L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 11 dicembre 2020

I mass media TUTTI ci raccontano che Euroimbecilandia ha raggiunto un compromesso con Ungheria e Polonia, spacciano fake news. Di fatto hanno ceduto su tutta la linea alle giuste pretese di questi due stati

11 Dicembre 2020
Tutelare lo stato di diritto | Perché il compromesso per superare il veto di Polonia e Ungheria non è accettabile


Secondo il Movimento europeo la mediazione raggiunta dalla Germania con Budapest e Varsavia «attribuisce sorprendentemente priorità alle identità nazionali degli stati membri» e renderebbe inapplicabile l’accordo con il Parlamento europeo sul bilancio comunitario e il NextGenerationEu

Pxhere

Il Movimento europeo in Italia ha preso nota del compromesso fra la presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione europea (SN 5281/20) e i governi polacco e ungherese in ordine al rispetto dello stato di diritto, una proposta che dovrà essere sottomessa al Consiglio europeo e, successivamente, al Parlamento europeo. Il Movimento europeo esprime la sua più profonda insoddisfazione e la sua forte preoccupazione per una proposta di compromesso che renderebbe praticamente inapplicabile l’accordo raggiunto con il Parlamento europeo lo scorso 5 novembre. Il Consiglio europeo si attribuisce da tempo poteri di decisione che non gli sono stati attribuiti dal Trattato di Lisbona (art. 15 TUE).

La proposta di compromesso:
– Attribuisce sorprendentemente priorità alle identità nazionali degli stati membri e non al rispetto dello stato di diritto
– Introduce un complicato meccanismo destinato a rinviare nel tempo ogni decisione sulle condizionalità di attribuire i fondi previsti dal bilancio e dal Next Generation EU
– Non protegge gli interessi delle cittadine e dei cittadini dell’Unione
– Concede agli stati membri che non rispettano lo stato di diritto il diritto di rivolgersi al Consiglio europeo che sarà chiamato a formulare una posizione comune secondo il principio del consenso.

Il Movimento europeo in Italia ritiene che il Parlamento europeo, a nome delle cittadine e dei cittadini che lo hanno eletto, è chiamato ora a respingere questa proposta di compromesso se essa sarà adottata dal Consiglio europeo secondo il testo concordato tra la presidenza tedesca e i governi polacco e ungherese.

*Pier Virgilio Dastoli è Presidente Movimento Europeo – Italia

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