L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 15 novembre 2020

Colpo di stato

Colpo di Stato: cosa succederà?

di Fulvio Grimaldi
9 novembre 2020

Biden "presidente" prima di essere presidente: trionfo del Covid, più guerre, vita da remoto, sorveglianza totale, cultura Fortnite. Il "Biden pride" delle pressitute

Joe Biden non è stato certificato come vincitore di alcuno stato, per non parlare di nessuno degli stati altamente contesi che si sono indirizzati verso i riconteggi obbligatori, o stati in cui la nostra campagna elettorale ha valide contestazioni legali che potrebbero determinare il vincitore finale. I voti legali decidono chi è presidente, non i media. Rimane sconvolgente il fatto che la campagna di Biden si rifiuti di accettare questo principio di base e voglia che le schede vengano contate anche se fraudolente, fabbricate, o spedite da elettori non eleggibili o deceduti. Allora, cosa nasconde Biden? Non mi darò pace finché il popolo americano non avrà il conteggio dei voti onesto che merita e che la Democrazia esige”.
(Donald J. Trump, presidente degli Stati Uniti)

Elezioni USA, il pre-giudizio che crea i fatti

A dispetto di fanfare, cimbali, tamburi e turiboli, con cui inservienti politici e giornalisti di piacere celebrano la vittoria del pupazzo dei mandanti delle guerre armate e di quelle sanitarie, la questione è tutt’altro che chiusa.

La tengono spalancata nei cinque Stati decisivi un black out notturno, quando Trump era ovunque in testa, una ripresa dei conteggi con la valanga di voti postali (grazie Covid!) sopraggiunti, spesso con timbro postale post-datato per farli rientrare nella legalità del 3 novembre; le testimonianze di abusi eclatanti, come l’esclusione dai seggi degli osservatori repubblicani, le malefatte in tutto il paese dei “facilitatori” democratici per far arrivare il voto postale a quei 100 milioni mai visti prima, e soprattutto, in diversi casi, il surreale successivo 100% dei voti a Biden e zero a Trump. Ce ne vorranno di procedimenti giudiziari, prima che le celebrazioni dei sicofanti abbiano un qualche conforto istituzionale. Nel frattempo si godano la loro estasi i Pulitzer della nostra informazione: Giannini: “E’ giunta la liberazione!” E, blasfemo,”Il 25 aprile dell’America e del mondo”, Feltri (Bilderberg e “Domani”): “Cambiano davvero le nostre vite!” ; Riotta: “Beato il paese che ha un'élite di 75 milioni di elettori”. E poi i Molinari, Serra, Fontana, Gruber... Gentiloni li ha superato tutti: “Mi sono abbracciato da solo”. E ha trovato il nulla.

.L’ISPI traduce il programma dei padrini di Biden

Se il gruppo di neocon sociocidi dovesse riuscire a radicarsi nella Casa Bianca, a seguito di sentenza, o di tumulti e violenze del tipo di quelle visti nel pre-elezioni, ma forsennatamente maggiorate, portate a pretesto per un intervento militare, per noi sarebbe un potenziamento dell’indirizzo globale che Trump ha cercato di rallentare, senza troppo riuscirci. L’ISPI, Istituto di Studi di Politica Internazionale, una dependance dei Think Tank del Deep State, ci elenca alcuni degli sviluppi che ci riguardano. Ci possiamo fidare, le sue fonti sono credibili.

Dice Biden: “Riunire la banda” per superare vecchie tensioni con gli europei. In linguaggio non orwelliano, significa ricondurre l’Europa all’ordine, far evaporare i sogni di autonomia franco-tedeschi, gli affari con Russia (North Stream), Iran, Cina e pussa via all’esercito europeo. Per l’ISPI significa “ripristinare la leadership americana” dopo anni di deleterio “isolazionismo degli USA”. Avendo Biden ripetutamente raffigurato la Russia come “la minaccia più grande alla sicurezza della Comunità Internazionale”, verremo tutti arruolati in una guerra fredda-calda contro Mosca senza precedenti. Ne usciranno nuovi, infiniti Russiagate contro chiunque si opponga. L’ISPI:

“Fare quadrato contro Mosca, ricompattare la NATO contro vecchi e nuovi autoritarismi”…. Dopo aver fatto 30, con Biden l’Alleanza atlantica spera di fare anche di più (Kosovo, Georgia, Ucraina, America Latina)… Ritrovare quella leadership e quella guida (sinonimi che si rafforzano a vicenda) di cui ha bisogno dopo quattro anni in cui si è persino messa in dubbio la sua stessa ragion d’essere”. Conclude l’Istituto amerikkkano. “La sfida più grande sarà far riprendere agli Stati Uniti il ruolo che hanno sempre svolto (?). Con Biden, gli USA vanno in cerca del loro antico splendore, guidare il mondo. E guai a noi se non faremo una scelta di campo decisa”.

E questo viene descritto come “il nostro più autorevole centro nazionale di geopolitica”!

In ogni caso, l’anticipazione è corretta: far quadrato contro Mosca vuol dire accentuato assedio Nato, propagandistico e terrorista, a Mosca, incominciando con l’assalto all’Iran e intensificazione dell’attacco USA-ISIS-Turchia a Siria e Iraq. 

A la guerre, comme à la guerre, comme à la guerre…

Potenziamento dell’intervento militare in altre parti del mondo, Yemen, Somalia, Africa. Destabilizzazione di paesi non conformi, a partire da Algeria e Filippine. Tentativo di rompere ogni intesa Russia-Cina e promuovere l’interesse, comune a Washington e Pechino, per un mondo farmadigitale High Tech che si imponga attraverso autoritarismo sociale e controllo sanitario.

C’è dell’altro. Biden è erede, sostenitore e promotore, da senatore e poi vicepresidente, di tutte le nefandezze di Washington nell’era del biotecnofascismo imperialista, che inizia con Reagan e raggiunge il suo picco con Bush, Clinton e Obama. Per quanto non vada dato troppo rilievo alla sua persona, visto che non è che il bamboccio cartonato che sta alla cosiddetta vice, Kamala Harris, e ai poteri predatori, esattamente come il Bush minore stava al suo vice, Cheney, fiduciario primo di quei poteri.

Le élites nella nuova Santa Alleanza

Una coalizione globale delle élite criminali, dall’Iraq alla Jugoslavia, da Guantanamo alle torture legalizzate CIA, dalla “querra” alla (con la) droga a quella al (con il) terrorismo, dall’Osama dell’11/9 all’ Al Baghdadi dell’Isis, dall’Iraq a Libia e Siria, dallo Yemen ai colpi di Stato e alle destabilizzazioni NED-Soros in Ucraina, Honduras e dappertutto, dalle crisi fabbricate dal turbocapitalismo in danno ai subalterni, fino allo strumento disumanizzante delle pandemie, lanciato sotto Obama con il primo tentativo della febbre porcina nel 2009. Progetto delle stesse élite, ma allora sconfitto da una maggioranza di medici non corrotti. Progetto transcontinentale per la sorveglianza e la riduzione all’onanismo dell’essere transumano, con ogni rapporto interspecie solo da remoto

Ma quali lavoratori? Viva le Minoranze!

Con la fazione Biden vedremo una risorgenza dei temi di distrazione di massa, che siano massimamente divisivi in una società che, unita, rischia di sfuggire al controllo. Il femminismo con le zanne, tipo Me Too e Non Una di Meno, che esultano per sorelle come Hillary, o Lilli Gruber, condurrà a fondo la frammentazione sociale con la guerra all’uomo in quanto tale. Né è l’anticipazione la statua di Luciano Garbati posta davanti alla Corte Suprema di Manhattan. Una Gorgone che pietrifica chi la guarda e per la quale noi ci aspettiamo che giunga presto un Perseo con il suo scudo riflettente. Affiancate ad altre “minoranze” discriminate, riprenderanno vigore le campagne LGBTQI, dei migranti, “disperati” votati a essere sbattuti qua e là, via da casa loro per far posto alle multinazionali. Vittime, che non sanno di esserlo, delle tante dittature da obliterare.

Quanto alla disoccupazione da eliminare, lo si farà eliminando i disoccupati. Con i pensionati hanno già fatto un buon lavoro. E non ci sarà più nessuno a mettere in discussione l’eliminazione del lavoro, della scuola, dei circoli, dei negozi, dei medici in carne e ossa, del commercio, dei contadini, di una cultura, fatti da donne e uomini in carne e ossa. Ci penseranno i logaritmi, i robot e i robotizzati. E tutto si vedrà su degli schermi. E’ il compito delle misure anti-Covid.

Le quali, poi, prepareranno con più impeto la rimozione, militarmente o con virus, degli ostacoli al Nuovo Ordine Mondiale: chi insiste a lavorare, studiare, amare, comprare. mangiare a contatto con altri, chiunque si riunisca, chiunque non prenda vaccini per tutto, compreso per la inappetenza da McDonald’s, chiunque non si faccia controllare e orientare dal chip identitario, chiunque rivendichi una nazionalità che non sia USA e, ancora per un po’, tedesca, britannica o francese. Chiunque ricordi cosa c’era prima e usi la parola “ritorno”, o normalità. Chiunque ci tenga alla famiglia di prima, di oggi e di domani. Esecuzione immediata per chi osi digitare la parola “libertà”. S‘è già sperimentato nella Grecia dei colonelli, quando "ἐλευθερία", “Elefteria”, la dovevamo labializzare, o sussurrare coprendoci la bocca. E i cantanti nei locali dei resistenti omettevano la parola nella canzone, creando un vuoto che gridava.

L’ordine di servizio della malavita organizzata ai suoi “giornalisti”

Per questo personaggio, che ricattava il governo ucraino perché non processasse il figlio fellone e poi vendeva i suoi favori a oligarchi cinesi, ha perso ogni compostezza, perfino linguistica, il nostro “quotidiano comunista”. La sua pattuglia dei cantori del Deep State aveva salivato per la serialkiller golpista Hillary (oggi in predicato di far parte della squadra di Biden) e, poi, per le prodezze covidiane della cupola globale bio-tecno-fascista. Oggi, altaleneggia tra orgasmo per il canditato presunto vincente e invettive da bassofondo al “gangster” che si era permesso di “ergersi contro le élite”, nel nome delle famigerati plebi razziste, sovraniste, populiste: i “deplorables” di Killary. Cosa resta della credibilità di questo quotidiano, cosa della sua pretesa ideologica, cosa della sua dignità professionale?

Il male della banalità

Detto questo, per capire come vanno le cose del mondo, spesso bastano episodi, neanche di portata cosmica, che, però, ne riassumono il succo, come il cacciatore di cardellini, o chi deturpa l’ambiente con ecomostri, o guadagna avvelenando un fiume, esprime la necrofagia degli attuali, e anche storici, strati “superiori” dell’umanità.

La mia esperienza giornalistica, dopo una trentina d’anni in un ambiente dagli alti e bassi morali e professionali, registra nel decennio al TG3 due esempi particolarmente emblematici della decadenza professionale nello status di chi, da informatore del pubblico, si è fatto PR e pubblicitario alla corte del principe. Hanna Arendt, a proposito del mini-processo di Norimberga celebrato da Israele a Eichmann, s’era inventata l’improprio e perciò poi abusato lemme della “banalità del male”. Per quel giornalismo impersonato da due mie colleghe in RAI, oggi collocate al vertice degli onori e del prestigio, mosche cocchiere dell’atlanto-sionismo, si dovrebbe parlare piuttosto del “male della banalità”. Come se ne dovrebbe parlare a proposito dei predicozzi buonisti del Bergoglio, che mettono la croce sulla prua delle corazzate imperiali.

Se banalità significa parole vuote come gusci di noce e roboanti come tuoni senza temporale, se banale deve essere chi si vale di rigoglio ruffiano e di deserto culturale, se la banalità è retorica senza onestà e sta all’autenticità e alla sostanza come un selfie sta a una foto di Robert Capa, quel giornalismo oggi è il male.

Sinistra e destra per me pari sono: due vedettes

Oggi, dalle posizioni guadagnate al servizio dei giochi di guerra con i loro milioni di morti, vedi le due “colleghe” spargere rose sul cammino di un vegliardo rimbambito, curato da una badante-sbirro, che entrambi si propongono di navigare – accelerare – nella scia di un trio di predecessori manigoldi, Clinton-Bush-Obama e della loro politica necrofora che ha fatto registrare un primato di crimini a livello mondiale. Dieci anni di bombe su inesistenti armi di distruzioni di massa e che finivano sui depositi di grano, sugli ospedali, sugli acquedotti; successivo assalto genocida a Iraq e altri sei paesi, con un totale di almeno 5 milioni di morti ammazzati solo dalle armi e almeno altrettanti per effetti collaterali e conseguenti.

Provengono entrambe, le tessitrici di scendiletto per il principe, da Sinistra, l’una da Telekabul e l’altra da “il manifesto” e anche da Telekabul. Quest’ultima dalla poltrona RAI, la prima da una delle massime capitali del mondo, hanno meritato per aver accompagnato con lauri e canti le imprese suddette. Hanno raccolto medaglie in America Latina e Israele, in Kosovo e Iraq. Oggi potranno confermarsi vallette del presentatore il cui spettacolo tornerà a essere: vecchie e nuove guerre e colpi di Stato, magari per procura a mercenari terroristi (Iran, Russia, Libia, Siria, Armenia, Venezuela, Bolivia… e pandemie fino all’ultimo “positivo”, con tutti a casa, soli davanti al computer, a sopravvivere elettromagnetizzati, senza tentazione di incontrarsi con gli altri e di guardare nient’altro che Sky e Netflix. Ultimamente, la principale commentatrice politica del “manifesto”, Preziosi, è stata accolta da De Benedetti nel suo bilderberghiano “Domani”. Chi vuole instupidirsi stupendosene?

Depopolare! E gli animali?

E gli altri? cosa ne sarà degli autoctoni originali del pianeta, quelli a cui noialtri abbiamo sottratto nove decimi dello spazio e, nel tempo, ridotto a un minimo le varianti? C’è lo scienziato pazzo, ma megalomane e narcisista, che, dopo essersi inventato il virus con la pretesa infondata di attribuirsi tutte le morti nel mondo, tranne quella degli animali, rimbrottato da Bill Gates e da Biden, ha rimediato alla mancanza. Sta facendo i primi esperimenti in Danimarca, paese incline alle innovazioni: i danesi sono i primi per colonie eoliche e i primi col chip sottocutaneo previsto dal Grande Resettaggio del Forum Economico Mondiale. Tutti i corona virus prediligono i climi freddi ed ecco che, dopo essersi aggirato tra cani, gatti, fringuelli e le zanzare care a Crisanti, ora è stato autorizzato alla caccia grossa. In Danimarca vivono ingabbiati 13 (tredici!) milioni di visoni. Tredici milioni per cinque milioni di abitanti (pare che lì si mettano la pelliccia anche i merluzzi).

13 milioni di visoni, animaletti simpatici, intelligenti e utili all’equilibrio biologico, dovranno essere sacrificati all’ultimo dei coronavirus sparsi dai Grandi Seminatori e che, prima dei Crisanti, Burioni e Ricciardi, a loro e a noi non facevano che il baffo di una normale influenza. Il Conte di Copenhagen, impostato dai rispettivi tecnoscienziati, ha previsto che al mito virale siano immolati tutti e 13 (tredici) i milioni Avendo fin lì evitato la morte post-tortura su pavimenti di fil di ferro che laceravano le zampe ed erano strette da far impazzire

Chissà se li scuoieranno per farli mettere addosso alle signore e diffondere ulteriormente il virus? Chissà se prima praticheranno ciò che vedemmo in un’irruzione della LAV nell’allevamento di Valmontone? Elettroesecuzione, con un polo nell’ano e l’altro in bocca perché il pelo si rizzi e rimanga vaporoso a vantaggio delle sorelle Fendi. Finito il suo lockdown, sparirà anche questa specie, dopo il 99% di specie estinte dalla comparsa dell’homo allora sapiens, le mille all’anno di oggi e le 844 scomparse nei cinque secoli prima del 1.900. Resteremo soli. E neanche per molto. Non è di depopolazione che si parla a Davos?

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