L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 31 dicembre 2020

Quella parte del Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato racchiuso nel Consiglio regionale calabra esulta battendo le mani ad un uomo che dovrà essere processato per concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico mafioso

Quello scandaloso applauso del Consiglio a Tallini: la casta che difende se stessa

Durissimo il segretario regionale della Cgil Angelo Sposato: «Invece di batterle quelle mani avrebbero dovuto alzarle in alto ed uscire dal Consiglio regionale. Vergogna!»

di Ric. Trip. 
31 dicembre 2020 14:26


«Invece di batterle quelle mani avrebbero dovuto alzarle in alto ed uscire dal Consiglio regionale. La Calabria non merita tutto questo. Vergogna!»

Il segretario regionale della Cgil Angelo Sposato non usa mezze misure per descrivere, tramite un post su facebook, quanto avvenuto in occasione del rientro di Domenico Tallini in Consiglio regionale.

L’ex presidente di palazzo Campanella, dopo aver vista revocata la misura cautelare degli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta “Farmabusiness” con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico mafioso, ha legittimamente potuto riprendere il proprio posto tra gli scranni del Consiglio regionale.

Chiamato in Aula dal suo successore e compagno di partito Giovanni Arruzzolo è stato accolto dagli applausi dei colleghi. Un gesto eclatante di cui non si sentiva la necessità in quanto è sembrato un modo per la casta di difendere se stessa e blindarsi dentro i palazzi.

E se è vero che il processo dovrà fare il suo corso e che Tallini si dice certo di poter dimostrare la propria innocenza, è anche vero che palazzo Campanella si è dimostrato negli anni troppo permeabile rispetto agli appetiti e agli interesse della criminalità organizzata. Prima di Tallini anche un altro consigliere di centrodestra, Domenico Creazzo, era finito agli arresti. Ed ogni legislatura è stata sempre falcidiata da operazioni delle varie Procure che hanno smascherato troppe volto rapporti illegali tra la politica e i clan.

Forse affrontare un dibattito sulla questione morale sarebbe stato più opportuno, magari anche facendo valere le ragioni di una politica rispetto ad alcune dinamiche giudiziarie spesso rivelatesi troppo frettolose specie nella fase delle indagini preliminari, ma non certo quello di autoassolversi con un applauso tra sodali.

L’immagine della Calabria, già compromessa dopo gli ultimi anni di cattiva gestione della res publica, non aveva certo di un altro spot che gonfiasse ancora le vele del populismo e della demagogia restituendo ancora una volta l’istantanea di un palazzo di privilegi che pensa solo a salvare se stesso. Così come dimostra, ad esempio, anche il dibattito sulla data delle elezioni che nulla ha a che fare con i dati epidemiologici o con la sicurezza degli elettori, ma guarda solo agli interessi di partito.

Nessun commento:

Posta un commento