L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 18 novembre 2020

Il fatto buffo è che ci si concentra sul Recovery Fund strumento superato se la Bce continua a fare il suo mestiere di banca centrale prestatore di ultima istanza e non si dica che la Polonia&Ungheria non vogliono essere ricattati da nessun Vincolo Esterno come vuole e fino ad ora ottenuto il Progetto Criminale dell'Euro


Recovery Fund: arrivano i temuti veti, e adesso?

17 Novembre 2020 - 03:59 

Il veto di Polonia e Ungheria farà saltare l’arrivo del Recovery Fund?


Giungono brutte notizie da Bruxelles a proposito dei fondi UE attesi per la prossima primavera, di cui il maggiore beneficiario è l’Italia. Nella riunione che ha visto oggi confrontarsi i 27 ambasciatori degli Stati membri dell’Unione Europea, Polonia e Ungheria hanno posto il veto alla procedura di aumento dei massimali delle risorse dell’UE, il che non consente l’erogazione del Recovery Fund e blocca l’avvio del bilancio UE dei prossimi sette anni. Cosa succederà adesso?

Il veto sul piano di aiuti UE

I 750 miliardi di euro facenti parte del pacchetto di aiuti UE, con riferimento ai gravi danni economici provocati dalla scoppio della pandemiaCOVID-19, non possono essere finanziati tramite l’emissione di bond, a causa del veto posto da Varsavia e Budapest. E’ passato, invece, grazie ad una maggioranza qualificata, il patto tra ambasciatori e Parlamento europeo sul meccanismo che lega l’erogazione dei fondi UE al rispetto delle regole dello Stato di diritto.

A questo punto, diventa sempre più probabile che l’arrivo della prima tranche di aiuti tramite fondi UE slitti almeno all’estate 2021, ma si tratta della migliore delle ipotesi al momento. In realtà, non si può dire che la posizione di Polonia e Ungheria non fosse già stata preannunciata. Sin dallo scorso luglio, mese in cui ci fu l’accordo tra i leader europei per il bilancio UE 2021/2027 e per il Recovery Fund, i due Stati avevano espresso la loro contrarietà al vincolo dell’erogazione dei fondi UE con lo Stato di diritto.

La Germania è lo Stato che attualmente detiene la presidenza europea, con molta fatica era riuscita a far stringere un accordo tra Consiglio e Parlamento UE. Lo stop al piano di aiuti UE, verrà ridiscusso giovedì 19 novembre 2020, data in cui avrà luogo una videoconferenza, pianificata per parlare della seconda della pandemia da coronavirus, ma che evidentemente, avrà come oggetto di discussione anche la questione del Next Generation EU, in pratica il Recovery Fund.

Dure reazioni al veto

Il presidente del Partito popolare europeo Manfred Weber, ha twittato che se si rispetta lo Stato di diritto, non c’è niente di cui avere timore. Negare a tutta l’Europa il piano stabilito di aiuti UE nel periodo di maggiore crisi degli ultimi decenni, è da irresponsabili.

Il presidente del Ppe, rivolgendosi al Primo ministro dell’Ungheria Viktor Orban e al presidente del partito Diritto e Giustizia polacco Jaroslaw Kaczynski, ha intimato loro di dare spiegazioni ai tanti milioni di lavoratori e imprenditori, studenti, sindaci, ricercatori e agricoltori che attendono gli aiuti europei, della decisione di porre il veto al bilancio UE settennale.

Per tutta risposta, il portavoce di Orban ha sottolineato la coerenza ungherese con l’idea che il piano di aiuti non può essere legato ai criteri dello Stato di diritto.

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