L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 25 gennaio 2020

NoTav - cominciata le distribuzioni di prebende

Frediani (M5S): “Appalti Tav assegnati ad aziende sotto inchiesta. Ottimismo della giunta Cirio fuori luogo”

VENERDÌ, 24 GENNAIO 2020


Per gli appalti TAV assegnati oggi a Salini Impregilo e Vinci c’è poco da esultare.

L’amministratore delegato Pietro Salini è infatti sotto inchiesta per turbativa d’asta per gli appalti legati al terzo valico. In pratica, secondo l’accusa, pare che le gare venissero assegnate in cambio di mazzette. L’inchiesta nell’ottobre 2017 ha portato agli arresti domiciliari 14 persone tra imprenditori e manager del consorzio guidato da Salini che è general contractor dell’opera.

Vinci Constructions è invece sotto inchiesta per “presa illegale di interessi e favoritismi”.

Lo spettro delle inchieste pare non turbare la giunta Cirio che attraverso le parole dell’assessore Gabusi si mostra ottimista alludendo ad una non meglio precisata fase di “non ritorno” come se la questione fosse chiusa qui. Occorre forse ricordare che la mafia era interessata a lavori di costruzione della Torino-Lione: una vicenda già emersa nel 2014 durante l’inchiesta ‘San Michele’ della procura di Torino e ora certificata dalla Cassazione nella sentenza di condanna, diventata definitiva depositata in questi giorni, a carico di otto imputati.

C’è quindi poco di cui gioire.

Gli Emirati Arabi combattono la Fratellanza Musulmana, vogliono essere parte attiva nel commercio del Mediterraneo, sviluppano una strategia presente-futura che si interseca con la Cina, hanno bisogno di un corridoio che vada dal Corno d'Africa al mare libico

Perché gli Emirati Arabi sponsorizzano la guerra in Libia? Risponde Cinzia Bianco (Ecfr)



Il coinvolgimento degli Emirati Arabi Uniti nella crisi in Libia fa da cartina di tornasole per gli interessi strategici di Abu Dhabi sui grandi dossier che riguardano la sua collocazione internazionale futura. Giocati in perfetto equilibrio tra le grandi potenze del mondo, per primi Usa e Cina. Il quadro complessivo descritto da Cinzia Bianco (Ecfr)

Secondo diverse letture, il signore della guerra dell’Est libico, Khalifa Haftar, avrebbe due generi di sponsorizzazioni. Quella più discreta fornita dalla Russia e dalla Francia. Quella di Egitto ed Emirati Arabi, dove se i primi – dicono fonti di stampa – stanno leggermente alleggerendo il propri impegno, Abu Dhabi è il centro della spinta tecnica e politica della campagna haftariana per conquistare Tripoli. Operazione che procede nonostante la tregua extra-libica segnata dalla Conferenza di Berlino, e nonostante nella stessa riunione internazionale si sia rimarcata la necessità di sospendere gli aiuti esterni ai fronti in guerra (rispettando un embargo Onu).

Su queste colonne, Karim Mezran dell’Atlantic Council ha detto che gli Emirati sembrano i reali vincitori della Conferenza di Berlino. Hanno ottenuto che il loro uomo in Libia, Haftar, diventasse potabile sul piano diplomatico e allo stesso tempo stanno continuando a sostenerlo sul piano militare. “Certo, perché l’idea che sentiamo ripetere secondo cui il conflitto libico non si possa vincere sul piano militare non è assolutamente condivisa ad Abu Dhabi. E questo spiega perché sono disponibili a livello retorico e diplomatico, ma non credono che la via politica sia l’unica strada”, spiega a Formiche.net Cinzia Bianco, research fellow su Europa e Medio Oriente all’European Council on Foreign Relations di Berlino.

Ma qual è il genere di interesse degli Emirati sulla Libia? “Molti. Partiamo dal principale: la ‘String of Ports’, la strategia con cui gli emiratini vogliono costruire una catena di porti, con la quale vogliono diventare una stampella della Cina nella Belt and Road Initiative. Ossia vogliono essere un offshot della Bri che loro possono controllare e gestire, diventando così un partner nevralgico e indispensabile di un player che considerano in ascesa, diversamente da come vedono gli Stati Uniti. Questo pensano che gli garantirà influenza internazionale in futuro”.

E non a caso nella Cirenaica (la regione orientale della Libia controllata militarmente da Haftar) gli Emirati hanno già messo le mani su infrastrutture portuali sia per scopi civili che militari. E su questo va allargata l’ottica all’intero quadrante nordafricano, perché sul Marocco e sulla Mauritania, così come in Tunisia, la penetrazione è più difficile per il contesto politico non amico di Abu Dhabi. Allora la Libia diventa importante. C’è infatti anche una confronto di livello più alto, infatti: diciamo sul piano politico intra-islamico. “È l’altro grande obiettivo emiratino. Contrastare la Fratellanza musulmana, che in questo momento ha nella Turchia il paese di riferimento. E siccome in questo momento la Libia è importante per Ankara, e la Turchia è diventata il nemico-numero-uno nella lista di pericolosità di Abu Dhabi, l’equazione è fatta”, aggiunge Bianco.

E per quel che riguarda le risorse naturali? La Turchia s’è pesantemente spostata su Tripoli per mettersi di traverso al quadro dell’EastMed, dove il sistema geopolitico che si sta creando attorno a immensi reservoir energetici è percepito da Ankara come ostile. E i geologi dicono che nell’off-shore libico ci sono giacimenti che potrebbero essere importanti. Abu Dhabi ha interessi in questo senso? “Certamente anche per le grandi famiglie mercantili degli Emirati c’è un interesse al quadro energetico, e poi non dimentichiamo che la Libia è una cerniera di collegamento tra il Mediterraneo e il Corno d’Africa, dove gli emiratini hanno grossi interessi sul piano geopolitico”.

Qualcosa che è concreto anche in Yemen, dove gli Emirati guardano soprattuto al Sud, coste lungo le quali stanno costruendo già dei terminal portuali per risorse petrolifere da cui arrivare poi via terra e aggirare Hormuz, senza subire la minaccia iraniana. Bianco ricorda per esempio l’importanza dell’isola di Sokotra, a sud dello Yemen, davanti al Corno d’Africa, “è già sotto sovranità emiratina, anche se in maniera informale, perché è piazzata in un quadrante in cui diventa fondamentale per la string portuale e la sicurezza marittima”.

Molto spesso quando si parla di Emirati si parla di Arabia Saudita in modo automatico: c’è una sovrapposizione su queste dinamiche? “Sì, ma non pensiamo a un doppio filo. Gli emiratini condividono con Riad la visione portuale che si lega alla Cina, così come hanno condiviso che se il Medio Oriente vedrà gli Usa in ritirata strategica allora potrebbe diventare un far-west dove dunque se non estendono la loro influenza, allora saranno i turchi a farlo. Però possiamo dire che non c’è una dipendenza esclusiva”.

Delle relazioni tra Emirati e Cina si parla da diverso tempo, ma sappiamo che Abu Dhabi è molto collegata, amica, alleata di Washington. Introdurre il discorso libico ci ha permesso di inquadrare una una strategia, di cui la Libia fa da cartina di tornasole magari, che vede gli emiratini orientati verso Pechino. Come gestiscono questa dicotomia? “Sanno di essere indispensabili per sostenere i grandi interessi strategici di queste potenze. Washington e Pechino guardano al Medio Oriente, ma non vogliono un enorme coinvolgimento, e così gli emiratini trovano il modo di incunearsi in quegli interessi cinesi o americani e contemporaneamente tutelano le loro strategie”.

Sono molto pragmatici, dunque, e per questo diventano utili anche per i rivali. “Per esempio, quando diciamo di rendersi indispensabili per i partner più grandi, intendo anche quello che sta succedendo in Libia. Magari ultimamente le cose stanno un po’ cambiando anche perché c’è stata bad-press, ma fino a qualche tempo fa a Washington, non dispiaceva affatto il posizionamento libico degli emiratini. Era un modo per restare distaccati e sfruttare il loro coinvolgimento”.

Via gli Stati Uniti dalle terre dell'Iraq

Milioni di iracheni manifestano nelle strade di Baghdad per chiedere la fine dell'occupazione statunitense


Antisionismo Non È Antisemitismo

I cittadini iracheni sono scesi oggi per le strade di Baghdad, la capitale irachena, per chiedere la fine dell'occupazione delle truppe statunitensi nel paese arabo
Sventolando bandiere dell'Iraq, milioni di iracheni provenienti anche da altre città del paese arabo, hanno raggiunto Tahrir Square, nel centro di Baghdad, gridando slogan contro gli Stati Uniti, un paese che ha una storia di gravi atrocità in Iraq.

Milioni di iracheni marciano nelle strade di Baghdad per chiedere la fine dell'occupazione statunitense

La marcia è una risposta all'offensiva aerea degli USA del 3 gennaio scorso a Baghdad che ha posto fine alla vita del comandante della Forza Quds, il generale Qasem Soleimani, del comandante dell'unità della mobilitazione popolare dell'Iraq (Al-Hashad Al-Shabi, in arabo), Abu Mahdi al-Muhandis e altri militari.

Baghdad denuncia che le azioni di Washington sul suolo iracheno costituiscono "una pericolosa violazione della sovranità irachena", pertanto chiede l'immediata partenza di circa 5200 soldati statunitensi schierati nel paese arabo.

Durante il corteo i manifestanti hanno simbolicamente impiccato l'effige del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Per l'Iraq questa è la seconda grande marcia della sua storia contro l'occupazione straniera, questa volta per chiedere la fine della presenza militare americana.
Era il 1920 quando gli iracheni manifestarono per la prima volta contro l'occupazione del Regno Unito e cacciarono gli occupanti dalla loro terra.

Oggi, 24 gennaio 2020, il popolo iracheno è sceso in piazza nella sua seconda marcia contro l'occupazione, chiamata seconda "Rivoluzione di Ashrin".

Notizia del: 24/01/2020

«La riforma della giustizia – ha affermato Gratteri – e quella della scuola sono le più importanti e dovrebbero andare a braccetto»

Nicola Gratteri: “Abbiamo la migliore Polizia Giudiziaria al mondo, un Carabiniere chiamato la vigilia di Natale corre a compiere il proprio dovere”

Red
SABATO 25 GENNAIO 2020


“Abbiamo la migliore Polizia Giudiziaria al mondo, se un Carabiniere viene chiamato la vigilia di Natale, lascia la forchetta e corre a compiere il proprio dovere, all’estero ho visto interrompere pedinamenti importanti perchè era finito il turno di un particolare giorno […..] il merito del successo di ogni operazione è esclusivamente di Poliziotti e Carabinieri

«In Italia non si sono finora verificati attentati terroristici perché c’è la cultura del controllo del territorio. Infatti da noi opera probabilmente la migliore polizia giudiziaria del mondo».

È quanto ha sostenuto il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri presentando in una vecchia intervista che oggi, più che mai vogliamo ricordare.

L’affermazione, durante, la presentazione del suo libro: “Padrini e Padroni. Come la ‘ndrangheta è diventata classe dirigente”.


«La riforma della giustizia – ha affermato Gratteri – e quella della scuola sono le più importanti e dovrebbero andare a braccetto».

«L’assistenzialismo è stato il più grande crimine compiuto contro il Sud poiché ha alimentato direttamente e indirettamente le mafie. Per combattere la criminalità occorre prima di tutto capirla per contrastarla nei suoi falsi miti per poterne comprendere la terribile pericolosità. C’è tanto da fare sul piano culturale – ha detto, spiegando la sua intensa opera di divulgazione della conoscenza della “malapianta” criminale – È un’attività faticosa, ma indispensabile per scuotere le coscienze. Non è vero che i calabresi siano omertosi: molto spesso non hanno nessuno con cui parlare».

Togati malati - non voleva denigrarlo però l'ha fatto, il resto sono chiacchiere e poi è andato in Tv consapevolmente altro che sproporzione la richiesta del suo trasferimento, è poca cosa


Accuse al procuratore Gratteri, il legale di Lupacchini: “non voleva denigrarlo”

Redazione 1Gen 25, 2020Calabria

Le parole di Otello Lupacchini nei confronti del procuratore Gratteri non sarebbero state pronunciate con l’intenzione di denigrarlo. A dirlo il legale del procuratore generale che auspica un ritorno alla normalità dei loro rapporti

CATANZARO – Ha escluso qualsiasi intenzione di denigrare i magistrati del Distretto e il loro operato, ma piuttosto quella di sollecitare una riflessione su circostanze e criticità nei rapporti istituzionali tra Procure. Il procuratore generale di Catanzaro, Otello Lupacchini, ha parlato per tre ore davanti alla sezione disciplinare del Csm, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di trasferimento per incompatibilità ambientale del magistrato. La decisione da parte del Csm sarà depositata nei prossimi giorni.

Ieri è stata la volta del suo avvocato, Ivano Iai, che ha ripercorso tutta la vicenda che ha portato alla richiesta cautelare di trasferimento avanzata dal Procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, e dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, nei confronti di Lupacchini, che nelle scorse settimane aveva rilasciato un’intervista, dopo gli oltre duecento arresti nell’ambito dell’inchiesta “Rinascita Scott” contro la ‘ndrangheta, in cui sarebbe stato delegittimato l’operato del procuratore Nicola Gratteri. Secondo il difensore, non vi è mai stata da parte di Lupacchini alcuna intenzione o volontà di delegittimare o denigrare Gratteri ed i suoi sostituti.

Ivano Iai

Il procuratore generale, nel corso dell’udienza, ha auspicato la normalità dei rapporti tra il suo ufficio e la Procura della Repubblica di Catanzaro, in applicazione obiettiva delle norme di coordinamento e collegamento per le indagini di mafia. I principali argomenti sottolineati dall’avvocato Iai nel suo intervento sono stati due: l’assenza di fumus di fondatezza dell’azione disciplinare e l’insussistenza dell’urgenza di provvedere alla misura poiché l’ufficio di Procura generale garantisce il buon andamento della giustizia nel Distretto di Corte d’appello di Catanzaro.

Iai ha anche sostenuto che c’è una sovrapposizione di procedure, davanti alla Prima commissione e in sede disciplinare e cautelare e, secondo quanto previsto dal regolamento del Csm, la prima dovrebbe essere sospesa. Sproporzionato, rispetto all’incolpazione, sarebbe poi il trasferimento richiesto, visto che per le contestazioni a Lupacchini, che ha rilasciato l’intervista, a detta del suo difensore, manifestando liberamente il suo pensiero su fatti pregressi non come Procuratore generale ma come esperto nel contrasto alla criminalità organizzata, è prevista la sanzione della censura.

Togati malati - a tutt'oggi la 'ndrangheta continua ad aggiustare processi e sentenze attraverso i suoi contatti con la massoneria soldi&potere

Il buco nell'acqua
Inchiesta ‘Wind Farm’, ennesimo flop di Gratteri: 24 innocenti

Redazione — 24 Gennaio 2020


Si è chiuso dopo tre anni con 13 prescrizioni e 11 assoluzioni il processo nato dall’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sul parco eolico “Wind Farm” di Isola Capo Rizzuto, considerato tra i più grandi d’Europa con i suoi 48 aerogeneratori. Il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri aveva spiegato nella conferenza stampa del marzo 2017, convocata per illustrare l’operazione, che dietro parco eolico più grande d’Europa “ci sono i soldi e i beni accumulati in anni e anni di comportamenti mafiosi” dalla cosca Arena.

LE ACCUSE E LA SENTENZA – Agli imputati veniva contestato l’abuso di ufficio e falsità ideologica perché, nella loro qualità di pubblici ufficiali quali componenti del Nucleo di Valutazione d’impatto ambientale (Via) della Regione, avevano emesso parere favorevole riguardo la compatibilità ambientale del progetto in assenza di alcuna istruttoria a riguardo. Tra gli assolti perchè il fatto non costituisce reato l’ex consigliere regionale Giuseppe Graziano (candidato alle prossime Regionali con l’Udc), oltre a Salvatore Curcio, Antonino Genovese, Vincenzo Iacovino, Giovanni Misasi, Vittoria Imeneo, Egidio Michele Pastore, Luciano Pelle, Annamaria Ranieri, Domenico Vasta, Massimo Zicarelli, tutti i componenti del Nucleo Via.

Mattarella Salvini Zingaretti Crimi Meloni vogliono la morte di Nicola Gratteri - Il Sistema massonico mafioso politico istituzionale vuole fortemente vuole la morte di Nicola Gratteri - E i togati malati continuano a fare danni, elevati danni

NICOLA GRATTERI “MORTO CHE CAMMINA”/ Intercettazione: ‘ndrangheta prepara attentato?

Pubblicazione: 25.01.2020 - Dario D'Angelo

Nicola Gratteri “è un morto che cammina”: la ‘ndrangheta avrebbe già assoldato dei sicari per compiere un attentato contro il magistrato calabrese.

Nicola Gratteri (LaPresse)

Nicola Gratteri è “un morto che cammina”. La stessa definizione che la mafia diede di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino emerge ora per il procuratore della Repubblica di Catanzaro protagonista di una lotta senza quartiere alla ‘ndrangheta da un’intercettazione datata gennaio 2018. Il contenuto dell’intercettazione è diventato ufficiale solamente in questi giorni, ma non è meno allarmante alla luce delle voci che vogliono i clan calabresi coalizzati contro il magistrato che da 30 anni vive sotto scorta. Come riportato da Avvenire, dopo l’ultima riunione del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza svoltasi in prefettura a Catanzaro alla quale, tra gli altri, hanno preso parte il prefetto Francesca Ferrandino, il questore Amalia Di Ruocco e le forze dell’ordine, si è deciso di rafforzare il dispositivo di sicurezza nei confronti del magistrato.

NICOLA GRATTERI, “E’ UN MORTO CHE CAMMINA”

Oltre al rafforzamento dei sistemi di sorveglianza, a Gratteri è stata assicurata un’implementazione di tipo logistico con l’invio da parte del ministero dell’Interno di nuove macchine blindate e corazzate in caso di attentati con bombe. Proprio l’idea di un attentato, per quanto questa voce non sia stata confermata ufficialmente, occuperebbe i pensieri dei capi di ‘ndrangheta. Per ridurre ogni rischio, anche le ‘normali’ finestre dell’ufficio del procuratore sono state sostituire con quelle blindate, mentre tutti gli appuntamenti pubblici di Gratteri sono stati annullati. Come sottolineato da Avvenire, le dichiarazioni di alcuni politici, seguite all’operazione Rinascita Scott guidata da Gratteri, sono state interpretate dalla criminalità organizzata come un vero e proprio segnale di abbandono nei confronti del magistrato. Le critiche e gli attacchi nei confronti del suo operato, condivisi anche da una parte della magistratura, sarebbero stati letti come una delegittimazione di Gratteri, un segno di debolezza, al punto che la ‘ndrangheta avrebbe già assoldato dei sicari dotandoli di armi da guerra ad alto potenziale. Non la migliore delle notizie a poche ore dalle elezioni regionali in Calabria.

Ormai gli indizi sono diventate prova la massoneria soldi&potere favorisce la 'ndrangheta

Cafiero De Raho: “La ‘ndrangheta cresciuta grazie alla massoneria”

25 Gennaio 2020

Per il procuratore nazionale antimafia l’economia e la politica si sono incontrate con le mafie nei salotti dando vita a comitati d’affari


“E’ la massoneria che comanda, che ha la forza di andare avanti e sviluppare la nostra economia. E’ ormai documentato attraverso numerose indagini che Cosa Nostra e la ‘Ndrangheta sono cresciute proprio grazie alla massoneria”. Cosi’ il procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho, che ha descritto la massoneria come “quella camera in cui le varie forze condividono progetti. Ci sono la politica, la ‘ndrangheta, Cosa Nostra, professionisti, magistrati, imprenditori. Ci sono tutte le categorie”.

“L’economia e la politica – ha aggiunto – si sono incontrate con le mafie in quei salotti ed è lì che hanno dato corpo, che hanno effettivamente costituito quel comitato d’affari che ha poi determinato infiltrazioni negli appalti, acquisizioni di vari settori e l’esclusione di chi si muove nel rispetto delle regole e oggi – ha concluso – ci troviamo di fronte a una situazione in cui dobbiamo stare molto attenti”.

Mattarella Salvini Zingaretti Crimi Meloni vogliono la morte di Nicola Gratteri - Chi combatte la mafia in prima linea deve essere protetto e supportato. Lo Stato e i cittadini hanno il dovere di stringersi vicino al procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, la cui vita è messa a rischio dalla minaccia della ‘ndrangheta, dal Sistema mafioso massonico politico istituzionalizzato

M5S: «Occorre dimostrare la nostra vicinanza a Gratteri. Noi siamo con lui»

Silenzi e FalsitàPOSTED ON 24 GENNAIO, 2020


«Chi combatte la mafia in prima linea deve essere protetto e supportato. Lo Stato e i cittadini hanno il dovere di stringersi vicino al procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, la cui vita è messa a rischio dalla minaccia della ‘ndrangheta. Da qualche giorno il livello di rischio per il pm calabrese è aumentato e il dispositivo di sicurezza per la sua protezione è stato prontamente rafforzato».

È quanto si legge in un post sul Blog delle Stelle.

«Stando a quanto trapelato la minaccia di un attentato nei suoi confronti sarebbe più che concreta, tanto che – secondo quanto riportato dai quotidiani – gli investigatori sanno già che un killer sarebbe stato assoldato per uccidere il magistrato,» hanno spiegato i pentastellati.


«Lo Stato, come già detto, ha reagito subito, rafforzando la sorveglianza di Gratteri con uomini e mezzi adeguati alla minaccia. Le istituzioni stanno facendo la loro parte per tutelare un uomo che, vivendo da anni sotto scorta, dedica tutto il suo impegno alla lotta contro il cancro delle mafie,» hanno sottolineato i 5Stelle.

Per il M5S, ora «tocca alla società civile, a ciascuno di noi, dare il proprio contributo. Per farlo, occorre dimostrare la nostra vicinanza a Gratteri; stringere un cordone di sicurezza fatto di persone comuni e di solidarietà attorno lui. La Calabria non è la terra della ‘ndrangheta, è la casa di quasi due milioni di italiani per bene, pronti a dare il proprio supporto a chi da sempre lotta per sconfiggere le mafie».

«Noi del MoVimento 5 Stelle siamo con Gratteri è con tutti coloro che, ogni giorno, spesso a rischio della propria vita, si battono contro tutte le mafie e tutelano la nostra sicurezza,» hanno concluso i 5Stelle.

Mare Nostrum - 1 - La principale opportunità di accesso al mercato europeo per il Gas del Levante consiste nella realizzazione di un corridoio fra l’Egitto e l’Italia

Energia, ecco i corridoi infrastrutturali fra il Medio Oriente e l’Europa

25 gennaio 2020


L’approfondimento di Michelangelo Celozzi, coordinatore di TEN (Trans Med Engineering Network)

L’evoluzione dello scenario energetico globale di riferimento

Fig 1- La transizione energetica nel periodo 2019 – 2040 a livello globale 

Fonte 2019 BP Energy Outlook

Continua la transizione energetica verso un mix di fonti primarie di energia a più basse emissioni di carbonio, guidato dall’aumento della penetrazione delle fonti rinnovabili e del gas naturale: il mix energetico di riferimento per le prossime decadi.

Le importanti scoperte di giacimenti di gas offshore nel Mediterraneo Orientale degli ultimi anni, di Eni in particolare, fanno parte del grande cambiamento nel mercato globale dell’energia: il ruolo del gas nel mix energetico cresce, e ancor più la componente Gas Naturale Liquefatto (GNL), che entro il 2040 è prevista giungere ad oltre il 70% degli scambi internazionali. La crescita del GNL aggiunge liquidità e flessibilità al mercato del gas, attraverso una forte complementarità con il gas distribuito attraverso i gasdotti.

Fig. 2 – Ruolo del Gas a livello globale 

Fonte BP Energy Outlook 2019
Fonte: BP Energy Outlook 2019
Fig. 3 – L’interscambio regionale di GNL

Un corridoio infrastrutturale fra il Medio Oriente e l’Europa.

Queste trasformazioni offrono opportunità di sviluppo per un nuovo mercato regionale del gas nel Mediterraneo, basato su una governance condivisa e infrastrutture comuni: una risorsa endogena strategica, che consente di finanziare le infrastrutture necessarie allo sviluppo economico necessario per la sicurezza e la stabilità regionali.

La principale opportunità di accesso al mercato europeo per il Gas del Levante consiste nella realizzazione di un corridoio fra l’Egitto e l’Italia, che per l’Europa rappresenta storicamente la porta dell’Oriente: un corridoio infrastrutturale per gli scambi di energia.

Ma, per gli stessi motivi, questa opportunità impatta direttamente su ambizioni egemoniche emergenti.

Questa prospettiva, in un’area che forse è la più turbolenta del pianeta, può essere difficile da realizzare, ma non impossibile, nella misura in cui può condurre al superamento di crisi regionali, come a Cipro ed in Libia, laddove la convergenza su interessi comuni prevalga sulle contrapposizioni.

L’integrazione dei sistemi energetici e lo sviluppo di un mercato comune comportano una forte interdipendenza oggettiva dei Paesi interessati, ed anche una spinta al superamento di problemi irrisolti, come quello della divisione di Cipro e la delimitazione delle relative zone di interesse economico esclusivo di Turchia, Cipro, Libano, Israele, in una prospettiva più ampia di stabilizzazione e ricostruzione regionale, a partire dalla in Siria e dalla Libia, attraverso il dispiegamento di un piano d’azione condiviso.

Il gas, come risorsa endogena di energia, offre infatti grandi opportunità: lo sviluppo di un nuovo mercato del gas nel Mediterraneo, regolato da norme comuni basate sulla concorrenza, e di progetti infrastrutturali di interesse comune a molti Paesi, come tutti quelli interessati all’esportazione del gas verso l’Europa, il più grande mercato integrato di importazione di gas del mondo, e di alcuni attori “non regionali”, come Russia, l’Iran e il Qatar, ed anche di Paesi emergenti come il Kazakistan e il Turkmenistan.

Un processo che implica dialogo: sulle politiche regionali, industriali, economiche e di sicurezza, tra tutti gli attori coinvolti (governi, operatori industriali, Istituzioni Finanziarie Internazionali, organizzazioni internazionali), che valorizzi la priorità della sicurezza comune.

Un dialogo richiede sedi opportune e condivise a livello locale, per innestarsi sulle esigenze effettive delle popolazioni, di tutela dei diritti e dell’accesso alle risorse, conciliando le reazioni inevitabili, come in Iraq ed in Libano, contro le influenze straniere.

Lo strumento del dialogo consiste nell’aggregazione delle opportunità di cooperazione attorno ad obiettivi comuni concreti, capaci di produrre effetti tangibili non solo nel lungo periodo, ma anche nel breve e medio. Gli obiettivi al 2050 sono poco attraenti per popolazioni alle prese con gravi problemi contingenti.

(1.continua)

Mattarella Salvini Zingaretti Crimi Meloni vogliono la morte di Nicola Gratteri - Il Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato non reggono il confronto con il procuratore per questo lo vogliono morto

La ‘ndrangheta alza il tiro su Gratteri. Nuove misure di protezione per il procuratore di Catanzaro. Annullati anche alcuni incontri pubblici

24 Gennaio 2020 dalla Redazione Cronaca


Il sistema di sicurezza a tutela del procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, è stato potenziato. La decisione è stata assunta dal Comitato provinciale per l’ordine di sicurezza pubblica riunito nei giorni scorsi nella Prefettura del capoluogo calabrese. L’apparato di sicurezza è stato potenziato sia nei luoghi di lavoro del magistrato, sia rispetto alla sua scorta e agli autoveicoli utilizzati per i suoi spostamenti.

Secondo quanto trapela, sarebbero stati anche annullati alcuni incontri pubblici. Sulla decisione vige il più stretto riserbo. Gli atti sono secretati e nessuno rilascia dichiarazioni. Al vaglio del comitato ci sarebbero sia nuovi elementi investigativi, sia questioni di opportunità legate alle ultime vicende, a partire dalla maxi operazione contro la ‘ndrangheta “Rinascita Scott”.

Anche la manifestazione a sostegno del procuratore Gratteri, svoltasi sabato scorso a Catanzaro alla presenza di diverse migliaia di persone, si era tenuta sotto il controllo attento delle forze dell’ordine che avevano schierato un elicottero e alcuni reparti speciali, a conferma di una attenzione sempre più alta intorno al magistrato. Nei mesi e negli anni scorsi, il nome di Gratteri era emerso in intercettazioni legate a inchieste sulla ‘ndrangheta in cui si faceva riferimento a progetti di attentare alla sua vita.

Wuhan - Un problema serio si deve affrontare con la massima serietà come si sta facendo

Ecco tutte le ultime notizie sul virus in Cina. Fatti e approfondimenti

25 gennaio 2019


Il punto della situazione in Cina sul virus mentre Hong Kong ha dichiarato l’epidemia del coronavirus “un’emergenza”. L’articolo di Luigi Pereira

La commissaria europea alla salute Stella Kyriakides ha convocato per lunedì una riunione del Comitato per la sicurezza sanitaria dell’Ue. Intanto Il presidente Xi Jinping ha ammesso che la situazione è “grave” e l’epidemia del coronavirus “accelera”. Ecco le ultime novità sul virus in Cina.

Milioni di persone isolate, stop al turismo, blocchi dei trasporti pubblici. La Cina sta rispondendo con misure senza precedenti all’emergenza coronavirus. E Hong Kong ha dichiarato l’epidemia del coronavirus “un’emergenza”, il livello di allarme più alto della città. Ecco tutti i dettagli.

CHE COSA HA DECISO HONG KONG

Hong Kong ha dichiarato l’epidemia del coronavirus “un’emergenza” – il livello di allarme più alto della città – mentre le autorità hanno aumentato le misure nel tentativo di ridurre il rischio di diffusione di ulteriori infezioni. “Oggi dichiaro di alzare il livello di risposta all’emergenza”, ha detto ai giornalisti la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, la quale ha aggiunto che presiederà personalmente un comitato interdipartimentale per consentire una risposta più rapida alla diffusione del Virus.

I NUMERI DEL CONTAGIO IN CINA

E’ salito a 41, alle 16 ore italiane, il numero delle vittime del coronavirus simile alla Sars in Cina. I casi accertati nel Paese sono 1.300 e il contagio arriva in Europa con tre pazienti conclamati in Francia. In Italia escluso, dopo i controlli, un caso sospetto a Parma. L’Australia conta invece il suo primo paziente.

CHE COSA STA SUCCEDENDO

Al Capodanno lunare, saranno bandite feste e manifestazioni che potrebbero favorire il contagio. Tredici città sono state isolate, chiuse la Grande Muraglia e la Città proibita. Il cordone sanitario riguarda ora 56 milioni di persone. Vietata la vendita di pacchetti turistici. A Wuhan si costruisce un nuovo ospedale, quelli esistenti non bastano più. Giunti in aereo da Pechino 450 ufficiali medici esperti. Si lavora a un vaccino che potrebbe essere pronto in tre mesi, secondo l’immunologo Fauci.

LA MAPPA DEL CONTAGIO IN CINA

La mappa della Cina, tra le quasi 40 province, regioni e municipalità speciali che la compongono, ha soltanto il Tibet che resiste al contagio, a fronte dell’Hubei, la provincia di cui Wuhan è capoluogo, che raccoglie la metà circa dei contagiati e la quasi totalità dei decessi.
QUI WUHAN

Proprio a Wuhan si sta costruendo un ospedale ad hoc per il coronavirus in tempi record e le autorità sanitarie hanno ammesso la necessità di aumentare le forniture di medicinali, inclusi i kit dei test per individuare l’infezione e le mascherine protettive, ormai sparite in molte città.

CHE COSA DICONO LE AUTORITA’ CINESI

Le autorità cinesi hanno infatti esteso a 13 città il blocco dei trasporti pubblici, tra Xianning, Xiaogan, Enshi e Zhijiang, ampliando il cordone sanitario a 41 milioni di abitanti. Disposta la chiusura di luoghi aperti al pubblico come teatri e la cancellazione di eventi di massa. Sempre da oggi, sia al Capital sia al Daxing, i due grandi aeroporti internazionali di Pechino, saranno operative le attrezzature per la scansione della temperatura corporea su tutti i passeggeri in arrivo. La Cina ha inoltre ordinato a tutte le agenzie di viaggio di interrompere la vendita di tour interni e internazionali.

Mattarella Salvini Zingaretti Crimi Meloni vogliono la morte di Nicola Gratteri - La politica dei politicanti assente

'ndrangheta. Altre minacce di morte per i procuratore Gratteri

Saveria Maria Gigliotti venerdì 24 gennaio 2020

Pronto un attentato contro il magistrato protagonista della lotta alla ’ndrangheta: protezione rafforzata L’intercettazione risale al 2018, ma ora tutti i clan calabresi sarebbero coalizzati

Ansa

«Un morto che cammina » come lo erano Falcone e Borsellino. Questa la frase intercettata nel gennaio 2018 che già allora risuonava come una vera e propria minaccia nei confronti del procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri. Parole che risuonano oggi e che sono filtrate ufficialmente, portando a un potenziamento del livello di protezione intorno al magistrato che ha ordinato l’ultimo grande blitz contro la ’ndrangheta.

La decisione sarebbe stata presa nel corso dell’ultima riunione del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza svoltasi in prefettura a Catanzaro alla quale, tra gli altri, hanno preso parte il prefetto Francesca Ferrandino, il questore Amalia Di Ruocco e e le forze dell’ordine. Un incontro i cui contenuti sarebbero secretati ma che non lascerebbe dubbi circa la preoccupazione di un possibile attentato contro il procuratore che negli ultimi mesi ha inflitto duri colpi alla criminalità calabrese.

Notizie, non confermate ufficialmente circolate in queste ore, infatti, vorrebbero i clan calabresi coalizzati contro il magistrato che da trent’anni vive sotto scorta. Una situazione che preoccupa non poco gli inquirenti, al punto che al termine del vertice in Prefettura si è deciso di potenziare i dispositivi di sicurezza per Gratteri, non solo aumentando i sistemi di sorveglianza ma rafforzandoli anche da un punto di vista logistico con l’invio da parte del ministero dell’Interno di nuove macchine blindate e corazzate in caso di attentati con bombe. Inoltre, sarebbero state sostituite le 'normali' finestre dell’ufficio del procuratore con quelle blindate.

Contestualmente, sono state annullate tutte le iniziative pubbliche alle quali il magistrato avrebbe dovuto presenziare come fa da anni per smuovere le coscienze e sollecitare quello scatto di dignità che, in queste ultime settimane, dopo l’operazione 'Rinascita Scott', aveva portato in piazza prima a Vibo Valentia e poi a Catanzaro, davanti alla Procura, migliaia di persone. È una battaglia che da un lato ha portato tantissimi attestati di solidarietà nei confronti di Gratteri, anche se non sono mancati attacchi portati a segno anche sui social, da parte di alcuni esponenti politici cui, nelle ore seguenti, si sono aggiunti rappresentanti della stessa magistratura catanzarese. Un segnale che, probabilmente, le cosche hanno letto come un elemento di debolezza, di cui poter approfittare, al punto che avrebbero assoldato dei sicari fornendo loro armi da guerra ad alto potenziale.

Così a poche ore dalla manifestazione di piazza durante la quale, sotto le finestre del suo ufficio, i calabresi, tra cui molti studenti, hanno voluto far sentire tutta la loro vicinanza al magistrato, si è reso necessario innalzare il livello di sicurezza. Quella dell’allarme per la vita di Gratteri e della sua scorta è una notizia che giunge a poche ore dall’apertura dei seggi. In Calabria, infatti, domenica si vota per il rinnovo del Consiglio regionale. Una questione, quella del controllo del voto da parte delle ’ndrine che Gratteri ha più volte denunciato, dicendo che negli ultimi vent’anni il rapporto si sarebbe capovolto: fino a 25 anni fa, secondo il procuratore di Catanzaro, erano gli ’ndranghetisti a contattare i politici, mentre oggi sarebbero i politici a chiamare gli ’ndranghetisti per avere pacchetti di voti in cambio di appalti.

25 gennaio 2020 - La guerra globale è in corso - Antonio Mazzeo

Wuhan - Sintomi della polmonite virale

SALUTE E BENESSERE 23 gennaio 2020

Virus in Cina, quali sono i sintomi

POLMONITE VIRALE, REZZA: "PREVENZIONE FONDAMENTALE"

Un approfondimento degli esperti dell'Istituto Superiore di sanità (ISS) ha permesso di delineare i contorni del nuovo coronavirus salito alla ribalta delle cronache mondiali in questi giorni. 

Specificandone anche i sintomi più comuni

Si chiama in gergo scientifico “2019-nCoV” ed è, più semplicemente, il nuovo coronavirus salito alla ribalta delle cronache mondiali di recente, dopo aver fatto la propria comparsa nella città cinese di Wuhan, nell’Hubei, lo scorso 24 dicembre. Il nome di questo virus rimanda alle precedenti epidemie di patogeni simili, come Sars (nel 2002-2003) e Mers (nel 2012), di cui ormai sono stati analizzati tutti gli aspetti. Di questo coronavirus, invece, si sa ancora poco anche se è già possibile tracciarne un primo e parziale identikit, partendo dagli aspetti comuni che caratterizzano i coronavirus.

L’approfondimento dell’ISS

A tracciarne i contorni ci ha pensato un approfondimento messo a punto dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), che descrive “2019-nCoV” come facente parte di un'ampia famiglia di virus respiratori che possono causare malattie di diversa entità, dal classico raffreddore a più pericolose sindromi respiratorie. Questi virus, dicono gli esperti, sono chiamati così per le punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie, sono comuni in molte specie animali (come i cammelli e i pipistrelli) ma in alcuni casi, se pur raramente, possono evolversi e infettare l'uomo per poi diffondersi nella popolazione.

I sintomi più comuni

Ma quali sono i sintomi più comuni di un'infezione da coronavirus nell'uomo? Gli esperti parlano di febbre, tosse, difficoltà respiratorie e, in alcuni casi più gravi, di un’infezione che può degenerare, causando polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e anche la morte. Entrando più nello specifico, i medici sottolineano come i coronavirus umani comuni di solito possano essere causa scatenante di malattie del tratto respiratorio superiore da lievi a moderate, come il comune raffreddore, della durata di pochi giorni. I sintomi, in questo caso, possono includere naso che cola, mal di testa, tosse, gola infiammata, febbre e più in generale una sensazione diffusa di malessere. In altri casi, poi, i coronavirus umani possono causare malattie del tratto respiratorio inferiore, come polmonite o bronchite. Questa situazione è più comune nelle persone con preesistenti patologie croniche dell'apparato cardio-vascolare oppure respiratorio, oltre a colpire più facilmente soggetti con un sistema immunitario indebolito, ovvero neonati e anziani.

Il confronto tra coronavirus

Il confronto con altri coronavirus, ha permesso agli esperti di tracciare altre caratteristiche potenziali di “2019-nCoV”. MERS-CoV e SARS-CoV, ad esempio, possono causare sintomi gravi. I sintomi della sindrome respiratoria mediorientale di solito includono febbre, tosse e respiro affannoso che spesso sfociano nella polmonite, circa un terzo dei casi che risultano letali. Tra l’altro, dicono i medici, i casi di Mers continuano a verificarsi, principalmente nella penisola arabica. Per quanto riguarda invece i sintomi della sindrome respiratoria acuta grave o Sars, per cui comunque non si registrano casi dal 2004 in nessuna parte del mondo, questi contemplavano febbre, brividi e dolori muscolari che di solito progredivano in polmonite.

La trasmissione del virus

Come si trasmettono questi virus? Gli esperti dicono che i coronavirus umani si trasmettono da una persona infetta a un'altra attraverso la saliva, tossendo e starnutendo oppure ancora attraverso contatti diretti personali, come ad esempio toccando o stringendo la mano della persona infetta e portandola alle mucose. Non solo, perché altri tipi di contatto possono generarsi toccando prima un oggetto o una superficie contaminati dal virus e poi portandosi le mani, non correttamente lavate, sulla bocca, sul naso o sugli occhi.

I consigli utili degli esperti

L’ISS, inoltre, spiega che è possibile ridurre il rischio di infezione, proteggendo se stessi e gli altri. Il metodo migliore è quello di seguire alcuni semplici accorgimenti come lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni alcoliche per almeno 20 secondi, starnutire o tossire in un fazzoletto o con il gomito flesso, utilizzare una mascherina e gettare i fazzoletti utilizzati in un cestino chiuso immediatamente dopo l'uso, evitare di toccare gli occhi, il naso o la bocca con mani non lavate. Quindi ancora è preferibile evitare contatti ravvicinati con persone che sono malate o che mostrino i sintomi tipici delle malattie respiratorie, come tosse e starnuti in maniera continuativa. Infine gli esperti suggeriscono di fare attenzione alle pratiche alimentari, evitando carne cruda o poco cotta, frutta o verdura non adeguatamente lavate e le bevande non imbottigliate, pulendo e disinfettando spesso oggetti e superfici che possono essere state contaminate. A livello pratico poi, per alleviare i sintomi che dovessero verificarsi, assumere farmaci per i dolori muscolari, articolari e la febbre.



24 gennaio 2020 - Ma cosa ci ha fatto di male l'Iran?

Prebende a ufficiali e sottufficiali della marina

BASE D'ASTA DI 3 MILIONI

Negli stabilimenti della Marina, dove un pranzo costa meno di 10 euro

A bando la concessione per i bagni di Maralunga e del Terrizzo, il primo dedicato agli ufficiali e il secondo a sottufficiali e civili.

La Spezia - Una tazzina di caffè a due passi dal mare a cinquanta centesimi di euro, ci sono stabilimenti balneari in provincia dove tutto ciò è possibile. Si tratta dei bagni dedicati al personale della Marina Militare e dei dipendenti civili della Difesa, la cui gestione va a bando proprio in questi giorni. Un ricco appalto con base d'asta da 2.884.208 euro per gestire fino al 2023 il lido di Maralunga di Lerici, destinato agli ufficiali di Marina, quello del Terrizzo per sottufficiali e Crdd, e infine quello di Via Vespucci a Marina di Carrara dedicato a "graduati e truppa". Il più grande dei tre siti è decisamente quello sull'Isola Palmaria, che può arrivare ad ospitare fino a 535 ombrelloni e mille sdraio.
Un appalto che significa anche posti di lavoro: una quarantina tra bagnini, barman, cuochi, camerieri, cassieri e addetti alle pulizie. Al concessionario, che si accolla il "rischio operativo", vanno gli introiti derivati dagli abbonamenti stagionali, i biglietti giornalieri, gli affitti dei bungalow presenti nel comprensorio di Maralunga e tutte le entrate derivata dai servizi bar e ristorazione. La Difesa stima entrate per 275mila euro l'anno per i soli ingressi, ma il grosso arriva dal servizio bar e mensa che garantisce circa 445mila euro in una stagione standard, compresa tra il 1° giugno e il 30 settembre.

E questo nonostante i prezzi per gli ospiti siano davvero "esclusivi", ma con accezione del tutto contraria a quella che si dà ai ritrovi dei vip. Oltre alla tazzina alla metà del classico euro che si paga praticamente in tutta la Liguria, il listino della scorsa stagione è di quelli davvero light. Una colazione espressa si fa con meno di due euro: 0.60 euro per un croissant fresco, un tè caldo a 0.50 e un cappuccino a 0.70. E ancora: una bottiglia d'acqua minerale da un litro e mezzo prelevata al bar costava 60 centesimi, 0.50 euro per una bibita in lattina, 0.90 per una birra nazionale e 1.10 per una birra estera, 60 centesimi per un Estathè e 1.10 euro per un energy drink. Una focaccia farcita a 1.30 euro, un trancio di pizza a 1.10, quanto un toast, e un tramezzino a 90 centesimi.

"I pasti degli stabilimenti nei quali era svolto il servizio mensa (Maralunga e Terrizzo, ndr) venivano confezionati direttamente presso gli apprestamenti logistici (cucine) degli stabilimenti stessi", avverte il disciplinare di gara. E anche in questo caso i prezzi sono assolutamente introvabili altrove: i primi semplici (pasta al sugo, ragù, pesto...) a 1.40 euro, quelli più elaborati (tortellini panna e prosciutto, spaghetti allo scoglio o lasagne al forno...) a 2.30 euro al piatto. I secondi: una caprese o un pezzo di pollo al forno con 1.60 euro, una bistecca ai ferri o una cotoletta a 2.90 euro; il pesce, grigliato o fritto, a 4 euro. Un menù completo con meno di 10 euro insomma, più o meno il prezzo di una porzione di spaghetti allo scoglio in un ristorante normale.
Eppure, secondo il piano economico finanziario di massima elaborato dalla direzione di commissariato di Viale Amendola, la stima per il concessionario è di portarsi a casa un utile di 40mila euro per stagione. Chiaramente una cifra indicativa, ma che si basa su uno storico affidabile. Di certo non pesa il canone demaniale imposto su quelli che sono alcuni degli angoli più belli del Golfo dei Poeti, in particolare lo stabilimento degli ammiragli. L'Agenzia del Demanio ha calcolato un forfait di 882 euro per occupare Maralunga nei quattro mesi estivi, mentre per l'area del Terrizzo impegnata dai due bagni, militare e civile, lo Stato chiede attorno ai diecimila euro.

A.BO.
24/01/2020 09:30:26

Togati malati - quando si pongono al servizio del Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato si inventano di tutto per eseguire gli ordini

24 Gennaio 2020 at 09:08


Vi ricordate la notizia che ha accompagnato la manifestazione dell’11 Gennaio a Torino? Riguardava la chiusura pomeridiana del Palazzo di Giustizia proprio a causa della manifestazione di Nicoletta.

Come avemmo modo di dire, quel giorno il Palagiustizia non chiudeva per vergogna, come avrebbe dovuto per la carcerazione di Nicoletta e la persecuzione verso i notav, ma per il “pericolo”annunciato dal procuratore generale Saluzzo.

Avevamo fatto notare come il tribunale il sabato pomeriggio fosse stato chiuso al pubblico di solito, ma la chiusura decretata da Saluzzo ha invece dello storico, perché l’ingresso era in realtà interdetto a tutti, cosa che di solito non avviene.

Siamo entrati in possesso del documento con il quale Saluzzo ha decretato questa chiusura, dipingendo scenari apocalittici che chiaramente non si sono mai verificati, perché tutto frutto della fervida immaginazione di chi già una volta ci paragonò alle Farc Colombiane…

Con una lettera protocollata a mezzo mondo, Saluzzo motiva la chiusura dello stabile con “l’ emersa gravità della situazione che si determinerà il giorno 11 gennaio 2020, sabato” e dopo aver registrato la “sensibilità ed attenzione” del tavolo per l’ordine e la sicurezza, il procuratore non si accontenta di rafforzare la sorveglianza da parte della polizia all’esterno del Palagiustizia, ma vuole, e lo fa con “autorizzazione che concedo” (a priori), le forze dell’ordine schierate dentro al palazzo perché “la situazione è molto grave”.

Uno scenario di guerra quello dipinto da Saluzzo (per la cronaca questo non avvenne neanche nel 2001 per il G8 di Genova), al quale ci permettiamo di dare due suggerimenti:
consigliamo di praticare un pò yoga o qualche altra tecnica di rilassamento, gli farebbe bene, e magari lo aiuterebbe anche a vedere la cose da una prospettiva diversa;
riguardarsi la manifestazione dell’11 gennaio, in modo da capire meglio in che mondo vive

Detto questo vi lasciamo alla lettera protocollata integrale, perchè è un documento che dice molto di più di quello che potremmo dire noi



Guerra illimitata - operazioni militari in assenza di guerra - Stati Uniti pronti ad un nuovo assassinio

Gli Stati Uniti minacciano di assassinare il successore del generale Soleimani


Antisionismo Non È Antisemitismo

Se il generale Qaani continua a minacciare gli americani come il suo predecessore, Soleimani, incontrerà lo stesso destino, secondo un rappresentante del Dipartimento di Stato USA

"Se (Ismail) Qaani segue lo stesso percorso di uccisione degli americani, allora incontrerà lo stesso destino", ha avvertito Brian Hook, rappresentante speciale del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per l'Iran, in un'intervista.

Hook ha sottolineato però che " non è una nuova minaccia " e, riferendosi alle precedenti dichiarazioni dell'inquilino della Casa Bianca, ha affermato che Trump ha chiarito per molto tempo che "qualsiasi attacco agli interessi americani o statunitensi dovrebbe affrontare una risposta decisivo".

Dopo l'assassinio dello stratega militare persiano , il leader dell'Iran, l'Ayatollah Seyed Ali Khamenei, ha nominato il generale Ismail Qaani come nuovo comando della Forza Quds e assicurato che questo ramo d'élite della CGRI “seguirà lo stesso programma (che ha mantenuto) durante la Gestione Soleimani ”.

In precedenza, Qaani ha affermato che il sangue versato dal suo predecessore rafforzerà il percorso di resistenza nella regione all'imperialismo e ha definito il generale Soleimani come leader nella lotta contro i criminali statunitensi. e il regime di occupazione israeliano.

Fonte: Foto Afp
Notizia del: 23/01/2020

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - gli allocchi (mercato libero) possono aprire gli occhi


Gli Stati Uniti stanno valutando nuove sanzioni contro Huawei

Scritto da Andrea Puchetti il 24 Gennaio 2020

Gli Stati Uniti starebbero pianificando una nuova serie di sanzioni contro il colosso tecnologico cinese Huawei. La conferma arriva direttamente dal segretario al commercio Wilbur Ross.

Secondo un’intervista rilasciata a Bloomberg, il governo starebbe attualmente lavorando a una serie aggiornata di restrizioni per Huawei nel tentativo di impedire che un numero ancora maggiore di componenti prodotti da aziende americane possa essere utilizzato su dispositivi cinesi.

Huawei è stata bandita a maggio 2019 dall’uso di software e hardware sviluppati da società americane, tra cui Android, il sistema operativo alla base dei suoi smartphone.

Tuttavia, gli Stati Uniti vogliono rendere ancora più difficile l’utilizzo dei prodotti americani aumentando i requisiti di esenzione per l’esportazione. Al momento, Huawei può utilizzare hardware e software sviluppati da società con sede negli Stati Uniti se oltre il 75% della produzione o dello sviluppo viene condotto in un altro Paese. Secondo il rapporto, il governo degli Stati Uniti vorrebbe aumentare questo limite al 90%, rendendo sostanzialmente più difficile l’utilizzo di prodotti americani.

Inoltre, il governo degli Stati Uniti vorrebbe vietare a Huawei di utilizzare soluzioni sviluppate da società americane anche se prodotte in un altro Paese. In altre parole, Huawei non sarebbe più autorizzata ad acquistare hardware o software anche se realizzato in una struttura non statunitense, a condizione che la società madre abbia sede negli Stati Uniti.

Il segretario al Commercio degli Stati Uniti, Wilbur Ross, afferma che questa nuova serie di regole è ancora in corso d’opera, ma un annuncio ufficiale dovrebbe essere fatto nei prossimi giorni.

Mattarella Salvini Zingaretti Crimi Meloni vogliono la morte di Nicola Gratteri - Questa volta sarete inchiodati sulle vostre responsabilità e non sfuggirete

Rafforzata la scorta a Nicola Gratteri. La ndrangheta avrebbe programmato un attentato dopo le ultime inchieste

23 Gennaio 2020


Il capo della Dda di Catanzaro corre più rischi in Calabria, la Regione dove lavora e dove ha portato a termine operazioni in grado di destabilizzare la ndrangheta e i collegamenti che questa ha con la politica e pezzi importantissimi delle istituzioni. Il cordone di sicurezza attorno a Nicola Gratteri, già molto elevato, è stato alzato al massimo: blindate le finestre dell’ufficio, la scorta armata rafforzata, le macchine blindate saranno sostituite con suv corazzati, quindi in grado di resistere anche ad attacchi con esplosivo. L’ultima inchiesta sui rapporti tra mafia e massoneria avrebbero fatto scattare l’allarme sicurezza per il procuratore capo, apparso quasi isolato dopo i 334 arresti che hanno coinvolto ben 11 regioni italiane a dimostrazione di quanto sia ampia e importante la ragnatela della ndrangheta in tutto il Paese. La notifica delle misure cautelari era stata persino anticipata per il timore di una fuga di notizie e, paradosso incomprensibile ai più, il giorno seguente il maxi blitz la notizia è praticamente scomparsa dalla maggior parte dei grandi giornali italiani, superata, tranne poche eccezioni, dalle news di politica ed economia. Che Gratteri sia inviso alle ndrine è cosa nota. Nelle intercettazioni dell’inchiesta “Malapianta” si legge, tra l’altro, ““Guagliò uno di questi… uno… na botta… uno di questi è ad alto rischio ogni secondo! Un morto che cammina! “.

Ecco che cos’è per le cosche uno dei più importanti magistrati italiani, “un morto che cammina”.

Secondo le prime indiscrezioni investigative ci sarebbe un patto tra famiglie del posto per portare a termine un attentato contro il magistrato a seguito dell’operazione che ha destabilizzato le famiglie di ndrangheta di Vibo Valentia, non disposte a tollerare oltre l’affronto delle inchieste.

Eppure anche adesso che il comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico ha deciso di rafforzare la scorta la notizia viene dopo le dimissioni del capo di un partito e della moda del citofono di un altro esponente politico. La Calabria sta andando al voto con questo macigno eppure non è la giustizia né ciò di cui si occupa, ossia le gesta delle ndrine, il primo argomento del dibattito politico. Anzi nelle stesse ore in cui vengono assunte decisioni drastiche sulla scorta circolano critiche su quello che viene definito “eccessivo protagonismo” di Gratteri, in una discesa verso la delegittimazione che purtroppo è un film già visto.

“Ognuno di noi dovrebbe essere preoccupatissimo per il magistrato Nicola Gratteri, al quale è stata rafforzata la già importante scorta con cui vive da trent’anni. – dice Paolo Borrometi, Presidente di Articolo 21 e anche lui sotto scorta per le inchieste sulla mafia siciliana – I boss vogliono ucciderlo, emerge chiaramente dalle intercettazioni. Mentre c’è qualcuno che continua a delegittimarlo, noi abbiamo un unico modo per difenderlo”

Mattarella Salvini Zingaretti Crimi Meloni vogliono la morte di Nicola Gratteri - altro che voto altro che elezioni siete Voi i responsabili per la lotta alla 'ndrangheta, al Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato

Gratteri nel mirino della ‘ndrangheta: scorta potenziata, viaggerà su due suv blindati

Il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato in prefettura a Catanzaro ha potenziato il dispositivo di protezione – scorta, dotazioni, sorveglianza – attorno a Nicola Gratteri, magistrato da trent’anni in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta. Nei suoi confronti sono state riscontrate minacce credibili e circostanziate di attentato.

ATTUALITÀ 23 GENNAIO 2020 11:59 di Davide Falcioni

Il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri continua ad essere nel mirino delle ‘ndrangheta, che avrebbe preparato nei suoi confronti un attentato in grande stile. L'allarme è stato ritenuto credibile dal comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato in prefettura a Catanzaro, che ha immediatamente potenziato il dispositivo di protezione – scorta, dotazioni, sorveglianza – attorno al magistrato.

Le contromisure sono scattate nel giro di pochi giorni: già da ieri mattina Gratteri, da 30 anni sotto scorta e in prima linea nella lotta contro i clan della ‘ndrangheta calabrese, è sottoposto al livello di tutela massima previsto dallo Stato italiano. I suoi spostamenti sono stati ridotti ai minimi termini, numerosi appuntamenti sono stati annullati e – almeno fino a quando l'allarme non rientrerà – il magistrato dovrà viaggiare con due suv corazzati, ognuno dei quali vedrà la presenza di tre uomini di scorta. Lo scorso 18 gennaio, durante la manifestazione organizzata davanti alla Procura proprio per esprimere solidarietà a Gratteri, le misure di sicurezza erano già ai massimi livelli, con cecchini sui tetti pronti a intervenire e elicotteri in cielo a sorvegliare l'area.

L'allarme sarebbe scattato quando gli inquirenti hanno appreso di un piano per attentare la vita del magistrato e degli uomini della sua scorta preparato da alcuni clan, che avrebbero assoldato alcuni sicari procurando loro armi da guerra "ad alto potenziale". Le tempistiche dell'attentato non sono note, né lo sono altri importanti dettagli sulle modalità, ma nel dubbio la minaccia è stata giudicata credibile e il comitato per l'ordine e la sicurezza ha deciso di elevare le misure di protezione ai massimi livelli: oltre a due fuoristrada blindati sono state blindate le finestre dell'ufficio del procuratore, che affaccia su Piazza Falcone e Borsellino di Catanzaro.


La 'ndrangheta dilaga in Italia - Piemonte tutte le province sono controllate dai 'ndranghetisti

“La ‘ndrangheta ha colonizzato tutte le province piemontesi”

Il rapporto della Dia e il procuratore generale della Corte d'Appello di Torino descrivono la presenza ramificata dell'organizzazione criminale

Redazione Venerdì, 24 Gennaio 2020 - 16:24


PROVINCIA DI ALESSANDRIA – La ‘ndrangheta è un problema che coinvolge tutto il Piemonte, provincia di Alessandria compresa. Questo è quanto emerso questa mattina durante la requisitoria al processo d’appello bis per la cosiddetta faida di Volpiano consumata tra il 1997 e il 1998. Il Procuratore generale della Corte d’Appello di Torino, Francesco Saluzzo, aprendo il processo d’appello bis sulla vicenda ha spiegato come la ‘ndrangheta, verso la fine degli anni ’90, partendo da Torino, abbia “colonizzato tutte le province piemontesi“. Il caso degli omicidi di Antonio e Antonino Stefanelli e del loro autista Francesco Mancuso i cui corpi non vennero mai ritrovati, e quello successivo di Roberto Romeo, testimone del triplice delitto per gli inquirenti, si legge in una nota Ansa, sarebbero legati alla precedente uccisione di un presunto componente di un clan, Francesco Marando.

Quei fatti avrebbero determinato, secondo il Procuratore, “uno snodo fondamentale nella vita criminale nella nostra regione“. In seguito a quelle situazioni partirono “iniziative della Locride, spostamenti delle forze in campo, tensioni, apparentamenti, allontanamenti. Ma tutte queste modifiche non hanno ridotto la pervasività della ‘ndrangheta prima a Torino e circondario, e poi nelle altre province“.

Questa analisi si somma al recente rapporto della Direzione Investigativa Antimafia relativa al primo semestre 2019. Dove, si legge, “nel territorio di Cuneo e Alessandria si è costituito il locale del basso Piemonte, operante prevalentemente su Alba, Sommariva del Bosco e Novi Ligure, ma con influenza anche sulla provincia di Asti e con ramificazioni fino al confine regionale con la Liguria“. In provincia di Alessandria, recenti inchieste giudiziarie hanno inoltre rivelato la presenza di sodalizi riferibili alla ‘ndrangheta. Tra queste, si ricordano le note operazioni “Alba Chiara”, che nel 2011 aveva evidenziato l’esistenza del locale del basso Piemonte, e l’operazione “Terra di Siena-Alchemia”, che nel 2016 aveva fatto luce sulla presenza di soggetti contigui alla ‘ndrina Raso-Gullace-Albanese.

A questo scenario si aggiunge la criminalità straniera con la presenza di gruppi albanesi, romeni e africani, che delinquono prevalentemente nel settore della prostituzione, degli stupefacenti e dei reati predatori. Le condanne, disposte dalla Corte d’Appello di Torino, nei confronti di cittadini nigeriani coinvolti nell’ambito dell’operazione “Athenaeum”, hanno confermato le significative proiezioni anche in provincia di Alessandria di gruppi criminali di questo gruppo straniero.

Togati malati - La massoneria soldi&potere quando ci sono episodi di corruzione è sempre presente, e per lei non c'è l'associazione per delinquere


Inchiesta «Piramide»: rinviato a giudizio l’ex capo della massoneria Perelli e altri nove

Kurtopolus condannato a due anni e dieci mesi per concussione, ma a suo carico cade l’associazione per delinquere 

Il pm Mario Formisano ©Fabrizio Troccoli

23 GENNAIO 2020
di Chiara Fabrizi

Rinviato a giudizio l’ex capo della massoneria Antonio Perelli e altri nove, mentre è stato condannato a due anni e dieci mesi Pantelis Kurtsopulos, che aveva scelto il processo abbreviato e per il quale è caduta l’accusa di associazione per delinquere, ma non quella di concussione. Dopo una lunga camera di consiglio il gup Lidia Brutti ha disposto il processo anche per Luca Orlandi, Linda Richieri (entrambi all’epoca dei fatti dirigenti della Regione come Perelli), Alessandro Rossi e Massimo Ceccarelli: loro, insieme a Perelli, devono rispondere dell’accusa di associazione per delinquere finalizzata a delitti contro la pubblica amministrazione. Il processo si aprirà il 21 settembre 2021.

Perelli e altri nove a processo Stando alle accuse del pm Mario Formisano, l’ex capo della massoneria, insieme a Orlandi e Richieri, avrebbe «gestito il servizio di Accreditamento della direzione Salute della Regione favorendo sistematicamente alcuni operatori sanitari accreditati o da accreditare ai danni di altri». Nell’ambito dell’inchiesta Piramide, come è stata ribattezzata l’indagine del Nas coordinata dalla procura di Perugia, Rossi e Ceccarelli, entrambi «titolari di farmacia», avrebbero «partecipato all’attività associativa ottenendo in cambio provvedimenti amministrativi illegittimi che consentivano agli stessi di aprire, in assenza di requisiti normativi, depositi farmaceutici» come si legge nel capo di imputazione. Scagionati dalle accuse, invece, il farmacista Andrea Lilli e Francesco Perelli, figlio dell’ex capo della massoneria, per il quale già il pm aveva chiesto il proscioglimento perché il fatto non costituisce reato. Rinviati a giudizio, infine, anche i farmacisti Giuseppina Mantucci, Sertorio Lalli, Giuseppina Manuali e Roberto Zavadlal. Nel procedimento si sono costituite parti civili la Regione Umbria e l’Ausl Umbria 1, con la prima che ha ottenuto una provvisionale di 20 mila euro e la seconda di 10 mila.

L'economia della sovrapproduzione non sta bene e allora per farla ripartire la grande progettualità di riconversione a marce forzate verso l'eliminazione del carbone. La velocità destabilizza il Basso mentre l'Alto continuerà a macinare soldi

BLACKROCK HA ANNUNCIATO LA DITTATURA: SI CHIAMERA’ «AMBIENTALISMO»

Maurizio Blondet 23 Gennaio 2020 

Mi sarete testimoni: la professione di “complottista” è diventata non difficile, ma inutile. Nemmeno hai il tempo di cominciare a chiederti “quali interessi dietro Greta?”, che ecco: data una gomitata alla ragazzina, si presenta Black Rock: la più colossale finanziaria speculativa della storia, che per i clienti miliardari gestisce quasi 7 mila miliardi di dollari, e assume su di sé il progetto di combattere il riscaldamento climatico. Persino il Corriere dedica un paginone all’impegno di BlacRock per il “climate change”, “è il nostro focus” dice il suo capo supremo, Larry Fink.


Vuole, il Fink, che tutte le industrie e i trasporti del pianeta escano dal carbone” (e dal carbonio): tutti, nessuno escluso. E si faccia attenzione al tono con cui si mette alla testa del “movimento ambientalista globaLe” : di comando. Anzi, di intimazione minaccia: si rivolge ai manager delle mille aziende nei cui consigli d’amministrazione la BlackRock siede come “investitore”, e intima: “Siate più verdi, o vi votiamo contro” (e addio bonus milionari e carriere, e yacht ed Aston Martin…). .



Anzi, lo sta già facendo. Fink sta “ripulendo dal proprio [gigantesco] portafoglio tutti i titoli azionari, o obbligazionari, delle compagnie che ricavano oltre i 25% dei loro profitti dalla produzione di carbonio”, e ciò perché “non riteniamo più ragionevole continuare a investire in settori che perderanno la capacità di generare profitti”: attività profittevoli non lo saranno più anzitutto perché gli faremo mancare i capitali speculativi, e soprattutto perché diverranno “esposte alle regolamentazioni a causa dei loro impatti ambientali”.

Alle opportune “regolamentazioni “ restrittive provvederanno gli Stati, anzi in Europa la UE, come vedremo più sotto. Su indicazione, è evidente, degli spontanei “mercati” finanziari, gli stessi che fanno salire e scendere gli spread.
Infatti si scopre che ormai da anni, “più di mille banche, fondi sovrani, assicurazioni e fondi-pensione” hanno formato una Rete globale (“Network for Greening and Financial System”) che già nel 2019 si sono impegnate a disinvestire quasi 11 mila miliardi di dollari dai settori inquinanti: immaginate gli effetti di un disinvestimento così enorme in tempi di deflazione: aziende prima sane cominciano a perdere miliardi. Il settore “oil and gas” da solo perderà 2.200 miliardi di profitti da qui al 2030.

Insomma da Davos, la nuova capitale del regime, il capo di BlacRock ha annunciato la dittatura finale: si chiamerà “Ambientalista” e sarà durissima.
“I proprietari di attivi finanziari stanno in cima alla catena alimentare, quindi questo è un segnale molto potente”, s’è rallegrata Christiana Figueres, ex capo clima delle Nazioni Unite. “Tirano dentro l’intera cavalleria, entrando nel tessuto dell’economia.”
Va aggiunto che l’ONU si è dato un nuovo responsabile mondiale per la transizione climatica e finanziaria, di nome Mark Carney. Un climatologo? Ingenui: è il capo della Banca d’Inghilterra, appena dimessosi per prendere il nuovo incarico, nonché membro permanente del Direttivo del Forum di Davos.
Sono mesi che Carney minaccia con lo stesso tono comminatorio di Fink. Come ci informa il Guardian:

“Le aziende che ignorano la crisi climatica falliranno, afferma Mark Carney”

“Le aziende e le industrie che non si stanno muovendo verso emissioni a emissioni zero saranno punite dagli investitori e falliranno, ha avvertito il governatore della Bank of England.


Insomma è fatta: saremo tutti più climatici. Per via punitiva.
Avremo i DAZI! Contro gli inquinatori

L’apporto della UE alla dittatura è stato scandito da Ursula von der Leyen, da Davos:

“Ha promesso”, minacciato, “ di imporre una carbon tax di frontiera sulle importazioni da stati inquinanti recalcitranti”, scrive il Telegraph.

Una “tassa di confine” è un DAZIO. Ma non erano i dazi il Male Assoluto del globalismo, ed anche solo l’evocarli faceva bollare di sovranisti arretrati?

Non sapendo come rispondere, lasciamo la risposta alla Kommissaria :

“Non ha senso che noi riduciamo le emissioni di gas a effetto serra solo a casa, se aumentiamo le importazioni di CO2 dall’estero. Non è solo una questione climatica; è anche un problema di equità “, ha detto al World Economic Forum di Davos

Blocco delle esportazioni da Cina e India? Secondo Evans Pritchard “la signora von Der Leyen ha anzitutto annunciato tolleranza zero verso “i freelance” che trascinano i piedi e persistono nel saccheggio dei beni comuni globali, suggerendo che saranno esclusi dal “più grande mercato unico al mondo” (saremmo noi ancora per poco) e rischiano di perdere i loro privilegi commerciali”.

Vuoi vedere che stava pensando al Gruppo di Visegrad, specie alla Polonia che vuol continuare ad usare il suo carbone nazionale?

“Usciremo dai combustibili fossili, è sicuro”, ha detto.

Risulta che “Una versione bozza della tassa di frontiera circola a Bruxelles da settimane, ma ora sta acquisendo uno slancio inarrestabile”.

Ma ovviamente Pechino ha alzato la voce: la carbon tax di frontiere è “un ostacolo al commercio globale e verso l’unilateralismo e una forma mascherata di protezione commerciale”.

Apparentemente, è anche una provocazione gravissima per Donald Trump: ma una delle scoperte a Davos è che “i miliardari hanno cominciato a convivere con Trump”. Anche perché in USA è in dirittura d’arrivo “un disegno di legge bipartisan al Congresso (HR 763) che propone una variante americana della carbon tax con il sostegno di economisti del libero mercato”.

Ovviamente, Mr Trump ha emesso i borborigmi soliti: ha avvertito Bruxelles che imporrà tariffe punitive auto a meno che le fibbie UE alle sue esigenze più ampie sul commercio. “L’Europa non ci ha trattato bene. Sanno che importerò delle tariffe se non faranno un accordo che è un affare equo ”, ha detto a Davos.

Per nulla intimorita, la von Der Leyen ha dichiarato che “44 dei maggiori investitori dell’UE, che hanno stanziato 6 trilioni di euro, hanno richiesto una legislazione severa per fissare gli obiettivi – sulla base del fatto che possono prosperare profumatamente dal regime net-zero una volta che i segnali di prezzo sono chiari. L’argomento è che i mercati diventeranno i principali esecutori del cambiamento di politica una volta che conosceranno le regole”.

La UE sotto la Von der Leyen “mira a ridurre le emissioni di CO2 del 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030”

Beninteso il CO2 non è colpevole di nessun riscaldamento climatico, se fosse possibile ridurlo di tanto probabilmente ne soffrirebbe il mantello vegetale europeo – ma il vero scopo è: stroncare un insieme di industrie, per farne nascere altre. “Freni draconiani saranno imposti, e un cambiamento graduale nell’intera struttura politica”, scrive il Telegraph: “ Dovrà essere sostenuto da € 1 trilione di finanziamenti a basso costo della Banca europea per gli investimenti, offrendo alle compagnie “sostenibili e ad energia rinnovabile” un vantaggio in termini di costi di capitale rispetto all’industria fossile”.

Il Green Deal della UE, s’è esaltata la Von, “è l’equivalente per l’Europa del “primo uomo sulla Luna”: evidente la sua speranza, attraverso l’ordo-liberismo, e l’obbligo a tutti i paesi intra ed extra-europei di “fare le riforme climatiche”, la speranza di risalire dall’arretratezza scientifico-tecnologica.

Sui motivi per cui sarà un fallimento anche questo, rimando al thread seguente.

Da cui copio:

“Dalle analisi emerge che la transizione energetica in Germania provocherà uno sconquasso in tutta Europa. Infatti, chiudere completamente le centrali nucleari e a carbone (entro il 2022 e il 2038 rispettivamente) provocherà un ammanco di potenza elettrica per oltre 50.000 MW. Il piano approvato in Germania pochi giorni fa prevede che entro il 2030 il 65% dell’energia elettrica provenga da fonte rinnovabile e prevede compensazioni in denaro per circa 45 miliardi di euro ai Länder per la riconversione delle aree industriali e il sostegno all’occupazione. Altri 5 miliardi di euro andranno direttamente alle aziende produttrici quale indennizzo.

“Per rispettare il piano, la Germania dovrebbe installare almeno 5.000 MW di impianti eolici all’anno, ma il rispetto del piano si presenta arduo, considerato che sulla terraferma tali impianti sono via via sempre più avversati dai cittadini, che li ritengono (giustamente) ad alto impatto ambientale”

Senza contare che “una tale enorme domanda di impianti e componenti mette in crisi tutta la catena dei fornitori. Nel 2020, forse, la Germania riuscirà ad installare al massimo 1.800 MW eolici. Inoltre, è previsto lo sviluppo di nuova capacità di produzione a gas, aumentando l’import di gas dalla Russia.

Vi lascio il piacere di leggere voi stessi i motivi tecnici per cui, grazie alla dittatura verde,

“La Germania si avvia a diventare un buco nero energetico che inghiottirà tutta l’energia elettrica prodotta in Europa”, e persino l’Italia potrà diventare esportatore di energia verso la Germania”, essendo noi più avanti nelle rinnovabili, dati gli alti prezzi dell’energia elettrica e i sussidi all’eolico…

Ma ci si può credere? Si sappia che proprio adesso, che Berlino ha annunciato le draconiane punizioni per favorire la transizione, “è appena entrata in funzione una nuovissima centrale a carbone, Datteln 4 da 1.100 MW, nell’omonima città della Renania settentrionale”.

Insomma la solita Europa degli uguali.

Giustissimo il nickname che questo esperto si è dato “La durezza del vivere”, secondo la celebre frase di Padoa Schioppa:


Il solo vantaggio che avremo noi è più miseria, rincari e più austerità. Del resto, chi sono coloro che si sono messi alla testa del cambiamento climatico, dovrebbe aiutarvi a capire. Potete essere il più convinto ambientalista, vegano, desideroso della transizione energetica verso il vento e l’idrogeno, ma non avete posto la domanda politica basilare, elementare: se è la finanza speculativa mondiale a guidare la transizione energetica, farà per noi, a cui non ha fatto partecipare alla decisione, a nostro vantaggio dei popoli e dell’umanità? La questione è: chi ha il potere? Noi o loro?

Greta a Davos, dove qualunque ragazzino viene ascoltato e amato…