L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 6 ottobre 2020

NoTav - I fanfulla in Parlamento mentono consapevoli di mentire, Telt segue a ruota, come i politici alla regione Piemonte

VIABILITÀ E TRASPORTI | 05 ottobre 2020, 16:42

No Tav: "I dati sulla riduzione del traffico su gomma e delle emissioni di Co2 non sono veritieri"

PresidioEuropa, Pro Natura Piemonte e Commissione Tecnica Torino-Lione citano uno studio francese, ripreso da un rapporto speciale della Corte dei Conti Europea

di Marco Berton


"I dati sulla riduzione del traffico su gomma e delle emissioni di Co2 sono manipolati", sostiene il professor Yves Crozet, docente del laboratorio di pianificazione economia e Trasporti di Lione. Sono dichiarazioni forti, quelle arrivate da Commissione Tecnica Torino-Lione, Presidio Europa e Pro Natura Piemonte. Gli stessi si basano su un rapporto speciale della Corte dei Conti Europea (la 10/2020, ndr) al quale è legato uno studio del francese Yves Crozet, professore del Laboratorio Pianificazione Economia Trasporti dell'Università di Lione.

Le argomentazioni proposte smentirebbero le istanze dei promotori dell'opera: “I proponenti - fanno sapere dalle tre organizzazioni – hanno previsto una crescita annua del traffico merci ferroviario, tra il 2020 e il 2035, del 7,6%. Considerato che, tra il 1984 e il 2014, il tasso di crescita complessivo si è assestato sul 2,6%, l'autore dello studio si chiede come sarebbe possibile avere un risultato tre volte maggiore della tendenza degli ultimi trent'anni".

La stessa tendenza viene rilevata anche per quanto riguarda le emissioni: "Sempre secondo i proponenti - proseguono – le emissioni aggiuntive portate dalla costruzione del tunnel verrebbero compensate 25 anni dopo l'inizio dei lavori e, dopo ulteriori 30 anni, la Co2 risparmiata ammonterebbe a 70 milioni di tonnellate, pari a 2,5 milioni all'anno”.

"Con la riduzione di traffico stimata di 900mila camion in meno su un percorso di circa 300 chilometri, visti e considerati gli 86 grammi di Co2 prodotti da un autoarticolato da 40 tonnellate con carico medio di 16,2 (per tonnellata trasportata e per chilometro percorso), il calcolo finale porta ad avere una riduzione di 376mila 164 tonnellate anziché i 2,5 annunciati" (e fra pochi anni i camion viaggeranno ad idrogeno).

Non sono escluse azioni più incisive: "I documenti in nostro possesso - dichiara l'avvocato Massimo Bongiovanni – sono di legittima provenienza". Gli attivisti invitano poi ad adeguarsi alla Legge Clima per la riduzione delle emissioni in base all'accordo di Parigi del 2015, che verrà votata domani al Parlamento Europeo.

Nessun commento:

Posta un commento