L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 20 novembre 2020

Il Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato calabrese perde pezzi

‘Ndrangheta: il fiuto di Tallini, signore delle preferenze

‘Ndrangheta: la storia della carriera politica di Mimmo Tallini, il presidente del Consiglio regionale della Calabria finito ai domiciliari per presunti rapporti con una cosca di ‘ndrangheta del Crotonese

19 Novembre 2020 12:16 | Ilaria Calabrò

Foto di Attilio Morabito

Indubbio fiuto politico, pragmatismo e “macchina” di consenso elettorale. Si puo’ sintetizzare cosi’ la carriera politica di Mimmo Tallini, il presidente del Consiglio regionale della Calabria finito ai domiciliari per presunti rapporti con una cosca di ‘ndrangheta del Crotonese. Una carriera politica lunga praticamente mezzo secolo, centrata su Catanzaro, la sua citta’, come “quartier generale” da cui spiccare per volare piu’ alto e forgiata negli anni ’70 nella dura militanza “sul campo” e sulla strada con la destra che era assoluta minoranza, relegata ai margini del quadro costituzionale. Fin dai suoi primi passi nell’Msi, Tallini manifesta i tratti che ne caratterizzeranno l’azione, come la combattivita’, l’irriducibilita’, il “metterci sempre la faccia”, la lealta’ di bandiera ma senza rinnegare la sua autonomia di giudizio, ma anche la capacita’ di intuire le dinamiche del capoluogo – il suo esordio nel consiglio comunale di Catanzaro e’ datato 1981 – fino a diventare il “baricentro” politico di Catanzaro, se e’ vero che molti osservatori e analisti considerano Tallini l’artefice e il regista di buona parte dei quattro mandati dell’attuale sindaco, Sergio Abramo. Un ruolo che Tallini avrebbe mantenuto anche quando, a meta’ degli anni 2000, decidera’ di fare il salto sulla scena regionale, un salto arrivato dopo un clamoroso strappo con il centrodestra e con Alleanza nazionale, in cui era transitato dopo la liquidazione finiana dell’Msi. Tallini si sfila dal centrodestra nel momento in cui il centrodestra era al massimo del potere in Calabria, con la guida contemporanea della Regione, della Provincia e del Comune di Catanzaro, ma gia’ qui da’ prova del suo “fiuto”, una dote unanimemente riconosciuta anche dai suoi avversari: e’ il 2005 e Tallini si posiziona nella pancia centrista dell’Udeur di Mastella che alle Regionali appoggia la candidatura a governatore per il centrosinistra di Agazio Loiero, che battera’ proprio Abramo nella corsa alla presidenza. Ma l’esperienza con il centrosinistra, connotata da una reciproca e insuperabile diffidenza, si rivelera’ brevissima, e gia’ l’anno successivo, il 2006, ecco Tallini schierarsi apertamente contro il centrosinistra alle Comunali di Catanzaro riagganciando l’alleanza con Abramo e accelerando il progressivo ritorno nel campo del centrodestra, il suo campo naturale, del resto.

Anche qui emergera’ il fiuto di Tallini, che approda nel Popolo della Liberta’ che nel 2010 trionfa alle Regionali con Peppe Scopelliti: di quella Giunta Tallini diventera’ assessore, ma con deleghe scomode come Organizzazione e Personale, e con Scopelliti avra’, come nel suo stile, un rapporto molto schietto, fatto di alti ma anche di bassi, anche se Tallini sara’ sempre leale con il leader al punto da non rinnegare mai il suo sostegno all’ex sindaco di Reggio e all’ex governatore anche quando quest’ultimo cadra’ in bassa fortuna. Amato tanto quanto detestato, e’ in questa fase che Tallini costruisce la sua ascesa e la sua scalata ai vertici politici e istituzionali della Calabria: ci riesce anche grazie alla sua capillare presenza sul territorio, suggellata da una fitta rete di fedelissimi collaboratori, che Tallini gratifichera’ sempre, e, secondo i suoi tanti nemici, anche da rapporti molti stretti con settori imprenditoriali molto influenti. In ogni caso, Tallini dimostra una concretezza politica che lo trasformera’ in un classico “signore delle preferenze”, come testimonia il suo ruolino di marcia alle competizioni elettorali per la Regione, nella quale collezionera’ quattro legislature: la prima volta, nel 2005, sono 4.375 voti con l’Udeur, praticamente raddoppiati nel 2010 con il Pdl (8.773), ancora aumentati nel 2014 (9.9349) nella tornata oggi “incriminata”, e infine una flessione nel 2020 ma sempre con numeri importanti (8.009). Numeri che portano Tallini a diventare sempre piu’ influente anche nel partito nel quale nel frattempo si e’ accasato, Forza Italia: Tallini e’ vicecoordinatore regionale al fianco della Santelli, con la quale stringera’ un rapporto anche umano molto forte, come illustrera’ la commozione del presidente del Consiglio regionale alla camera ardente della governatrice scomparsa il 15 ottobre.

Forza Italia crede in Tallini e lo candida anche alla Camera, alle Politiche del 2018, e anche qui si svelera’ il suo proverbiale fiuto: a chi parlava di una sua elezione sicura e di un trionfo per gli azzurri in Calabria, Tallini rispondeva che non sarebbe affatto stato cosi’, perche’ sentiva montare il vento populista del M5S. Anche in quest’occasione le sue previsioni si riveleranno azzeccate: niente elezione alla Camera e poi una permanente “guerriglia” con i pentastellati, soprattutto con il senatore e poi presidente dell’Antimafia Morra, che inserira’ Tallini tra gli “impresentabili” alla luce di alcune pendenze giudiziarie del forzista. Tallini reagira’ sempre a muso duro e continuera’ a scendere in campo senza farsi condizionare, collezionando l’ultima elezione alle Regionali del gennaio scorso che vedranno il successo di Santelli: nell’impasse delle trattative del centrodestra, il suo nome spunta come quello giusto per la presidenza del Consiglio regionale. Un incarico di prestigio che e’ anche un premio alla carriera ma che sara’ tormentato per Tallini, costretto con tutta l’istituzione a dover fare i conti con l’emergenza Covid 19 che sconvolge tutti gli assetti: una presidenza breve, destinata a interrompersi prematuramente per la scomparsa della governatrice Santelli, e anche tormentata, con qualche “inciampo” come l’approvazione di una legge pro-vitalizi che fa finire la Calabria nell’occhio del ciclone. Tallini anche stavolta comunque non piega la testa e difende l’istituzione rivendicando orgogliosamente il primato della politica come argine all’antipolitica: l’ultimo sprazzo di Tallini prima del congedo del Consiglio regionale e del clamoroso epilogo con l’arresto odierno.

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