L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 13 novembre 2020

Le pandemie sono state previste da Peter Daszak, da David Quammen. Gli animali serbatoi e non solo stanno lì pronti a scatenare il virus dell'occasione. Si critica solo la strumentalizzazione politica fatta dal Grande Reset e l'approccio completamente sbagliato come negare il sole e la vita all'aperto nel momento più importante nell'affrontare le malattie

La battaglia per sconfiggere la prossima pandemia inizia ora

ALBERTO NEGRI | 12 NOV. 2020 16:52 


Un’epidemia ne nasconde quasi sempre un’altra. Quando arriverà la prossima pandemia? Può sembrare inopportuno farsi questa domanda adesso che è stato trovato un vaccino efficace ma si tratta di una questione essenziale perché in futuro ci serviranno molti, moltissimi vaccini. Quanti? Sufficienti a combattere circa 1,7 milioni di virus ancora sconosciuti portati dagli animali, generatori di quelle zoonosi che possono provocare epidemie micidiali come quella che stiamo vivendo e in parte abbiamo già visto in passato.

L’ALLARME INASCOLTATO

C’è un uomo che aveva previsto quello che sta accadendo e che oggi manda un forte segnale di allarme in un video del New York Times che tutti possono vedere, tradotto e sottotitolato sul sito del settimanale l’Internazionale. Lo scienziato statunitense si chiama Peter Daszak, è uno zoologo ed esperto di ecologia delle malattie, in particolare sulla zoonosi.

Attualmente è presidente di EcoHealth Alliance, un’organizzazione non governativa senza scopo di lucro che supporta vari programmi sulla salute globale e che aveva cominciato a collaborare proprio con i laboratori di Wuhan sui coronavirus: durante l’amministrazione Obama gli era stato assegnato un contributo da 3,5 milioni di dollari che Trump ha prontamente cancellato. È probabile che la task force voluta da Biden per combattere il Covid annullerà la decisione di Trump. Perché soltanto il denaro che finanzia la ricerca può salvarci da altre pandemie.

Peter Daszak, che ha speso la vita a studiare i virus trasmessi dai pipistrelli, quello che sta accadendo oggi lo aveva preannunciato 17 anni fa a 60 Minutes, uno dei programmi più celebri e seguiti della tv americana. Allora era stato chiaro: «Sta per prodursi un pandemia mondiale ed è assolutamente necessaria una vasta rete di collaborazione internazionale per contrastarla». Lo scienziato britannico non era un profeta: bastava già allora leggere i grafici sui virus e le malattie infettive. Nel 1944 ne era stata scoperta una sola, tre nel 1948 ma già nel 1990 eravamo arrivati a trovare in un solo anno 18 virus letali per la vita dell’uomo.

LE CAUSE SCATENANTI

Se vogliamo evitare la prossima pandemia dobbiamo prima capire perché queste epidemie si verificano. «Gli esseri umani sono un’anomalia ecologica», spiega nel video lo scrittore David Quammen, che da anni viaggia per National Geographic e studia le malattie infettive. È l’autore di “Spillover – L’evoluzione delle pandemie” (Adelphi).

«Su questo pianeta – sottolinea Quammen – non hanno mai vissuto 7,7 miliardi di grandi vertebrati appartenenti a un’unica specie. La nostra specie sta portando a una distruzione del pianeta senza precedenti. E questo ha le sue conseguenze».

«Non è il solito piagnisteo sulla natura che scompare – dice Peter Daszak – ma sul pericolo che gli animali selvatici vengono sempre più a contatto con l’uomo: i pipistrelli che prima vivevano nelle foreste sono sempre più vicini agli animali di cui si nutre l’uomo e li contaminano». Non c’è da stupirsi che si moltiplichino le possibilità di epidemie.

IL SOSTEGNO ALLA RICERCA

Il Covid-19 ha mostrato come la nostra sicurezza è collegata a malattie che compaiono a causa della deforestazione, del commercio di animali selvatici e della ricerca di materie prime.

Ora è il momento di capire che abbiamo il potere di interrompere questi processi. Ma siamo abbastanza coscienti da guardare oltre l’attuale pandemia e riflettere sul futuro del pianeta? Dobbiamo farlo per forza e destinare sempre più fondi alla ricerca sui virus e i gruppi di agenti patogeni. Perché la nostra vita, la nostra salute, la nostra economia, le nostre prospettive, sono sempre più vulnerabili. Doveva accadere ed è accaduto.

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