L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 4 dicembre 2020

Siamo colonia francese e il corrotto euroimbecille Pd ci ha venduto

FINCANTIERI-STX/ Il flop che ricorda i veri rapporti Italia-Francia

Pubblicazione: 03.12.2020 - Paolo Annoni

Secondo quanto riportato da Repubblica, ormai il progetto di acquisizione di Stx da parte di Fincantieri sarebbe destinato a fallire

Lapresse

L’acquisizione della francese Stx da parte di Fincantieri, annunciata nel 2017 con Gentiloni presidente del Consiglio, dopo tre anni travagliati con ogni probabilità non verrà mai finalizzata. A dare la notizia è stata ieri La Repubblica che cita un documento della commissione affari economici del Senato francese secondo cui l’acquisizione sarebbe un errore strategico per i rischi per l’occupazione e la sovranità francesi; il documento cita come motivazione anche l’accordo tra Fincantieri e la cinese “Cssc” e il rischio di perdita di know-how ma dopo tre anni sinceramente la “scusa” sembra un po’ tirata. La realtà è che l’acquisizione di Stx da parte degli “italiani” di Fincantieri rientrava in una partita più ampia i cui contorni e dettagli non sono mai stati chiariti e che hanno incluso strani cambi geografici.

Questo però non è il cuore della questione. La “notizia” è che gli italiani non possono comprare aziende minimamente strategiche in Francia a nessuna condizione e se ci provano, ci ricordiamo ancora la fallita operazione di Enel, vengono con pazienza e costanza lasciati fuori. Negli stessi anni i francesi hanno comprato in Italia aziende strategiche di ogni ordine e grado e pezzi di industria italiana, pensiamo al lusso, senza alcuna opposizione.

Non vorremmo però continuare la lamentela su un “trend” che è sotto gli occhi di tutti da un paio di decenni. Quello che ci importa è che meno di un mese fa, il 4 novembre, un’inchiesta di Federico Fubini pubblicata sul Corriere della Sera ci avvisava dell’alleanza tra Francia e Italia che “si stanno fondendo sul piano produttivo”. A sostegno della tesi si citavano FCA-PSA, Luxottica-Essilor, le banche e la moda. In questo elenco non troviamo una singola operazione che non sia classificabile come un’acquisizione “francese” nella forma o nella sostanza. Basterebbe, d’altronde, fare un rapido controllo sulla proprietà o sulla sede della società risultanti dalla fusione.

La questione vera è la narrazione su un processo di “integrazione europea” che non è affatto tra pari, almeno e sicuramente nel caso italiano. Si “narrano” alleanze e fusioni che in realtà sono un lungo elenco di operazioni a senso unico e che si descrivono come segno di una vera integrazione europea. La sostanza però non sfugge più a nessuno e il fallimento dell’unica operazione di segno opposto è solo l’elemento più evidente. Questa narrazione riflette il particolarissimo approccio italiano all’Europa, unico nel panorama dei Paesi membri, ed è probabilmente la causa principale del crollo dei sentimenti “europeisti” in Italia. Se l’Europa non è quello che ci hanno narrato e continua a non esserlo il problema, allora, non siamo noi italiani ma l’Europa stessa condannata da una narrazione ormai inspiegabile a essere strutturalmente deludente. Per tutti gli altri l’Europa e le sue istituzioni sono solo uno strumento per portare avanti interessi nazionali, certo in partnership con gli altri, per noi è il sol dell’avvenire che non viene mai e per cui nel frattempo si è sacrificato e si continua a sacrificare tutto; incluse le aziende strategiche che i francesi, giustamente, non sacrificheranno mai. Il tutto, tra l’altro, innaffiato da legioni d’onore e simili.

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