L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 19 novembre 2020

Fitoussi rappresenta il pensiero francese che già per scontato che l'Italia sia una neo-colonia francese. Come dargli torto con questa classe dirigente in combutta da anni con la Francia. Se la Bce, a trazione francese, continua a fare la banca centrale prestatore di ultima istanza il mes, Recovry Fund sono strumenti superati

Jean Paul Fitoussi: "Cancellare i debiti più che un errore è un'ingenuità"

Intervista all'economista francese, che liquida la proposta di Sassoli. E loda Macron: "Si candida leader d'Europa"

18 novembre 2020

JEAN-PIERRE MULLER VIA GETTY IMAGESFrench director of research at te OFCE and economist, Jean-Paul Fitoussi speaks during a meeting part of the socialist party (PS) yearly event in the southwestern French city of La Rochelle, on August 27, 2011. The event, entitled in French "Les universites d'ete", runs until August 28. AFP PHOTO / JEAN-PIERRE MULLER (Photo credit should read JEAN-PIERRE MULLER/AFP via Getty Images)

“Parlare di cancellazione del debito dei paesi ricchi non è solo un errore, è una ingenuità”. Jean Paul Fitoussi, docente emerito a Science Po e alla Luiss, già membro del Cda Telecom e del Consiglio di sorveglianza di Banca Intesa, liquida così la proposta lanciata dal presidente dell’Europarlamento David Sassoli sullo stralcio di quella parte del debito pubblicato acceso per far fronte alla pandemia. Molto diverso invece il commento sull’ultima intervista-manifesto del presidente francese Macron: “Il suo discorso è di chi si candida ad assumere la leadership dell’Europa”.

Secondo Macron il capitalismo contemporaneo, costruito sul Washington Consensus (libero mercato, privatizzazioni, profitto, riduzione del ruolo dello Stato), è incapace di affrontare (la crisi economica dovuta alla Sovrapproduzione) le sfide della lotta alle disuguaglianze, del cambiamento climatico e della transizione tecnologica ed è arrivato a un “punto di rottura” ineludibile, nel quale si cumulano il superamento dell’assetto multilaterale costruito dopo il 1945 e la crisi delle democrazie liberali. Per Macron l’Europa deve riprendere in mano la “fiaccola dei suoi valori”, minacciati dal “relativismo interessato” di potenze autocratiche ostili, proseguire sulla via dell’integrazione aperta dall’accordo sul Recovery Fund e costruire una autonomia strategica, militare, finanziaria e tecnologica.

Quanto c’è di illuminismo visionario e quanto di sinistra negli scenari del presidente francese Macron nella sua intervista fiume a le Grand Continent? 

Non direi che quello di Macron sia un discorso da visionario. Visionaria, questo si, è la sua idea di costruire un asse euro africano partendo dalla constatazione che i trend demografici di Europa ed Africa sono divergenti. Ma per il resto il suo discorso è quello di un politico che si candida ad assumere la leadership del Continente sulla base di argomenti ragionevoli anche se non nuovi. Le idee di una Europa potenza, dotata di una sua capacità fiscale, solidale ed autonoma, dunque sovrana, risalgono ai tempi di Giscard d’Estaing. La critica al Washington Consensus è di sinistra? Ma sono i tempi ad essere di sinistra. I cittadini, in particolare la classe media penalizzata dalla globalizzazione, chiedono protezione e gli Stati devono rispondere a questa domanda. Se d’inverno apri le finestre, si ha bisogno di una coperta. Il Washington Consensus è in difficoltà da tempo. Dieci anni fa a causa della crisi finanziaria fu Obama a nazionalizzare il settore dell’auto Usa e il Regno Unito fece altrettanto con le banche.

In questo clima di declino della narrativa neoliberista si comincia a parlare di cancellazione del debito accumulato dagli Stati verso la Bce per sostenere le economie prostrate dal Covid. Lo ha fatto il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, e in Francia, da libero studioso, Alain Minc.

Parlare di cancellazione del debito dei paesi ricchi non è solo un errore, è una ingenuità. Queste cose non si annunciano, semplicemente accadono. Se la Bce continua a comprare i titoli pubblici dei paesi dell’Eurozona e a rinnovare i titoli in scadenza il problema non si pone nemmeno. Da che mondo è mondo il debito si estingue con la monetizzazione, con l’inflazione o con la crescita. Che cosa ha fatto Draghi per restituire stabilità all’Eurozona? Ha varato il Quantitative easing, ovvero programmi massicci di acquisto di titoli pubblici da parte della banca centrale.

Macron è cautamente ottimista. Afferma che con l’accordo franco tedesco di Meserberg e il complesso di interventi varati dalla Ue per fronteggiare la crisi sanitaria l’Europa è avviata sulla buona strada. Molto resta ancora da fare però per conquistare l’autonomia dagli USA e dalla Cina nelle tecnologie, nella telefonia, nel Cloud.

Queste sono iniziative implicite nella politica volta a costruire una Europa autonoma e sovrana.

Lei dice che Macron si candida alla guida dell’Europa. Ma può farlo a prescindere dalla Germania?

Perché no? Francia e Italia, per esempio, in termini di popolazione e di Pil sommati sono più grandi della Germania.

Nessun commento:

Posta un commento