L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 22 novembre 2020

Una banca centrale non può fallire. La Bce potrebbe con un clic eliminare tutti i titoli di stato che ha in pancia ma quest'azione è contrastata con forza dal Progetto Criminale dell'Euro che vuole assoggettare gli stati eliminando le loro Sovranità e impoverire i popoli creando un divario sempre più incolmabile tra questi e l'élite


“La Bce non può fallire”. Christine Lagarde costretta ad ammettere l’ovvio

-20 Novembre 2020

Roma, 20 nov – Può una banca centrale fallire? L’ipotesi non è nemmeno sul tavolo. Né nella teoria, né nella pratica. Per un semplice motivo: l’istituto è sempre solvibile nella moneta della quale controlla l’emissione. Ma si sa: viviamo tempi strani e curiosi, nei quali anche ribadire una banalità sembra una sorta di “atto rivoluzionario”. Virgolette d’obbligo, dato che a sottolineare l’ovvio è stato il compassato governatore della Banca centrale europea, Christine Lagarde. Galeotto fu il dibattito attorno all’ipotesi di cancellazione del debito, se non tutto almeno quello “pandemico”, o comunque la quota-parte acquistata dalla Bce nell’ambito dei suoi vari programmi (Public sector purchase programme – Pspp prima, Pandemic emergency purchase programme – Pepp adesso). Idea definita pochi giorni fa “ipotesi di lavoro interessante” nientemeno che dal presidente del parlamento Ue, David Sassoli.

“Cancellare il debito è contrario ai Trattati”

Ieri è stata la volta di un altro europarlamentare, Marco Zanni. L’occasione di chiedere lumi sul tema si è avuta nel corso di un’audizione (in teleconferenza) della stessa Lagarde presso la commissione Affari economici dell’assemblea comunitaria. Qui il deputato leghista ha posto al governatore due semplici quesiti: quali sarebbero le conseguenze per la Bce in caso di cancellazione del debito e se, comunque, eventuali perdite sul corso dei titoli possano influire sulla capacità dell’Eurotower di perseguire i propri obiettivi di politica monetaria.

Christine Lagarde risponde, inizialmente, solo alla prima domanda: “Seguo con molta attenzione tutto ciò che viene detto dai membri del parlamento europeo – spiega – ma non mi pongo nemmeno la questione perché sarebbe una violazione dei Trattati“, spiega, facendo riferimento all’articolo 123 del Tfue (il quale vieta qualsiasi forma di agevolazione da parte della Bce agli Stati membri) “che lo proibisce”, taglia corto.

Lagarde: “La Bce non può andare in bancarotta”

Su insistenza di Zanni, che chiede conto anche del secondo quesito postole, il governatore affronta poi il tema dell’eventualità delle perdite in conto capitale sui Titoli di Stato in possesso della banca centrale: “In qualità di soggetto emittente dell’euro, l’Eurosistema sarà sempre in grado di generare la liquidità aggiuntiva necessaria. Quindi, per definizione, [la Bce] non potrà andare in bancarotta né finire a corto di soldi”. Detta in altre parole: il dogma della scarsità della moneta demolito nel giro di due semplici frasi.

Zanni: “Cancellazione del debito è volontà politica”

“Sulla cancellazione del debito pubblico legato al Covid-19 la presidente della Bce Christine Lagarde ha di fatto confermato ciò che la Lega sostiene da sempre, ovvero che se ci fosse la volontà politica, l’operazione sarebbe tecnicamente possibile“, ha poi commentato Zanni. La Bce, infatti “non è soggetta a fallimento né può andare in crisi di liquidità. Per questo motivo, anche qualora dovesse subire perdite legate al valore dei titoli di stato acquisiti, non subirebbe alcun danno. A fronte di questo dato, emerge nuovamente la miopia di una politica europea ostinatamente e volontariamente imbrigliata nelle sue stesse regole, a discapito del benessere di cittadini, lavoratori e imprese che ancora oggi restano in attesa di misure economiche e aiuti che tarderanno ad arrivare”.

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