L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 17 novembre 2020

Non ci dispiace, sulla via di Damasco, accogliere le anime belle che si allineano a quello che sosteniamo da sempre, e non ci servono scuse. La Bce, momentaneamente, sta svolgendo il ruolo di banca centrale prestatore di ultima istanza che manda in soffitta gli strumenti come il Mes, il Recovery Fund. L'Italia strategicamente deve uscire dall'Euro e da Euroimbecilandia e non sarà una passeggiata. Italexit

Vi spiego come nasce la capriola di Sassoli sul Mes

16 novembre 2020


Dopo un paper del think tank Delors di Berlino sull’”impraticabilità politica” del Mes il presidente del Parlamento Ue, Sassoli (Pd), ha detto: “Oggi quale paese con il Recovery, l’allentamento del Patto, Sure ed Eurobond si avvarrà del Mes? Nessuno“. Il commento di Liturri anche alla sortita dell’ex premier Enrico Letta

In politica, come più in generale nella vita, è ovviamente possibile cambiare opinione. Con un’unica avvertenza: almeno salvare le apparenze provando a chiedere scusa se, fino ad un attimo prima, si è sostenuto esattamente il contrario.

Ma pare che né il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, né l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, abbiano questa sensibilità.

Oggi il primo ha dichiarato, in un’intervista a Repubblica, che il Mes è “ormai è anacronistico” e che “l’Europa deve cancellare i debiti per Covid”. Ha poi aggiunto che “il Mes è da riformare. Lasciare nel congelatore 400 miliardi sarebbe intollerabile. Va creato un Tesoro a livello europeo, i bond del Recovery devono diventare un modello definitivo”. E ancora: “Oggi quale paese con il Recovery, l’allentamento del Patto, Sure ed Eurobond si avvarrà del Mes? Nessuno“. Quindi, “per rendere utile il Mes serve discontinuità: è necessario riformarlo e renderlo uno strumento comunitario, non più intergovernativo”.

Il secondo ha invece commentato su Twitter che “Fondi Mes sanità si sarebbero potuti usare a mio avviso. Ma Stati e opinioni pubbliche non si fidano. Prenderne atto e riformare radicalmente il tutto, trasferendo quei 400 miliardi alla Commissione che li può usare bene contro la recessione”.

A Letta facciamo subito rilevare che non è una questione di “fiducia”. Non siamo al banco della frutta e non stiamo dubitando della maturazione dei pomodori. Qui si tratta di uno strumento che ha ben determinati vincoli giuridici, non cancellabili con una pacca sulla spalla di Gentiloni o Dombrovskis, finalizzata ad assicurare che andrà tutto bene. Sarebbe l’ora di smetterla di considerarci dei creduloni.

Sassoli è invece lo stesso che da marzo ad oggi ha fatto almeno una decina di dichiarazioni pubbliche a favore del Mes, anche con toni piuttosto ultimativi.

Lo ricordiamo il 13 aprile a “Che tempo che fa” sfoderare tutta la sua sicumera affermando che “stare a discutere sul Salvastati è inutile, non c’è più, è sospeso”. Il 6 giugno si esibiva sul quotidiano Avvenire dichiarando che “il Mes mette a disposizione fino a 37 miliardi, un’enormità per il sistema sanitario italiano, allo 0,1% di interessi e con scadenze di minimo dieci anni. Non ci sono condizioni capestro o Troika. Sono meravigliato di un dibattito che è solo italiano”. Ancora il 25 luglio, presentava il Mes come “un’opportunità insuperabile”. E potremmo proseguire a lungo.

Cos’è accaduto a Sassoli? Ha improvvisamente studiato qualche documento? Attività che lo avrebbe portato, come facciamo noi da mesi, a concludere che il Mes è uno strumento impraticabile? Difficile, direi quasi impossibile.

È molto più prosaicamente accaduto che mercoledì 11, un sancta sanctorum della religione europeista, come il think tank Jacques Delors di Berlino, ha pubblicato un paper ad opera del vice direttore il giurista Lucas Guttenberg, che prende atto dell’”impraticabilità politica” del Mes così com’è ora, suggerisce di mettere da parte la proposta di riforma tuttora in discussione e propone di reinventarlo del tutto all’interno del perimetro legale della Ue.

Insomma un ordine di riposizionamento – del quale non è difficile individuare la matrice politica risalendo fino a Parigi – a cui Sassoli ha docilmente e, quasi alla lettera, obbedito.

Ancora più imbarazzante l’uscita sulla cancellazione del debito. Sassoli non è un quisque de populo e non può non sapere che gli attuali acquisti di titoli di Stato da parte della Bce sono eseguiti sotto una serie di condizioni che li rendono compatibili, salvo incursioni della Corte tedesca di Karlsruhe, con l’articolo 123 del TFUE. Quindi se proprio ci tiene – e noi qui siamo da tempo a favore della detenzione in perpetuo sui libri della Bce dei titoli acquistati sin dal 2015 -cerchi di convincere prima la Signora Lagarde che, sul punto è stata estremamente chiara, e poi ritorni munito di argomenti più solidi.

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