L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 14 novembre 2020

Per vendere titoli di stato devi essere credibile e renderli appetitosi per i comuni mortali


Perché il BTP Futura è un flop (e perché lo sarà anche il nuovo Btp in dollari)

14 Novembre 2020 - 13:00 

Perché quello del Btp Futura è stato un flop, ed ora il Tesoro annuncia un’emissione di Btp in dollari.


I fatti parlano da soli, ma a volte quei fatti sono nascosti sotto il tappeto della narrativa. E li si vede - o intravede - soltanto quando il gonfiore diviene tale da non poter essere più dissimulato. A quel punto, occorre decidere: o proseguire con l’accumulazione, accampando di volta in volta scuse sempre meno credibili fino all’esaurimento della fantasia, in una sorta di schema Ponzi della decenza, o affrontare la realtà e fare finalmente pulizia.

Bene, il secondo collocamento del Btp Futura, conclusosi ieri, rientra a pieno nella casistica in questione: è una cartina di tornasole, un reagente, di fronte al quale esistono solo due possibili gestioni dell’esistente: dire la verità o mentire sulla natura rivelatrice del colore che quel processo di disvelamento sta mostrandoci.

E, paradossalmente, il fatto che quel collocamento - riaperto in fretta e furia e sponsorizzato con entusiasmo generale degno di miglior causa - si sia sostanziato in un fallimento non lo dimostrano solo i 5,71 miliardi di raccolta rispetto ai 6,13 della prima emissione nello scorso luglio, nonostante una maggiore «generosità» data dalla scadenza sugli 8 anni rispetto ai 10 della precedente, bensì la decisione accessoria che il Tesoro italiano ha preso nel terzo giorno di asta, quando le cifre cominciavano a mostrare i veri profili del puzzle: annunciare un’emissione di Btp in dollari. Ovvero, coprire una realtà scomoda - oltretutto, ancora in divenire, stante la scadenza finale fissata per le 13.00 del giorno successivo (ieri, ndr) - con un’altra notizia. La quale se possibile drammatizza e peggiora il quadro generale.

Anche in questo caso, si tratta infatti di una seconda emissione, dopo quella del 2019, a sua volta giunta a circa dieci anni di distanza dall’ultima obbligazione italiana denominata in valuta statunitense. Il Tesoro ha già tutto pronto: global call affidata a Barclays Bank PLC, BofA Securities Europe S.A. e Goldman Sachs Bank Europe SE e a seguire la possibilità di call bilaterali con gli investitori.

A quanto si apprende, la nuova emissione di titoli di Stato in biglietti verdi avrà scadenza febbraio 2026, con una eventuale tranche addizionale con scadenza nel novembre 2050 e il mercato di riferimento sarà composto da controparti qualificate, professionali e anche retail.

Sfruttamento dell’onda lunga? No, a mio avviso, raschiamento esiziale del barile. E non tanto per il rischio legato al cambio connaturato a operazioni simili, visto che un indebolimento del dollaro potrebbe andare a intaccare pesantemente i rendimenti reali dello strumento. Quanto per il timing.

Fonte: Deutsche Bank

Ce lo mostra in prima istanza questo grafico, il quale schematizza nello studio pubblicato lo scorso weekend da Deutsche Bank il premio di rischio implicito ancora legato alla sola presenza sulla scena politica di Donald Trump, un 10% di ulteriore e potenziale indebolimento del dollaro legato alla rimozione dell’ultimo bastione di volatilità - tracciabile anche attraverso il proxy dell’indice di incertezza politica globale -, ad esempio la concessione della vittoria a Joe Biden da parte dell’ex presidente. O la fine di ogni speculazione residua rispetto alla liceità del voto, magari attraverso la conferma dell’esito dopo un riconteggio manuale in uno Stato-chiave.

Ma non basta. Guardate ora queste tre immagini:

Fonte: Deutsche Bank

Fonte: Deutsche Bank

Fonte: Deutsche Bank

Queste certificano il grado di rischio connaturato al momento storico e proprio alle scommesse sul dollaro. Dopo l’esito del voto, proprio Deutsche Bank ha chiuso il suo short sul biglietto verde, ritenendolo ormai privo di profilo operativo. Detto fatto, il dollaro si è indebolito. Ecco quindi che, con gesto tutt’altro che usuale, ha chiesto pubblicamente scusa agli investitori, ammesso l’errore di valutazione e riaperto lo short: detto fatto, il dollaro si è apprezzato. E parliamo di una banca che, al netto dei guai con la giustizia americana e l’obbligo di cura draconiana in patria, ha pagato pronta cassa ogni multa miliardaria inflittale negli anni, grazie proprio ai profitti stellari del suo trading desk Usa. Non gli ultimi della fila, insomma.

E in un momento simile, preso atto del sostanziale fallimento del secondo collocamento del Btp Futura nonostante le condizioni perfette garantite dalla Bce a livello di spread e appeal della tua carta sovrana, il Tesoro non trova di meglio che inventarsi un’emissione in dollari?

Ecco perché parlo di raschiatura esiziale del barile. Altrimenti, le alternative sono il pressapochismo o l’autolesionismo. Di certo, lanciarsi in un’operazione simile - oltretutto inserendo nella platea di riferimento la clientela retail - non rappresenta una mossa compiuta da posizione di forza. Anzi. E il problema, temo, è più grave di quanto sembri. Perché il sostanziale flop del Btp Futura - arrivato giocoforza al quarto giorno di collocamento, quando al Tesoro si dicevano segretamente certi di chiudere i giochi al massimo entro la serata del secondo - non si è sostanziato a causa dell’arrivo sulla scena delle alternative di investimento legate alla notizia game-changer del vaccino di Pfizer. Per il semplice fatto che la propensione risk-on che questa avrebbe dovuto imprimere al mercato si è sgonfiata come un sufflè a tempo di record, ovvero a mercati appena chusi nel giorno stesso dell’annuncio.

Quando JP Morgan usciva con un report nel quale si evidenziavano e inanellavano una serie di criticità logistiche capaci di stroncare anche la prospettiva più solide (PUBBLICA QUI IL GRAFICO JPM_VACCINE).

Fonte: JP Morgan

Ben più solide di quelle avanzate da un’azienda il cui Ceo casualmente in agosto decide di vendere in data 12 novembre il 62% del suo pacchetto azionario, come dimostrano i documenti della Sec. Di più, l’operatività Bce nella copertura front-load sul nostro debito è stata palese negli ultimi giorni, basti notare gli andamenti dello spread sul decennale. E, in generale, il quadro prospettico in cui si è andato a inserire il secondo collocamento del Btp Futura era pressoché idilliaco, basti pensare al trend che ha visto il biennale greco andare addirittura in negativo sul rendimento il 12 novembre.

Il tutto, mentre la stessa Bce metteva tutti sul chi va là rispetto alla profondità e alla velocità del peggioramento del quadro macro dell’eurozona. Insomma, in uno scenario simile, il collocamento andava chiuso addirittura il primo giorno. Serviva un effetto saldi da Harrods, invece ci siamo ritrovati come un outlet che a malapena è riuscito a far fuori il suo stock di vecchi pigiami. Il minimo sindacale, insomma.

Perché, quindi, se non è stato l’effetto Pfizer a boicottare i piani del Tesoro? Perché la gente ha capito che quel collocamento, per quanto strombazzato, fosse nulla più che la punta di diamante, il volto presentabile di una colossale partita di giro posta in essere dal governo per riuscire a coprire il prima possibile e con capillarità chirurgica la promessa fatta nelle tre versioni del DL Ristori, visto che l’anticipo dei fondi Sure gentilmente concessoci in deroga alle tempistiche ufficiali da Ursula Von De Leyen è già stato bruciato. Operativamente o a copertura. Non a caso, già si rende enecessario un altro scostamento di bilancio da 15-20 miliardi. E, forse, un DL Ristori4.

Insomma, la percezione sottopelle è stata sempre più quella di un intervento dello Stato in sostegno delle categoria colpite dalla seconda ondata che venisse finanziato dai soldi delle stesse, attraverso la loro partecipazione a collocamenti che stanno diventando parossistici nella loro ciclicità. L’effetto tipografia Lo Turco de La banda degli onesti, per capirci.

E questo vale per tutti, maggioranza e opposizione. Basti infatti ricordare l’approccio monotematico del leader in pectore del centrodestra a ogni criticità di finanziamento delle casse statali: emettere, emettere, emettere. Con quali risultati, di grazia, quelli del Btp Futura? O, magari, continuando a nascondere ai contribuenti/sottoscrittori la verità di fondo? Senza la Bce e il suo attuale impegno di acquisto in deroga al criterio di capital key, infatti, il nostro decennale non renderebbe lo 0,6% e le aste di collocamento di Btp non sarebbero piene e destinate a infrangere un record al ribasso nello yield alla settimana.

Lo sanno tutti, ormai. Un Paese dove i responsabili della sanità calabrese ritengono le mascherine inutili, i piani anti-Covid misteri della fede senza un responsabile/referente o dove alla Camera vanno in audizione poliziotti con amuleti anti-virus non è credibile che emetta debito a 10 anni allo 0,6%. Non fosse altro perché quello Usa pari durata viaggia già oggi attorno all’1%: e gente del genere, Oltreoceano friggerebbe hamburger in un fast food. La dinamica in atto fra Palazzo Chigi, Tesoro ed Eurotower è quella che in gergo finanziario viene definito un backdoor funding, un finanziamento dalla porta sul retro. La logica solo un po’ più sofisticata ed elegante dell’ammassare lo sporco sotto il tappeto, di fatto.

La Bce attraverso il Pepp sta finanziando direttamente il nostro deficit, così come quello spagnolo. Ma non durerà per sempre. O, quantomeno, non certo con questa magnitudo. I Paesi del Nord l’hanno più volte sottolineato, mostrando altresì poco apprezzamento per i comportamenti alla Pedro Sanchez. Ovvero, rifutare ogni tipo di vincolo europeo estraneo alla logica del fondo perduto, facendosi forte appunto dello scudo anti-spread garantito a costo zero da Christine Lagarde.

In questi giorni, sta facendo molto discutere la proposta-provocazione di Deutsche Bank rispetto a una possibile tassa sullo smart working, un 5% di contributo che chi ha la «fortuna» di poter lavorare da casa offirerebbe all’Erario per finanziare politiche di sostegno verso quei lavoratori rimasti - per così dire - indietro a causa della pandemia e dei lockdown. Scandalo generale, pubblico ludibrio contro la banca tedesca. Scusate, quale differenza esiste rispetto a una campagna permanente di emissione di un debito che è solvibile solo grazie all’implicita garanzia della Bce, finalizzata a sua volta al pagamento di politiche di welfare più o meno emergenziale verso la cittadinanza e spesso sostanziatesi in aberrazioni come i bonus vacanze o monopattino?

Una sola: la proposta di Deutsche Bank, quantomeno, è cristallina. Onesta. Diretta, per quanto paradossale. E il risultato del secondo collocamento del Btp Futura è lì a confermarlo. Parte del governo temeva e teme lo stigma implicito che grava sull’attivazione in solitaria del Mes? Il vero stigma è questo. Per quanti tappeti si possano utilizzare per nasconderlo.

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