L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 13 ottobre 2020

Non è ingenuità e malafede. Pensare che il Progetto Criminale dell'Euro sia cambiato è distorcere i fondamenti per portare acqua al mulino del fanfulla Salvini


Posted: 11 Oct 2020 12:05 PM PDT
di Antonio Socci


Sono in corso grandi manovre degli “addetti ai livori” per cercare di imbrigliare Salvini e la Lega. La Sinistra ha sempre la pretesa di dare patenti agli altri e definire – lei – come devono essere i suoi avversari e cosa devono dire (in pratica vuole il loro suicidio politico, solo così li promuove).

A supportare l’operazione c’è tutto un partito mediatico che incita la Lega a dire le stesse cose che dice il Pd se vuole vincere, dimenticando che il Pd ha perso le elezioni – ed è al minimo storico – mentre la Lega è diventata – e resta – il partito di maggioranza relativa nel paese, capeggiando la coalizione maggioritaria.

Tutt’altra cosa – rispetto a questi tentativi – è la seria discussione interna alla Lega che ha come protagonisti lo stesso Salvini, Giorgetti, Bagnai, Borghi e altri.

È iniziata con una riflessione di Giorgetti – responsabile Esteri – sulla necessità di non autoemarginarsi nel Parlamento europeo e di dialogare con i grandi raggruppamenti: la Lega è il secondo partito più forte del Parlamento di Strasburgo con 28 seggi, dopo la Cdu tedesca che ne ha 29 e aderisce al Ppe (il Pd è solo ottavo con 19 seggi e aderisce al Pse).

Questa riflessione – che è una cosa seria – investe ovviamente anche le strategie della Lega nell’attuale caos politico europeo e nazionale. Ma anche su questo i giornali confondono le acque: si scrive infatti che la Lega è tentata di “convertirsi” all’ideologia Ue.

In realtà la riflessione in corso parte dal presupposto contrario: negli ultimi mesi è la Ue che ha capovolto i tuoi sacri dogmi, fino a ieri intoccabili, e si è “convertita” cominciando a capire alcuni suoi gravi errori di questi anni.

Vedremo nei prossimi mesi se è una conversione autentica che cambierà la Ue. Ma di sicuro per la Lega – constatato questo cambiamento, in parte dovuto alla tempesta del Covid – si pone la necessità di entrare nella partita europea dando il suo contributo affinché il futuro non sia un ritorno a quel passato che per l’Italia è stato devastante.

I giornali italiani, intenti come sono a magnificare l’illuminata generosità europea, evitano di segnalare che – con questa nuova politica – la Ue sta contraddicendo tutti i dogmi che ci ha imposto fino a un anno fa.

Ricordate la “guerra” che la Commissione europea dichiarò all’Italia al tempo del governo Lega-M5S, nel 2019, per uno 0,36 per cento in più di deficit (in rapporto al Pil)?

Sembrava che per quello 0,36 per cento in più crollasse il mondo e l’Italia fosse condannata alla catastrofe. La Lega provò a spiegare che era un primo tentativo per cercare di far ripartire l’economia e far crescere il Pil (che era al collasso), perché c’era spazio per politiche fiscali espansive e maggiore flessibilità. Niente da fare. La Ue, sorda, impose il suo dogmatico 2,04 per cento (dal 2,4 proposto dall’Italia).

Bene, oggi la stessa Ue deve promuovere un’Italia che ha il deficit (sul pil) attorno al 10 per cento e un debito pubblico che dal 130 per cento è schizzato all’incirca al 160 per cento. Eppure non si parla più di catastrofe.

Si dirà che accade per causa di forza maggiore: il Covid. Sì, ma in realtà è stata proprio capovolta la politica Ue: fino a un anno fa era una bestemmia sostenere che un po’ di deficit in più (in investimenti produttivi) sarebbe stato la leva che avrebbe fatto ripartire l’economia, mentre oggi è diventato la dottrina ufficiale della Ue.

E se questo vale per le conseguenze economiche del Covid, doveva valere anche per le devastanti conseguenze economiche che ebbe la precedente crisi finanziaria del 2011.

Infatti – non a caso – adesso la Commissione europea ha congelato il “Patto di stabilità e crescita” per consentire ai Governi di pompare denaro nel sistema e scongiurare il crollo delle economie europee.

Se un “Patto di stabilità e crescita” – per generare stabilità crescita – deve essere congelato, sembra ovvio concluderne che quello era un “Patto di instabilità e decrescita”, del tutto controproducente. Così dice la logica.

Eppure tutti i media mainstream e i politici euristi da mesi applaudono queste nuove politiche espansive della Ue che condannavano quando – due anni fa – venivano prospettate dai “cattivi” leghisti.

Il ribaltamento della filosofia europea è evidente anche nella direzione scelta dalla Bce, già prima della crisi del Covid col QE di Mario Draghi, una politica di sostanziale finanziamento degli Stati che prosegue oggi di fatto andando nella direzione opposta ai Trattati.

Tutto questo – passato il Covid – verrà di nuovo ribaltato e si tornerà al passato? Molti lo temono. Ma non sarà facile. Per esempio il francesec Clément Beaune, ministro per gli Affari europei e già consigliere economico di Emmanuel Macron, tuona: “Non si può immaginare di avere lo stesso Patto (di stabilità, ndr) anche dopo la fine della crisi”. Ce l’ha in particolare con la regola del 3 per cento del deficit.

Tutto questo sommovimento dà ragione alla Lega e la chiama a contribuire a disegnare una nuova Europa. Se la Ue vuole davvero combattere la decrescita e la disoccupazione, anziché il “mostro sovranista” che non esiste, la Lega, il partito che in Italia ha la maggioranza relativa, deve interloquire con chi governa l’Ue ed essere là dove si prendono decisioni.

Ormai si fa strada in molti una consapevolezza nuova. Ieri l’Huffington Postha intervistato Philipp Heimberger, economista dell’Istituto di studi economici internazionali di Vienna e dell’Istituto comprensivo di analisi economica (Johannes Kepler University Linz).

Il titolo dell’intervista dice tutto: “Philipp Heimberger: ‘Un parametro Ue ha costretto l’Italia a vivere al di sotto dei suoi mezzi, ora anche Lagarde lo ammette’”. Sotottitolo: “L’economista (Wiiw di Vienna) all’HuffPost: ‘Da anni le ricette di Bruxelles si basano su un modello sbagliato. E’ il momento di sbarazzarcene’”.

Anche Draghi in Italia, nel suo recente intervento al Meeting, ha spiegato la necessità e la sostenibilità di un “debito buono”, quello “utilizzato a fini produttivi. Ad esempio investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca e altri impieghi”.

Draghi ha riconosciuto che “in Europa, abbiamo avuto critiche alla stessa costruzione europea, alle quali si accompagnava un crescente scetticismo, soprattutto dopo la crisi del debito sovrano e dell’euro, nei confronti di alcune regole, ritenute fino ad allora essenziali per il funzionamento dell’Europa e dell’euro… Queste regole sono state successivamente sospese o attenuate, a seguito dell’emergenza causata dall’esplosione della pandemia. L’inadeguatezza di alcuni di questi assetti era divenuta da tempo evidente”.

Draghi sostiene che si doveva “procedere celermente a una loro correzione, cosa che fu fatta, parzialmente, solo per il settore finanziario”.

Ma l’ex Governatore della Bce afferma che quella di chi obiettava era una “critica precisa e giustificata”, anche se non deve diventare “una critica contro tutto l’ordine esistente”.

Posizioni simili, di un uomo dell’establishment, mostrano che c’è un terreno d’incontro, per la Lega e tutto il centrodestra, con certe realtà europee. Si possono meglio difendere gli interessi italiani e contribuire a costruire una nuova (e diversa) Europa. Il tempo s’incaricherà di mostrare che anche altre critiche erano giuste. Ma ora prevale il dovere di costruire.

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