L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 11 novembre 2020

Stati Uniti - è guerra interna, non ci saranno prigionieri


USA 2020: Trump congela la vittoria di Biden in Pennsylvania

10 Novembre 2020 - 11:59 

Trump continua la sua battaglia legale in Pennsylvania muovendo le accuse di frodi elettori con l’intento di ribaltare i risultati dello Stato che hanno garantito la vittoria allo sfidante Biden.


Non si arresta la battaglia legale di Trump relativa alle scorse elezioni americane che hanno visto il trionfo dello sfidante Joe Biden. Adesso l’ormai ex presidente degli Stati Uniti ha intenzione di congelare la vittoria di Biden nello Stato della Pennsylvania, intentando una causa con cui impedire ai funzionari di certificare i voti dello sfidante. Il dibattuto caso della Pennsylvania è stato assegnato al giudice distrettuale statunitense Matthew Brann, nominato dall’ex presidente Barack Obama.

Kayleigh McEnany, una porta voce della Casa Bianca, ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa che “queste elezioni sono ben lontane dall’essere finite, e al contrario dei nostri avversari noi non abbiamo niente da nascondere”, ribadendo l’accusa di brogli elettorali, senza però fornire alcuna prova a riguardo.

Trump congela i voti in Pennsylvania

Donald Trump e il suo partito hanno deciso di avviare una vera e propria guerra legale nei confronti del voto per corrispondenza in Pennsylvania, sostenendo che “mancava di tutte le caratteristiche di trasparenza e verificabilità che erano presenti per gli elettori di persona”. Secondo il partito repubblicano infatti, i funzionari dello Stato che ha garantito la vittoria a Biden avrebbero creato un sistema di voto illegale a due livelli, che viola la costituzione, poiché le persone che si sono recate ai seggi per esprimere la propria preferenza sono state soggette ad una maggiore supervisione rispetto a quelli che invece hanno optato per il voto tramite posta.

A finire sotto accusa è il Segretario di Stato della Pennsylvania, Kathy Boockvar e i vari consigli d’amministrazione delle elezioni nelle contee a guida democratica, tra cui anche quelle di Philadelphia e Pittsburgh. Anche dall’Associated Press arriva la conferma che il ministro della giustizia americano William Barr ha fornito il suo via libera al Dipartimento di giustizia che adesso può avviare le indagini relative la frode elettorale. Barr ha inoltre precisato che le indagini possono essere avviate “se ci sono accuse di irregolarità chiare e apparentemente credibili. Irregolarità che, se riscontrate realmente, potrebbero potenzialmente impattare sul risultato elettorale di un singolo Stato”.

Appare sempre più evidente che l’obiettivo di Trump sia quello di ribaltare i risultati elettorali attraverso una serie di cause contro il sistema elettorale, come aveva già minacciato di fare in diversi discorsi elettorali. Le accuse di frode mosse dal Tycoon tuttavia, per il momento, non trovano alcun fondamento, come dimostrano anche le archiviazioni delle cause intentate da Trump, sempre per irregolarità elettorali, nello Stato della Georgia e in Michigan.

Le accuse dei legislatori repubblicani

Anche alcuni legislatori repubblicani hanno deciso di perpetrare la causa di Trump, e lo scorso lunedì hanno dichiarato, attraverso un comunicato stampa, che avrebbero “richiesto un audit legislativo delle elezioni del 2020 e chiesto che i risultati delle elezioni non fossero certificati, né che gli elettori si sedessero, fino a quando l’audit non fosse stato completato”.

Tuttavia il legislatore della Pennsylvania non aveva la facoltà di fermare la certificazione del voto senza cambiare la legge, spiega Edward Foley, specializzato in diritto elettorale al Moritz College of Law della Ohio State University: “Per farlo, dovrebbero tentare di emendare lo statuto dello Stato”.

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