L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 11 dicembre 2020

Le contraddizioni di Google esplodono

IL LICENZIAMENTO
Google, tempesta sul caso Gebru: Pichai si scusa (ma non fa marcia indietro)

L’allontamento della specialista di Intelligenza artificiale scatena le polemiche della comunità tecnologica. Al centro gli attacchi sull’etica dei sistemi di AI e la discriminazione fra dipendenti. Email aziendale ai dipendenti: ma nessun “mea culpa”

10 Dic 2020
L. O.

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Google ci ripensa. Dopo le polemiche scatenate nella comunità tecnologica dalla notizia del licenziamento di Timnit Gebru – una specialista nota per le ricerche sull’Intelligenza artificiale – pur non ammettendo errori il Ceo Sundar Pichai si scusa per la gestione della vicenda e dice che valuterà la situazione. “Ho sentito forte e chiara la reazione all’uscita della dottoressa Gebru – scrive Pichai in una mail aziendale -: Questa perdita ha avuto un effetto a catena su alcune delle nostre comunità meno rappresentate, che hanno visto se stesse e alcune delle loro esperienze riflesse in quella della dottoressa Gebru”.

Il caso di Timnit Gebru

Timnit Gebru, scienziata nota nel campo dell’etica dell’intelligenza artificiale e co-responsabile tecnico del team di Ethical AI di Google, nei giorni scorsi è stata licenziata dall’azienda di Mountain View per aver evidenziato i pregiudizi nei sistemi di AI.

Stando alla ricostruzione fornita da Gebru, il colosso californiano avrebbe impedito a lei e ad altre ricercatrici di Google di pubblicare a loro nome, o a quello dell’azienda, una ricerca sull’etica dell’intelligenza artificiale. La donna ha quindi posto delle richieste a Google spiegando che, se non potevano essere accolte, avrebbe lasciato la società. Big G a quel punto le ha fatto sapere di aver accettato le sue dimissioni. Il caso ha portato migliaia di dipendenti di Google e ricercatori accademici a firmare una lettera aperta di protesta.
I “bias” nel sistema di AI

In particolare la Gebru non solo denuncia il trattamento riservato dall’azienda ai dipendenti afroamericani, ma sostiene che si tratta solo della punta dell’iceberg del modello di lavoro adottato da Google. Il suo licenziamento ha scatenato una tempesta e una petizione firmata da migliaia di dipendenti Google e colleghi del settore.

L’incidente abbraccia quattro temi in particolare: uso etico dell’intelligenza artificiale, trattamento equo delle donne, etnia e trasparenza interna. È il più grande test per Sundar Pichai da quando i fondatori Larry Page e Sergey Brin hanno lasciato l’azienda circa un anno fa.

Gebru non ha risposto immediatamente alle richieste di commento, ma ha pubblicato su Twitter : “Non dipingermi come una ‘donna nera arrabbiata’. Assumiti la responsabilità dei tuoi leader, HR, rappresentanti legali e di altro tipo che molestano e discriminano persone come me e che proteggono i danni causati da certe impostazioni”.

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