L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 5 dicembre 2020

La finanza islamica asfalta anche le crisi indotte dal Grande Reset Occidentale, escludendo chiaramente l'economia basata sui viaggi

Emirati Arabi Uniti, presentato il rapporto 2020/21 sullo stato dell’economia islamica globale

-03/12/2020


Il Dubai Islamic Economy Development Centre (DIEDC) ha presentato i risultati del Report sullo Stato dell’Economia Islamica Mondiale (SGIE) 2020/21 dal tema “Prosperare nell’incertezza“. Lanciata nel 2013, l’ottava edizione del rapporto presenta un aggiornamento annuale sull’economia islamica, che comprende prodotti halal, finanza islamica, nonché settori e servizi dello stile di vita pre e post-COVID19.

Il rapporto SGIE di quest’anno, prodotto da DinarStandard, una società di ricerca e consulenza con sede negli Stati Uniti, stima che i musulmani abbiano speso 2,02 trilioni di dollari nel 2019 in cibo, prodotti farmaceutici, cosmetici, moda modesta, viaggi e media. Sebbene questa spesa rifletta una crescita del 3,2% anno dopo anno, si prevede che la stessa, nel 2020, subirà una contrazione dell’8% a causa dell’impatto della pandemia sull’economia mondiale. Tuttavia, si prevede che la spesa, esclusi i viaggi, migliorerà entro la fine del 2021 e raggiungerà i 2,3 trilioni di dollari entro il 2024, ad un tasso di crescita annuale cumulativo (CAGR) del 3,1%. Si stima che le attività della finanza islamica abbiano raggiunto 2,88 trilioni di dollari nel 2019, mantenedo lo stesso livello nel 2020.

In base all’indicatore dell’economia islamica globale del rapporto, che copre, quest’anno, 81 paesi, Malesia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Indonesia e Giordania sono i paesi che guidano la classifica, mentre Sri Lanka e Singapore sono state le new entry tra le prime 15 posizioni.

Gli investimenti in società rilevanti per l’economia islamica sono rallentati nel 2019/20, dopo un anno record nel 2018/19, scendendo del 13% a 11,8 miliardi di dollari. Oltre il 54% degli investimenti rientra nella categoria dei prodotti halal, mentre la finanza islamica e lo stile di vita islamico hanno attratto rispettivamente il 41,8% e il 4% degli investimenti. Tali cifre riflettono fusioni ed acquisizioni di società, investimenti di capitale di rischio in start-up tecnologiche ed investimenti di private equity.

Rafi-uddin Shikoh, CEO e amministratore delegato di DinarStandard, ha evidenziato, nel suo intervento, sia le criticità del settore a causa della pandemia, ma anche nuove opportunità di sviluppo, tra cui la tokenizzazione dei sukuk nella fintech islamica e le trasformazioni digitali accelerate in tutti i settori, indotte dalla stessa pandemia. Per quanto riguarda i prodotti Halal, i cambiamenti della catena di fornitura, gli investimenti nella sicurezza alimentare e la domanda nutraceutica possono essere considerate delle nuove opportunità per gli operatori del mercato.

Il rapporto ha, inoltre, sottolineato gli sviluppi dell’impatto sociale delle economie islamiche nell’affrontare gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite, ivi comprese le iniziative che affrontano il peggioramento del livello di povertà globale e la crisi della sicurezza alimentare a causa della pandemia da COVID-19.

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