno all’8%, sottolinea il Corriere della Sera: “Ma anche qui bisogna stare attenti. Perché la media ha poco senso in un sistema sanitario così disomogeneo. Come per la storia del pollo, se un reparto è pieno e uno vuoto, non si può parlare di reparti occupati a metà”.

DOSSIER DECESSI

I decessi calano, nonostante il brusco raddoppio di ieri. Il 21 marzo erano 793, ieri 83. “Ma neanche questo è un dato che indica la regressione del virus – sottolinea l’approfondimento del Corriere della Sera – Perché, come si diceva, abbiamo imparato ad affrontare meglio la malattia. E perché è cambiata la fascia di popolazione più soggetta al virus. Basti guardare l’età mediana dei positivi: all’inizio della pandemia era sui 65 anni, poi è scesa a 29 e ora si attesta a 42 anni. È ovvio che se la popolazione contagiata è più giovane, la mortalità sarà più bassa”.


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