L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 14 ottobre 2020

Racconti autunnali - 3 - La Strategia della Paura&del Caos una volta acquisito il terrorismo come strumento di terrore oggi ha anche il covid-19, la paura di morire

Paguri in fuga

13 ottobre 2020

Già dai primissimi giorni, quando l’embrione di questa storia dell’emergenza sanitaria era ancora in fase di gestazione, iniziavo ad annusare la zaffata di zolfo della menzogna. Il tempo ha solo confermato la mia sensazione e la storia si è dipanata in modo speculare alle previsioni fatte. Già da subito, infatti, molti di noi avevano capito che si trattava di un’operazione che aveva certe similarità con il modo in cui veniva propagandato il terrore dopo gli eventi dell’11 Settembre 2001.

In gergo pugilistico potrebbe essere definito come un uno due. L’uno è stato l’11 settembre, un pugno allo stomaco che ti fa piegare, e il due è stata l’operazione Coronavirus, il colpo alla mascella che ti stende definitivamente al tappeto. Siamo arrivati ad un momento decisivo. Come altri già hanno scritto, a questo punto, chi voleva capire ha capito e chi non ha capito, non capirà mai più.

Ci troviamo davanti ad un fondamentale crocevia e ci sono due strade percorribili: una di esse sale e l’altra scende.

Giunti a queste considerazioni, non credo che ci sia niente di più incredibilmente efficace nel descrivere l’attuale situazione che questa pagina tratta dal libro LE NOZZE CHIMICHE di CHRISTIAN ROSENKREUTZ. Uno scritto che anche se sono profano, ho molto apprezzato e che qui condivido con voi che mi leggete. 

..… mì sembrò di essere in una torre scura con un'infinità di altre persone, legate con catene, e tutti eravamo senza nessuna luce o chiarore e brulicavamo l'uno sopra l'altro come le formiche, e l'uno rendeva più pesante all'altro la sua miseria. Benché né io né nessuno fra noi vedesse niente, sentivo sempre l'uno alzarsi sopra gli altri nel momento in cui la sua catena o il suo peso diventavano anche soltanto leggermente meno pesanti, senza accorgersi che nessuno aveva molto vantaggio sugli altri, perché eravamo evidentemente tutti insieme poveri e del tutto ignoranti. Dopo essere rimasto insieme con gli altri per un bel po' di tempo, sentendo ciascuno dare del cieco e dell'impedito all'altro, sentimmo finalmente suonare molte trombe e anche il tamburo di guerra, con tanta arte che ci sentivamo, malgrado tutto, ravvivati in fondo alla spina dorsale e rallegrati. Con questo suono venne tolta inoltre la chiusura della torre, e un po' di luce arrivò sino a noi. Per la prima volta, potevamo vedere come eravamo in basso e come tutto era una gran confusione: e quello cui sembrava di essersi innalzato, si accorgeva invece di trovarsi tra i piedi degli altri. Ciascuno ora voleva essere il più alto, e così anche io non rimasi indietro e, malgrado le mie pesanti catene, mi spinsi avanti tra gli altri e mi alzai su una pietra che avevo scoperto. Benché parecchie volte fossi investito da altri, difesi la mia posizione il meglio possibile con le mani e i piedi. Eravamo ormai certi che saremmo stati tutti liberati: ma quel che successe fu diverso da quel che ci attendevamo. Dopo che i Signori dall'alto ci ebbero osservati guardando in giù attraverso l'apertura nella torre, divertendosi non poco al nostro dibatterci e piagnucolare, un vecchio grigio come ghiaccio ci disse di fermarci, e quando questo avvenne, incominciò a parlare, per quanto posso rammentarmi, come segue:

"Se le aspirazioni della povera razza umana,
Non fossero così presuntuose
Quanto di buono le sarebbe dato
Da una madre buona;
Ma poiché non vuole obbedire,
Rimane con tante preoccupazioni,
E dev'essere imprigionata.
La mia cara madre, comunque,
Non vuole tener conto della sua disobbedienza,
E lascia apparire i suoi preziosi beni
Benché raramente,
Di modo che valgano qualcosa:
Altrimenti verrebbero considerati cose inventate.
Perciò, in onore della festa
Che noi oggi festeggiamo,
Perché la sua grazia venga aumentata,
Vuole fare un'opera buona.
La corda verrà ora lasciata cadere:
Colui che vi si attacca,
Sarà liberato".

Non appena ebbe parlato così una vecchia donna ordinò ai servitori di lasciar cadere sette volte la corda nella torre, e di tirar su quelli che vi si sarebbero attaccati. Oh! Dio volesse che sapessi descrivere quale agitazione ci prese, perché tutti volevano afferrare la corda, e in tal modo ci ostacolavamo soltanto gli uni con gli altri. Dopo sette minuti fu dato un segno con una piccola campanella. A questo punto, i servitori tirarono su per la prima volta quattro fra di noi, e quella volta non potei assolutamente raggiungere la corda, siccome, come ho già raccontato, ero andato per mia grande sfortuna su una pietra vicina alla parete della torre, e perciò non potevo arrivare alla corda che pendeva giù nel mezzo. La corda fu lasciata cadere un'altra volta. Ma poiché per molti le catene erano troppo pesanti e le mani troppo deboli, non solo non riuscirono a reggersi ad essa, ma buttarono giù con loro molti che avrebbero potuto forse restarvi afferrati. Sì, parecchi furono anche tirati giù da qualcuno che non riusciva ad arrivarci egli stesso: così, nella nostra grande miseria, ci invidiavamo sempre. Mi spiaceva di più, però, per quelli che avevano un peso tanto pesante che le mani stesse venivano loro strappate dal corpo e non potevano neanche uscir fuori. Così, dopo cinque volte, furono sollevati pochissimi di noi, perché subito dopo il segno i servitori erano tanto veloci nel tirar su la corda che per la maggior parte capitombolavano l'uno sopra l'altro; e la quinta volta la corda fu tirata su anche senza nessuno attaccato. Perciò la maggior parte, me compreso, rinunciavamo già alla nostra liberazione e chiamavamo Dio, che volesse aver pietà di noi e, se fosse possibile, liberarci da questa oscurità, ed Egli ascoltò parecchi di noi. Quando la corda venne giù per la sesta volta, molti si aggrapparono saldamente.
Siccome la corda dondolava da un lato all'altro nel tirarla su, arrivò, certo per volontà di Dio, anche a me, e io l'afferrai subito, stando sopra tutti gli altri e, contrariamente ad ogni speranza, venni finalmente fuori, cosa che mi diede tanta gioia da non farmi sentire la ferita nella testa, che ricevetti da una pietra appuntita nel tirarmi su, se non dopo aver dovuto aiutare, con altri liberati, il settimo ed ultimo tiro. Il sangue infatti mi corse su tutto il vestito a causa del lavoro, cosa alla quale non avevo fatto attenzione prima per via della mia gioia. Quando fu compiuto anche l'ultimo tiro, nel quale si era attaccato alla corda il maggior numero di prigionieri, la donna fece mettere via la corda e il suo vecchissimo figlio (cosa che mi faceva molta meraviglia) annunciò agli altri prigionieri il suo ordine, e disse, dopo un momento di riflessione, quanto segue:

“Cari figli
Che state quaggiù,
È finito
Quello che era previsto da tanto tempo,
Quello che è stato accordato ai vostri fratelli
Per la grazia di mia madre.
Non dovete nutrire invidia:
Tempi di gioia presto arriveranno.
Allora l'uno sarà uguale all'altro,
Nessuno sarà ricco o povero;
Colui al quale è domandato molto
Deve anche rendere molto,
Colui al quale è stato affidato molto,
Deve stare attento alla sua vita.
Perciò cessate il vostro lamento:
E' poco aspettare qualche giorno".

Appena ebbe finito di dire queste parole, il coperchio fu chiuso di nuovo e assicurato, e il suono delle trombe e dei tamburi di guerra si levò ancora. Ma per quanto forte fosse quel suono, si sentiva sempre il lamento amaro degli incarcerati, che veniva dalla torre, e che mi fece scorrere le lacrime dagli occhi. Poi la vecchia si sedette con suo figlio su un seggio già preparato e diede l'ordine di contare coloro che erano stati liberati. Quando ne apprese il numero, e dopo averlo scritto su una tavoletta d'oro, chiese ad ognuno il suo nome, che veniva registrato da un paggio. Dopo che ci ebbe guardati tutti, l'uno dopo l'altro, sospirò e disse a suo figlio, in modo che io lo sentissi: "Oh! che grande pena mi fanno quelli nella torre! Dio volesse che potessi liberarli tutti". A questo il figlio rispose: "Madre, così è stato ordinato da Dio, non dobbiamo opporci a questo; se fossimo tutti signori e possessori dei beni della terra, quando siamo a tavola, chi ci porterebbe da mangiare?". A questo la madre non replicò altro. Ma ben presto disse: "Adesso, liberate costoro dalle loro catene". Questo fu subito fatto ed io fui quasi l'ultimo. Allora, sebbene mi fossi regolato dapprima sempre secondo gli altri, mi inchinai davanti alla vecchia e ringraziai Dio, che attraverso di lei mi aveva portato, in modo clemente e paterno, dal buio alla luce; altri fecero poi lo stesso e si inchinarono davanti alla donna. Infine fu donata a tutti una medaglia in ricordo. Da una parte era inciso il Sole nascente e dall'altra, per quanto rammento, le tre lettere D.L.S. [Deus Lux Solis; Deo Laus Semper (Dio luce del Sole: Sempre lode a Dio)]. Poi venne dato a tutti il permesso di andare ed ognuno fu mandato ai suoi affari, con la raccomandazione di vivere lodando Dio e al servizio del nostro prossimo, e mantenere il silenzio su quello che ci era stato affidato, cosa che promettemmo tutti di fare prima di dividerci…..

Quando ho letto il libro e mi sono imbattuto in questa rappresentazione, non ho potuto fare a meno di pensare a quanto essa descriva così perfettamente bene la condizione umana. Da pescatore, mi è venuta subito in mente anche l’immagine dei bachini.


Per chi non è di Firenze, i bachini sono le larve della mosca carnaria che si usano per pescare. Sono vermi tutti uguali che si contorcono continuamente l’uno sull’altro per guadagnare un istante di luce e di aria a discapito dei vermi vicini che vengono spinti verso il basso da quelli sopra in un continuo alternarsi di contrazioni involontarie e istintive dove non vince nessuno e non cambia niente: l’ammasso di vermi rimane nel suo complesso un ammasso di vermi, non importa quanto ciascuno di essi si sforzi di contorcersi a detrimento degli altri. La stessa metafora l’ho filmata quasi per caso mentre giocavamo in spiaggia con mia figlia. In questo video intitolato “Paguri in Fuga”

 ,

avevamo scavato una buca nella sabbia e ci avevamo messo dentro dei paguri per vedere chi riusciva a scappare. Si è verificato più o meno l’episodio della torre oscura delle Nozze Chimiche. Certi paguri, dal cervello di micro crostaceo come certi umani, cercavano di salire spingendo giù gli altri, per poi finire tutti, miseramente al punto di partenza.

Preso atto di questo, trovandoci nel momento in cui solo alcuni di noi potranno salire verso l’uscita della torre oscura delle nozze chimiche o della buca dei paguri, dobbiamo essere pronti per questa selezione naturale in cui solo pochi ce la faranno. Un certo Chris Wallace ha portato all’attenzione il concetto di “K shape recovery”, ovvero una forma di andamento economico a forma di K.


La lettera K mostra una biforcazione dove una linea sale e l’altra scende. In questo momento siamo all’inizio della biforcazione, ancora nella torre oscura delle Nozze Chimiche che potrebbe essere metaforicamente la barra dritta della K. Se saremo abbastanza meritevoli, riusciremo a prendere la strada che che ci porta in alto, verso la luce, la libertà e la salvezza. Altrimenti, la via verso il basso procede in direzione di un abisso molto brutto, fatto di miseria, dolore e oscurità.

Personalmente mi sento molto simile alla condizione del naufrago nella storia narrata nella mia newsletter TUTTO È PERDUTO - (la mia preferita), Leggetela, è molto bella. https://andreacecchi.substack.com/p/tutto-perduto

Spero di farcela e cercherò di essere degno di farcela. Se non ce la farò, pazienza! Ci ho provato. Pochissimi di noi hanno capito la gravità del momento. Se state leggendo, sicuramente siete tra quelli che lo hanno capito. Speriamo di trovarci tutti fuori da questa triste caverna oscura e di liberarci da queste pesanti catene. 


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