L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 3 ottobre 2020

per settimane ammannite alle 18 con lugubri elencazioni di numeri mai interpretati ma divulgati così da suscitare in larga parte della popolazione una paura che ancora non si è placata

Perché è utile leggere Likecrazia di Capezzone

3 ottobre 2020


L’articolo di Cesare Maffi per Italia Oggi su Likecrazia, appena uscito da Piemme, scritto da Daniele Capezzone

Con toni sapidi e pungenti, Daniele Capezzone dipinge il mutare della comunicazione politica, dominante ventiquattr’ore giornaliere attraverso mezzi di massa sempre più fitti, sempre più numerosi, sempre più seguiti e sempre più velocemente abbandonati. Non mancano riferimenti dotti (che attestano la capacità di Capezzone di guardare fuori d’Italia) e conoscenze erudite, su testi scientifici non alla comune portata.

Il lettore medio gradirà specialmente gli assalti sferrati al mondo progressista di politici, d’intellettuali, di comunicatori, di accademici, tutti ricchi di spocchia supponente. Sono moralizzatori che ritengono di essere dotati di una superiorità etica e persino antropologica rispetto agli avversari. Fintamente democratici, osteggiano in realtà quello che considerano popolame, specie quando le masse (come un tempo erano definite) non seguono gli indirizzi loro indicati e ancor meno quando votano chi non è tollerato da questi tronfi esaltatori di sé stessi.

Si gusta con piacere il ritratto di questi progressisti, incapaci di capire come gli altri la pensino, soprattutto di comprendere quali problemi patiscano, quali esigenze avvertano, quali difficoltà affrontino. Rinchiusi nei salotti, in luoghi elitari, in una società rarefatta di gente che se la canta e se la suona senza alcun rapporto vero con ben altre realtà, questi liberal (per dirla all’americana) giudicano l’Italia standosene fra quanti a Capalbio o ai Parioli votano Pd. Se vivono negli Stati Uniti, guardano ai radicali delle metropoli, mentre nel Regno Unito giudicano la società da plaghe londinesi che non rispettano il multiforme mondo anglosassone.

Particolarmente felice è la ricostruzione delle delusioni da costoro patite per quelli che vivono come tradimenti: il sostegno a Donald Trump dalle classi dimenticate dagli Obama-Clinton, la voglia di andarsene dall’Ue espressa dagli inglesi, il sostegno a populisti e sovranisti in non pochi Paesi.

Quando Capezzone si sofferma sulla pandemia, emergono in particolare gli orribili effetti della disastrosa comunicazione ufficiale. Il vertice è probabilmente segnato dalle conferenze stampa, per settimane ammannite alle 18 con lugubri elencazioni di numeri mai interpretati ma divulgati così da suscitare in larga parte della popolazione una paura che ancora non si è placata.

(Estratto di un articolo pubblicato su ItaliaOggi)

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