L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 novembre 2020

Cina e Stati Uniti due approcci diversi per affrontare la crisi economica che derivano da realtà differenti, la prima ha bisogno e vuole sviluppo per il benessere del suo popolo e mantenere il potere, la seconda non ha mai preso in considerazioni le masse ma le ha manipolate costantemente a suo comando a secondo delle sue necessità. L'intersecazione tra i due approcci non sono mai rigidi ma complementari

ESTERO

La sfida di Xi Jinping agli Usa: la Cina ridurrà i dazi e aumenterà gli investimenti

Il Presidente all'Apec: "Il nostro nuovo modello di sviluppo è un doppio ciclo: interno e internazionale aperto". No al disaccoppiamento, via libera ad accordi di libero scambio

aggiornato alle 12:38 19 novembre 2020

© Nazri RAPAAI / MALAYSIA DEPARTMENT OF INFORMATION / AFP - L'intervento di Xi Jinping al forum Apec

Il presidente cinese, Xi Jinping, respinge l’idea di un disaccoppiamento economico ed è pronto a siglare accordi di libero scambio con altri Paesi.

Il nuovo messaggio di apertura giunge a pochi giorni dalla firma della Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep), il maxi-accordo commerciale asiatico tra quindici Paesi della regione, tra cui la Cina, ma non gli Stati Uniti: i membri del nuovo blocco compongono circa il 30% dell’economia mondiale e il patto siglato domenica scorsa riguarda 2,2 miliardi di consumatori.

“Non cercheremo il disaccoppiamento, nè circoli ristretti chiusi e isolati agli altri”, ha scandito il presidente cinese, in un velato attacco agli Stati Uniti guidati da Donald Trump, nel suo intervento all’apertura del forum Apec. “L’apertura permette a un Paese di andare avanti, mentre la reclusione lo trattiene”, ha proseguito nel suo intervento video al forum che riunisce le economie dell’Asia-Pacifico ospitato dalla Malaysia.

Xi ha anche promesso di ridurre le tariffe, espandere le importazioni di alta qualità e facilitare il commercio e gli investimenti, grazie al “nuovo modello di sviluppo” abbracciato dagli alti dirigenti del Partito Comunista Cinese, che promuoverà l’innovazione tecnologia e le riforme per dare vitalità al mercato, e che si estenderà fino al 2035.

Il nuovo modello, ha detto Xi, “non è un ciclo domestico chiuso, ma un doppio ciclo interno e internazionale aperto che si rafforza reciprocamente”. Su un piano internazionale, la Cina, inoltre, “continuerà a sostenere fermamente il sistema commerciale multilaterale e parteciperà più attivante alla riforma del sistema di governance economica globale”. 

L’Apec riunisce i Paesi che che si affacciano sull’Oceano Pacifico, e comprende anche i membri della nuova alleanza commerciale. Gli Usa non hanno ancora sciolto i dubbi sulla propria rappresentanza al summit che si apre venerdì: secondo le ultime indiscrezioni, potrebbe intervenire lo stesso presidente Usa, Donald Trump, che non partecipa a un vertice della sigla dal 2017, anno del suo insediamento alla Casa Bianca.

Nonostante il raggiungimento di un accordo di fase 1 sulla disputa commerciale con gli Usa, nuove divergenze tra Pechino e Washington sono emerse su diversi altri piani, a cominciare dalla tecnologia, con alcuni gruppi cinesi, come il colosso delle telecomunicazioni Shenzhen, Huawei, nel mirino degli Stati Uniti per i sospetti di spionaggio informatico. Durante il mandato presidenziale di Trump, le divergenze tra Cina e Stati Uniti hanno riguardato anche la politica estera, i media, i diritti umani e lo stesso ruolo del Partito Comunista Cinese, facendo piombare le relazioni tra le due grandi economie al punto più basso degli ultimi quaranta anni, e Pechino rimane in attesa del nuovo corso che si aprirà con l’arrivo alla Casa Bianca di Joe Biden.

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