L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 14 novembre 2020

Niente sarà come prima escluse le truffe che continueranno imperterrite

Franco Bechis, i sospetti sul vaccino Pfizer: "Perché può essere una bufala". La vendita di azioni e il buco nello studio clinico


13 novembre 2020

Sul vaccino anti-Covid ci stanno prendendo in giro? Il sospetto è di Franco Bechis, che parte dalle considerazioni di Andrea Crisanti, virologo italiano in prima fila nella lotta all'epidemia, e aggiunge una annotazione finanziario-strategica non di secondo piano.

Partiamo da quest'ultimo punto. Dopo aver annunciato al mondo il loro vaccino, l'ad della Pfizer Albert Bourla e la sua vice hanno venduto i rispettivi pacchetti azionari dell'azienda farmaceutica, il cui titolo in Borsa è ovviamente schizzato alle stelle prevedendo clamorosi guadagni futuri legati alla commercializzazione del vaccino. I due dirigenti hanno incassato svariati milioni di euro. Perché non hanno aspettato qualche altro mese, quando i risultati saranno definitivi? La domanda del direttore del Tempo è la stessa che si è fatto Crisanti, ospite di Corrado Formigli a Piazzapulita: "Non è una buona notizia affatto - ha commentato in diretta lo scienziato -. Se io avessi avuto quelle azioni non le avrei certo vendute il primo giorno, ma avrei aspettato tutto lo sviluppo anche commerciale del vaccino". E qui si arriva al secondo punto. 

Sotto l'aspetto scientifico, il vaccino di Pfizer ha ancora molti lati oscuri. Leggendo lo studio dell'azienda, sottolinea ancora Crisanti, sorgono dubbi sull'efficacia del vaccino sui soggetti di età superiore ai 50 anni, la fascia in teoria che dovrebbe essere destinataria principale della cura, dato che i test sono stati effettuati solo su soggetti tra i 18 e i 50 anni. "Non solo - aggiunge Bechis -: non è noto - perché non è stato testato - se chi ha fatto il vaccino resta comunque portatore sano in grado di infettare gli altri". Senza contare la difficoltà di distribuzione di un vaccino da conservare a -80 gradi, in frigoriferi disponibili solo in pochissimi centri specializzati. Ostacolo non di poco conto per una distribuzione che dovrebbe essere capillare. Ma se la cura anti-Covid sarà nelle mani del supercommissario Domenico Arcuri, conclude Bechis con una punta di perfido e amaro sarcasmo, "non corriamo nessun rischio in caso di vaccino fallace: tanto non arriverà a destinazione, e danni non ne potrà fare".

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