L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 6 dicembre 2020

“Devo aver sbagliato mondo – rimugina - va bene la paura della morte, s’intende, un po’ ci sta bene, ma questo terrore della vita… no; così si perde il gusto del fare e disfare, e poi è tutto così ridicolo, così poco serio… si, certo, devo aver sbagliato mondo… e, non c’è che dire, questo qui è proprio un gran brutto mondo!”

lunedì 30 novembre 2020
Drowning by numbers (Il Fu Rabal)


Il Fu Rabal

1.
Appollaiati
su curve che sempre volgono a farsi iperbole,
come pulci festanti baluginano i numeri
negli schermi iridescenti del tramonto pixelelico.

2.
Numeri primi, numeri sovrani, numeri frazionari, nascosti negli anfratti, acquattati negli algoritmi, saltimbanchi burloni, cha appaiono e scompaiono, si sommano e si sottraggono, numeri integrali o ammortizzati da interessi compositi e indici d’incidenza…
perché’ ci vuole pazienza a non perdere la speranza.

Numeri che traboccano, numeri casuali, numeri di casi, numeri irrazionali o peggio immaginari, numeri sonori, statistici o melodici, numeri indecenti o preoccupanti, numeri ufficiali, numeri verificati, li abbiamo contati tutti, a volte anche più di tutti…
perché’ li si deve rispettare anche se sono brutti.

Numeri votati, numeri vuoti, numeri positivi, numeri d’eccezione, numeri d’elezione, numeri assenti, numeri postali, numeri annacquati, numeri lievitati, numeri solidi che trotterellano nella corrente, i numeri che conti, ogni numero conta, numeri scartati e numeri solidali…
Perché nel mondo dei numeri non si è mai soli.

Così dolcemente annegando ci si annota, con un involontario moto della mente, chel’universo può essere racchiuso in un numeretto, tutti gli atomi del cosmo contabilizzati con un dieci elevato a unapotenza, ogni creatura scomposta e ricomposta nei suoi valori essenziali.
Perché’ stupirsi che le nostre vite vengano codificate in banche dati di alternanti “uno” e “zero”, il numero di Dio e quello del Nulla?Perché’ stupirsi che la marea dei numeri che sembra travolgerci venga abbracciata da questa meta-umanitàcon copioso entusiasmo al numeratore e flebilissima renitenza al denominatore? I numeri ci salvano, ci viene detto, la perfetta contabilizzazione dei moti dell’animo e delle sue radici quadrate, è preludio alla perfetta definizione della vita e ad una più alta considerazione della decomposizione.

Intermezzo

Ci si adagia su cumuli di sciocchezze, che piovono a desta e a manca, su menzogne cosi trite che ne resta solo lo scheletroda imbellire con rutilantiimprovvisazioni, nulla resta della logica e del senso, dacché’ ogni discorso è confluito nel dolce declivio dell’idiozia.

Pandemia

La pandemia trotterella spensierata nelle lande abbandonate da Dio, èin gita festiva, una scampagnata fuori porta, una visita ai parenti, attraversa, con fare benigno, i villaggi e le città che furono degli uomini, e si sorprende nel vedere il terrore nei semi-volti dei nuovi dimoranti; vorrebbe avvicinarli, rassicurarli: “sono qui in visita di cortesia, non intendo fare alcun danno, solo un po’ di pulizia…” ma nessuno si avvicina, nessuno l’ascolta, “e si, che sono sempre io, ormai mi conoscete bene, avrò forse un altro nome, un vestito nuovo, ma sono sempre la vostra ancella, la mietitrice gentile di chi ha gli occhi stanchi!”
“Devo aver sbagliato mondo – rimugina - va bene la paura della morte, s’intende, un po’ ci sta bene, ma questo terrore della vita… no; così si perde il gusto del fare e disfare, e poi è tutto così ridicolo, così poco serio… si, certo, devo aver sbagliato mondo… e, non c’è che dire, questo qui è proprio un gran brutto mondo!”

Elezione

Numeri, numeri, numeri, i numeri dell’elezione: il cavaliere d’Arancio, suo malgrado Campione di mezza Nazione, ha vinto e ha perso, oppure ha perso e ha vinto… non si sa. I numeri si ribellano, abbandonano anch’essi la logica, riverniciano l’aritmetica, zompettano audaci dal candidato Arancio a quello Spremuto: a volte basta uno starnuto sulla tastiera, poco prima che si faccia sera.
Le televisioni nazionali a voce unica consonante hanno dichiarato lo Spremuto vincitore, l’altro non cede e non abbandona il bianco castello, fa fuori qualche traditore - era ora! - e vuol prolungar la tenzone.
Molti morti hanno votato, quasi tutti per lo Spremuto, sarà che lo sentono vicino o che gli èsembrato più carino, come loro molti sosia, omonimi anonimi a un festival di doppelganger laggiù in Pennsylvania, lo hanno preferitoper il suo stilepiùcompassato, lassativo, narcotico, tanto caro anche ai nostalgici di penne ecalamai, che hanno inviato milioni di lettere a intasare ogni tombino elettorale.
A chiudere il cerchio,infine,i software elettorali,i contabili definitivi di ogni numerazione, molto sicurima alquanto faceti, a lor piace sfidarsi a chi èpiù trasgressivo: ogni voto vale uno che noia…e così poco inclusivo;una bella la frazione che faccial’eccezione, un po’ di movimento e pura eccitazione. Essere creativi bisogna e frazionarela sciatta automazione, che partecipi anch’essa al gioco dell’elezione. E così fu che alcuni voti computino 2/3, altri 7/4, altri ancora 5/4, in un gioco fine e alquanto creativo per il sollazzo deicircuiti, annoiati dal piattume elettorale.E che poi il “caso” abbia deciso che le frazioni maggiori si accompagninoallo Spremuto e le minori al Cesare decaduto è tutt’altra storia,e comunque un fenomeno da tutti ritenuto normale.

Amletica

Numeri legali o numeri illegali,
è questa la questione
che tiene viva la tenzone,

Donald d’Orange sguaina la spada,
erto
Sulla soglia della stanza ovale,
urla:
Di qui non passa il truffatore.

Attesa.

La matassa s’ingarbuglia intorno al collo dell’America, la sua sorte legata a una questione legale:Donald il conquistatore contro Zio Joe il millantatore, dovranno vedersela nell’arena del distretto processuale.

Nel frattempo, i due popoli che abitano l’America si guardano in cagnesco ma ancora da lontano, nel mezzo bivaccano branchi di coyote e volpi biforcute, in attesa del verdetto che potrebbe scattare come un grilletto.

P.S.

La presente vicenda elettorale americana mette in discussione il concetto della Democrazia rappresentativa, un concetto, del resto, ampiamente squalificato dalla grande abbondanza di abusi che questa forma di governo ha subito. Ovviamente è tutto teatro, uno spettacolo di clown politici per rintontonire e ipnotizzare i popoli. Che vinca il Trump o il Biden, nulla cambia nella sostanza, la grande opera dei nostri “overlord” in ogni caso continua a dispiegarsi indisturbata.
Tuttavia, l’enormità della frode elettorale messa in atto per favorire la vittoria di Biden, una “enormità’” cercata e voluta, visto che si è scelto il peggior candidato democratico possibile, se da un lato sembra scuotere le fondamenta della democrazia, dall’altro non fa altro che portare alla luce quello che è sempre stato: ogni elezione è truffa, ma ora te lo diciamo in faccia; prendere o lasciare. Tra le varie reazioni “negazioniste” di buona parte democratici e di tutti, ma proprio tutti, i media ufficiali, e di oltraggio, gli elettori repubblicani, c’è stata quella istituzionale della squadra dei legali di Trump, il quale, per suo conto,è stato insolitamente quieto, limitandosi a inviare qualche sporadico cinguettio.
Capitan Rudy Giuliani ha condotto la prima offensiva, ma la vera protagonista del confronto con la stampa nemica è stata la avvocatessa Sidney Powell, la quale, apparentemente, è uscita fuori copione: dopo la sua intensa filippica contro i terribili abusi commessi nei seggi elettorali ha promesso, con “troppa” convinzione, guerra totale al il sistema di corruzione, nel quale ha incluso la Cia e parte dell’establishment repubblicano. Fatto sta che, il giorno dopo, la squadra Trump ne ha preso le distanze: Sidney Powell nonè “mai” stata parte del team legale del presidente e agisce per conto suo.
Abbandonata o, forse semplicemente distanziata, ha continuato per la sua strada elevandosi a rappresentante di “We the People”, e ha recentemente presentato la sua prima azione legale contro lo Stato della Georgia, nella quale tra gli accusati di frode c’è il governatore repubblicano dello stato.
Sembra ora che la signora Powell, che tra l’altro è anche rappresenta la difesa del Generale Flynn, il silurato della prima ora del gabinetto Trump, abbia raggiunto una certa popolarità tra i patrioti americani il cui grido di guerra che riverbera nella rete è, significativamente: “Save the Republic”.
Il concetto di repubblica è il prodotto della civiltà Romana e due dei suoi cardini sono i concetti di responsabilità individuale e di diritto, due concetti che sono parimenti fondamentali nella costituzione americana, come in altre costituzioni moderne, e che, guarda caso, sono pesantemente sotto attacco dagli editti d’emergenza anti (sarebbe meglio dire “pro” …) pandemici. La costituzione pare sia l’ultima linea del fronte da abbattere, anche se è solo una linea giuridica ed esteriore, la battaglia spirituale è stata già largamente persa, pochi i sopravvissuti, troppo spesso isolati; ricostruire una forma di resistenza su questa linea così fragile sembraimprobabile… ma è anche impossibile?
Una delle qualità del “futuro” è l’imponderabilità’ e, sebbene gli arconti stiano facendo tutto il possibile per eliminare questa variabile dall’equazione mondo e per assumere il totale controllo della Natura e dello Spirito, non sono ancora riusciti a ottenerlo… la vitalità di spirito e materia sfugge al loro controllo come sabbia fine da mani troppo rozze.

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