L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 16 ottobre 2020

NoTav - il movimento si è dovuto confrontare con un livello altissimo di violenza istituzionale sin dall'inizio dell'opposizione

La criminalizzazione dei No Tav

16 Ottobre 2020

Decine e decine di procedimenti penali, oltre millecinquecento indagati, un maxiprocesso, detenzioni preventive, giustizia ritorsiva, accuse di terrorismo, campagne mediatiche ossessive e, a dir poco, sproporzionate rispetto all’obiettivo presumibile. Se non c’è un intento persecutorio e una criminalizzazione del territorio (con le persone che lo abitano) in Val di Susa, vuol dire che a ponente di Torino le ragioni del delinquere sono davvero un fatto genetico. Se invece si allarga lo sguardo a una dimensione planetaria, si vedrà facilmente che in altre zone del mondo – nella Patagonia dei Mapuche, per fare un solo esempio – laddove grandi progetti ed enormi interessi incontrano una resistenza molto tenace da parte delle popolazioni locali, modus operandi simili, cioè segnati da una risposta violenta delle istituzioni e improntati alla repressione e alla criminalizzazione dei conflitti, abbondano. Un seminario a Bussoleno, promosso dall’Associazione Bianca Guidetti Serra & da SupportoLegale.org sabato 24 ottobre, comincia a ragionare su tutto questo. L’idea è di fare in maniera compiuta un’analisi quantitativa e qualitativa basata su elementi certi, tale da permettere il passaggio dall’evidenza empirica all’evidenza scientifica, utile sia alla ricerca in ambito giuridico, che alla difesa legale e alla denuncia politica

L'arresto di Nicoletta Dosio. Foto tratta da radioondadurto.org

Sin dall’inizio della lotta, e con particolare intensità negli ultimi dieci anni, il movimento No TAV si è dovuto confrontare con un livello altissimo di violenza istituzionale. La criminalizzazione penale, che con la carcerazione di Dana ha registrato un ulteriore salto di qualità, è un aspetto rilevante di questa violenza. La creazione di una corsia preferenziale per i procedimenti contro il movimento, con il coinvolgimento di centinaia di imputati, l’esercizio dell’azione penale anche per reati “bagatellari”, l’abuso delle misure cautelari , l’utilizzo a piene mani del concorso e delle aggravanti, la particolare velocità dei processi, la sproporzione delle condanne e delle sanzioni economiche, sono parte dell’esperienza concreta dei militanti, ed evidenti a chiunque soffermi lo sguardo sul fenomeno repressivo in Valsusa.

Ciò nonostante non ne è stata fin’ora definita in maniera compiuta un’analisi quantitativa e qualitativa basata su elementi certi, tale da permettere il passaggio dall’evidenza empirica all’evidenza scientifica, utile sia alla ricerca in ambito giuridico, che alla difesa legale, che alla denuncia politica. Per questo motivo abbiamo ritenuto importante iniziare, tre anni fa, un’opera di archiviazione storica dei materiali processuali, che rendesse possibile, fra le altre cose, la misurazione del fenomeno e la sua comparazione con altri campi di esercizio dell’azione penale.


Abbiamo tratto inizialmente ispirazione da un lavoro – già avviato da un attivista NoTAV – di annotazione dei procedimenti contro il movimento, per poi continuare con una lunga e complessa fase di ricerca con la digitalizzazione, l’archiviazione e la catalogazione sistematica della parte accessibile degli atti processuali (datazioni delle fasi, dibattimento e decisioni, per i processi chiusi almeno in primo grado). Contemporaneamente è stato approntato un software per la gestione delle informazioni e dei documenti, e si è avviata la creazione (ancora in corso) di un data base ad uso degli studi legali di riferimento del movimento No TAV.

Si è trattato di un impegno importante, vista l’entità della “attenzione” giudiziaria verso l’opposizione al TAV. Un impegno che ha coinvolto per molti mesi varie compagne e compagni con una grossa mole di lavoro anche volontario.


Il progetto si è limitato a considerare i processi arrivati alla conclusione almeno del primo grado di giudizio al 31 dicembre 2017 (limite che abbiamo dovuto definire per commisurare il lavoro necessario alle risorse disponibili) con l’identificazione di 150 procedimenti iscritti al Registro Generale Notizie di Reato dal 2005 al 2016 e, per 85, la ricostruzione completa della storia processuale.
Su questi materiali sono ora disponibili i risultati di una prima esperienza di ricerca – ancora parziale – a cura di Alessandro Senaldi, che identificano alcune linee di tendenza di interesse rilevante.
Per esporli, trarne valutazioni e discuterli insieme, vi invitiamo a

Bussoleno
presso Casa Aschieri
Via Walter Fontan 23
sabato 24 ottobre alle 15.30

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