L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 14 marzo 2020

Le comunità italiane rilanciano

Inno nazionale sul balcone, la risposta di Roma al Coronavirus

13 Marzo 2020 - 18:22 

L’iniziativa nata sul web e via whatsapp: alle 18 i romani si sono affacciati ognuno dal proprio balcone per ascoltare insieme le note dell’inno nazionale.


L’Italia risponde al Coronavirus... cantando l’inno nazionale.

E’ successo a Roma dove alle 18 moltissimi cittadini si sono affacciati dai loro terrazzi per cantare e ascoltare insieme l’Inno di Mameli.
Un momento di unione tra concittadini e connazionali costretti a non incontrarsi per strada o nei luoghi di frequentazione tradizionale.

Una scena che ricorda scenari di guerra, qualcosa per molti aspetti non molto diverso da ciò che stiamo affrontando ogni giorno in questo periodo.


Nulla sarà come prima - ma Euroimbecilandia è improbabile difficile che abbandoni il Progetto Criminale dell'Euro, dovrebbe rivoluzionare tutta l'architettura dell'Unione Europea è più facile che questa imploda. Il primo segnale vero è la non firma del Mes il 16 marzo 2020

Europa, svolta Ursula? La risposta Ue alla Bce fa sperare

14 Marzo 2020, 8:26 | di Giovanni Ferri | 0

Se alle parole della Von der Leyen (“Whatever is necessary”) seguiranno i fatti, per l’Europa potrebbe aprirsi finalmente una nuova stagione e l’unione fiscale sarebbe meno lontana – Cosa può cambiare per Europa e Usa sulla scia dell’emergenza Coronavirus.


Quello a cui mi pare di assistere è un potenziale grande salto di qualità nelle istituzioni europee, in particolare nel ruolo della Commissione. Complice l’emergenza, ex post sembra quasi che Christine Lagarde e Ursula von der Leyen abbiano fatto, magari inconsapevolmente, un gioco di squadra. Giovedì 12, con il suo discorso a molti parso improvvido, Lagarde ha mostrato cosa sarebbe successo senza sostegno UE: alle sue parole che la BCE non avrebbe indossato l’elmetto contro l’aumento dello spread, i mercati si sono avvitati in un vortice impazzito, penalizzando un po’ tutta l’Europa e specie Piazza Affari con un meno 16%. 

E a quel punto, oltre alle tarde rettifiche della BCE, il sostegno è dovuto arrivare da un’altra istituzione. Infatti, venerdì 13, incurante della cabala, von der Leyen ha dichiarato che l’UE aiuterà tutti i suoi membri, in primis l’Italia che è in prima linea, non facendo mancare la flessibilità di budget e gli aiuti concreti per superare la pandemia coronavirus. In risposta, i mercati hanno brindato con un più 7% alla Borsa di Milano e una apprezzabile riduzione dello spread. Perciò, come nelle montagne russe, Lagarde ha favorito la brusca discesa e von der Leyen ha spinto la (parziale) risalita. Ma è possibile che questi fatti siano indizio di una svolta importante? 

È noto che quella europea è un’unione incompleta, ove 19 dei 27 paesi membri condividono la stessa valuta ma non c’è un’unione fiscale né politica. Come segnalato da innumerevoli osservatori non partigiani (es. Paul De Grauwe), questa situazione è altamente instabile e genera la possibilità che un paese membro colpito da uno shock negativo esogeno, non disponendo della capacità di creare moneta in proprio, venga costretto al default del debito pubblico da un attacco speculativo anche se i fondamentali macroeconomici del paese non lo impongono. L’Italia in emergenza coronavirus, costretta al coprifuoco (si spera temporaneo) e a espandere a dismisura la spesa pubblica per evitare la desertificazione della propria economia, si trova proprio in un caso del genere.

Infatti, per quanto far fronte al grande debito pubblico accumulato sia compito difficile, va ricordato che la ricchezza degli italiani è ben superiore al debito pubblico e, quindi, i fondamentali macro sono ancora stabili e soluzioni ordinate del problema del debito sono possibili. Tali soluzioni ordinate sono più agevolmente percorribili quando le condizioni di contesto le favoriscono. Perciò, bene ha fatto il Capo dello Stato a chiedere all’Europa responsabilità e solidarietà per l’Italia. 

La risposta positiva della von der Leyen, che crediamo prima di parlare si sia consultata almeno con Berlino e Parigi, ha dato sollievo immediato. Si dovrà vedere, dopo le parole, se e quanto seguiranno i fatti. Tuttavia, si tratta di un segnale importante. Infatti, un altro fatto noto (cfr. ad esempio gli studi storici di Douglas North) è che le istituzioni nascono soprattutto quando uno stato è in guerra o affronta disastri naturali o tecnologici. Ebbene, il coronavirus è proprio un disastro naturale.

Purtroppo è assai probabile che, nel giro di poche settimane, gli altri paesi europei saranno colpiti da tale disastro in modo simile a quanto ne è stata colpita l’Italia. E allora, se i fatti seguiranno, dovrà nascere un vero budget UE per far fronte alle crisi. Se ciò accadrà si tratterà del primo passo concreto verso l’unione fiscale di cui il progetto europeo ha bisogno. Probabilmente il percorso sarà tortuoso, ma già quel primo passo potrebbe aiutare a sottrarre il malcontento di tanti cittadini europei alle inconcludenti lusinghe sovraniste. E non sarebbe cosa da poco. 

Se confrontiamo quanto, in tale ipotesi, potrebbe accadere in Europa guardando oltre l’Atlantico lo scenario sarebbe favorevole al vecchio continente. Infatti, grazie al suo stato sociale e agli efficaci servizi sanitari nazionali che esso assicura a tutti i cittadini, l’Europa uscirebbe dalla crisi con le costole rotte (un vero salasso demografico ed economico) ma con una significativa crescita istituzionale. Dall’altro lato, con il suo sistema sanitario privato e limitato solo a una parte della popolazione gli USA potrebbero uscire dalla crisi del coronavirus con conseguenze ben più gravi.

La Cina si erge come un gigante, ha creato una barriera invalicabile dove gli Stati Uniti, Euroimbecilandia diventano zombi

Summit Ue-Cina. Ecco come Xi proverà a sfruttarlo per propaganda



Si va verso il rinvio del vertice di marzo che avrebbe dovuto aprire la strada alla firma di accordi a settembre. Timori tra i diplomatici Ue: l'incontro rischia di trasformarsi in una "enorme macchina di propaganda" cinese

Riscrivere la storia del coronavirus sembra essere diventata la missione numero uno della diplomazia cinese. Basti pensare all’invio di “aiuti” – che non lo sono: si tratta infatti di materiale venduto – ai Paesi più in difficoltà, tra cui l’Italia. La propaganda cinese si sta muovendo lungo due direttrici. La prima: dipingere la Cina come la nazione che ha vinto la guerra contro il coronavirus e ora aiuta tutte le altre. La seconda: attaccare gli Stati Uniti sostenendo – come fa da giorni un alto funzionario del ministero degli Esteri cinese, Lijian Zhao, su Twitter – che siano stati loro, esattamente i militari a stelle e strisce, a portare il Covid-19 in Cina. Gli obiettivi sono anch’essi due. Il primo: nascondere le responsabilità del governo di Pechino nella gestione della crisi (il primo caso accertato in Cina è di metà novembre, come spiega bene il South China Morning Post). Il secondo: sfruttare il vantaggio temporale, ora che i Paesi occidentali appaiono i più colpiti e danno segnali di difficoltà di reazione.

LA GUERRA INFORMATIVA…

È una guerra psicologica combattuta a colpi di disinformazione. Non solo dalla Cina. Ma anche dalla Russia e dall’Iran, che attraverso l’ayatollah Ali Khamenei parla di “attacco biologico”, dimenticando probabilmente, ha fatto notare il segretario di Stato Mike Pompeo via Twitter, che chiudere i voli dalla Cina operati da Mahan Air avrebbe probabilmente aiutato a contenere la pandemia. Ma, come detto, è Pechino ad aver sguainato le spade della guerra informativa. E chi rischia di più è l’Europa tutta – e non soltanto la nostra Italia già convertitasi sulla Via della seta – al centro delle mire cinesi.

A fine marzo è in agenda a Pechino un summit tra Cina e Unione europea. Ma secondo quanto riporta la Reuters, il summit verrà rinviato, ma non cancellato. Non ci sono conferme ufficiali – per ora – ma molte voci si rincorrono tra i diplomatici europei e sono stati annullati gli incontri a Pechino e a Bruxelles nelle scorse settimane vista la pandemia da coronavirus.

… E LA MANCATA RECIPROCITÀ

“Se inviti qualcuno a casa, ti aspetti che ricambi l’invito”, ha detto pochi giorni fa la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Margrethe Vestager mettendo nel mirino la concorrenza sleale di Pechino sul 5G e la mancata reciprocità sulla Via della seta, come spiegato su queste pagine. Il summit, scrive la Reuters, “priva l’Unione europea di una chance per spingere Pechino a mantenere la sua promessa, fatto nell’aprile dello scorso anno, di garantire alle imprese europee la parità di trattamento in Cina e di porre fine alla pratica che vede le società straniere costrette a condividere know-how sensibile se vogliono operare in Cina”.

Pechino e le sue politiche commerciali rappresentano una sfida per i 27. “Sotto la presidenza di Xi Jinping, la politica economica e commerciale è caratterizzata da un tecno-nazionalismo neo-mercantilista e dalla non convergenza con i Paesi Ocse”, si legge in un recente report del Mercator Institute for China Studies.

INCONTRI SALTATI

In sintesi, è mancato il tempo di lavorare e trovare intese verso l’accordo, che avrebbe dovuto coprire molti settori, dal commercio agli investimenti green. Addirittura, pare che nessuno abbia ancora iniziato a lavorare alla dichiarazione finale del summit di Pechino. Ed è da quella dichiarazione di Pechino che Unione europea e Cina dovrebbero partire per arrivare a firmare un’intesa a settembre a Lipsia. Il tempo non è molto – secondo il commissario al Commercio Phil Hogan, i documenti devono essere chiusi a luglio per poter essere firmati a settembre dal presidente cinese Xi Jinping e dai leader dei 27 Paesi europei. Ma il coronavirus sta rallentando tutto il processo.

NUOVO APPROCCIO EUROPEO

Qualcosa è cambiato, e non soltanto per la pandemia. In passato questi incontri erano poco più che colloqui per consolidare i legami e difendere il multilateralismo. Ora si parla di accordi molto più concreti. Ma un anno fa, nei giorni della firma italiana sul Memorandum con la Cina, il presidente francese Emmanuel Macron aveva chiesto di smetterla con “l’ingenuità” sulla Cina e la Commissione europea aveva definito la Cina un “rivale sistemico”. È la manifestazione del sentimento di diversi governi europei, innervositi e delusi dalla mancata reciprocità cinese.

Le prossime settimane e i prossimi mesi saranno contraddistinti da forti pressioni dentro e fuori l’Unione europea in vista del summit di Lipsia. Infatti, secondo un diplomatico europeo citato dalla Reuters, la Cina potrebbe provare a usare Lipsia come una “enorme macchina di propaganda” per mettere in mostra gli stretti legami con l’Unione europea, il più grande blocco commerciale del mondo, sfruttando la sua frammentazione che rischia di acuirsi con il coronavirus. E i primi segnali in questa direzione già ci sono: basti pensare, di nuovo, alla storia degli “aiuti”.

Lagarde mette a nudo il Progetto Criminale dell'Euro, la Bce non è una banca centrale non è prestatore di ultima istanza

Durissimo intervento del giornalista, ex parlamentare del Movimento 5 Stelle, dopo le parole di Christine Lagarde presidente della Banca centrale europea sulla crisi in atto. La numero uno dell'Eurotower aveva detto: "Non siamo qui per ridurre gli spread, non è compito nostro" - (VIDEO)


Cosa è successo, da finanzaonline.com

Deragliano le Borse europee dopo le misure annunciate dalla Banca centrale europea (Bce). Un fuoco di vendite che non risparmia nessun nel Vecchio continente: il Dax, e il Ftse 100 crollano del 9%, mentre il Cac40 fa meno 10,2% e il Ftse MIb lascia sul terreno quasi l’11% piombando sotto la soglia piscologica dei 16 mila punti. Vola anche lo spread Btp-Bund che continua a salire e dopo essersi spinto fino a quota 265 punti base ora viaggia a quota 252.

Pesanti perdite anche per Wall Street, con l’indice Dow Jones che precipita di oltre 8% dopo che la Borsa americana è stata sospesa al ribasso attraverso il meccanismo dei circuit breakers. E’ un panic selling generale sui mercati già traumatizzati dalla diffusione del coronavirus COVID-19 e ora scioccati dalla decisione della Bce di non toccare i tassi. L’istituto di Francoforte ha mantenuto il tasso di interesse sulle principali operazioni di rifinanziamento e i tassi di interesse sui prestiti marginali e sui depositi invariati rispettivamente allo 0,00%, 0,25% e -0,50%. La Bce ha varato altre operazioni di finanziamento e ha aumentato di 120 miliardi per il 2020 il piano di QE. In combinazione con l’attuale programma di acquisto di attività (APP) ciò sosterrà condizioni di finanziamento favorevoli per l’economia reale in tempi di maggiore incertezza”, rimarca la Bce. Il piano base di QE prevede acquisti per 20 miliardi al mese.

“Bce: non all’altezza delle aspettative del mercato“. Questo il titolo del commento realizzato da Andrew Bosomworth, head of german portfolio Management di Pimco, dopo gli annunci odierni della Bce, che non lascia molto spazio alle interpretazioni di come in generale siano state accolte le novità in arrivo da Francoforte. “Come previsto, i principali elementi del pacchetto di allentamento della Bce si sono concentrati sulla fornitura di liquidità a un’economia reale attraverso ulteriori operazioni di finanziamento a termine a tassi di interesse agevolati, nonché sul supporto della domanda aggregata complessiva attraverso acquisti di asset netti aggiuntivi, de-enfatizzando la riduzione dei tassi di riferimento”, rimarca l’esperto spiegando che “lasciare invariato il tasso di deposito a -0,5% riflette implicitamente il fatto che il consiglio direttivo riconosce la limitata efficacia dei tagli dei tassi al di sotto dei livelli attuali”.

Per Andrew Bosomworth la Bce “cercherà un forte contributo dal programma di acquisto del settore privato quando implementerà gli acquisti di asset aggiuntivi. Questo suggerisce un’inclinazione degli acquisti verso le obbligazioni societarie”. La reazione iniziale sui mercati del credito è stata però negativa, con spread che si sono ulteriormente allargati, sottolineando sia le elevate aspettative riposte nella Bce sia la fragilità dell’attuale contesto di mercato.


Il mercato passa al setaccio le dichiarazioni di Christine Lagarde che ha definito “Il coronavirus è un grande shock“. Già prima dell’emergenza coronavirus COVID-19, la Bce aveva rivisto al ribasso le stime sul Pil dell’Eurozona, nel 2020, a una crescita di appena +0,8%. “Il Covid-19 – ha detto Lagarde nella conferenza stampa successiva all’annuncio sui tassi – rappresenta un nuovo rischio al ribasso”.

Sul fronte tassi, come sottolineano gli strategist di Mps Capital Services, Lagarde ha puntualizzato che il mancato taglio non vuol dire che la Bce è arrivata al “reversal rate”, ovvero al livello più basso oltre il quale non si possa andare. Riguardo alla possibilità di intervento se gli spread sui tassi governativi dovessero salire eccessivamente, la Lagarde ha puntualizzato che “la Bce non è qui per ridurre gli spread sui bond”.

Guardando alla reazione del mercato, gli esperti della banca senese scrivono: “La dichiarazione sugli spread sopra citata ha portato a forti vendite sui titoli periferici e corporate, con il tasso decennale italiano salito fino all’1,9%. La negatività sulla crescita dell’Eurozona nel breve termine e l’insieme di misure di liquidità implementate hanno invece portato l’euro/dollaro a scendere sotto 1,12”.


Stati Uniti calpestano diritti umani indisponibili, dimostrano tutta la loro immoralità sono feccia dell'umanità


L’Iran, la Cina e l’Italia nella sfida mondiale al covid-19

Scritto da Raffaele Panico il 13/03/2020

L’Italia, per posizione geopolitica, per i suoi millenni di storia, i suoi primati per Siti UNESCO Patrimonio dell’umanità, i prodotti unici e le biodiversità, il patrimonio culturale è, in termine breve, dagli anni Settanta centrale nei rapporti internazionali. Solo per alcune questioni politiche, come l’eurocomunismo e le “convergenze parallele”, l’Italia risultava, senza tema di dubbio, nel panorama delle relazioni internazionali uno dei più grandi riferimenti mondiali per altri popoli e culture anche con molti punti interrogativi interessanti.
In queste settimane lo è ancor più. È un Paese anticipatore, un laboratorio di idee, punto di osservazione, riflessione e riferimento importante dal Mondo Antico fino all’ultimo nostro Cinquantennio…

Raffaele Panico
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Si riporta qui di seguito un Comunicato Stampa della Repubblica dell’ IRAN, pervenuto alla Redazione della Consul Press tramite l’ Ambasciata di Roma per l’Italia

L’impatto delle sanzioni sulla Repubblica Islamica dell’Iran
nella lotta contro il coronavirus

Roma. Italy, Mar. 11. 2020 – Il coronavirus rappresenta un’enorme sfida per la nave globale ed alcuni paesi timonieri stanno affrontando direttamente gli effetti di questa crisi. I governi di Cina, Italia e Iran stanno facendo del loro meglio per proteggere le popolazioni dei loro paesi e su una scala più ampia, del mondo e stanno cercando di offrire un contributo all’eliminazione di questo virus con il supporto internazionale. Alcuni paesi invece stanno cercando di infliggere danni alla nave globale, con delle sinistre intenzioni ai danni della comunità internazionale.
Da un punto di vista morale, mentre intere popolazioni stanno lottando con una delle epidemie più gravi dell’ultimo millennio, non è corretto esacerbare le crisi e dare spazio ai disaccordi ed ambizioni politiche per danneggiare altri paesi, limitando l’accesso alle strutture sanitarie e ai presidi medici. Affrontare queste azioni immorali lontante da qualsiasi regola di convivenza internazionale, richiede una reazione globale, con i media in prima linea come parte importante della democrazia nel mondo.


Dopo il ritiro illegale dall’accordo nucleare, che è stato censurato dalla comunità internazionale, le autorita’ americane non solo hanno aumentato le sanzioni contro l’Iran, ma hanno anche esercitato pressioni su altri paesi, adottando una politica di massima pressione per distruggere la resistenza del popolo iraniano e ristabilire il dominio americano nel mondo, per arrivare ad una realtà globale unipolare. L’uso di nuove sanzioni per limitare la capacità iraniana di affrontare il coronavirus da un lato e false dichiarazioni dall’altro, evidenziano l’ipocrisia delle autorità americane.
Sebbene la Repubblica Islamica dell’Iran sia stata in grado di prosperare negli ultimi decenni e raggiungere una relativa autosufficienza per soddisfare le esigenze della sua popolazione, sfortunatamente parte delle esigenze del paese nei settori della medicina, della salute e delle attrezzature mediche, che richiedono importazioni e interazioni con le principali aziende del settore, stanno affrontando gravi problemi.
La forte pressione degli Stati Uniti su società straniere, sta rendendo estremamente difficile per l’Iran accedere a forniture mediche e di medicina preventiva per combattere il coronavirus, tecnologie aggiornate, finanziamenti per l’acquisto e l’importazione di questo genere di prodotti o la loro fabbricazione all’interno del paese.

Secondo la Corte Internazionale di Giustizia, tutte le sanzioni che violano l’attività umanitaria devono essere sospese e il libero accesso degli Stati a quanto indispensabile per far fronte a crisi sanitarie e catastrofi naturali non è sanzionabile. Il mancato rispetto da parte degli Stati Uniti di questo ordine e l’assoluta disinvoltura nel descrivere le sanzioni come un colpo alla Repubblica Islamica dell’Iran per costringerla ad accettare la sconfitta contro gli Stati Uniti, dovrebbe essere condannato dall’opinione pubblica e dalle persone libere di tutto il mondo.
L’accesso alle medicine, alle attrezzature mediche e alle cure è un diritto umano fondamentale enfatizzato nella Carta delle Nazioni Unite. Purtroppo gli Stati Uniti, nonostante le false dichiarazioni mediatiche, non solo non hanno fornito l’opportunità di accesso a medicinali e attrezzature mediche, ma stanno esercitando forti pressioni contro i paesi e le aziende che stanno cercando di alleviare le difficolta’ del popolo iraniano attraverso azioni umanitarie ed aiuti finanziari, ledendo questo diritto fondamentale di un intero popolo.
Questa azione criminale degli Stati Uniti sta di fatto impedendo agli aiuti umanitari di raggiungere l’Iran e Washington cerca anche di negare all’Iran qualsiasi accesso ai finanziamenti attraverso il divieto di esportazioni non petrolifere.
Parte della classe dirigente americana ha persino considerato questa epidemia in linea con la politica di massima pressione, esprimendo soddisfazione per la sua diffusione in Iran e affermando che il coronavirus abbia agito più delle sanzioni nell’interesse degli Stati Uniti.
Mentre migliaia di iraniani stanno combattendo per la propria vita di fronte al virus letale, Trump sta intensificando ferocemente nuove sanzioni disumane contro l’Iran. Alcune organizzazioni statunitensi, come United Against Nuclear Iran , hanno chiesto il totale boicottaggio farmacologico dell’Iran e il Presidente della Fondazione per la Difesa delle Democrazie negli Usa ha espresso gioia per il fatto che il coronavirus sia stato in grado di fare in Iran quello che le dure sanzioni americane non sono riuscite a compiere.

La Repubblica islamica dell’Iran fa appello all’opinione pubblica mondiale e ai liberi pensatori che credono nei valori autentici dei principi umani affinché si oppongano in ogni modo possibile a queste azioni disumane degli Stati Uniti e per esercitare pressioni nei confronti di Washington per togliere le restrizioni nell’ accesso a medicinali, risorse sanitarie e finanziarie necessarie per combattere il coronavirus. La storia insegna che la vittoria finale e’ di coloro che si battono contro il sopruso e l’oppressione.
Il bellissimo poema scritto all’entrata del Palazzo di Vetro dell’Onu, è del grande poeta iraniano Saadi e ci ricorda:

“Son membra d’un corpo solo i figli di Adamo, da un’unica essenza quel giorno creati.
E se uno tra essi a sventura conduca il destino, per le altre membra non resterà riparo.
A te, che per l’altrui sciagura non provi dolore, non può esser dato nome”.

Mohsen Pakparvar (Ph.D.) Public Diplomacy Counselor
> Embassy of I.R.IRAN – Rome
361 Via Nomentana Roma 00162 Italy

Nazionalizzare si può l'ordine è arrivato dalla Germania, la Deutsche Bank si deve salvare

E' arrivato il "whatever it takes" tedesco. Noi cosa aspettiamo?


Il Ministro dell'Economia tedesco Altmaier ha appena dichiarato che lo stato tedesco potrebbe procedere alla nazionalizzazione delle imprese strategiche nazionali per evitarne il collasso. Evidentemente non parla solo di Deutsche Bank e di Commerzbank ma anche dell'Automotive, della chimica e di chissà cos'altro. Semplicemente intendono salvare il loro colossale sistema produttivo qualora si dovrà procedere al Lockdown sul modello italiano con il propagarsi dell'epidemiia. Ora, quanto costa un programma del genere? Centinaia di miliardi, ovviamente. Impossibile quantificare ma tenete conto che il sistema bancario tedesco è enormemente in difficoltà, tutto.

SPIEGONE

Allora, la Germania ha un enorme surplus verso l'estero. Quello che io ho sempre chiamato "il bottino dell'Euro". Calcoliamolo alla buona: il pil tedesco è pari a 3300 mld di euro circa. Hanno un NIIP pari al 68% del loro Pil circa. Ciò significa che all'estero ci sono 2200 mld di euro di capitale tedesco (dalla liquidità della aziende, ai fondi pensione al risparmio gestito ecc) , investito per buona parte in quella enorme fabbrica sintetica di danaro che sono i mercati finanziari (bond sovrani, bond corporation, azioni e di tutto). L'altra parte credo minoritaria sono investiti in beni reali, alberghi, villaggi, porti e un po' di tutto localizzato all'estero. Se i soldi investiti in beni reali sono chiaramente non smobilizzabili rapidamente e senza perdite sanguinose i soldi investiti nella fabbrica sintetica di danaro si liquidano in frazioni di secondo.

Bene, Altmaier ha detto di essere pronto a nazionalizzare tutto quello che sarà necessario nazionalizzare. E' il "whatever it takes" dei tedeschi. Ciò significa che lo stato tedesco è pronto a emettere tutte le quantità di titoli di stato necessarie per salvare il proprio sistema produttivo e bancario. Ma chi sottroscriverebbe questa enorme messe di titoli? Semplice. Gli stessi capitali tedeschi allocati nei mercati finanziari esteri. Vendono buoni statali spagnoli, francesi, portoghesi e tutto ciò che sarà necessario per sottoscrivere ciò che emette lo stato tedesco. Il capitale tedesco rientra in Germania per proteggere l'apparato produttivo-finanziario nazionale. Il meccanismo è questo.

E non potrebbe monetizzare tutto la BCE? Certo che si. Ma ciò significherebbe esporre il capitale tedesco (a partire da quei 2200 mld allocati all'estero) a svalutazioni e quindi a perdite. Per salvare Spagna, Italia, Francia, Portogallo, Grecia, Irlanda? Ma davvero credete che i nordici sono disposti a giocarsi il bottino della truffa dell'Euro? Ha risposto la Lagarde "No a whatever it takes 2.0" per tutti.

Qualcosa può far recedere i tedeschi (e i nordici) dal loro "whatever it takes nazionale"?

1) Un bel miracolo e l'epidemia scompare come è venuta prima che salti tutto.

2) I tedeschi sono disarmati (siano benedetti Stalin, Churchill e Roosvelt). E forti pressioni diplomatiche (chiamatele minacce se volete) potrebbero farli desistere. Ma chi potrebbe farle? Inglesi (ma sono fuori dalla UE), Francesi (ma se la Lagarde ha parlato così credo abbia avuto rassicurazioni sulla Francia), Usa (ma a Trump gliene frega qualcosa?).

Questo è tutto. Se qualche Kompetente vuole contestare sono a disposizione.

Notizia del: 13/03/2020

La Strategia della Paura e del Caos gli è sfuggita di mano ed ora sono costretti a mettere le mani nei portafogli

Germania e Stati Uniti si fanno il loro bazooka (mentre l’Ue tentenna ancora)

13 marzo 2020


Berlino annuncia prestiti per 550 miliardi, mentre il Tesoro americano lavora a un accordo coi Democratici per un piano di stimoli alle imprese. Bruxelles parla ancora di flessibilità, ma del bazooka non c'è traccia

Whatever it takes, fatto in casa. L’immobilismo della Bce dinnanzi alla devastante crisi del coronavirus rimarrà sui libri di storia dell’economia. Di sicuro però, ha avuto un effetto: quello di spingere la prima economia del mondo e la prima d’Europa, a farsi un bazooka su misura. Germania e Stati Uniti, infatti, hanno annunciato, quasi all’unisono, maxi iniezioni di liquidità nei rispettivi sistemi industriali.

BAZOOKA TEDESCO 

Questo pomeriggio il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, ha annunciato un piano di prestiti illimitati, con una disponibilità almeno di 550 miliardi di euro, per aiutare le imprese tedesche ad affrontare i problemi di cassa dovuti all’epidemia di coronavirus. “Non esiste un limite massimo, questo è il messaggio più importante. Questo è il nostro bazooka”, ha detto Scholz, descrivendo il piano di aiuti, che è più importante di quello messo in atto durante la crisi finanziaria del 2008.

IL PIANO USA

Più o meno nelle stesse ore, manovrava oltre l’Atlantico il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin. In un’intervista alla Cnbc il numero uno dell’economia americana ha chiarito che sono pronti programmi di liquidità a sostegno delle imprese e che la Fed, fresca di taglio di tassi di mezzo punto, è pronta per evitare stress sui mercati. Soprattutto, l’esponente dell’amministrazione Trump ha parlato di un accordo vicino con i Democratici per mettere in campo un pacchetto di stimoli a sostegno dell’economia Usa. “Useremo tutti gli strumenti necessari per assicurare che i settori industriali colpiti riescano a uscirne” ha poi aggiunto. Mnuchin ha successivamente dichiarato che la proposta di legge alla Camera sul coronavirus prevede che gli statunitensi non assicurati possano comunque sottoporsi al test senza pagare.

BRUXELLES CHE FA?

Intanto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, prova a scrollarsi di dosso l’accusa di eccessiva inerzia dinnanzi all’emergenza coronavirus. Senza però armare nessun bazooka. Il capo del governo comunitario ha assicurato agli Stati membri dell’Unione “massima flessibilità” nell’applicazione del Patto di Stabilità e sul fronte degli aiuti di Stato. Durante una conferenza stampa a Bruxelles sull’impatto economico del Covid-19, ha sottolineato che “il virus rappresenta uno shock molto forte per l’economia globale ed europea e dobbiamo adottare azioni decisive e audaci adesso a tutti i livelli. Lo shock è temporaneo ma dobbiamo lavorare insieme per far sì che sia il più limitato e breve possibile e non vada a creare danni permanenti alle nostre economie”.

E, secondo il vicepresidente della Commissione, Vladis Dombrovskis, “la Commissione europea è pronta a proporre al Consiglio e alle istituzioni dell’Unione europea di attivare la clausola della crisi generale per accomodare il sostegno alla politica fiscale necessario in caso di recessione economica”.

Gli ebrei-palestinesi sionisti dalle alture del Golan bombardano regolarmente le postazioni militari siriane ed iraniane

Guerra in Siria: quegli ambigui rapporti tra Israele e gli jihadisti

-14 Marzo 2020
Franco Gottardi

Roma, 14 mar – La guerra in Siria sembra non avere fine. Dopo la recente discesa in campo delle truppe turche a favore dei “ribelli” jihadisti del Free Syrian Army il clima si sta facendo sempre più teso e le forze governative faticano a raggiungere la roccaforte ribelle di Idlib.

Nel sud della Siria invece, più in particolare al confine con le alture del Golan, le truppe israeliane bombardano regolarmente le postazioni militari siriane e iraniane, causando ingenti danni alle attrezzature e ai mezzi delle forze governative. È importante ricordare come Hezbollah e le milizie sciite iraniane, fin dall’inizio schierate a favore del presidente Bashar al-Assad, siano state più che fondamentali durante la guerra civile per liberare i territori occupati dagli jihadisti.

Fin dagli albori i rapporti diplomatici fra Israele e Siria sono stati problematici. Le due nazioni infatti sono tutt’ora in guerra, in quanto il conflitto arabo-israeliano iniziato nel 1948 non si è mai concluso con un accordo di pace definitivo, anzi le ostilità con i Paesi della Lega Araba sono sempre di più aumentate, specialmente nell’ultimissimo periodo. Gli scontri che si stanno verificando sulle alture del Golan ne sono un esempio lampante. Questa altopiano montuoso, occupato illegalmente dalle truppe israeliane a seguito della Guerra dei 6 Giorni, è controllato e amministrato de facto da Israele, sebbene il governo siriano reclami da decenni la sua sovranità sull’intera regione e la stessa ONU abbia intimato più volte al governo israeliano di ritirarsi.
Così Israele finanzia e cura gli jihadisti

Con lo scoppio della guerra “civile” nel 2011 Israele ha cominciato a finanziare diverse organizzazioni anti-governative vicine alla galassia del Free Syrian Army, fornendo loro armi, munizioni, mezzi di trasporto, assistenza sanitaria e perfino uno stipendio fisso mensile. Secondo un’indagine del Wall Street Journal almeno 12 organizzazioni ribelli, tutte vicine al confine israeliano, hanno beneficiato negli anni del supporto di Netanyahu. Una fra le tante, Liwaa’ Fursan al-Joulan, la più numerosa, può contare sulla presenza di circa 2000 miliziani.

È di rilevante importanza anche il fatto che Israele ha fornito cure mediche gratuite a più di 3000 siriani, molti dei quali si pensa fossero soldati jihadisti feriti negli scontri a fuoco con le forze governative di Assad.

Oltre ai finanziamenti, le truppe israeliane bombardano regolarmente le postazioni lealiste sia nelle regioni del sud della Siria sia nelle vicinanze di Damasco. Varie volte gli attacchi sono stati condotti invece in prossimità dell’aeroporto internazionale, come nel gennaio dell’anno scorso, con il rischio di fare una strage tra i civili, mentre più recentemente i jet dello Stato ebraico hanno usato un volo civile con a bordo 172 persone come scudo al fuoco della contraerea.
Colpire la Siria per colpire l’Iran

L’obiettivo principale di Israele non è solo quello di indebolire Assad, ma anche di ridurre l’influenza iraniana in Siria eliminando gli obbiettivi militari filo-iraniani e filo-Hezbollah. Proprio per questo, a partire dal 2015, in concomitanza con la riaffermazione di Assad e il rafforzamento di Hezbollah, Israele ha intensificato gli attacchi su tutta la regione del Golan (in media uno a settimana) e ha chiesto svariate volte all’amministrazione USA di aumentare il supporto logistico e militare al Free Syrian Army, che si oppone anch’esso sia al governo siriano che ai suoi alleati filo-iraniani. È da notare come questo comportamento stia mettendo a dura prova l’esercito siriano, in quanto se da un lato le truppe di Assad sono impegnate a riconquistare i territori nel nord della Siria, dall’altro devono mantenere alta la guardia e impegnare un cospicuo numero di soldati nelle regioni a sud, per difendere le città dai continui raid israeliani.

Una domanda sorge perciò spontanea: perché mai Israele dovrebbe indebolire un esercito che sta combattendo contro i terroristi jihadisti? Come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma…

Le comunità italiane si stringono insieme e si riscoprono

Coronavirus, alle 18 il flashmob in Italia: sul balcone per cantare insieme

L’iniziativa è stata ufficializzata dalla sindaca di Roma Virginia Raggi ai microfoni di Sky TG24 e con un post su Facebook. L’hashtag è #AffacciatiAlle18. In questi giorni sono nati diversi eventi di questo tipo, come quello abbracciato da Clemente Mastella a Benevento

L'appuntamento è per tutta Italia, alle 18 (I VIDEO DEL FLASHMOB): a quell'ora scatta infatti un flashmob musicale, dai balconi delle proprie case, come risposta all'isolamento a causa del coronavirus. È stata la sindaca di Roma, Virginia Raggi, a ufficializzare l’evento e a dare appuntamento a tutti per oggi 13 marzo: "Si sono visti esempi di cittadini che si sono affacciati alla finestra e hanno iniziato a cantare insieme – ha detto la sindaca a Sky TG24 - sono esempi di come si può stare insieme adesso, ma lontani". "Sfruttiamo il fatto di avere dei palazzi che in qualche modo si parlano. Affacciamoci oggi tutti insieme, salutiamoci, cantiamo tutti insieme. Facciamo sentire che siamo una comunità anche se adesso non ci possiamo toccare", ha spiegato. E su facebook ha lanciato l’hashtag #AffacciatiAlle18 per promuovere l'evento 

"Saremo vicini anche se fisicamente lontani"

"Oggi alle 18 affacciatevi alla finestra – scrive poi Virginia Raggi sulla sua pagina Facebook - uscite sul balcone, fermatevi e salutate i vostri vicini. Se volete cantate". E continua: "Dobbiamo restare in casa per bloccare il contagio del coronavirus. In questi momenti difficili possiamo riscoprire il senso di comunità, capire che facciamo parte di un gruppo". "Quante volte abbiamo salutato velocemente il nostro vicino di casa come un estraneo – continua la sindaca - Ora scopriamo che si tratta della persona che ci è più vicina: abita a pochi metri da noi. Magari è un anziano al quale, mantenendo le distanze di sicurezza, possiamo fare la spesa per evitare che esca di casa e si ammali. Siamo umani, siamo una comunità. Insieme supereremo questo momento. Io alle 18 ci sarò, tutti i giorni a partire da oggi".

Il flashmob di Benevento

L’iniziativa di Virginia Raggi sembra prendere spunto da diversi flashmob iniziati a circolare in questi giorni su chat e social. Una di queste è stata raccolta anche da Clemente Mastella, sindaco di Benevento, che proprio ieri sulla sua pagina Facebook ha condiviso l’iniziativa di alcuni suoi cittadini di portare la musica sui balconi con tanto di strumenti musicali.


Togati malati - è 'ndrangheta e certa magistratura si piega

‘Ndrangheta, scarcerato Saverio Pellicanò. È ritenuto vicino al boss Caridi

Operazione "Libro nero", il Riesame accoglie le richieste della difesa e dispone la scarcerazione dopo l'annullamento con rinvio della Cassazione

-13 Marzo 2020 14:41

Il Cedir sede del Tribunale

Il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria ha scarcerato Saverio Pellicanò, tratto in arresto nell’ambito dell’inchiesta “Libro nero”. La decisione è stata depositata nella giornata di ieri, dopo l’udienza tenutasi davanti al collegio presieduto da Antonino Genovese (Abagnale e Mennella a latere).

Pellicanò, difeso dall’avvocato Carmelo Chirico, aveva ottenuto un primo risultato positivo davanti alla Corte di Cassazione dove il suo legale era riuscito ad avere un provvedimento di annullamento con rinvio dell’ordinanza emessa dal Riesame di Reggio Calabria, con cui veniva confermata la misura custodiale emessa dal gip reggino nello scorso mese di luglio.
Le accuse a Pellicanò

Saverio Pellicanò viene ritenuto il principale collaboratore di Caridi, preposto, fra l’altro, a curare gli interessi economici di Caridi, a garantire i rapporti con i fittizi intestatari economici; a ricevere, decifrare e divulgare i messaggi provenienti da Caridi durante la sua detenzione carceraria e mantenere i rapporti con l’avvocato Giuseppe Putortì. Pellicanò avrebbe inoltre assicurato ai familiari del detenuto supporto economico e assistenza quotidiana.
L’udienza al Riesame

Dopo la decisione della Corte di Cassazione, accusa e difesa si sono ritrovate davanti ai giudici del Riesame. La Dda, con il sostituto procuratore Ignazzitto, ha prodotto del nuovo materiale probatorio riguardante interrogatori resi da imprenditori che accusano Pellicanò. Tutti verbali già depositati nel processo “Theorema-Roccaforte”. La difesa ha interloquito sul punto, contrastando le tesi accusatorie. Il collegio, all’esito della camera di consiglio, ha deciso per la scarcerazione di Saverio Pellicanò.

La Strategia del Caos e della Paura con la scusa della polmonite virale ha voluto strafare e i provvedimenti obbligati nello stretto sentiero scelto hanno scardinato la scarsità di moneta, i pareggi di bilancio che erano totem per i neoliberisti che sono stati costretti a immettere moneta nel sistema per i diritti sociali. Tempesta creata ad arte che è tornata indietro come un boomerang e niente sarà come prima, la presa di coscienza per il popolo italiano è irreversibile dopo settimane di confinamento obbligato in casa

Le monete nuove dell’imperatore

13.03.2020 - Leopoldo Salmaso - Redazione Italia



Speriamo di poter raccontare presto questa nuova edizione di una vecchia fiaba.

(la rivoluzione monetaria post-Covid19)

Nei testi di economia la primavera del 2020 segna la fine della scarsità monetaria, prima in Europa e poi nel resto del mondo.

Tutto avvenne per un processo spontaneo, naturale, che solo pochi fra i soliti ignoti riconobbero fin dalle prime fasi, assistendo impotenti al fiasco delle loro armi classiche: né l’ipnosi mediatica né la repressione poliziesca poterono impedire lo sviluppo autonomo degli eventi. Sarebbe stato come tentare di fermare la pioggia o, appunto, il ritorno della primavera dopo un inverno economico prolungato e inasprito con ogni possibile artificio finanziario, comunicativo, politico e militare.

La famigerata “moneta-debito”1 era stata lo strumento tanto subdolo quanto micidiale per asservire individui, imprese e nazioni, nel nord e nel sud del mondo. Solo pochi stati ribelli, i cosidetti “Stati Canaglia”2, vi si erano opposti, ma furono ricondotti all’ovile “con le buone” (sanzioni economiche e colpi di stato telecomandati) o “con le cattive” (bombardamenti, invasioni, esemplare impiccagione o linciaggio dei riottosi leader).

Un controllo globale così efficace e pervasivo sembrava destinato a consolidarsi sempre più, invece collassò in breve tempo, a causa degli stessi meccanismi che fino ad allora lo avevano garantito. Tutto sfuggì di mano a seguito della diffusione quasi-epidemica di un virus, Covid19, poco più letale della comune influenza stagionale. Il primo focolaio epidemico si manifestò in Cina, e si sarebbe risolto in un “fuoco di paglia” come era già accaduto nel 2002 e nel 2012 con virus della stessa famiglia. Questa volta, invece, i padroni del mondo vollero strafare. Vollero cogliere l’occasione per rimandare a cuccia il gigante asiatico che stava reclamando un posto sempre più prominente nel consesso globale. Così scatenarono i propri media e, in un intervallo di tempo che ancora oggi fa la fortuna degli astrologi (esattamente fra il capodanno occidentale e quello cinese), la paura e l’odio globale furono concentrati sulla Cina, mettendola al tappeto economicamente. Per pochi mesi.

Però non tutte le ciambelle riescono col buco: quel virus, e ancor più i media, si comportarono come un boomerang che tornò indietro e colpì il cacciatore con un effetto molto più devastante di quanto non avesse fatto con la preda.

Il cacciatore fu colpito proprio sul naso (l’Italia): ci fu un modesto sanguinamento che si poteva risolvere con un semplice tampone. Invece a quel punto si commise l’errore fatale, peraltro imposto dal sadomasochismo strutturalmente insito in quel sistema di potere: al cacciatore non parve vero di poter dare una bella lezione anche al proprio naso che, da sempre, egli giudicava troppo lungo e troppo largo, sgraziato, impertinente al punto da voler competere coi nasini francesi o con le perfette piramidi nasali teutoniche…
A dir la verità, da almeno cinquant’anni il cacciatore aveva intrapreso una serie di interventi di liposuzione sul proprio corpo, e in particolare su quel nasone, ma ora si presentava l’occasione per un intervento più radicale, e si procedette senza esitare né porsi dubbi sulle possibili controindicazioni. Del resto una crioterapia simile aveva funzionato “egregiamente” cinque anni prima sul mento (la Grecia) che era stata “troppo spavalda”.

Ebbene, prima che l’équipe iniziasse l’intervento vero e proprio, bastò anestetizzare quel naso e gli eventi procedettero autonomamente, naturalmente, in pochi minuti…


Adesso chiudiamo questa metafora e torniamo alla storia reale: non furono pochi minuti ma poche settimane. Poche, ma quante bastarono a far crollare l’intero castello di carta del sistema finanziario-monetario mondiale.

L’Italia ebbe le frontiere sigillate, le scuole e i luoghi di ritrovo chiusi; restarono in funzione solo le attività produttive essenziali. 60 milioni di cittadini segregati in casa, col permesso di uscire solo per fare la spesa o per altre necessità inderogabili.
Decidere tali misure era stato arduo per i leader italiani, ma tutto sommato si rivelò facile da eseguire e da far rispettare, con tanti mugugni ma con pochi incidenti degni di nota. La psicosi collettiva era stata messa nel conto, anzi, era parte integrante del piano: non solo quello di rimandare a cuccia la Cina ma anche, e soprattutto, quello di avere cittadini occidentali sempre più spaventati, quindi sempre più docili. Del resto in Europa vigeva incontrastato il principio: punirne uno per educarne cento!

Insomma, tutto sembrava procedere ancor meglio del previsto, e invece l’autolesionismo di tutte quelle manovre prese a rivelarsi quando il governo italiano fu costretto a emanare ogni giorno, più volte al giorno, provvedimenti urgenti per tamponare le falle che si andavano progressivamente aprendo nell’intero sistema-paese, con un effetto domino inesorabile. Solo per citare alcune tappe fondamentali: le scuole chiuse provocarono una impennata dei congedi lavorativi parentali per la necessità di custodire e accudire i bambini; la sospensione delle attività sociali comportò la paralisi di gran parte del settore terziario; la sospensione o riduzione delle attività produttive non essenziali colpì il settore secondario, e anche in parte quello primario.

Tralascio i passaggi intermedi e arrivo subito alla conclusione: l’economia reale subì un rallentamento drammatico, ma si adattò spontaneamente e tempestivamente ai nuovi equilibri che erano imposti dai bisogni essenziali. Anzi, molti autori segnalarono importanti e duraturi effetti collaterali, sia individuali che sociali e ambientali, indubbiamente positivi.

La finanza crollò, e non mi riferisco alle quotazioni di borsa, ma a qualcosa di ben più fondamentale. Infatti si potè bloccare o ridurre tutto, tranne il pagamento degli stipendi. E si dovette sospendere pro tempore anche la riscossione di tasse e imposte, dapprima in settori ristretti, poi sempre più allargati e infine, dopo solo pochi giorni, in ogni settore.
Mano a mano che queste misure calmavano gli animi in Italia, cresceva il malcontento nel resto d’Europa, con rimpalli di recriminazioni e accuse, minacce, ultimatum incrociati fra Roma, Bruxelles, Parigi, Berlino. Più forte di tutti urlava il cartello di Visegràd, mentre la Troika (BCE, FMI, Commissione) restava in disparte più che poteva. I media mainstream, non potendo ignorare quel frastuono, seguivano la classica strategia di spostare continuamente l’attenzione su questioni marginali, perciò si dibatteva su tutto tranne che su stipendi e tasse. Epperò in Italia gli stipendi continuavano a essere pagati, e le tasse non venivano riscosse, in uno strabismo collettivo europeo in cui gli italiani svolgevano davvero, e ora per obbligo, il ruolo che fino ad allora era stato loro affibbiato secondo stereotipi più o meno fondati: quello delle cicale.

Fatto sta che la BCE taceva e pagava. Rimproverava e pagava. Lanciava ultimatum e pagava…

Intanto si moltiplicavano i focolai epidemici in Europa e USA, non abbastanza da eguagliare i tassi di mortalità che ogni anno reclama la comune influenza stagionale, ma più che abbastanza per alimentare la guerra di tutti contro tutti, in una specie di gioco dei quattro cantoni in cui l’accusatore di ieri diventava l’untore di oggi: uno scenario in apparenza comico, e in sostanza tragico.

Poi, in capo a tre mesi, quella virosi si spense, tanto che oggi viene menzionata solo in testi ultraspecialistici di medicina e scienze biologiche. Però qualsiasi studentello di scuola secondaria sa che cosa sia la “Primavera 2020”. Magari non capisce bene quando i suoi genitori parlano dei tempi in cui bisognava lavorare sodo per pagare l’affitto o il mutuo e altri strani balzelli, però, se interrogato, lui risponde a pappagallo: “la primavera 2020 segnò la fine della scarsità monetaria!”. Perché? Perché un terzo degli europei si trovò costretto a fare la cicala, magari non per tre mesi come gli italiani, ma quanto bastò perché tutti, cicale e formiche in tutta Europa, si rendessero conto che stipendi, tasse, mutui, bollette non venivano pagati con monete d’oro, metallo davvero scarso, e neppure più con banconote: venivano pagati con gli elettroni di un sistema computerizzato.
E tutto si può dire degli elettroni, tranne che siano scarsi!

– “Già, confesso che anch’io, all’epoca, tiravo il libretto in faccia agli studenti se all’esame non rispondevano a pappagallo: “gli elettroni che girano nel sistema informatico bancario mondiale svolgono la stessa funzione che in passato svolgeva l’oro, quindi devono essere scarsi!”.

– “Eravamo tutti così: per metà narcotizzati e per metà ricattati, se no te la sognavi la cattedra universitaria!. Oggi ti prendono per pazzo se rispolveri qualche vecchia teoria economica, mentre, prima del 2020, veniva preso per pazzo chiunque mettesse in dubbio il “sacrosanto principio della scarsità monetaria”.”
Quel castello di carte si sgretolò perché gli europei, grazie a quell’epidemia viral-mediatica, fecero una serie di esperienze concrete e collettive che smentirono categoricamente tre secoli di teorie e prassi monetarie.

Dapprima essi constatarono che l’economia reale, sia pure temporaneamente dimezzata, procedeva senza intoppi. Intanto i loro introiti, moltiplicati per la sospensione delle tasse e di tanti altri pagamenti, nonché per il crollo delle spese voluttuarie e consumistiche, permettevano loro di mettere da parte in un mese quanto prima non riuscivano a risparmiare in un anno. Un’ulteriore gradevole sorpresa venne in estate, quando tutti poterono permettersi lunghe e agiate vacanze, con famigliari o amici, grazie a una frazione dei soldi messi da parte in primavera.

A nulla valsero gli ammonimenti delle Cassandre che, con la BCE in testa, anticipavano sciagure sotto forma di “un ritorno ai tempi dell’inflazione a due cifre”. Anzi, più le Cassandre imperversavano sui media, più i lavoratori alzavano barricate in difesa dei benefici (ri)conquistati, e meno l’inflazione accennava a crescere. Col senno di oggi gli “esperti” di quei giorni si rivelano o palesemente confusi o reticenti, comunque pervicacemente aggrappati ai dogmi della “moneta-debito”.

– “Aggrappati per amore o per forza, con i diktat del FMI, e con la pistola della NATO alla tempia! Bisogna dire che quel virus fu davvero ‘provvidenziale’ perché paralizzò gli USA nei mesi successivi, permettendo a noi di liberarci dal vecchio giogo. Oggi il dollaro è una fra le tante monete nel paniere mondiale, e gli stessi cittadini statunitensi ne sono felici, ma allora il loro “stato profondo” avrebbe scatenato una guerra mondiale pur di difendere il monopolio del dollaro…

– “Già. Così il FMI dovette ammettere quello che oggi è pacifico: che l’inflazione non deriva affatto da eccesso di moneta ma da scarsità di beni e servizi essenziali. E che nella categoria “essenziale” si può ben inserire tutto quanto soddisfa i bisogni non solo fisici, ma anche psichici, sociali ed estetici delle persone e dei gruppi organizzati.
Oggi, con un’economia sostenibile al 95%, non c’è praticamente limite alla produzione di beni e servizi. La robotizzazione diffusa ci consente di lavorare poche ore, qualche giorno alla settimana, e solo per passione, per diletto, o comunque per scelta. Caduto lo spauracchio dell’inflazione, ognuno di noi percepisce la rendita di base universale incondizionata, dalla culla alla tomba, e le accuse di “fare la cicala” non hanno più ragion d’essere perché chi vuole fare la formica, anche solo un po’, ottiene incentivi monetari più che generosi (moneta-credito, senza tasso di interesse).

– “E ti ricordi le tasse? Oggi le studiamo come un oggetto archeologico…”.
– “In effetti la persistenza fino al XXI secolo di strumenti così iniqui sul piano sociale, e addirittura controproducenti sul piano economico, sfida ogni comprensione storica: si spiega solo con un pervicace disegno imposto e mantenuto ad oltranza da elite antidemocratiche. L’alternativa più razionale, il demurrage3, era già stata sperimentata con successo un secolo prima, e con l’avvento dei computer poteva essere un gioco da ragazzi, almeno a partire dal primo giorno del 2000. Ce n’è voluto del tempo, ma oggi abbiamo un mondo più giusto, più sostenibile, e più pacifico. E finalmente noi economisti rendiamo merito ai pionieri4 che prima del 2020 ignoravamo, o addirittura denigravamo…”.

– “Benedetta Primavera 2020!. Un virus che ebbe scarso rilievo nella storia della medicina scardinò l’economia classica, semplicemente rivelando che l’imperatore era nudo”.


1Fino al 2020 ogni emissione monetaria comportava un debito matematicamente inestinguibile, in crescita inesorabile.
3La moneta elettronica, appena emessa, incomincia a perdere valore a un tasso intrinseco, come gli elementi radioattivi. Cioè: la tassa è intrinseca in ogni unità monetaria, invece che colpire le attività produttive.


Gli Stati Uniti continuano a fare bombardamenti umanitari, cosa stanno a fare in Siria ed Iraq?

Nuovi venti di guerra : Caccia USA tornano a bombardare l’Irak

13.03.2020 - Natale Salvo


Circa una dozzina di raid aerei americani hanno colpito, tra ieri e stamani, quattro province nel nord dell’Irak lungo il confine siriano. Dei colpi sarebbero giunti anche a Deir ez-Zor (Abou Kamal) in territorio siriano.

I raid sono stati compiuti tanto da parte di droni quanto da parte di veri e propri caccia F-16.
Primo bilancio degli scontri balistici USA-Irak : 5 morti e 7 feriti

Si tratterebbe di una risposta contro il lancio di quindici missili Katioucha contro la base aerea anglo-americana di Tajji, nei pressi di Kirkouk. In tale operazione sarebbero morti – secondo l’Agenzia di Stampa iraniana PressTV [1] – due militari, uno inglese e l’altro americano, ed un “contractor” americano.

In particolare – secondo quanto riporta il giornale francese “Le Figaro” – il Pentagono definisce la rappresaglia [2] come « risposta diretta alla minaccia rappresentata dai gruppi armati sciiti filo-iraniani che continuano ad attaccare le basi che ospitano le forze della coalizione ». Dal proprio canto, il Capo della diplomazia britannica Dominic Raab sostiene la legittimità dell’intervento [3] in quanto « risposta rapida, decisiva e proporzionata ».

Da parte propria, gli iracheni accuserebbero [4] due morti, sette feriti e pesanti danni all’aeroporto in costruzione di Karbala.
L’Irak accusa gli USA di aver simulato l’attacco alla propria base

L’organizzazione Hachd al-Chaabi, indicata dal Pentagono di essere autrice dell’attacco che però non è stato rivendicato da alcuno replica alle accuse : « siamo in guerra contro gli occupanti americani ma non agiamo in maniera dissimulata ».

Al contrario si tratterebbe – scrive ancora l’iraniana PressTV [5] – di un’operazione sotto “falsa flag” quale primo atto di una guerra aperta contro la resistenza irachena. In proposito il Movimento iracheno al-Nujaba invita la popolazione ad « una Resistenza contro i crimini commessi dagli Stati Uniti » [6].

L’emittente irachena Al-Mayadeen [7] scrive che « l’aggressione conduce a un’escalation e al deterioramento della situazione della sicurezza nel Paese ed espone TUTTI a maggiori rischi ».
La Russia disponibile a sostenere l’Irak con i propri missili S-400

Da tempo, l’Irak reclama la propria sovranità e il ritiro delle truppe d’occupazione americane e straniere in genere. Iran, Cina e Russia appoggiano queste richieste tanto che quest’ultima avrebbe pure dato la propria disponibilità a fornire missili S-400 [8] per difendere lo spazio aereo iracheno.

In questa situazione, non sorprendono le allusioni di ieri dell’Ayatollah Khamenei [9] circa un possibile attacco biologico contro l’Iran vestito da “Coronavirus”.

13 marzo 2020 - MA I TAMPONI PER VERIFICARE L'INFEZIONE FUNZIONANO? E COME? Loretta Bolgan

14 marzo 2020 - DIEGO FUSARO: Euro e UE, il sistema liberista per eliminare i popoli e l...

Immigrazione di Rimpiazzo - Il governo italiano accomunato a quello turco nella tratta degli schiavi, sempre più redditizio e vasto

I greci resistono, Erdogan manderà clandestini in Italia via mare?

13 marzo 2020 


Il muro opposto lungo il confine greco-turco dalla polizia di Atene agli almeno 150 mila migranti illegali mandati da Ankara verso l’Europa (avanguardia di una massa di almeno 3,5 milioni di migranti illegali e profughi siriani oggi in Turchia) sembra resistere.

Una circostanza forse inaspettata ad Ankara che sembrerebbe indurre il governo di Recep Tayyp Erdogan, che da sempre chiude un occhio sulle organizzazioni criminali che gestiscono i traffici di esseri umani (come denunciato più volte dalla Grecia), a cercare altre strade per mandare in Europa un numero significativo di clandestini.


Secondo indiscrezioni raccolte da Analisi Difesa, l’Italia potrebbe essere presto meta di nuovi flussi via mare in partenza dalla Turchia a bordo di vecchie “carrette del mare” ma di dimensioni sufficienti a imbarcare centinaia di persone da far arrivare probabilmente nelle acque della Calabria ionica seguendo una rotta d’immigrazione illegale già sfruttata ampiamente in passato, principalmente impiegando vecchi velieri con equipaggi russi o ucraini e con a bordo centinaia di clandestini per lo più curdi, siriani, pakistani e afghani.

L’Italia costituisce un obiettivo ideale per questi traffici per almeno tre ragioni. Innanzitutto, a differenza dei greci, gli italiani non attuano respingimenti: anzi, il governo Conte si è rifiutato di inviare poliziotti o motovedette in aiuto alle forze di sicurezza greche che respingono i clandestini sul confine dell’Europa.


Inoltre i trafficanti hanno la necessità di offrire ai clandestini prospettive diverse dallo sbarco nelle isole greche di Chios e Lesbo da dove è impossibile raggiungere il continente.

Infine il governo “immigrazionista” di Roma offre la massima garanzia di accoglienza a chiunque arrivi e chi sbarca in Italia ha persino una qualche possibilità di venire trasferito in altri paesi europei.

Nei porti turchi del resto non mancano vecchie navi impiegabili per questi traffici che presto potremmo vedere nelle acque calabresi.

Dall’inizio dell’anno sono giunti in Italia dal mare (salpando da Libia, Tunisia e Algeria) 2.596 immigrati clandestini per la in buona parte sbarcati da navi delle Ong.


L’ipotesi che il Coronavirus abbia scoraggiato trafficanti e clandestini potrebbe venire presto smentita: ieri sono arrivati 43 clandestini e ora che le navi delle Ong poste in quarantena, dopo aver sbarcato quasi 500 migranti illegali nei giorni 23 e 27 febbraio, stanno tornando attive al largo della Libia.

I flussi sono già oggi 8 vote più massicci dello stesso periodo del 2019 (al Viminale siedeva Matteo Salvini), quando al 13 marzo erano sbarcati appena 335 clandestini, ma potrebbero subire un’impennata nei prossimi giorni con altri centinaia di sbarcati a causa delle navi delle Ong e dell’arrivo di imbarcazioni dalla Turchia.


Niente sarà come prima. Ma si aprono spazi per creare ideare piantare Progetti Alternativi contrastando l'ovvio e combattendo l'inevitabile. La proposta c'è, come cosa quanto produrre

Il crollo dell'ordinatore occidentale?

di Pierluigi Fagan
11 marzo 2020

E’ questo il terzo post domenicale di riflessione su gli eventi che stiamo vivendo. Il primo del 23 febbraio, avanzava una ipotetica analogia tra l’inizio della fine del medioevo e l’inizio subentrante del moderno, per colpa di una catastrofe, la Peste Nera di metà ‘300. Qualche lettore si è pure urtato per questa analogia, ai tempi giudicata allarmistica. Ma, partendo dal presupposto che ci sforziamo di comprendere cose complesse mentre avvengono e quindi errori se ne fanno senz'altro, l’analogia non era epidemiologica, ma strutturale. Se, come a noi appare, le società medioevali erano ordinate dalla credenza religiosa che ordinava la vita sociale e tutte le principali funzioni della società di allora (funzioni economiche, culturali, militari, politiche), la Peste del ‘300 diede un colpo fenomenale alla credenza sulle virtù ordinative della religione. Non era possibile che Dio avesse mandato simile flagello senza ragione, ma la ragione non si rinveniva negli eventi, non c’erano discriminazioni, morivano le ragazze vergini di sedici anni, tanto quanto vecchi farabutti, sacerdoti e principi quanto i servi. Gli intermediari dell’ordinatore, i preti, non sapevano come giustificare non solo l’evento ma anche il fatto che loro fossero impotenti.

Che valore aveva allora il loro ruolo di intermediari di Dio, se non erano in grado di intermediare? Il tutto fu travolgente, solo cinque anni e se ne era andata al Creatore tra un terzo e metà Europa. Catastrofe da καταστροϕή, rivolgimento, rovesciamento. Ciò che le catastrofi rovesciano è appunto l’ordinatore, tanto quello sociale che quello della corrispondente immagine di mondo. Poi ci mise due/tre secoli la transizione per passare dalle società medioevali a quelle moderne.

L’attuale non ancora tale diagnosticabile ma ipotizzabile catastrofe, ovviamente non ha affatto quei caratteri di macabra contabilità, né ipotetica dinamica dei tempi. Ma la dinamica strutturale potrebbe esser analoga. Il nostro ordinatore moderno non è più il religioso ma l’economico, le nostre società sono ordinate dal fare economico. Tutte le società umane hanno al loro interno la funzione economica, ovviamente, ma raramente nella storia l’economico ha svolto la funzione ordinatrice. Solo nella transizione tra medioevo e moderno, con l’Hansa baltica, alcune repubbliche italiane, alcune città stato delle Province Unite olandesi, si trovano casi. Ma è solo dalla Gloriosa rivoluzione inglese del 1688-89 che l’economico prende la funzione ordinatrice di un grande Stato e lo fa impossessandosi del politico, del parlamento che si sostituisce al re. Questo perché è il politico che fa le leggi e l’economico aveva bisogno di leggi per imporre la sua potenza ordinatrice ed alimentare la sua stessa potenza. Per duecento anni da allora, solo una misera percentuale di popolazione poteva votare i propri rappresentanti al parlamento, l’élite dell’ordinatore che faceva leggi per il suo stesso sviluppo. Questa è più o meno ancora la nostra configurazione sebbene da inizi XX secolo, si sia progressivamente allargata la base dei votanti il che però ha cambiato non poi così tanto del meccanismo per varie ragioni che qui non possiamo dettagliare.

Lo stridore sinistro dell’attrito ordinativo tra economico e politico, lo sentiamo chiaro e forte in questi giorni. Il mondo si sta dividendo in due stili di reazione e gestione degli eventi. Da una parte i paesi maggiormente colpiti che ora cominciamo a capire saranno i primi ma non gli ultimi, dall’altra coloro che vedono cosa succede a questi e sperano di poter trovare un’altra via di gestione delle crisi. Cinesi, sudcoreani, iraniani ed italiani, impongono misure draconiane per tagliare le vie di trasmissione epidemica. Pagano ovviamente un prezzo enorme sul piano economico, una vera catastrofe, ma potrebbero alla fine pagare un prezzo inferiore di coloro che per evitare quella catastrofe, se ne procurano una ben peggiore. Francesi, tedeschi, britannici e molti altri, hanno deciso di non contabilizzare i morti anziani sostenendo la differenza tra “morire di e morire con” il virus. Sarebbe come dire che non è la goccia a far traboccare il vaso (già malato). Ora è vero che non è una goccia a far traboccare un vaso dato che questo deve esser preventivamente riempito fino all’orlo, cosa che non è colpa della goccia. Ma è anche vero che senza la goccia il vaso non sarebbe traboccato. E’ quindi una scelta politica contare o non contare i morti come ad esempio fanno i tedeschi, un paese ritenuto democratico, il cui il “potere del popolo” decide di dire al popolo cioè a stesso, che in Germania ci sono poco meno di mille contagiati ma zero morti. Al rate italiano e tenuto conto che Italia e Germania sono i due paesi europei ed assieme al Giappone, mondiali, con la più alta percentuale di anziani, dovrebbero avere almeno un poco meno di una quarantina di morti, sempre che il conteggio dei contaminati sia corretto il che è molto poco probabile, ma non lo dicono. Non sono “morti di” ma “morti con”, quindi non si contano o meglio non si contano perché altrimenti il popolo si spaventa e se si spaventa non lavora e consuma più, l’economica si blocca, l’ordinatore va in caos e con esso la società che ne è ordinata. Tra o la borsa o la vita, i tedeschi preferiscono la borsa. Gli USA, unico paese al mondo, hanno rifiutato di usare le procedure di verifica contagio con tampone dell’OMS per farsi una propria metodologia ma nel frattempo che se la fanno, hanno centinaia di contagiati a piede libero che stanno infettando l’intera società che però non deve sapere cosa sta succedendo. Tutte ciò che qui è pubblico con il Borrelli che tutti i tardo pomeriggio ci aggiorna della contabilità del fenomeno, lì rimane sulla scrivania di un vice presidente che dice che tutto va bene. Anzi, forse non arriva neanche a quella scrivania. Lì il conflitto tra economico e politico è ancora più forte visto che a mesi dovrebbero andare a votare, non hanno una sanità pubblica e l’attuale presidente si è fatto vanto di aver smantellato l’Obamacare che qualcosa faceva per la sanità per fasce più svantaggiate. Insomma, i cinesi non democratici dicono la verità o quasi, i paesi occidentali no perché altrimenti l’ordinatore va in crisi e rischia di contagiare il politico, sgretolandolo. Strana contraddizione no?

Chi avrà ragione? Si possono fare ipotesi, ma tali rimarranno fino a che non si sviluppano i fatti, il teorico è ambizioso ma alla fine decide sempre il concreto e non sempre in suo favore. Tutta la cultura della complessità che di reti, cause complesse, effetti non lineari, incrementi esponenziali, feedback positivi (amplificanti) e violenti fenomeni macro in tempi compressi ha expertise, direbbe quello che dice l’OMS ovvero che andrebbe fatto quello che hanno fatto i cinesi. Se lo sviluppo dei fatti desse a posteriori conferma di tale previsione, tra qualche mese o forse anno di catene di cause ed effetti amplificati, si tratterebbe effettivamente del crollo dell’ordinatore occidentale lì dove non si è fatto come i cinesi. Con esso, il più clamoroso fallimento per altro da lungo tempo annunciato, della versione moderna occidentale della democrazia. La democrazia, e questa è anche una nostra responsabilità individuale, non è stata coltivata, è deperita e rischia non di “morire per” ma di “morire con”, il virus dal sinistro appellativo monarchico, Rischiamo così di risvegliarci sì in una nuova società ordinata dal politico e non più dall’economico, ma che passa -magari invocandolo a furor di popolo- dal governo dei Pochi al governo dell’Uno, il monarca con corona, colui che decide per tutti, presto e bene. Dopo decenni di “stasis” ossia guerra civile, gli ateniesi invocarono il tiranno ed il tiranno fu. Solo dopo vennero Clistene, Efialte, Pericle. Solo dopo Hilter e Mussolini in Francia ed Italia si diede il suffragio universale. Speriamo di non dover subire analoga sorte, speriamo il concreto non dia ragione al teorico.

Gli ateniesi avevano ricevuto un avviso ma l’avevano ignorato. Solone che avevano chiamato anni prima per farsi dare le leggi che ordinassero la società sempre in perenne conflitto, aveva introdotto l’atimia, ovvero il ritiro dei diritti civili a chi non partecipava alla politica, a quella funzione ordinatrice che, unica, può "comporre" i conflitti. Noi abbiamo subito un lungo processo di indebolimento del politico, oggi è maleducato parlare di politica ad una cena con estranei, la politica fa schifo, la politica va lasciata a chi ne capisce, al massimo potete sputare in faccia in via virtuale al vostro nemico politico o chi tra i vostri contatti lo supporta, non è cosa per voi. Quindi adesso, se dovesse crollare l’ordinatore economico ed imporsi quello politico, ci beccheremo il tiranno perché la nostra democrazia non è in grado di funzionare. Forse avremmo dovuto pensarci prima e lo diciamo con triste e partecipata preoccupazione visto che ci riguarda in prima persona .

E' possibile organizzare una Comunità basata esclusivamente sul benessere e sulla felicità degli individui

Quale "virus" ci minaccia?

di Sebastiano Isaia
11 marzo 2020

Secondo Giovanni Floris, noto giornalista, scrittore e conduttore televisivo, con l’emergenza Coronavirus «Noi siamo di fronte alla potenza della natura»: niente di più falso, a mio avviso. A minacciarci non è la cieca potenza della natura ma la potenza disumana di questa società, della società capitalistica, la cui dimensione oggi è davvero mondiale. Nel 1970 il virus dell’influenza “spaziale” incubato a Hong Kong arrivò in Europa dopo 18 mesi (un italiano su quattro finì a letto), oggi la stessa distanza è coperta da germi e virus in pochissimi giorni, o addirittura in poche ore. Parlare di “globalizzazione” non rende l’idea di ciò che è successo nel mondo soprattutto negli ultimi 50 anni, e d’altra parte la “globalizzazione” non è affatto un fenomeno recente, come dimostrano proprio le malattie epidemiche che hanno segnato l’umanità negli ultimi tremila anni: dalla lebbra alla peste bubbonica, dal vaiolo alla poliomelite epidemica, dalla cosiddetta influenza spagnola all’Aids, per tacere delle ultime crisi epidemiche tipo la Sars-Cov del 2003. Storicamente parlando, non c’è niente di più sociale delle malattie epidemiche, le quali accompagnano l’uomo dal 10.000/9.000 a.C., da quando cioè le comunità umane incominciarono ad addomesticare piante e animali.

Scrive la virologa Ilaria Capua:«Covid 19 è figlio del traffico aereo ma non solo: le megalopoli che invadono territori e devastano ecosistemi creando situazioni di grande disequilibrio nel rapporto uomo-animale. La differenza con i virus del passato, conosciuti o sconosciuti (quelli che circolavano nell’ era pre-microbiologica) è la velocità della diffusione e del contagio. […] Stiamo assistendo a un fenomeno epocale, la fuoriuscita di un virus pandemico dal suo habitat silvestre e la sua diffusione globale che diventa un’onda inarrestabile, invade le nostre vite, le nostre case e i nostri affetti. È questo il Cigno nero che scuoterà violentemente il sistema? Lo vedremo» (Il Corriere della Sera). Lo scopriremo solo vivendo, se il Virus vuole…

Se il capitalismo “globalizzato” e ad altissima composizione tecno-scientifica del XXI secolo rende possibile la nascita di un focolaio infettivo e la diffusione delle malattie a esso associate, ciò non si spiega con la potenza della natura, o con la fatalità, oppure con l’imperfezione umana («Non possiamo eliminare l’errore e l’imprevedibile dalla nostra vita!»); ciò si spiega invece con la natura altamente contraddittoria della società capitalistica, che può spendere miliardi di dollari per mandare una macchina “intelligente” fino ai confini estremi del nostro sistema solare, mentre spesso trova razionale economizzare, ad esempio, sulla spesa sanitaria o sull’istruzione. La stessa Cina, patria, a quanto pare, del Covid-19, rappresenta la “madre” di tutte le contraddizioni capitalistiche: a centri urbani modernissimi, che si situano al vertice della civiltà capitalistica mondiale, fanno da contrappunto enormi sacche di arretratezza sociale, con ciò che ne segue anche dal punto di vista igienico-sanitario.

Non c’è magagna nella nostra società che non abbia una conseguenza economica più o meno immediata, che non debba fare i conti, presto o tardi, con la sostenibilità economico-finanziaria delle imprese e degli Stati, con tutto ciò che ne segue in termini di “costi sociali” – precarietà, povertà, paure, cessione di “sovranità esistenziale”, ecc. La possibilità della catastrofe economica non fa meno paura della catastrofe sanitaria che potrebbe provocarla, e per evitare la prima i governi di tutto il mondo cercheranno di scongiurare il collasso sanitario dispiegando mezzi finanziari e imponendo pratiche di controllo sociale eccezionali. Scrive Giuliano Ferrara: «Bisogna che i compatrioti si decidano a obbedire all’autorità, al governo, quando gira come un pipistrello un virus di cui non si conoscono l’origine, la natura, il comportamento, la cura. Affidiamoci per una volta ai pieni poteri. Compresi quelli di Giuseppe Conte [probabilmente qui Ferrara “percula” l’odiato Matteo Salvini]» (Il Foglio). Un invito che personalmente intendo lasciare cadere sulla cacca, con rispetto parlando: l’ondata di solidarietà nazionale antivirale che sta investendo il Paese mi dà il voltastomaco. La guerra contro il Coronavirus è un saggio di quello che ci potrebbe accadere in caso di altre e ben più bellicose emergenze. D’altra parte l’Italia repubblicana ha vissuto altre emergenze nazionali, come ai tempi della crisi energetica dei primi anni Settanta e del terrorismo; allora chi non si piegava all’imperativo categorico dei sacrifici e non solidarizzava con il regime “partitocratico” (centrato sull’asse DC-PCI) finiva automaticamente nella rubrica dei disfattisti e dei fiancheggiatori del terrorismo.

È proprio nei casi eccezionali, quando il Moloch sociale è costretto a mostrare la sua autentica faccia, che l’anticapitalista sente il bisogno di confermare la propria radicale inimicizia nei confronti di una società che espone gli individui a ogni sorta di pericolo, mettendone non di rado a repentaglio la stessa nuda vita. Il mio nemico non è il virus, ma il sistema sociale che mi ha esposto a esso. (Per Moloch intendo il potere sociale capitalistico considerato nella sua complessa e altamente contraddittoria totalità – ossia come esso viene fuori dalle pratiche economiche, scientifiche, tecnologiche, politiche, culturali, ideologiche). Scrivevo su un post del 2013 (Il cigno nero, il cigno rosso): «Sulla base del capitalismo un Cigno Nero, per mutuare Nassim Nicholas Taleb, ossia un evento del tutto inaspettato ma incubato silenziosamente per parecchio tempo e razionalizzato solo post festum, è sempre possibile». E questo non perché «l’improbabile governa la nostra vita», sempre per citare Taleb, ma perché noi non controlliamo il mondo che pure creiamo tutti i giorni, sempre di nuovo, e non riusciamo a farlo a causa dei rapporti sociali (di dominio e di sfruttamento, dell’uomo e della natura) che informano, più o meno direttamente e intimamente, le nostre diverse pratiche sociali. Occorre dare un volto a ciò che chiamiamo improbabile solo perché ci sfugge la natura di ciò che ci minaccia e ci inquieta.

Io non coltivo affatto l’utopia infantile della “società a rischio zero”; penso piuttosto che sia possibile organizzare una Comunità basata esclusivamente sul benessere e sulla felicità degli individui, cosa che nega in radice i vigenti rapporti sociali centrati sul Capitale nelle sue diverse determinazioni: denaro, merce, tecnologie, scienza, lavoro salariato. «Denaro, merce, lavoro salariato. Queste formule portano segnate in fronte la loro appartenenza a una formazione sociale nella quale il processo di produzione padroneggia gli uomini e l’uomo non padroneggia ancora il processo produttivo» (K. Marx). Una Comunità che fosse autenticamente umana, umanizzerebbe anche la nostra relazione con la natura, con ciò che ne seguirebbe anche in termini di malattie e di “disastri naturali”. Già i filosofi europei del XVIII secolo (soprattutto Rousseau e Kant) misero in luce il fondamento umano della cosiddetta catastrofe naturale: gli uomini, ad esempio, non avrebbero dovuto costruire abitazioni in luoghi continuamente soggetti ai terremoti (vedi la Lisbona del 1755), e comunque non avrebbero dovuto costruirle così alte, né in così grande quantità e in uno spazio così ristretto. L’uomo aveva moltiplicato per mille le conseguenze di un fenomeno naturale.

«Manifestazione e ostentazione di potenza politica e tecnologica, la Grande Esposizione londinese del 1851 fu anche occasione per dichiarazioni universalistiche e filantropiche. Furono pronunciate dichiarazioni sulla “solidarietà” tra “tutte le nazioni della Terra” e sulla “unificazione di tutta l’umanità”» (*). Unificazione di tutta l’umanità sotto il tallone di ferro dei rapporti sociali capitalistici. Dopo 169 anni, e svariati massacri mondiali e regionali, la stessa idea di Progresso ci dovrebbe apparire come un insulto alla nostra intelligenza, ma purtroppo non è così, anche se nel frattempo le nostre aspettative “progressiste” si sono di molto ridimensionate. Eccoci dunque ancora appesi come bambini alle decisioni di chi governa (naturalmente per il nostro bene!) le nostre esistenze: politici, scienziati, esperti.

Scriveva Giorgio Agamben qualche giorno fa sul Manifesto: «Così, in un perverso circolo vizioso, la limitazione della libertà imposta dai governi viene accettata in nome di un desiderio di sicurezza che è stato indotto dagli stessi governi che ora intervengono per soddisfarlo». Come sto cercando di spiegare nei post dedicati all’attuale crisi sociale, il problema è molto più grave e radicale di come lo prospetta Agamben, proprio perché esso investe direttamente le stesse relazioni sociali (capitalistiche) che determinano, “in ultima analisi”, le nostre pratiche, le nostre idee, il nostro modo di concepire i rapporti con il prossimo, la nostra sfera affettiva e psicologica, la nostra stessa nuda vita. Criticare «lo stato di eccezione come paradigma normale di governo», senza mettere in questione la società capitalistica in quanto tale, al di là degli assetti politico-istituzionale contingenti che ci governano, e anzi perorare la causa di un «ritorno alla Costituzione» (capitalistica, o borghese che dir si voglia), significa non aver afferrato concettualmente la radicalità del Male che ci espone, impotenti, a ogni genere di offesa.

(*) U. Fabietti, AA. VV., Alle origini dell’antropologia, Introduzione, p. 13, Boringhieri, 1980.