L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 febbraio 2020

Deutsche Bank è una gara di velocità cercare di risanare prima il fallimento. E' più conveniente tenere i contanti piuttosto che rimetterci facendoli custodire dalla Bce

Germania: le banche ammassano contanti nelle casseforti mentre Deutsche Bank perde miliardi

31/01/2020


Grandi perdite ma ottimismo in Deutsche Bank

Deutsche Bank è una grande banca tedesca con sede a Francoforte e una delle più problematiche d’Europa. Dal 2007 una gestione discutibile da parte dell’amministrazione e una serie di scandali ha portato il titolo in borsa a perdere più del 90%. Ora la banca riporta perdite ingenti: 1.6 miliardi di euro persi negli ultimi 3 mesi del 2019 e un totale di €5.3 miliardi nell’ultimo anno.

Dietro alle perdite vengono riconosciute scelte errate del passato che hanno costretto Deutsche Bank a licenziare più di 4000 lavoratori nell’ultimo periodo, il che ha portato a grandi uscite in termini di liquidazioni. La banca, che ora conta 88,000 dipendenti, spiega anche che le perdite sono dovute al fatto che alcuni asset hanno perso valore, ma che comunque la strategia attuale porterà a risanare l’istituto. Il piano di ristrutturazione, molto costoso nel breve termine, sarebbero completo al 70%, con Christian Sewing, il CEO di Deutsche Bank, che si ritiene ottimista.

Da agosto, le azioni della banca sono salite del 44%, ma il valore attuale di 8.28€ è decisamente lontano dal massimo raggiunto nel 2007, quando prima della crisi era di 117€. I ricavi sono invece diminuiti del 4% nell’ultimo quadrimestre del 2019.

La Germania ammassa denaro

Le banche tedesche intanto stanno ammassando di contanti le proprie casseforti per affrontare il costo dei tassi d’interesse negativi, con alcune di loro che stanno letteralmente finendo lo spazio per depositare soldi. In totale i depositi in denaro delle banche tedesche arrivano oggi a 43.4 miliardi di euro, circa 3 volte il valore di maggio 2014, il mese prima che la Banca Centrale Europea iniziasse a far pagare i depositi.

Dopo l’indebolimento dell’economia globale nel 2019, dovuta alle tante tensioni commerciali internazionali, la BCE ha deciso di spingere i propri tassi ancora più sotto lo zero per sostenere l’inflazione. Questa manovra ha aiutato le compagnie ed i consumatori, che hanno potuto accedere più facilmente ai prestiti, ma mentre solitamente anche le banche giovano di questa questa crescita, quelle tedesche stanno soffrendo a causa della loro particolare conformazione, che le rende molto dipendenti dagli interessi sui prestiti, e dai loro grandi depositi.

Uno dei direttori spiega appunto che per le banche è più conveniente mettere da parte contanti nei propri caveau che effettuare depositi presso la BCE. Secondi alcuni, se il trend rimarrà lo stesso, ci potrebbe essere addirittura un boom per i costruttori di caveau e sistemi di sicurezza.

La 'ndrangheta si combatte anche nei tribunali con un numero adeguato di magistrati competenti e validi

Gratteri: «Arrivano i maxiprocessi, a Catanzaro servono più magistrati»

Il procuratore della Dda interviene all’inaugurazione dell’anno giudiziario e chiede un aumento delle piante organiche. Poi sottolinea il lavoro fatto: «Quando siamo arrivati c’era un arretrato di 16 anni»

di Redazione 
1 febbraio 2020 16:00

«Prestare attenzione ai bisogni di questo Distretto». È la raccomandazione che il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha rivolto al Csm e al ministero della Giustizia nel corso del suo intervento all'inaugurazione dell'anno giudiziario del Distretto catanzarese.

«Ringrazio – ha sostenuto Gratteri - il componente del Csm che ha fatto un bellissimo intervento. Io mi permetto di fare una raccomandazione. In questo momento sul tavolo del Csm c'è l'aumento delle piante organiche. La raccomandazione è quella di prestare attenzione ai bisogni di questo Distretto, soprattutto per quanto riguarda i tribunali. Per quanto riguarda Catanzaro, nel prospetto che il ministro Bonafede ha inviato c'è l'aumento di un posto nella procura distrettuale e due al tribunale, ma ritengo che siano insufficienti, perché – ha rilevato il procuratore - ci vogliono due unità nella procura distrettuale e quattro giudici al Tribunale, questo è importante perché si sanno gli impegni che stiamo per avere per la celebrazione dei maxiprocessi. Da quando sono a Catanzaro, i miei sostituti vanno in appello perché è giusto che chi ha fatto le indagini in primo grado prosegua il lavoro in appello».

Gratteri ha poi rivolto anche «un'ultima preghiera al rappresentante del ministero. Sono tre anni che sono bloccate le tabelle delle sezioni di polizia giudiziaria. Noi a Catanzaro ne abbiamo in meno rispetto ad altre realtà. C'è una diatriba tra ministro della Giustizia e ministro dell'Interno perché ci sono Procure che hanno 156 ufficiali di polizia giudiziaria in più, mentre Procure come esempio quella di Catanzaro che ne hanno 18 in meno. Quindi – ha concluso Gratteri - sarebbe opportuno che ci si riunisse per discutere in modo che chi ha avuto di più restituisce a chi ha di meno, perché non è possibile che in alcune Procure per ogni pm ci sono tre ufficiali di pg, mentre nel mio ufficio per ogni pm ce n'è mezzo o tre quarti».

L’elogio del ministero

«Quando sono arrivato a Catanzaro – ha proseguito Gratteri- -, il fascicolo più vecchio aveva 16 anni», adesso «abbiamo 206 pagine di elogio» degli ispettori del ministero. A Catanzaro abbiamo l'elite di polizia giudiziaria, sono grato ai vertici delle forze dell'ordine - comandante generale dei carabinieri, comandante generale della Guardia di Finanza e capo della polizia - per la qualità degli investigatori che abbiamo in questo Distretto».

Gratteri, facendo mostra di una relazione relativa all'esito dell'ispezione del ministero della Giustizia, ha poi osservato: «In ultimo, voglio ringraziare il mio ufficio. Quando sono arrivato a Catanzaro, avevamo un arretrato di 16 anni, il fascicolo più vecchio aveva 16 anni: adesso, nell'arco di meno di quattro anni, abbiamo 206 pagine di elogio che gli ispettori del ministero hanno fatto alla Procura distrettuale di Catanzaro, quindi – ha concluso Gratteri - non finirò mai di ringraziare, dai commessi, ai dirigenti, ai funzionari e per ultimo i miei colleghi».

L’invito ai calabresi

«Invito ancora una volta i cittadini a continuare a venire in Procura, come sta avvenendo. Sapete – ha poi proseguito Gratteri - che ogni settimana faccio ricevimento, ci sono ancora centinaia di persone da ascoltare e da sentire. Continuate a inondarci di denunce».

31 gennaio 22020 - Diego Fusaro - Allarme Coronavirus. Qualcosa non torna...

Rutelli Veltroni Alemanno si sono mangiati Roma ma quell'euroimbecille servo sciocco posto al ministero dell'economia Gualtieri non ricorda

Roma, Toninelli: «Gualtieri attacca la raggi, ma dimentica i debiti di Rutelli e Veltroni»

Silenzi e FalsitàPOSTED ON 1 FEBBRAIO, 2020


«Gualtieri attacca la Raggi, ma dimentica i debiti di Rutelli e Veltroni».

L’ex ministro dei Trasporti del M5S, Danilo Toninelli, prende le difese della sindaca di Roma Virginia Raggi, attaccata dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, il quale ha espresso su di lei un giudizio «certamente non positivo».

«Era arrivata in Campidoglio con tanti proclami e grandi speranze ma i risultati, purtroppo per i romani, non sono arrivati, anzi,» ha detto Gualtieri.

Toninelli ha riconosciuto i problemi della Capitale: «Nessuno nega che amministrare Roma sia difficile,» ha scritto su Facebook, sottolineando di non ricordare però «alcun sindaco lavorare così tanto e così tenacemente come Virginia Raggi per risolvere i problemi. Ma è utile ricordare al ministro Gualtieri che gran parte di queste difficoltà sono dovute ai disastri che anche i suoi colleghi di partito Rutelli e Veltroni hanno lasciato in eredità a questa città. Se lo ricorda? Gli do una notizia».

«Nel 2010 Ministero dell’economia e Ragioneria della Stato hanno accertato che alla fine dell’era Veltroni il debito complessivo del Comune di Roma ammontava a 22,4 miliardi di euro, che al netto della massa attiva diventava di 16,7 miliardi. Un salasso che ha costretto Roma ad avere un doppio bilancio, con una gestione commissariale del debito pagato da tutti i cittadini italiani e solo recentemente archiviata da Virginia Raggi.
La campagna elettorale in cui Gualtieri ha deciso di gareggiare non dovrebbe fargli dimenticare il suo ruolo istituzionale da ministro dell’economia,» ha spiegato Toninelli.

«I romani si aspettano non solo maggiore correttezza, ma soprattutto che il suo ministero metta in campo impegni concreti e risorse certe per la capitale d’Italia,» ha concluso l’ex ministro.

Per anni Airbus si è accaparrato quote di mercato praticando dumping

Airbus paga 3,6 miliardi per chiudere le accuse di corruzione

1 febbraio 2020 


Il colosso europeo dell’Aerospazio e Difesa Airbus ha accettato di pagare una multa record di 3,6 miliardi di euro alla Francia, alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti per archiviare le inchieste per corruzione e il mancato rispetto delle disposizioni del regolamento sul commercio internazionale di armi scongiurando una serie di processi.

I dettagli dell’accordo, resi noti ieri a Parigi, prevedono che Airbus paghi 2,1 miliardi di euro alla Francia, 984 milioni euro alla Gran Bretagna (oltre a 7 milioni di spese giudiziarie) e 526 milioni agli Stati Uniti per le inchieste su tangenti e irregolarità contrattuali di vendita del gruppo. I giudici di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, hanno dunque accolto l’accordo di principio concluso nei giorni scorsi con la Procura Nazionale Finanziaria (PNF) francese, il Serious Fraud Office britannico (SFO) e gli Stati Uniti che indagavano congiuntamente sui contratti di vendita di aerei ed equipaggiamenti militari.

Airbus inoltre verserà circa 60 milioni di euro per “false dichiarazioni”, nel quadro di contratti volti all’esportazione di armi con componenti prodotte negli Stati Uniti.

Le indagini hanno riguardato commesse in 13 anni in diversai paesi, inclusi Malaysia, Russia, Ghana e China che secondo gli inquirenti francesi hanno prodotto contratti per 1.05 miliardi di euro attraverso un sistema di corruzione (definito “endemico”) che ha coinvolto 150 funzionari dell’azienda.

“E’ la più importante risoluzione di una vicenda di corruzione al livello mondiale” osserva una nota del Dipartimento di Giustizia Usa. Per il SFO britannico, si tratta di una somma “record” nel quadro di un accordo volto a sospendere il procedimento giudiziario. E di “record” parla anche la giustizia francese. Per il procuratore nazionale finanziario, Jean-Francois Bonhert, “Airbus ha versato tangenti attraverso suoi agenti nel mondo intero per aggiudicarsi dei contratti”.

“Ad Airbus va l’onore di aver riconosciuto la sua colpevolezza” ha commentato la direttrice del Serious Fraud Office britannico. La mega-multa, che sul piano legale non equivale ad un’ammissione di colpa, peserà su buona parte dei ricavi del gruppo. Nel 2018 Airbus ha segnato un utile netto di 3,1 miliardi mentre i conti per il 2019 verranno annunciati il 13 febbraio. Dal 2016, il caso pendeva come una spada di Damocle sull’azienda che conta 134.000 dipendenti, con il rischio di non poter partecipare a gare per le commesse pubbliche.

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - è guerra d'informazione contemplata nella guerra senza limiti. L’intero esercito del potere e dell’informazione occidentale si è buttato a pesce sull’evento mostrandolo come una catastrofe di proporzioni bibliche

Italia - lunedì 11 novembre 2019

L'influenza che colpirà tra il 2019 e il 2020, secondo le previsioni degli esperti, avrà un'incidenza abbastanza importante con già più di 7 milioni di casi confermati alla decima settimana di quest'anno.

https://www.ilmessaggero.it/salute/prevenzione/influenza_2019_intestinale_sintomi_vaccino_antibiotico_rimedi-4855411.html


Influenza 2019, è epidemia. Sintomi, vaccino, picco e prevenzione

Solo nella scorsa settimana 207.000 casi e 1.099.000 da metà ottobre a oggi. Maggiormente colpiti i bambini sotto i cinque anni

influenza 2019-2020

Roma, 19 dicembre 2019 - 
L'influenza è entrata nel vivo: è ufficialmente epidemia in tutta Italia con 207.000 casi solo nella scorsa settimana e 1.099.000 da metà ottobre a oggi. Lo rende noto l'ultimo bollettino Influnet dell'Istituto superiore di sanità.

Influenza 2019: contagi tra i più piccoli

Si parla di 3,43 casi per mille assistiti e a essere maggiormente colpiti sono i bambini al di sotto dei cinque anni in cui si osserva un'incidenza di 9 casi per mille pazienti. Tuttavia, i dati, raccolti da 731 medici sentinella che hanno registrato la frequenza di sindromi influenzali tra i propri pazienti, mostrano un andamento dell'incidenza che si può sovrapporre a quello dello scorso anno. 
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Coronavirus: pandemia di scemenze



Probabilmente pochi sanno che l’influenza colpisce ogni anno qualche milione di persone in Italia e fa oltre 8 mila morti solo nel nostro Paese, circa 700 mila in tutto il mondo, una cifra spaventosa a cui non si fa caso solo per abitudine, perché questa malattia la prendono un po’ tutti di solito senza particolari conseguenze fino a che gli anni non cominciano a pesare e le complicanze si moltiplicano. A volte poi i virus che causano la patologia mutano e si fanno più pericolosi, causano pandemie come l’asiatica o come la spagnola che infuriò esattamente un secolo fa e che fece dai 40 ai 100 milioni di morti, tanto da superare di gran lunga le vittime della prima guerra mondiale. Avremmo dunque tutti i motivi di preoccupazione in merito alla prevenzione e alla cura di questa affezione, così come a quella ancora più grave della meningite che proprio in questi giorni sta colpendo diverse regioni italiani e che ha un tasso di mortalità del 14% anche in presenza di cure. Avremmo insomma ogni giustificazione per far lavorare la paura su cose reali: invece per un bias cognitivo i media sono pieni di notizie e di allarmi, di quarantene e mascherine sulla epidemia nata in una ristretta zona della Cina dovuta a un coronavirus, una famiglia di patogeni che conosciamo bene perché è quella che procura diversi disturbi lievi tra cui il raffreddore ed eccezionalmente di più severi come la Sars malattia che sembrava essere la fine del mondo e che finì praticamente in nulla: quindi ci troviamo di fronte a qualcosa di non eccessivamente pericoloso ancorché si tratti di un nuovo ceppo ( alla loro comparsa i nuovi agenti patogeni sono normalmente molto più virulenti) , che già all’inizio ha una mortalità inferiore a quella dell’influenza e che finora ha ucciso soprattutto ultraottantenni già fiaccati da altre gravi malattie.

Certo qui opera la fascinazione negativa del remoto e dello sconosciuto, ma lavora soprattutto un’orchestrazione mediatica volta alla demonizzazione della Cina, ignobilmente colpevole di incalzare l’ occidente dalla sua preminenza industriale, nonché di contraddire le oligarchie nostrane con la dimostrazione della superiorità di un economia mista e pianificata rispetto alle ossessioni del privatismo ontologico. Tra l’altro l’efficienza con cui si è stata arginata l’epidemia non ha precedenti e costituisce anzi la prima la prima volta nella storia della medicina in cui il genoma di un virus è stato mappato dopo appena dieci giorni dalla comparsa del primo focolaio, un fatto sorprendente che per fortuna è stato riconosciuto da Nature, una delle più stimate riviste scientifiche. Poco a che vedere con le prestazioni di una fabbrica della salute tutta in mano ai privati e al profitto ( nonché purtroppo anche ai militari e alle loro guerre batteriologiche) che se salva delle vite certamente ne miete moltissime: basti pensare solo alle vittime di farmaci rivelatisi letali (pensiamo solo al Vioxx) che tuttavia sono ritirati con estrema lentezza pensando più che alle vite umane ai bilanci di chi li produce. Le morti da farmaco (e non parliamo delle sostanze psicotrope) arrivano a circa 300 mila l’anno, di cui quasi la metà nei soli Stati Uniti che sono all’origine della campagna volta in realtà a fare della Cina un grande nemico simbolico, una sorta di monatto planetario.

Così nonostante la scarsa pericolosità del nuovo coronavirus e le eccezionali misure per evitare la sua diffusione, l’intero esercito del potere e dell’informazione occidentale e si è buttata a pesce sull’evento mostrandolo come una catastrofe di proporzioni bibliche tanto che l’Oms che non aveva voluto dichiarare lo stato di allarme è stato fatto segno a pressioni enormi e ha dovuto farlo a guarigioni già avvenute e a diffusione in regresso e quando già i ricercatori di mezzo mondo sono impegnati a sedare l’infezione. Mentre chissà i padroni del farmaco a proporre nuove vaccinazioni planetarie, perché si vogliono prendere più piccioni con una fava sola . Al contrario dal virus della paura irrazionale, sparsa a piene mani e quello sinergico della son evidentemente è evidentemente così diffuso da essere l’unica pandemia inguaribile.

Notizia del: 31/01/2020

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-coronavirus_pandemia_di_scemenze/82_32869/

... e quella del 2018-19 ...

Influenza 2018-2019: tutto quello che devi sapere per evitare il contagio


Ultimo aggiornamento – 04 Febbraio, 2019


Potrebbe essere la peggiore influenza degli ultimi 16 anni. Non siamo nemmeno a metà stagione, e sono già 4 milioni i malati a letto. È questa infatti la settimana decisiva per capire quanto sarà violenta l’influenza del 2019 e per contarne i danni.

Gli esperti mettono in guardia sull’arrivo del picco influenzale. La scorsa settimana sono stati colpiti 720mila nuovi pazienti e nei prossimi sette giorni si può arrivare a 800mila, raggiungendo così i 5 milioni complessivi.

L’influenza 2018-2019 è dunque arrivata. Ma non è mai troppo tardi per informarsi e capire come prevenirla ed evitare il contagio.

Ad aiutarci, il Ministero della Salute, che ha condiviso la Circolare “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2018-2019“.

Iniziamo, dunque, col fare una panoramica generale, che consentirà di capire al meglio tutti gli aspetti legati a questo malanno di stagione.

Influenza 2018-2019: ecco cosa ci aspetta

In primis, c’è da dire che, sebbene molti tendano a considerare l’influenza come un lieve disturbo, questa resta una tra le prime 10 cause di morte nel nostro Paese.

Si tratta di una malattia respiratoria, che colpisce prevalentemente alcune fasce della popolazione (bambini e anziani), esposti anche a un maggior rischio di complicazioni, ovvero polmonite virale, polmonite batterica secondaria e aggravamento delle condizioni già presenti.
I virus dell’influenza 2018-2019

Due sono gli agenti infettivi: A e B.

I virus dell’influenza A presentano sottotipi a seconda di due proteine di superficie: emoagglutinina (HA) e neuraminidasi (NA). Si hanno poi, ancora, 3 sottotipi di HA (H1, H2 e H3) e due sottotipi di NA (N1 e N2).

I virus dell’influenza B “si sono evoluti in due lineaggi antigenicamente distinti“: virus B/Yamagata/16/88 e B/Victoria/2/87-like.

Dai virus di questi due ceppi, B/Yamagata e B/Victoria, ha origine la malattia influenzale. Col tempo, la variazione antigenica dei ceppi si è avuta all’interno di un sottotipo di influenza A o di un lineaggio B.

Le variazioni costanti rendono necessari nuovi i vaccini antinfluenzali ogni anno.

Influenza: contagio e trasmissione

Oramai si sa (e la mamma aveva ragione!): mai starnutire senza mettersi la mano davanti alla bocca. L’influenza, infatti, è trasmessa principalmente dalle goccioline che si propagano nell’aria attraverso la tosse o gli starnuti, ma non solo. Anche il contatto diretto con le secrezioni contaminate (toccando oggetti e condividendo spazi) aumenta il rischio di contagio.

Qual è il periodo di incubazione? Breve, ahimè, molto breve: parliamo di 2 o 4 giorni, dopo i quali iniziano a insorgere i primi sintomi.

A essere più esposti al rischio di trasmissione sono, ovviamente:
soggetti con un sistema immunitario debole;
residenti in strutture socio sanitarie;
over 65;
donne in gravidanza;
bambini molto piccoli.

I sintomi dell’influenza 2018-2019

I sintomi dell’influenza tendono a essere simili ogni anno. Ovvero:
febbre improvvisa e alta;
tosse e difficoltà a respirare;
dolori muscolari e astenia;
mal di gola;
perdita di appetito;
nausea, vomito e diarrea.

Quanto dura? Parliamo di una settimana o di massimo 10 giorni, nella maggior parte dei casi.

Ma quali sono le misure di igiene da adottare per prevenire l’influenza ed evitare il contagio?

Lavatevi le mani! Una buona igiene di queste ultime è fondamentale per limitare la diffusione dell’influenza.

Le mani, dunque, devono essere lavate con sapone, tenendole sotto l’acqua per 40-60 secondi almeno. Ideali sono i disinfettanti a base alcolica.

Anche l’isolamento, sì, proprio l’isolamento, è un gesto altruistico quando si ha l’influenza, specie nei primi giorni. Ovviamente, sta anche alle persone vicine evitare il contatto stretto con chi è ammalato, mantenendo una distanza di un metro almeno o non frequentando posti troppo affollati.

Le mascherine chirurgiche possono essere utili, se si ritiene necessario per ragioni di salute evitare assolutamente il contagio.
Il vaccino antinfluenzale 2018-2019

La vaccinazione è la migliore arma di prevenzione dell’influenza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-19 mirano a una copertura per la vaccinazione antinfluenzale del 75%.

Si parte dai principali destinatari dell’offerta di vaccino antinfluenzale stagionale (da ottobre a dicembre), ovvero:
gli over 56;
i bambini, già dai 6 mesi di età;
tutti gli operatori sanitari;
gli immunodepressi.

I vaccini antinfluenzali disponibili in Italia

L’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) e/o l’Agenzia italiana del Farmaco (AIFA) hanno dato l’ok per la distribuzione dei vaccini disponibili in Italia.

Ogni singola Regione, poi, decide tra i prodotti disponibili in commercio quelli da utilizzare durante le campagne vaccinali.
Le caratteristiche antigeniche dei ceppi virali influenzali relativi all’ultima stagione influenzale fanno sì che si possano selezionare i ceppi da includere nel nuovo vaccino. Ciò si decide nel mese di febbraio, per dare il via alla produzione e alla distribuzione.

La stagione influenzale 2017/2018 in Europa ha visto come protagonista il virus di tipo B – lineaggio B/Yamagata.

A Ginevra, il 22 febbraio 2018, l’OMS ha indicato la formulazione del vaccino quadrivalente per l’emisfero settentrionale nella stagione 2018/2019, ovvero:
antigene analogo al ceppo A/Michigan/45/2015 (H1N1)pdm09;
antigene analogo al ceppo A/Singapore/INFIMH-16-0019/2016 (H3N2);
antigene analogo al ceppo B/Colorado/06/2017 (lineaggio B/Victoria);
antigene analogo al ceppo B/Phuket/3073/2013-like (lineaggio B/Yamagata).

Nel caso dei vaccini trivalenti, l’OMS consiglia, per il virus dell’influenza B, che ci sia l’antigene analogo al ceppo B/Colorado/06/2017 (lineaggio B/Victoria).

La formulazione del vaccino per la stagione 2018/2019 includerà, dunque, una nuova variante antigenica di sottotipo H3N2 (A/Singapore/INFIMH-16-0019/2016), che sostituisce il ceppo A/Hong Kong/4801/2014, e una nuova variante antigenica di tipo B (B/Colorado/06/2017), lineaggio B/Victoria, che sostituirà il ceppo B/Brisbane/60/2008.

Ricordiamo che il vaccino stagionale deve essere acquistato in farmacia con prescrizione medica. Dopo due settimane dal vaccino, si è sotto protezione vaccinale per 6-8 mesi.
Nuovo vaccino antinfluenzale: ci sono delle controindicazioni?

Ci sono dei soggetti a cui il vaccino antinfluenzale non deve essere somministrato, ovvero:
Bambini al di sotto dei sei mesi.
Soggetti allergici a una precedente dose.
Soggetti con una malattia acuta o media.
Pazienti con sindrome di Guillain-Barré.
Effetti collaterali del vaccino

Gli effetti collaterali comuni del vaccino antinfluenzale sono:
dolore e eritema cutaneo dopo il vaccino;
malessere generale e febbre, da 6 a 12 ore dopo la somministrazione, per massimo 2 giorni;
rari eventi di trombocitopenia, nevralgie, parestesie, disordini neurologici e reazioni allergiche gravi (ma non ci sono sufficienti evidenze scientifiche).

In ogni caso, se dovessero insorgere dei disturbi è sempre il caso di segnalarli al sistema di farmacovigilanza dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e al proprio medico di famiglia.

Un’ultima e importante informazione: il vaccino è indispensabile e va ricordato che durante l’inverno possono comunque presentarsi sintomatologie simili a quelle dell’influenza, ma provocate da altri agenti batterici e virali.

Prevenire e meglio di curare: non dimenticate di vaccinarvi e far sì che lo facciano anche i vostri cari!

Togati malati - Roma - Guerra della monnezza - Il dolo si è trasformato in nulla

SFUMA L’IPOTESI DI ‘INCENDIO DOLOSO’
Roghi ai due centri Ama, inchieste ‘in fumo’

31 gennaio 2020, ore 12:00
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Centro Ama dI Rocca Cencia Semi distrutto nell'incendio del 24 marzo 2019

Nunzia D'Elia Procuratore aggiunto di Roma

Nessuna prova e a quanto pare nemmeno indizi sufficienti. Si avviano verso l'archiviazione i due fascicoli aperti sui roghi che hanno incendiato i Tmb Ama di Rocca Cencia e Salario. Parliamo degli impianti di Trattamento Meccanico Biologico, ossia i siti industriali dentro cui i rifiuti indifferenziati vengono suddivisi approssimativamente in frazioni merceologiche minori e poi avviati ad incenerimento negli inceneritori o ad interramento in discarica. Le perizie tecniche disposte dalla Procura di Roma non hanno individuato punti di innesco. Anche dalle testimonianze e da ulteriori accertamenti non sarebbero emersi indizi univoci per procedere all'ipotesi avanzata dalla procura, ossia l'incendio doloso. Le indagini, alle ultime battute, sono ora al vaglio del procuratore aggiunto, Nunzia D'Elia. Era stata la prima cittadina di Roma, Virginia Raggi, a ipotizzare che dietro ai roghi ci potesse essere il tentativo di condizionare gli amministratori pubblici. Dello stesso avviso era anche alcuni magistrati romani. Restano aperti invece gli accertamenti sulle violazioni ambientali che sarebbero state commesse nei due siti, da tempo all'esame di altrettanti fascicoli d'inchiesta.

SETTORE IN CRISI, AMMINISTRATORI IN GINOCCHIO

I due clamorosi incendi avevano paralizzato la raccolta e trattamento del pattume in città, mandato in crisi il già precario equilibrio del settore rifiuti di Roma e ridotto in ginocchio gli amministratori pubblici, in Campidoglio e in Regione. Si erano sviluppati a distanza di tre mesi, il primo nel 2018. La notte tra il 10 e l'11 dicembre, quando sono arrivati i vigili del fuoco nell'impianto di via Salaria le fiamme avevano già invaso una grossa area. Si è scoperto poi che il sistema di videosorveglianza era spento da almeno tre giorni. Un dettaglio che aveva fatto balenare anche l'ipotesi di un sabotaggio rilanciato anche dalla sindaca Virginia Raggi. Mentre il tmb di Rocca Cencia, in fiamme il successivo 24 marzo 2019 le telecamere non c'erano proprio. “La vicenda inerente l'incendio del Tmb Salario”, aveva scritto in una relazione il presidente del Collegio sindacale di Ama, Mauro Lonardo, “sulla base degli elementi a disposizione dell'organo di controllo, evidenzia (a giudizio del Collegio) un non adeguato presidio della funzione aziendale”. In sostanza nessuno degli amministratori di Ama aveva pensato a sorvegliare adeguatamente i propri centri di trattamento, nemmeno dopo il primo e clamoroso incendio.

VA IN PENSIONE IL CENTRO AMA DI VIA SALARIA

Dallo scorso settembre, intanto, il Tmb Salaria è stato definitivamente chiuso con ritiro dell’autorizzazione integrata ambientale. ''Con determina della Direzione regionale per il Ciclo dei Rifiuti - aveva spiegato l’assessore regionale Massimiliano Valeriani - è stata ritirata l’autorizzazione integrata ambientale all’azienda Ama per l’impianto di trattamento dei rifiuti di via Salaria''. Nel centro del Salario così non potranno più essere stoccati e trattati i rifiuti indifferenziati da parte dell’azienda capitolina. ''Dopo la richiesta avanzata dall’Ama'', aveva spiegato Valeriani, ''la Regione ha mantenuto il suo impegno con le istituzioni locali e i cittadini del quadrante Salario ritirando l’Aia. Ora l’azienda proceda in tempi brevi alla bonifica e alla riqualificazione ambientale''.

POLEMICHE SU POLEMICHE

''Il Tmb Salario - aveva ribadito a ruota su Twitter Virginia Raggi - non riaprirà mai più. Avevamo chiesto alla Regione Lazio di revocare l’autorizzazione ad utilizzare quell’impianto per i rifiuti e finalmente è arrivata la comunicazione ufficiale ad Ama'. È una grande vittoria per la città e i residenti!''. Un messaggio che aveva suscitato polemiche, perché scambiato per una rivendicazione dagli abitanti dell'area, da Fidene, a Villa Spada e zone limitrofe, che contestavano l'impianto. Comitati di quartiere e anti-Tmb avevano anche denunciato un aumento dei tumori dopo che il sito aveva cominciato a funzionare a pieno ritmo. L'impianto di Rocca Cencia, invece, è ancora attivo, anche se considerato non perfettamente funzionante. Una perizia depositata in procura evidenzierebbe violazioni ambientali. Il fascicolo era stato aperto dopo le denunce degli abitanti del quartiere per i miasmi che in particolari orari del giorno rendevano l'aria irrespirabile. Nel mirino, in particolare, la qualità del rifiuto prodotto che spesso sarebbe al di sotto degli standard di legge.
Adelaide Pierucci

30 gennaio 2020 - Ebrei contro il sionismo

31 gennaio 2020 - BREXIT, INGLESI ESEMPIO DI LIBERTÀ E SOVRANITÀ: DOBBIAMO USCIRE DALL'UNI...

31 gennaio 2020 - DIEGO FUSARO: Occupiamo l'Italia. Presentazione di Vox Italiae a Napoli

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - Gli statunitensi, nati cowboy, mandriani non sono attrezzati culturalmente per fare la guerra al Regno di mezzo e quindi sono destinati alla sconfitta

Pompeo definisce il Partito Comunista Cinese la "principale minaccia del nostro tempo"


Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha identificato la Cina come la principale "minaccia" attuale ai "principi democratici occidentali" in una conferenza stampa condivisa con il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab."Il Partito comunista cinese rappresenta la minaccia centrale del nostro tempo", ha denunciato

Pompeo e Raab hanno affrontato nel loro primo incontro pubblico da quando Londra ha dato il via libera all'ingresso limitato del gigante della tecnologia cinese, Huawei, lo sviluppo del sistema di telecomunicazioni 5G .

Mike Pompeo ha anche affermato che il suo paese non permetterebbe mai ai dati di sicurezza essenziali di passare attraverso una rete di cui non si fida, dopo che il Regno Unito ha permesso al colosso cinese delle telecomunicazioni Huawei di svolgere un ruolo sulla sua Internet 5G.

"Non permetteremo mai che le informazioni di sicurezza nazionale degli Stati Uniti vengano trasmesse attraverso un sistema di cui non ci fidiamo", ha dichiarato Pompeo.

L'amministrazione del presidente Donald Trump considera un "rischio reale" per la sicurezza nazionale e quella dei suoi alleati la presenza di una società cinese nella prossima generazione di telefonia mobile.

"Non è una società ma un modello [di organizzazione] collegato al Partito comunista cinese", ha ribadito.

Pompeo, tuttavia, resta fiducioso di poter collaborare con il governo Boris Johnson per concordare "come attuare la decisione", che Washington disapprova.

"Accetteremo solo un livello di rischio che riteniamo tollerabile", ha aggiunto in relazione al cosiddetto gruppo Five Eyes (USA, Regno Unito, Australia, Canada e Nuova Zelanda) di segnali di intelligence e cooperazione di dati.

Nel suo intervento nel Policy Exchange, un "think tank" vicino ai conservatori britannici, Pompeo ha ribadito che il Partito comunista cinese ha un ruolo importante nelle attività delle compagnie di quel paese.

"Non si tratta di una società [di Huawei]; si tratta di un modello del Partito comunista cinese, che stabilisce i requisiti per queste imprese , dicendo cosa dovrebbero fare, e non sono solo requisiti legali, sono importanti investimenti finanziari. Ci sono alti funzionari in questa compagnia collegata al Partito Comunista Cinese ", ha detto il funzionario quando gli è stato chiesto della compagnia cinese durante un evento a Londra. 

Notizia del: 30/01/2020

Regno di mezzo - Difficile fermare un popolo di 1 miliardo e 400 milioni di persone che complessivamente formano una volontà, uno spirito unico, i cow boy statunitensi sono costretti a perdere dalla nella storia

CRONACA DI UN VIAGGIO
La Cina è avanti e potrebbe conquistarci tutti, ecco perché

L’impressione più forte che si ha dopo qualche giorno di visita alla Repubblica Popolare Cinese è che tutto è talmente così grande che loro potrebbero, volendo, fare a meno di noi. Ecco quali sono gli aspetti più interessanti sul fronte tecnologico e non solo

31 gennaio 2020

Ogni anno provo a fare delle esperienze di crescita personale, che non siano necessariamente legate al mio lavoro e così ho deciso di dedicare gli ultimi 40/50 giorni del 2019 a una serie di esperienze in Cina, America e Africa.

Indice degli argomenti
La mia esperienza nel “Regno di mezzo”

Proverò qui, seppur brevemente, a condividere alcuni spunti emersi dal periodo trascorso in Cina.

L’impressione più forte che si ha dopo qualche giorno di visita alla Repubblica Popolare Cinese è che tutto è talmente così grande che loro potrebbero, volendo, fare a meno di noi.

Non a caso il nome Cina (中國, 中国, Zhōngguó), vuol dire letteralmente “Regno di mezzo” e anche nelle loro mappe del mondo si vede la Cina in mezzo e tutto il resto quasi di contorno.

1.400.000.000 persone che, se smettessero di comprare i nostri prodotti, avrebbero un impatto credo devastante sull’economia di molte aziende che esportano nel loro territorio.

Di sicuro la Cina ha preso delle scelte molto nette su alcuni campi.

Il tema della videosorveglianza

È impressionante vedere la quantità di telecamere nelle principali città che tengono monitorato tutto ciò che succede.

In Europa abbiamo una grande sensibilità sul tema della privacy mentre sembra che in Cina abbiano preso una scelta netta a vantaggio della sicurezza e del controllo. Durante un recente evento che ho organizzato sui temi della sicurezza ho scoperto, da un manager di Microsoft, quanto le telecamere in Cina abbiano abbattuto il tasso di criminalità nelle metropolitane, anche nei quartieri più difficili.

La mia esperienza in Cina si è limitata a solo alcune grosse città per cui la percezione avuta è sicuramente molto parziale ma mi ha permesso di avere un’idea di quello che potrebbe succedere anche da noi tra qualche anno, se decidessimo di prendere scelte simili.

Ho provato a testimoniare con alcuni video sui miei social media gli aspetti più interessanti.

Il fenomeno TikTok

Abbiamo visitato anche gli uffici di TikTok Shanghai ma purtroppo non posso raccontare ciò che abbiamo discusso.

TikTok, noto anche come Douyin in Cina, è un social network lanciato nel settembre 2016, inizialmente col nome musical.ly. Attraverso l’app, gli utenti possono creare brevi clip musicali di durata variabile tra i 15 e i 60 secondi ed eventualmente modificare la velocità di riproduzione, aggiungere filtri ed effetti particolari.

Sicuramente è un fenomeno molto rilevante che nel 2019 ha segnato dei record di crescita a livello mondiale e in Italia, in tre mesi, ha triplicato la propria audience passando da 2,1 milioni di utenti unici a 6,4 milioni. Lo dicono le rilevazioni della società ComScore che si riferiscono al periodo che va da settembre a novembre 2019. L’app ha fatto segnare “un incremento del +202% che rappresenta la più alta crescita nel panorama internet italiano”.

Sto preparando una guida ad hoc per permettere a tutti di comprendere le dinamiche e soprattutto come mi aspetto che evolverà nei prossimi mesi per non essere più un social rivolto solo ai giovanissimi.

Una giornata con Bob Bao ad Alibaba

Molto interessante è stata anche l’esperienza con un ex top manager di Alibaba che ci ha ricevuto per una lunga ed affascinante cerimonia del tè all’interno di una serra che ha costruito anche per avere costantemente aria pulita.

Il tutto è stato organizzato da Edgeless, un’agenzia digital italiana specializzata in servizi per il mercato cinese. Solo grazie a loro è stato possibile incontrare Bob Bao, uno dei dipendenti più anziani di Alibaba e stretto collaboratore di Jack Ma, per una degustazione tradizionale di tè, per poi scoprire che lui, come passione, è diventato il produttore del 10% del tè bianco venduto nel mondo.

Abbiamo passato con Bob Bao l’intera giornata del Single Day (11.11.2019) che ha battuto ogni record di vendite di Alibaba: 38,37 miliardi di dollari in 24 ore.

Il problema dell’inquinamento

Tra gli aspetti più negativi sicuramente l’inquinamento è qualcosa da non sottovalutare e in alcune città è veramente molto forte.

Quando però abbiamo parlato con delle persone del posto per chiedere cosa ne pensassero riguardo all’aria talvolta pesante la risposta è spesso stata la stessa: “il governo si sta fortemente impegnando per risolvere questo problema”. La percezione nella popolazione è che tutto stia migliorando, anche sul tema, molto delicato, dell’inquinamento.

Secondo i dati di “Global Alliance on Health and Pollution” in Cina muoiono ogni anno 1.870.000 persone per l’inquinamento di vario tipo.

La passione dei cinesi per il fresco

Il supermercato di Alibaba mi ha particolarmente colpito per la grande presenza di personale dedicato a preparare le consegne a domicilio, incluse quelle del pesce fresco che, in diretta, veniva pescato dalle vasche per essere consegnato a casa con un sistema di carrellini sulla parte alta del negozio che portava la merce direttamente all’esterno per essere spedita più rapidamente possibile. Vedere i pesci vivi che venivano inseriti in delle buste di plastica senza acqua per arrivare in pochi minuti a casa dei clienti mi ha fatto molto riflettere.

I cinesi sicuramente hanno una forte passione per il fresco quindi sono meno sensibili al vedere l’animale morire davanti ai nostri occhi a prescindere che sia un pesce o una tartaruga.

Mi rendo conto come questo sia un tema puramente culturale poiché noi siamo abituati a ricevere animali già morti o cucinati senza renderci conto di essere stati noi la causa della sua morte.

Il monitoraggio dell’esperienza di vendita

Abbiamo inoltre visitato un centro di innovazione che sta sperimentando tutta una serie di tecnologie per monitorare in tempo reale l’esperienza nel punto vendita.

Vuoi lanciare delle nuove magliette o delle scarpe? Con la loro tecnologia RFID puoi sapere in tempo reale quanti potenziali clienti hanno preso in mano la scarpa, quale modello, per quanto tempo ecc…

Il display vicino all’espositore della scarpa è digitale e ciò permette di far partire delle pubblicità personalizzate in base al prodotto che l’utente ha preso in mano.

In un futuro molto prossimo, la tecnologia è già esistente, si potrebbero facilmente riconoscere anche le emozioni dei clienti per comprendere la propensione di acquisto di un determinato prodotto.

I pagamenti digitali

Sicuramente l’ambito nel quale la Cina ha preso una decisione molto netta è quello dei pagamenti dato che, in tutta la mia esperienza in Cina, non ho praticamente mai usato contanti e sono riuscito a pagare tutto con Alipay.

L’esperienza è stata veramente super immediata: basta inquadrare il qualcosa presente praticamente su tutti prodotti per fare una transazione immediata seppure con alcuni limiti di spesa se non si ha un conto in Cina.

I pagamenti tramite QR Code si applicano a tutto, dai prodotti di alta tecnologia fino all’elemosina per strada.

La contropartita di questa scelta di campo sulle transazioni digitali è, ovviamente, che sanno esattamente come ho speso ogni singola moneta all’interno del loro territorio e se io un domani volessi chiedere di cancellare tutte quelle informazioni non avrei la certezza che ciò avverrà.

L’incrocio tra uomini e robot

L’ultimo spunto, tra i tanti possibili, che vi vorrei mostrare è l’incrocio tra uomini e robot. In hotel avevamo un “assistente robotico” che poteva svolgere diversi compiti. Credo che questo video, più di qualunque parola, possa permettere di comprendere meglio cosa sta succedendo.

Concludo questo parziale racconto invitando tutti ad approfondire, anche solo tramite letture o documentari, ciò che sta succedendo in quella parte di mondo, perché potrebbe rapidamente aver conseguenze dirette anche su di noi da molti punti di vista.

La 'ndrangheta è una mala pianta che ha trovato nella politica lombarda terreno fertilissimo

Mafia in Lombardia, Dolci (dda): "Doppia morale dei politici"


Il magistrato antimafia: «Politici lombardi hanno doppia morale, chiedono voti a 'ndrangheta e fanno favori» 

Indice puntato sulla classe politica. Alessandra Dolci (dda Milano): «Presa di distanza dalle mafie dev'essere più netta» 

Redazione
30 gennaio 2020 10:47

E' durissimo il j'accuse di Alessandra Dolci, procuratore aggiunto e capo della direzione distrettuale antimafia di Milano, al mondo politico. Il magistrato, massimo responsabile della lotta alla criminalità organizzata sul nostro territorio, ha puntato l'indice contro i politici che, anche in Lombardia, «chiedono voti alla 'ndrangheta e fanno affari e favoriscono esponenti della 'ndrangheta».

Secondo la Dolci, intervenuta a "Pane al pane" su Radio Lombardia, «c'è una doppia morale: da un lato si finge di contrastare la mafia e dall'altro si accettano i loro voti, si fanno loro favori». Mancherebbe, insomma, «una presa di distanza netta dal mondo della criminalità organizzata, che è quello che io chiedo ai politici».

Beni confiscati: «Comuni chiedano assegnazioni a fini sociali»

Un altro tema riguardante le mafie è quello dei beni che vengono prima sequestrati e poi definitivamente confiscati ai boss, entrando nel patrimonio dello Stato. Esiste una agenzia nazionale che si occupa di questi beni e poi anche agenzie regionali. Ma accade che i beni (spesso immobili) non vengano in realtà destinati a qualcuno o a qualcosa, perché i Comuni "latitano", anziché manifestare il loro interesse.

«Sarebbe un segnale molto forte quello di chiederne l'assegnazione e poi la gestione a fini sociali», commenta il magistrato: «Nella realtà locale, mettere la bandierina dello Stato farebbe capire da che parte si sta. A volte, i politici non sanno fare queste prese di posizione nette, anche in Lombardia. E' un tema che mi sta molto a cuore», conclude la Dolci. “


Il fuoco di sbarramento degli Sgarbi, dei Lupacchini, delle deputate alla Enza Bruno Bossio serve ai togati malati per alleggerire la posizione giudiziaria degli indagati, perchè la 'ndrangheta con i forti legami con la massoneria, la politica, le istituzioni fanno corpo unico per continuare a manipolare i processi e le indagini dei delinquenti

Rinascita Scott, Nesci contro Sgarbi: «Accuse reggono, confermate 265 misure su 334»

La deputata vibonese interviene in Parlamento e riporta i numeri dell’inchiesta in risposta a Vittorio Sgarbi che aveva criticato Gratteri e il trasferimento di Lupacchini

di Redazione 
30 gennaio 2020 09:07

Dalila Nesci e Vittorio Sgarbi

«Ieri ho sentito parole pesanti da parte del collega Sgarbi rivolte al Procuratore Gratteri. Ed invece totale appiattimento alle posizioni espresse dal Procuratore Lupacchini ormai trasferito da Catanzaro a Torino. Non mi presterò a questo gioco delle parti contrapposte, perché ricordo che siamo donne e uomini delle Istituzioni e ciò che noi diciamo e facciamo ed anche ciò che omettiamo di dire o fare ha un peso specifico: rappresenta una scelta politica precisa».

Esordisce così alla Camera la deputata del M5s Dalila Nesci, in risposta alle recenti dichiarazioni di Vittorio Sgarbi, che in un suo intervento aveva criticato l’operato del procuratore della Dda, Nicola Gratteri, in merito all’inchiesta Rinascita Scott («Su 330 arrestati, e lo sanno bene gli amici del Pd, 90 sono stati scarcerati dopo un’azione spettacolare di oltre 4000 esponenti delle forze dell’ordine e dopo un grande polverone giudiziario»). Critiche del parlamentare erano arrivate anche per il trasferimento del procuratore generale di Catanzaro, Otello Lupacchini («C’è una grave emergenza democratica nella giustizia grazie all’indifferenza delle istituzioni e alla stessa azione asimmetrica contro l’autonomia della magistratura del ministro Bonafede. È stato infatti revocato e trasferito a Torino il procuratore Lupacchini, la cui azione irreprensibile ha indicato la verità»).

La Nesci in aula ha precisato che «dagli atti della Procura di Catanzaro emerge che su 277 istanze di riesame discusse fino al 28 gennaio 2020, gli annullamenti sono soltanto 69 (non sono ancora note le motivazioni, dunque non è ancora noto se l’annullamento è sulla gravità indiziaria o per le esigenze cautelari). Tra gli annullamenti citati vi sono n. 7 annullamenti per declaratoria di incompetenza territoriale e contestuale trasmissione degli atti alle A.G competenti per la rivalutazione della misura. 39 sono invece rimodulazioni della misura (con sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari o ancora della sostituzione degli arresti domiciliari e/o misure interdittive). Allo stato, dunque, rimangono 265 soggetti sottoposti a misure cautelari a fronte dei 334. Non mi pare che qualcuno possa parlare di “operazioni evanescenti della procura di Catanzaro”!».

Secondo la parlamentare «ci sarà sempre un prima ed un dopo l’operazione antimafia Rinascita-Scott che anche dopo il riesame rimane a tutt’oggi la più grande operazione dopo il maxi processo di Palermo. Ciascun rappresentante delle istituzioni ed autorità sul territorio sarà ricordato in base a ciò di cui si occupava prima e dopo questa inchiesta. E non perché io sia una fanatica giustizialista, niente affatto, rispetterò il percorso di ciascuna posizione processuale. Ma trovo inaccettabili le parole di Sgarbi di ieri perché, che il Pg della Cassazione Salvi ed il Ministro Bonafede abbiano chiesto alla sezione disciplinare del Csm di trasferire d’ufficio l’ormai ex Pg generale di Cz Lupacchini era doveroso. Doveroso perché non si può con quel ruolo svilire e delegittimare un magistrato che è nel mirino della ‘ndrangheta e di chissà quali altri poteri malati che convivono in questo Stato. Poteri e mafie sulle quali magistrati come Gratteri, e non solo, hanno il coraggio di indagare. La nostra Repubblica ha già attraversato periodi bui in cui magistrati sono stati lasciati soli. E questo non dovrà mai più accadere».

Nesci ha concluso «dicendo a Sgarbi, da donna di Calabria, che “umiliazione per i calabresi” non sono le indagini della magistratura ma la presenza soffocante della ‘ndrangheta sui nostri territori. E facciamo mea culpa di come la politica, in molti casi, non sia stata in grado di fare proposte elettorali all’altezza della situazione. Il mio appello è alla collaborazione istituzionale e politica in maniera trasversale, per non perdere l’occasione di onorare il mandato che ricopriamo secondo Costituzione».

https://lacnews24.it/cronaca/rinascita-scott-nesci-sgarbi-accuse-reggono-confermate-265-334_109377/

Mattarella Salvini Zingaretti Crimi Meloni vogliono la morte di Nicola Gratteri - bla bla bla fatti pochi

C’È CHI CITOFONA PER “COMBATTERE IL CRIMINE”. E POI CI SONO I “MORTI CHE CAMMINANO”.


Un morto che cammina. È così che viene definito il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, in un’intercettazione dove gli uomini della ‘ndrina di San Leonardo di Cutro affermano con chiarezza che farà la fine di Falcone. Sotto scorta dal 1989 per la sua lotta contro la ‘ndrangheta, Gratteri non fa un bagno al mare da quindici anni e da trenta non va al cinema. Troppo pericoloso, con quel buio in sala. “Non si rischia la vita degli altri per un film”, dice pensando alla sua scorta. L’unico strappo che si concede è la vita di campagna: coltiva il suo orto, usa il trattore mentre gli uomini della scorta lo seguono imbracciando il mitra. È la sola libertà che può permettersi. Il resto del tempo lo passa nel suo ufficio a Catanzaro, dietro finestre blindate. Da lì ogni tanto si affaccia e osserva la vita degli altri, la vita normale. Quella che vede dalla sua finestra è Piazza Falcone e Borsellino.

Pochi giorni fa il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica è stato convocato in prefettura a Catanzaro per affrontare un argomento scottante: rafforzare il dispositivo di protezione attorno a Gratteri, nuovamente minacciato dalla ‘ndrangheta. Gli inquirenti sono venuti a conoscenza dell’ennesimo piano per attentare alla vita del magistrato. Si parla di armi da guerra ad alto potenziale e sicari assoldati dai clan. Già nel 2005 era stato trovato un arsenale nella piana di Gioia Tauro: lanciarazzi, kalashnikov, un chilo di esplosivo al plastico e bombe a mano. Il piano già pronto è stato sventato perché due ‘ndranghetisti erano stati intercettati nel carcere di Melfi mentre parlavano di come far saltare in aria Gratteri insieme alla sua scorta. Adesso l’allerta è massima, al Procuratore sono stati assegnati dei Suv corazzati, gli eventi pubblici sono stati cancellati e le misure di sicurezza rafforzate. Gratteri non si è calato nella parte dell’eroe: “Certo che ho paura, ma la paura va addomesticata, bisogna imparare a dialogare con la morte”.
Nicola Gratteri

Intanto la recente campagna elettorale per le regionali in Calabria è stata la fiera dell’ipocrisia politica. Tutti i partiti in gioco, nessuno escluso, hanno enfatizzato il loro sostegno a Gratteri; gli stessi partiti che il Procuratore nel corso degli anni ha più volte ripreso per le falle nelle loro azioni in tema giudiziario. Il corteggiamento della politica inizia nel 2014, con Renzi che fa di tutto per convincere Gratteri ad accettare il ruolo di ministro della Giustizia per il suo governo. Gli promette carta bianca e lui accetta. Le consultazioni al Quirinale durano più del dovuto proprio a causa di uno stallo su un unico nome: quello di Gratteri. Alla fine Delrio gli telefona per comunicargli la decisione di Napolitano: “Il Presidente della Repubblica non la vuole perché la considera un Pm troppo caratterizzato”. Né Gratteri né Renzi la prendono bene. Quest’ultimo tenta di rimediare nominandolo Presidente della commissione per l’elaborazione di proposte normative in tema di lotta alle mafie. Gratteri, dopo sei mesi, presenta il suo lavoro alla Commissione antimafia e al Parlamento. Degli oltre 250 articoli passa soltanto il processo a distanza, una misura passata più per ragioni economiche che non di sicurezza; il resto, accompagnato da scuse come “Renzi non ha i numeri per approvarlo”, scompare nel nulla.

Gratteri ha sempre esortato la politica a rivoluzionare il sistema giudiziario, snellendo i tempi e riducendo le spese. Come ha spiegato in merito al processo a distanza, “Ogni anno lo Stato spende 70 milioni di euro in traduzione e trasferimento detenuti, e un agente penitenziario su quattro è impiegato a tale scopo”. Le altre proposte di Gratteri sono state cestinate, ma non è l’unica fonte di attrito con il Pd. Il mese scorso il Procuratore ha condotto l’indagine Rinascita Scott, che ha portato all’arresto di 334 persone legate alla ‘ndrangheta e alla decapitazione delle ‘ndrine nell’area di Vibo Valentia (anche se si sono già verificate 68 scarcerazioni). Si tratta di un’operazione storica, numericamente la più estesa dai tempi del maxiprocesso di Palermo di Falcone e Borsellino. Eppure c’è chi ha avuto da ridire. La deputata del Pd Enza Bruno Bossio ha commentato: “Gratteri arresta metà Calabria. È giustizia? No, è solo uno show!”. Il suo partito ha subito preso le distanze con fermezza, confermando il suo appoggio al Procuratore. Dopo la diffusione del commento della Bossio la stampa ha reso noto che nell’indagine è coinvolto anche il marito della deputata, l’ex consigliere regionale Nicola Adamo, accusato di aver aggiustato una sentenza in cambio di 50 mila euro. Nel frattempo, ad Adamo è stata peraltro revocata la misura cautelare del divieto di dimora.

Enza Bruno Bossio

Il sostegno a Gratteri è arrivato anche dal M5S, ma non è ricambiato. Il Procuratore si è definito deluso dalle scelte politiche dei grillini: “Dal M5S mi aspettavo una rivoluzione, ma perché i fascicoli rimangono fermi? Il sistema giudiziario così com’è è troppo farraginoso e non è adeguato alla realtà criminale odierna”. Ma a rappresentare il paradosso più grande sono gli attestati di solidarietà del centrodestra, che in Calabria ha una storia di arresti e rapporti stretti con la ‘ndrangheta e che pochi giorni fa ha trionfato alle regionali con una coalizione a trazione Forza Italia. La vittoria di Jole Santelli rappresenta il rilancio del partito, che con il suo 12% ha affiancato la Lega nei consensi. Va detto che i risultati di una singola regione non hanno riscontro sul piano nazionale, dove le dinamiche sono diverse e il partito di Berlusconi si deve accontentare di percentuali molto diverse. È inquietante però il ritorno all’ancien régime forzista, inevitabile dopo i guai giudiziari dell’ex governatore Pd Mario Oliverio e lo smantellamento a livello regionale del M5S. A vincere è stata una destra galvanizzata anche grazie alle bizzarre scene che hanno segnato la campagna elettorale, come il sindaco di Soriano Calabro che ha fatto il baciamano a Berlusconi o le battute sessiste dell’ex Cavaliere. In Calabria sembrerebbe quasi di essere tornati al 1994, così come nulla parrebbe cambiato nel rapporto tra politica e criminalità organizzata.

Tra gli arrestati nell’operazione Rinascita Scott spicca il nome di Giancarlo Pittelli. Una vita con Forza Italia, deputato e senatore ininterrottamente tra il 2001 e il 2013, Pittelli è poi passato a Fratelli d’Italia con l’accoglienza festante di Giorgia Meloni nel 2017: “Pittelli è un valore aggiunto per la Calabria e tutta l’Italia”. Pittelli, avvocato e iscritto alla Massoneria (ora sospeso), è accusato di essere un tramite tra cosche della ‘ndrangheta e istituzioni.

Giancarlo Pittelli

Matteo Salvini è riuscito a superare tutti gli altri leader del centrodestra con le sue dichiarazioni in merito a Gratteri: “Gratteri è come un fratello, è vittima di minacce come me”. Salvini è però lo stesso che ha minacciato di togliere la scorta a Saviano, è il politico che si è allacciato in Calabria al clientelismo ereditato dagli anni berlusconiani e che ha affidato la rappresentanza locale della Lega a soggetti con amicizie quanto meno discutibili. È il caso di Vincenzo Gioffrè, uomo di spicco della Lega a Rosarno, che ha fondato una società con Giuseppe Artuso – considerato dalla Procura di Reggio Calabria vicino al clan Pesce – e creato un consorzio di cooperative agricole con Antonio Francesco Rao (per gli investigatori vicino al clan Bellocco). Non bisogna dimenticare poi che Salvini è stato eletto senatore proprio in Calabria e durante la festa per l’elezione erano presenti diversi esponenti della criminalità organizzata. Il centrodestra regionale è poi figlio dell’esperienza di Giuseppe Scopelliti, ex governatore arrestato per falso in atto pubblico e accusato da pentiti e magistrati di essere stato appoggiato dal clan De Stefano di Reggio Calabria.

Giuseppe Scopelliti

Salvini e Gratteri non sono decisamente fratelli. A stridere è anche la loro visione della giustizia. Da un lato c’è chi citofona a minorenni tunisini con il piglio dello sceriffo di quartiere e l’arroganza di chi discrimina individui e comunità, calpesta qualsiasi iter giudiziario e fa il bullo con le procure; dall’altro c’è chi decapita i vertici della ‘ndrangheta, senza telecamere al seguito. Se Salvini usa i mezzi delle forze dell’ordine per far divertire suo figlio a Milano Marittima sulle moto d’acqua, Gratteri li usa per lottare contro la mafia più ricca e potente del Pianeta. Il Procuratore ha inoltre più volte accusato Salvini di demonizzare gli immigrati invece di parlare della mafia, rimproverandolo per non aver sbloccato fondi sufficienti per indire concorsi per poliziotti, carabinieri, finanzieri, polizia penitenziaria e vigili del fuoco. I metodi di Salvini sono l’antitesi di quelli di Gratteri, e se il leader leghista finge di non accorgersene è soltanto per un tornaconto elettorale che gli permetta di modellare la maschera dell’uomo giusto e retto con una vicinanza di facciata al Procuratore di Catanzaro.

Come abbia osato paragonare la sua storia a quella di Gratteri resta un mistero. Chi non vede il mare da quindici anni perché sotto scorta per il suo servizio alla comunità non può essere accostato a chi sulle spiagge organizza comizi da capopopolo in bermuda e Dj set con remix dell’inno di Mameli. Gratteri non è un eroe, ma un uomo, e in quanto tale le sue opinioni non sono il Vangelo. Sono però i fatti a determinare il rispetto che gli è dovuto. La beatificazione di un magistrato è una consuetudine che lo stesso Gratteri rifiuta con sdegno, come la rifiutavano Falcone e Borsellino. C’è però una differenza sostanziale tra chi pratica una professione a testa alta, servendo lo Stato, e chi invece quello Stato cerca di trasformarlo in uno dei suoi slogan propagantistici e antidemocratici.

Matteo Salvini

Nel 1989 degli uomini si sono presentati sotto la casa di Marina, la fidanzata di Gratteri, e hanno sparato alcuni colpi di arma da fuoco. Poco dopo ha trovato un biglietto con scritto “Stai sposando un uomo morto”. Trent’anni dopo è ancora al suo fianco in una vita-prigione che non permette loro nemmeno di passeggiare lungo il corso principale di una città. “L’uomo morto” sta continuando a fare il suo lavoro e gli sciacalli della politica dovrebbero avere almeno la decenza di non accostarsi a lui, e di preoccuparsi che i voti al proprio partito non arrivino dagli ambienti criminali che Gratteri e i suoi uomini stanno combattendo rischiando quotidianamente la vita.