L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 5 dicembre 2020

"Nè ci risulta che il Dottor Rinaudo percepisca alcuna remunerazione per l’incarico affidatogli dalla Regione Piemonte all’interno della task force istituita per contrastare il Covid." Perchè l'Eurispes sente il dovere di precisare su incarichi, regione Piemonte-Dott. Antonio Rinaudo, di cui non ha nessuna competenza? Il Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato si regge costantemente su equilibri di potere consolidati nel tempo


Inchieste3 Dicembre 2020 di: Andrea Cinquegrani

RINAUDO – L’EX PM, PERSECUTORE DEI NO-TAV, OGGI A CAPO DELLA TASK FORCE ANTI COVID

C’è la longa manus di Antonio Di Pietro – lui, l’ex pm che naviga da sempre sott’acqua – anche nella sentenza con cui pochi giorni fa la Corte d’Appello di Roma ha confermato una sentenza NULLA pronunciata nel 2017 dal Tribunale di Cassino, giudice Tania Tavolieri.

Procediamo con ordine, perché alla triangolazione ci arriveremo tra un attimo.

Nel 2010 la Voce pubblica un elenco di magistrati rinvenuti dall’allora pm di Palmi Agostino Cordova fra gli iscritti alla Massoneria. Quell’elenco era già stato pubblicato da quotidiani come La Repubblica e l’Unità ma, con rilievo ancora maggiore, dal settimanale L’Espresso. La Voce, in quel pezzo di dieci – dieci – anni fa, dedica tre – TRE – righe al magistrato di Torino Antonio Rinaudo così come agli altri tre o quattro compresi negli elenchi di Cordova, sempre citando le fonti ed avvertendo che si tratta di elenchi provenienti da quell’inchiesta di Palmi.

Agostino Cordova. In apertura Antonio Rinaudo

Rinaudo querela. Ma non lo fa nella sede competente per un magistrato in servizio a Torino, quella di Milano. No: pur conoscendo bene, da magistrato, le ferree prescrizione dell’articolo 11 del Codice di procedura penale, che impongono al magistrato in servizio di rivolgersi alla Corte d’Appello competente per territorio, se ne frega. E presenta la querela alla Procura di Cassino, dove all’epoca veniva stampata la Voce, come se fosse un qualunque privato cittadino e non un – lo ripetiamo – un magistrato ordinario in servizio a Torino.

Il processo che viene celebrato a Cassino deve pertanto essere considerato NULLO. Un processo farsa. Rinaudo ed i suoi avvocati – lo studio di Vittorio Nizza, a Torino, altro nome rimbalzato nei processi contro la Juventus – lo sanno bene. Ma vanno avanti lo stesso, udienza dopo udienza. Anche quando la difesa della Voce convoca come teste proprio l’anziano Agostino Cordova. Il quale, sorretto dai familiari a causa delle precarie condizioni di salute, per amore di Giustizia arriva al Tribunale di Cassino e dinanzi alla giudice Tavolieri dichiara che, sì, il nome di Antonio Rinaudo era effettivamente presente negli elenchi degli iscritti alla Massoneria che aveva acquisito quando era procuratore capo a Palmi.

La Tavolieri da quest’orecchio non ci sente. Non le basta che la notizia pubblicata si era dimostrata vera, documentata, di pubblico interesse ed espressa con la massima continenza.

Il Tribunale di Cassino

Al diavolo il Codice Penale. Nel luglio 2017 Tavolieri non solo condanna i giornalisti della Voce, ma impone loro una provvisionale di 5.000 (cinquemila) euro come ristoro del danno patito dal povero collega Rinaudo.

Non contenta, visto che le hanno assegnato altri due processi per presunta diffamazione contro la Voce, emette a raffica subito dopo altrettante condanne ed altre due provvisionali per migliaia di euro in favore di privati cittadini, che non avevano mai contestato falsità o errori negli articoli (perché non ce n’erano).

Perché la giudice Tavolieri non teme di conquistare il record di avere comminato TRE provvisionali contro un giornale locale, visto che la provvisionale viene adottata solo in casi di omicidio, incidente stradale o rapina, e mai, nella storia del giornalismo, ha riguardato la diffamazione?


E perché assegna 5.000 euro al collega Rinaudo, che peraltro nella querela non aveva mai affermato di avere patito alcun danno, quand’anche la diffamazione vi fosse stata (e non c’era)?

Andando a cercare sul web la storia della sua carriera, scopriamo che la dottoressa Tania Tavolieri nel 2016 otteneva il conferimento delle funzioni di magistrato ordinario dal Consiglio Giudiziario di Roma con un relatore che si chiama “prof. Scicchitano” (vedi documento qui accanto). Il relatore dunque altri non è se non il professor Sergio Scicchitano, storico avvocato di Antonio Di Pietro, il quale, da tempo è tornato a fare l’avvocato proprio nello studio legale dell’amico Scicchitano.

A questo punto, non ci resta che lasciare la parola a Wikipedia.

Sergio Scicchitano è stato nominato dal Tribunale di Roma in una serie di importanti incarichi, come presidente di collegi arbitrali[ e liquidatore giudiziale, curatore di fallimenti di valore economico molto rilevante. Insomma, si può tranquillamente affermare che il prof. Scicchitano è una personalità molto potente al Tribunale di Roma.

Quanto al rapporto con Di Pietro, seguiamo ancora Wiki: Sergio Scicchitano si è presentato alle elezioni politiche per la lista di Italia dei Valori (candidato al senato nel 2001) quando tale formazione non riusciva ad ottenere seggi. Scicchitano ha ricevuto incarichi di partito ed in particolare è stato il Presidente del Collegio Nazionale dei Probiviri. Quando Antonio Di Pietro è divenuto ministro, Sergio Scicchitano ha assunto svariati incarichi di nomina pubblica o in aziende pubbliche. E ora, eccolo là (vedi foto): Di Pietro troneggia col sorrisino malizioso come primo avvocato dello studio legale Scicchitano.


Quando nel 2007 ebbe inizio la persecuzione di Di Pietro contro la Voce, la prima mossa la fece proprio l’avvocato Scicchitano. Il giornale aveva appena pubblicato la prima inchiesta in assoluto sulle proprietà immobiliari del “moralizzatore” d’Italia. Era la stessa inchiesta sulla “Di Pietro immobiliare” portata avanti da Elio Veltri, che poi sarebbe stata ripresa anni dopo da Report nella famosa puntata con l’intervista di Sabrina Giannini costata la carriera politica all’ex pm di Mani Pulite, che di fronte alle telecamere divenne rosso come un peperone.

Alla Voce, Di Pietro l’aveva giurata da quel dì. Due ore dopo l’uscita in edicola del giornale, in redazione arrivò un minaccioso fax dello studio Scicchitano per conto di Di Pietro.

Chi ancora non conoscesse le fasi successive del calvario giudiziario, che ha costretto i giornalisti della Voce a vivere braccati come boss della camorra, può leggerla anche qui e qui.

Il governatore del Piemonte Alberto Cirio

Chiudiamo facendo le congratulazioni all’ex pm Antonio Rinaudo. Non gli bastava la pensione d’oro di ex magistrato: appena lasciata la Procura, ha già assunto due nuovi, lucrosi incarichi. Prima si è fatto nominare presidente dell’Eurispes Piemonte e, da poco, il governatore del Piemonte Alberto Cirio lo ha piazzato anche a capo della task force anti Covid in regione, con pieni poteri (e laute remunerazioni). Un “premio alla carriera”, quello conferito ad Antonio Rinaudo, per avere messo sotto accusa ed arrestato, buttando la chiave, i pacifici manifestanti della Val di Susa contro il mostro TAV. I quali nel 2014 realizzarono un esplosivo dossier sulle infiltrazioni in Piemonte della ‘Ndrangheta, che ad oggi risulterebbe insabbiato.

Prima che venga a togliere anche gli ultimi stracci e la sedia da cui continuiamo testardamente a scrivere la Voce delle Voci online, a Rinaudo ricordiamo che azionerà gli atti esecutivi – come ha già minacciato – avendo in mano una sentenza-truffa, perché, come lui ben sapeva, quel processo doveva essere celebrato a Milano, unica sede competente a giudicare sui magistrati in servizio a Torino, anche quando sono loro a promuovere le cause.

Quanto ai nostri colleghi, diciamo loro di tenere a mente questa lezione. A differenza di qualsiasi altro comune mortale nella civilissima Europa e nel mondo occidentale, in Italia per i giornalisti vige l’identico principio degli ergastolani: fine pena mai. Altro che Xin Jinping!…

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RICEVIAMO DALL’UFFICIO COMUNICAZIONE DELL’EURISPES E PUBBLICHIAMO
Gentile Direttore,
in merito all’articolo apparso oggi al seguente link
ci preme precisare che il Dott. Antonio Rinaudo non ricopre l’incarico di Presidente dell’Eurispes Piemonte bensì di Direttore della sede regionale del Piemonte-Valle d’Aosta dell’Eurispes, nè ci risulta che il Dottor Rinaudo percepisca alcuna remunerazione per l’incarico affidatogli dalla Regione Piemonte all’interno della task force istituita per contrastare il Covid.
Con i più cordiali saluti e auguri di buon lavoro.
Susanna Fara

EURISPES
Responsabile Comunicazione
cell. 329 2282239

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