L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 dicembre 2020

Renzi Nardella Carrai, il loro Sistema ha fatto diventare il cuore di Firenze un fast food

La querela temeraria di Nardella colpisce la democrazia, non solo Tomaso Montanari

24.12.2020 - Firenze - Per Un Altra Citta


Dario Nardella, al momento sindaco di Firenze, ha querelato Tomaso Montanari chiedendo 165.000 euro di danni per aver detto quello che ogni persona, libera intellettualmente e attenta al bene comune e non al profitto di pochi, ha compreso ormai da anni: «Firenze è una città in svendita, è una città all’incanto, una città che se la piglia chi offre di più: e gli amministratori di Firenze sono al servizio di questi capitali stranieri che prendono la città e la smembrano».

Su questo tema anche La Città invisibile ha scritto più volte, si legga ad esempio l’inchiesta A chi fa gola Firenze di Antonio Fiorentino o Svendi Italia di Report in cui trovate anche le dichiarazioni incriminate di Montanari. Oggi non entriamo nel merito della questione, già trattata da molti e, significativamente, da una rete di gruppi e movimenti fiorentini esclusi dal dibattito mainstream sulle condizioni a cui è stata costretta la città dall’attuale classe dirigente politica e imprenditoriale. Ci interessa invece capire il meccanismo che ha mosso il sindaco a chiedere danni in sede civile e non penale. Vogliamo comprendere perché Nardella e i suoi assessori Giachi, Bettini Del Re, Funaro, Gianassi, Giorgetti, Guccione, Martini, Sacchi, Vannucci chiedono complessivamente 165.000 euro e non si affidino invece, sempre che sussista, al reato di diffamazione che prevede una multa tra i 258 e i 2.582 euro.

La risposta che ci siamo dati è tra le peggiori che si possano avere in una democrazia che riconosce in Costituzione sia il diritto di libera manifestazione del pensiero che il diritto di cronaca e di critica. Diritti che ricordiamo sono stati introdotti in funzione antifascista.

Si tratta evidentemente, nel caso di Nardella & Co. contro Montanari, di una querela temeraria, atta a intimidire chi si permette di avere ed esprimere concetti, idee, opinioni che avversano la narrazione imposta dal dominante sulle politiche che produce. Una narrazione troppo spesso dopata, è bene ricordarlo, da fondi, contributi, format, “invenzioni” e pubblicità di emanazione pubblica che vanno a colmare i vuoti dei bilanci di molte delle imprese editoriali locali in piena crisi economica e di identità.

La querela temeraria in genere è avulsa dal merito legale della vicenda, ma ha la capacità di colpire la vittima spremendo tempo, denaro, energie. È sopratutto il tentativo di zittirla, di inibire quel conflitto che sta alla base di ogni dialettica virtuosa quando al centro del dibattito c’è la cosa pubblica. Gli inglesi chiamano questo fenomeno chilling effect (effetto raggelamento) e produce nel malcapitato, soprattutto se debole economicamente, una sorta di autocensura.

La querela temeraria colpisce le persone che esercitano il cosiddetto Quarto potere, siano essi giornalisti, intellettuali, donne e uomini che in piena libertà chiedono conto al potere delle sue azioni. Intimidire questi soggetti vuol dire minacciare lo stato di diritto e l’accesso ad un’informazione libera. Spesso chi ne è colpito, non è il caso di Tomaso Montanari, decide di stare zitto, di aspettare in silenzio che si calmino le acque, perché non ha risorse di alcun tipo per affrontare una causa costosa e impegnativa. Ed è spesso abbandonato dal proprio editore.

Il problema è noto da tempo. Ci sono migliaia di querele temerarie attive in tutta Europa e non solo. È naturale aspettarsi pertanto che chi si affida a questo tipo di azione venga fermato perché rappresenta un virus letale per la democrazia: se la normale circolazione delle notizie viene ostacolata è evidente che il paese è destinato a diventare meno libero. Non è un caso, infatti, che in Parlamento sia in discussione una legge che introduca un’ipotesi di responsabilità aggravata civile per chi, in malafede o colpa grave, attivi un giudizio di richiesta danni. Se approvata questa legge – chissà perché però il dibattito è in stallo, a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina – avrà il merito di tutelare i giornalisti e chi, come loro, rappresenta il nostro “cane da guardia” contro gli abusi del potere.

Comprendiamo come Nardella non sia abituato ad avere a che fare con il giornalismo di inchiesta ma solo con quello di complemento, nella sua accezione militare di accompagnamento. In questa vicenda gli riconosciamo comunque un merito: ha palesato a tutti lo spessore umano e politico alla base del suo agire pubblico; ha mostrato la sua fragilità e la debolezza di politiche che per sorreggersi hanno bisogno di un consenso totale e totalizzante; ha reso evidente che nessuna opinione libera e indipendente può essere tollerata. Di questa epifania lo ringraziamo.

Cristiano Lucchi

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