L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 ottobre 2020

Prosegue la Strategia degli ebrei sionisti nel rubare terra e come sostiene Liliana Segre che non perdonerà MAI gli autori dell'Olocausto così non non perdoneremo MAI gli ebrei che attuano con spietata determinazione il genocidio palestinese

ISRAELE. IL GOVERNO VALUTA 4.400 NUOVE COSTRUZIONI IN CISGIORDANIA

8 Ottobre 2020


Il governo di Israele sta valutando un piano per rilanciare la costruzione di insediamenti nei Territori palestinesi, andando così contro quanto stabilito nell’accordo stretto a settembre con Emirati Arabi Uniti e Bahrein che ha permesso a Tel Aviv di allacciare relazioni diplomatiche con i due Paesi del Golfo.
Come riporta la stampa locale, il premier Benjamin Netanyahu la scorsa settimana ha annunciato la convocazione dell’Alto consiglio per la Giudea e la Samaria per approvare la costruzione di 2.600 unità abitative tra le regioni della Samaria, della Giudea e di Hebron. Stando all’ong Peace now, si discute anche l’ampliamento di 1.820 insediamenti già esistenti.
Il Consiglio avrebbe dovuto riunirsi nei giorni scorsi, ma stando al Jerusalem Post domenica si è deciso di rinviare la seduta al 14 ottobre.
Da mesi le attività edilizie nei Territori palestinesi occupati sono state sospese dalle autorità israeliane, così come il piano di annessione di un terzo della Cisgiordania.
Queste decisioni sarebbero state inserite come “gesti di buona volontà” nell’Accordo con Emirati e Bahrein, che hanno quindi deciso di normalizzare i rapporti con Israele andando contro l’Arab Peace Plan approvato dalla Lega Araba nel 2002. I Paesi firmatari di quel piano infatti, tra cui anche Emirati e Bahrein, si sono impegnati a non allacciare relazioni diplomatiche con Israele fintanto che Tel Aviv non abbia restituito i territori occupati durante la guerra del 1967.
Gli insediamenti israeliani nei Territori sono una pratica condannata dall’Onu e dall’Unione Europea, che non solo la definiscono “illegale” ma anche dannosa ai fini della cosiddetta “soluzione dei due Stati” proposta per porre fine al conflitto.
Brian Reeves, capo ufficio comunicazioni di Peace Now, una ong impegnata a favorire la pace tra arabi e israeliani, all’agenzia Dire ha dichiarato che “Mentre Israele fa i conti con il secondo lockdown e una crisi economica, Netanyahu pensa a promuovere costruzioni e insediamenti anche in Cisgiordania”.
Secondo Reeves, “invece di trarre beneficio dagli accordi con i Paesi del Golfo e promuovere la pace con i palestinesi, il premier sta distorcendo le priorità di Israele a esclusivo vantaggio di una piccola minoranza di persone che andranno a vivere in quei nuovi insediamenti”. Il responsabile di Peace Now ha aggiunto: “Questa politica che ha come unico effetto quello di continuare a inasprire le relazioni con i palestinesi”.

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