L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 22 novembre 2020

Niente remissione e tutto guadagno

Vi spiego il siluro della Cina in Asia contro gli Stati Uniti sul commercio

22 novembre 2020


Perché è rilevante l’accordo commerciale Rcep tra le nazioni dell’Asean più Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. Il commento dell’analista Carlo Pelanda

L’accordo commerciale Rcep, Regional Comprehensive Economic Partnership tra le nazioni dell’Asean più Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, che conclude un negoziato iniziato nel 2012 e ne apre un altro di attualizzazione delle misure e di estensione entro il 2030, ha suscitato valutazioni diverse nella scenaristica occidentale. Semplificando, quattro:

1) è un nonsense economico perché mette insieme nazioni tutte esportatrici in surplus, con le eccezioni di Australia e Nuova Zelanda, ma queste piccole in relazione al complesso;

2) non ha un valore geopolitico in quanto le nazioni del Pacifico impegnate nel contenimento della Cina non cambieranno posizione, anche considerando che l’India ha voluto (per il momento) restarne fuori;

3) è un capolavoro diplomatico della Cina perché ha impostato un nuovo centro della globalizzazione sostitutivo dell’America;

4) anche se non produrrà effetti (geo)politici immediati, lo farà in prospettiva su un nuovo livello di guerra economica perché l’accordo tende a creare uno standard «Asia-Pacifico» (industriale, ambientale, lavoro, trasparenza finanziaria, ecc.) diverso da quelli europeo e statunitense, potenzialmente barriera non tariffaria o di fatto (costi) per i prodotti euroamericani.

Chi scrive ritiene non centrata la prima valutazione, miope la seconda, concorda in parte con la terza e molto con la quarta.

Pechino deve contrastare l’isolamento sia viciniore sia euroamericano. Colpisce la sua mediazione tra i litiganti Corea del Sud e Giappone. Evidentemente ha l’obiettivo di una convergenza triangolare come centro motore del mercato Asia-Pacifico per poi farlo diventare il più grande al mondo con capacità, appunto, di standard setting.

La novità strategica è che la Cina sta prendendo un modello di«impero condiviso» tentando una formula triangolare che imita il dominio diarchico franco-tedesco sulla regione europea. Lo è anche un più intenso uso strumentale dell’apertura del suo mercato interno.

Difficilmente il Giappone aderirà del tutto all’invito di Pechino, pur primo investitore estero in Cina, sia perché ha vantaggi netti nel far parte del mercato del G7 (strutturato dagli accordi bilaterali con Usa e Ue) sia per ché ha una postura imperiale propria, mostrata dall’aver tenuto in piedi il (Cp) Tpp (11 nazioni) dopo l’abbandono dell’America.

Tale limite attutisce il rischio di guerra degli standard con danno euroamericano, ma non lo azzera. Cosa fare in attesa di chiarimenti sul risiko? Inserirsi in posizione di dominio nei flussi finanziari dell’Asia-Pacifico, come le banche statunitensi stanno facendo.

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