L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 8 dicembre 2020

Le manifestazioni di massa dei gillet gialli sono state spente con pugno di ferro ma ora la tattica è cambiato e la polizia subisce la guerriglia, in più la Fratellanza Musulmana soffia sul fuoco

In Francia aumentano le aggressioni alle forze di polizia

8 dicembre 2020 


Negli ultimi anni i casi in cui agenti di polizia francesi sono stati aggrediti fino a rischiare la vita si sono solo moltiplicati. Il rapporto appena pubblicato da Le Figaro racconta di una media di 20 agenti che ogni giorno vengono aggrediti perché la divisa blu è invisa e non più rispettata.

Dicembre è stato inaugurato con l’arresto di un ventiduenne – individuato come un senzatetto, già noto alle forze dell’ordine – che ha tentato l’assalto alla polizia con il lancio di pericolosi fuochi d’artificio. L’attentato alle forze dell’ordine risaliva a fine ottobre, quando a Grenoble, città a sud-est della Francia, la notte di Halloween, sei agenti di polizia che pattugliavano il quartiere, vennero bersagliati da una pioggia di proiettili.

La città è nota alla cronaca per l’altissima percentuale di immigrati islamici, che causano non pochi problemi. Era il 2013 quando il sindaco di sinistra chiedeva che anche la polizia municipale portasse un’arma alla cintura. Tornata utile, poi, nei vari tentativi pericolosi di sgombero di immigrati dalle chiese della città, per esempio.

A inizio ottobre due agenti di polizia rimasero gravemente feriti da colpi di arma da fuoco, mentre erano in missione, alle dieci di sera a Herblay, un comune della Val-d’Oise, sulle rive della Senna. Mentre i due poliziotti erano in servizio, venivano aggrediti e pestati da tre uomini definiti “di tipo africano, di razza mista e nordafricana”, che hanno poi sparato per ben sette volte contro gli agenti.


Un’aggressione che la stampa ha definito un “massacro” che ha sconvolto un Paese intero, destabilizzato la prefettura di Parigi e messo in tensione il ministro dell’Interno, Gerald Darmanin.

Nella notte tra il 10 e l’11 ottobre, sempre nella regione parigina, una quarantina di persone hanno attaccato la stazione di polizia di Champigny-sur-Marne. I “fuochi d’artificio” sono serviti a mettere in scena quello che è stato un “assedio” di quasi un’ora. Nessun ferito, sebbene i locali e molti veicoli della polizia siano stati danneggiati.

Poliziotti travolti da auto in corsa ai posti di blocco a Marsiglia e a Mitry-Mory (Seine-et-Marne) il 14 e 15 ottobre, mentre il 9 novembre scontri con la polizia davanti al liceo Mireille Grenet, a Compiegne, hanno portato all’arresto di otto minorenni tra il centinaio di giovani incappucciati, che dopo essersi dedicati al lancio di “fuochi d’artificio”, hanno provato a ribaltare l’auto delle forze dell’ordine. Proprio nello stesso distretto in cui si erano verificate già violenze simili nelle precedenti settimane.

Durante la prima quarantena francese in tutto in territorio nazionale si sono registrate violenze, vandalismi e aggressioni alla polizia effettuati per lo più da bande di giovani islamici.

Secondo l’esperto di sicurezza, Éric Delbecque, l’islam radicale ha sfruttato questo periodo di confinement per esasperare il clima di avversione alle forze dell’ordine.

Un anno fa, come riporta una breve rassegna dei fatti di cronaca più gravi redatta da Le Figaro, negli stessi posti sui sono verificate più o meno le medesime aggressioni gravi ai danni della polizia. E mentre Christian Jacob, deputato e presidente de Les Republiains, ha denunciato un calo “del 6% dei mezzi” a disposizione della polizia ogni anno, il rapporto della Direzione generale della Polizia nazionale ha attestato che il numero di guardie, ufficiali e commissari feriti in missione è raddoppiato in quindici anni, passando da 3.842 a 7.399 tra il 2004 e il 2019. Ogni giorno, in Francia, venti poliziotti rischiano la vita.


Le forze dell’ordine sono le vittime principali della crisi di sicurezza determinata dall’immigrazione e dal separatismo islamico.

Sebbene le manifestazioni di questi giorni impongano un’altra narrazione e vedano la polizia accusata di brutalità nei confronti dei manifestanti, le forze dell’ordine rappresentano l’ultimo baluardo della Repubblique in molte banlieue a predominio islamico dove lo Stato punta a “riconquistarne” il controllo.

Un rapporto ottenuto da Le Figaro ha rivelato lo scorso agosto che in un anno sono stati registrati quasi 24.000 casi di resistenza violenta all’arresto. Uno o più di uno ogni 30 minuti. Solo ad agosto, le forze di polizia erano a lutto per la morte di un collega, Eric M., un brigadiere 43enne trascinato per diversi metri da un uomo ubriaco che si era rifiutato di scendere dal suo veicolo a Le Mans (Sarthe). S’è trattata della terza morte di un poliziotto in missione. La scorsa settimana un poliziotto donna è rimasta gravemente ferita a Les Ulis (Essonne) dopo essere stata investita da un’auto in fuga.

Gli insulti contro i funzionari sono aumentati del 5,3% nel 2019, quando si sono registrate 36.043 aggressioni dirette contro la pubblica autorità: 101 al giorno al giorno.

In questo contesto gli attentati contro agenti e comandi di polizia preoccupano particolarmente il ministero dell’Interno. I dati resi noti da Le Figaro riferiscono che da gennaio non meno di 63 stazioni di polizia sono state oggetto di attentati più o meno gravi: 1,3 ogni settimana. Come quando il 10 giugno, poco dopo le 3 del mattino, una dozzina di persone hanno lanciato fuochi d’artificio contro la stazione di polizia di Jouy-le-Moutier. Gli aggressori incappucciati riuscirono anche a rompere il finestrino dell’auto della polizia per lanciarvi uno straccio imbevuto di benzina. “Fuochi d’artificio” anche contro le stazioni a Dives-sur-Mer (Calvados), Wattignies (Nord), a Fontenay-le-Fleury (Yvelines) e ad Argenteuil.


Appena assunta la carica, il ministro dell’Interno Gérald Darmanin si è dovuto confrontare, all’inizio di luglio, con la morte di un’ufficiale colpita a morte durante un controllo stradale a Lot-et-Garonne. E ad agosto è stato irrobustito il sistema di assistenza psicologica per agenti di polizia vittime di aggressioni e sono già stati registrati 6.000 colloqui.

A inizio novembre il ministro ha chiesto ai prefetti di “far rispettare maggiormente le regole” e il governo sembra determinato a incrementare il dispiegamento di forze ovunque per le strade.

Lancio di sassi, bombe molotov, e armi più o meno improvvisate, le aggressioni contro la polizia sono quotidiane. Ad ogni episodio di violenza urbana, nelle cosiddette “zone urbane sensibili”, la polizia si trova ora di fronte alla minaccia dei “fuochi d’artificio”. Quando in maggio tre agenti di polizia sono stati vittime di ustioni al collo, al braccio, e alla mano, il ministro Darmanin ha dichiarato la volontà di vietare per legge la vendita al pubblico, su internet, di “fuochi d’artificio” considerati ormai alla stregua di armi.

A Champigny-sur-Marne, in Val-d’Oise, uno di quei quartieri sotto controllo islamico simbolo del progetto di riconquista repubblicana che venne varato negli anni scorsi dall’allora ministro dell’Interno Gerard Collomb, “i giovani del quartiere non ci considerano più come poliziotti ma come una banda rivale!”, dice un poliziotto alla stampa.

Nella stessa città, a inizio novembre, una quarantina di giovani ha cercato di fare irruzione nella stazione di polizia armati di sbarre di ferro. Gli assalitori, però, non sono riusciti a varcare le porte blindate che la proteggevano. Tutto era nato per denunciare l’intervento della polizia in un incidente d’auto nel distretto di Bois-l’Abbé, quartiere al centro del traffico di droga. Tra il 6 e il 9 luglio, ogni notte, le stazioni di polizia di Yvelines sono state attaccate con lancio di pietre a Les Mureaux, Fontenay-le-Fleury, Plaisir.

Mai come negli ultimi mesi la polizia ha subito così tanti attacchi. Specie nelle zone sotto il controllo “dell’ordine parallelo” dettato dalle comunità islamiche in base a quello che anche nei dossier del Senato francese viene definito ‘associazionismo islamico‘: atti criminali commessi da delinquenti radicalizzati o convertiti che si credono investiti di una missione superiore.


Oggi la Francia discute della legge di sicurezza globale approvata il 24 novembre in prima lettura. Mentre Parigi è messa a ferro e fuoco dalla guerriglia organizzata contro gli uomini in divisa e Amnesty International soffia sul fuoco delle violenze urbane dichiarando che Macron deve far fronte all’aumento della violenza illegittima da parte delle forze dell’ordine, i dati e le indagini certificano una realtà diversa.

Nonostante negli ultimi anni la Francia abbia dovuto far fronte a situazioni estreme, le forze dell’ordine non sono più violente di prima mentre negli ultimi quindici anni la violenza subita dalla polizia è aumentata a dismisura.

Gli agenti sono finiti nell’occhio del ciclone per due episodi avvenuti solo una settimana fa: il violento sgombero dei migranti avvenuto in centro a Parigi e il pestaggio di Michel Zecler, produttore musicale di colore aggredito dalla polizia. L’accusa è che le forze dell’ordine francesi siano troppo tutelate dalle autorità anche nelle situazioni in cui l’uso della forza non sarebbe giustificato e il contestato articolo 24 della Legge sulla sicurezza globale che vieta di filmare o fotografare poliziotti in azione (con pene fino a un anno di carcere e multe di 45mila euro), è considerato dai critici funzionale a mantenere questa situazione.


La legge, sostengono l’Eliseo e il governo del premier Jean Castex, è stata studiata per tutelare la stessa integrità fisica e psicologica degli agenti.

Del resto occorre fare i conti con una narrazione, imposta anche da oltreoceano dai movimenti di protesta, che puta a sottrarre fiducia nei confronti delle forze dell’ordine attaccandone la credibilità con il rischio che la guerriglia urbana venga sdoganata come legittima risposta alle violenze della polizia.

A inizio dicembre un sondaggio effettuato dall’Istituto Elabe ha rilevato che il 64 per cento dei francesi intervistati ritiene che la polizia non è violenta e gli scandali riguardano casi isolati mentre il 60 per cento ha fiducia nelle forze dell’ordine: un dato in calo di ben 9 punti percentuali rispetto al sondaggio del maggio scorso.

Nessun commento:

Posta un commento