L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 marzo 2020

Stati Uniti è ‘summa della malvagità’

20/03/2020, 11.35
IRAN - STATI UNITI

Coronavirus, attivisti e governi: le sanzioni Usa all’Iran ‘immorali’ in piena emergenza

Si moltiplicano gli appelli a Washington perchè allenti le misure punitive contro la Repubblica islamica. Il virus ha colpito oltre 18mila persone e causato 1284 vittime. Rouhani esalta il coraggio di medici e infermieri. Elogi anche dalla guida suprema. Washington risponde aumentando le sanzioni.


Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Di fronte all’escalation dei contagi e delle vittime di nuovo coronavirus in Iran, nazione più colpita in Medio oriente, attivisti internazionali e (alcuni) governi si appellano agli Stati Uniti per un allentamento delle misure punitive contro Teheran. Le “immorali" sanzioni americane introdotte in seguito al ritiro dall’accordo nucleare (Jcpoa) stanno infatti ostacolando la lotta dei medici nel contrastare la diffusione del virus e nella cura dei malati, come denunciato in passato per altre patologie.

Rivolgendosi alla nazione in occasione del Nuovo Anno iraniano, il presidente Hassan Rouhani ringrazia dottori e infermieri per il loro “coraggio” nella lotta all’epidemia. “La nostra nazione - ha sottolineato - ha raggiunto i propri obiettivi, a dispetto delle difficoltà”. La guida suprema, il grande ayatollah Ali Khamenei, ha elogiato gli iraniani per i loro “enormi” sacrifici e non ha attaccato in modo diretto gli Stati Uniti. “L’Iran - ha detto - ha beneficiato delle sanzioni americane” perché “ci hanno reso autosufficienti in tutte le aree”. 

Secondo le ultime stime, nella Repubblica islamica si contano oltre 18.400 contagi, 1284 vittime e quasi 6mila persone guarite. Un bilancio drammatico, acuito dalle difficoltà nel reperire medicinali e mascherine che ha spinto intellettuali e attivisti e lanciare appelli alla Casa Bianca. Glenn Greenwald, giornalista Usa, afferma che “strangolare l’Iran con le sanzioni […] che impediscono cure ai malati e fanno morire le persone, è mostruoso”. 

L’Iran vantava una delle migliori strutture mediche di tutto il Medio oriente prima della scure imposta da Washington; oggi gli ospedali sono sovraffollati e il governo ha lanciato un appello per recuperare 172 milioni di mascherine dall’estero. Vi sono anche voci di una richiesta di prestito, per la prima volta dal 1962, di 5 miliardi di dollari al Fondo monetario internazionale (Fmi). 

Jamal Abdi, presidente del National Iranian American Council, sottolinea che “impedire in modo attivo a una intera nazione medicine e beni di prima necessità e continuare a strozzare la sua economia nel mezzo di una pandemia globale è la ‘summa della malvagità’ a mio avviso”. Tuttavia, a fronte di appelli e crescente preoccupazione della comunità internazionale, l’amministrazione Trump non sembra voler allentare la morsa e prosegue la strategia di “massima pressione”. 

Fra le nazioni che sono venute in soccorso a Teheran in queste settimane vi è la Cina, sia a livello di aiuti, sia attaccando la politica americana. Il ministero cinese degli Esteri ha sottolineato che “le continue sanzioni sono contrarie a uno spirito umanitario e ostacolano la risposta dell’Iran all’epidemia e la consegna di aiuti umanitari da parte dell’Onu e altre Ong”. Anche la Russia si rivolge agli Stati Uniti sottolineando che “la pandemia globale non è tempo per regolare conti geopolitici, in special modo quelli senza alcuna base”

L’emergenza coronavirus ha ampliato la base del consenso per un allentamento della pressione sulla Repubblica islamica e Washington per prima deve agevolare la lotta all’epidemia promossa da Teheran, sia a livello sociale che economico. Ma dalla Casa Bianca hanno risposto “aumentando” le sanzioni, con il segretario di Stato Mike Pompeo che accusa la leadership iraniana “di sfuggire alle responsabilità” e che “il virus di Wuhan è il killer e il regime iraniano è suo complice”.

http://www.asianews.it/notizie-it/Coronavirus,-attivisti-e-governi:-le-sanzioni-Usa-allIran-immorali-in-piena-emergenza-49613.html

Le fandonie del circo mediatico sulla realtà dell'Iran e il silenzio tombale sulle sanzioni ingiustificabili sotto tutti i punti di vista fatti ad una Nazione che vuole essere libera ed indipendente rispetto ai comandi statunitensi-ebraici

Le infami sanzioni occidentali contro l’Iran ai tempi del Coronavirus

21 marzo 2020

Questo è il mio ultimo articolo per il Tehran Times prima dell’arrivo del nuovo anno persiano. Come sempre, confido profondamente nella grazia di Dio onnipotente e nella piacevole mattinata della ricomparsa dell’Imam Mahdi (MGHHR) per salvare l’essere umano.

di Mohammad Ghaderi

La ricomparsa dell’Imam Mahdi è una convinzione dei musulmani sciiti, in particolare dei Duodecimani, che il dodicesimo Imam ritornerà in un momento non specificato e stabilirà uno stato islamico di pace e giustizia.

È circa un mese che il nostro amato Paese, simile ad oltre 160 altre Nazioni, è stato gravemente colpito dall’epidemia di coronavirus. L’intera capacità del Paese è stata utilizzata nelle ultime settimane per contrastare la malattia pandemica. Naturalmente, i Paesi colpiti dal virus hanno iniziato a utilizzare le loro strutture, capacità ed energia per contrastare la malattia. Tuttavia, la storia dell’Iran è diversa dalle altre.
 
Il volitivo popolo iraniano
è negli ultimi giorni di un anno persiano molto difficile (21 marzo 2019-19 marzo 2020) quando i nemici hanno intrapreso il ricorso alla politica della massima pressione contro l’Iran. Hanno imposto sanzioni debilitanti, lanciato aggressioni militari e, tra le altre cose, assassinato un comandante militare iraniano.

COVID-19, che si pensa abbia avuto origine a Wuhan lo scorso dicembre, si è diffuso in oltre 162 Paesi e territori. Il bilancio globale delle vittime del virus dal 17 marzo ha superato le 7.332 [unità] con oltre 185.387 casi confermati in tutto il mondo, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità.

A partire da martedì, il bilancio delle vittime di COVID-19 in Iran ha raggiunto quota 988. Inoltre, 16.169 iraniani sono stati confermati infettati dal virus a partire da questa data. Al fine di fermare la diffusione della malattia, sono state chiuse scuole e università e sono state cancellate le riunioni culturali e religiose. Inoltre, luoghi pubblici, autobus e treni sotterranei vengono regolarmente disinfettati e sanificati. 

Il popolo iraniano risoluto
sta contrastando la malattia pandemica sotto sanzioni devastanti e guerra psicologica, che hanno lo scopo di intensificare la massima pressione contro l’Iran. La parte più importante del puzzle della massima pressione, secondo i suoi malvagi pianificatori, non era altro che una leggera operazione psicologica contro gli iraniani.

Prima di tutto aveva lo scopo di creare un senso di disperazione tra gli iraniani e di farli arrendere. A seguito della guerra sproporzionata in corso contro l’Iran, i nemici hanno trovato nell’epidemia di coronavirus un’ottima occasione per infliggere le ultime perdite alla nostra società, tuttavia i nemici hanno ignorato il potere di Dio onnipotente che è superiore a qualsiasi altro potere.

Una rapida rassegna di argomenti su cui alcuni media rancorosi si sono concentrati nelle ultime settimane rivelerà realtà.


I media citati hanno deriso gli sviluppi in Iran
dopo che i media del Paese hanno riferito che il vice ministro della Sanità Iraj Harirchi ha contratto il coronavirus. Tuttavia, in seguito hanno insistito sugli stessi sviluppi quando il ministro della sanità britannico e 10 parlamentari francesi sono stati infettati dalla malattia pandemica!

Hanno esagerato la normale carenza di maschere per il viso e gel disinfettante in Iran come una catastrofe tra l’epidemia di virus, ma in seguito la stessa cosa si è verificata negli Stati Uniti anche prima dell’epidemia di virus nel Paese. Nessuno sui media ha prestato attenzione a questo problema! 

Hanno fatto ricorso al clamore dei media
e frignato che l’Iran dovrebbe chiudere i suoi confini, accusando l’Iran di essere una delle principali fonti di diffusione del virus. Ma ora stiamo assistendo al fatto che sia gli Stati Uniti che i Paesi europei hanno chiuso i propri confini per impedire la diffusione del virus!

Hanno definito la morte legata al virus di alcune figure politiche e religiose iraniane come una crisi nel Paese. Tuttavia dopo poco tempo la moglie del primo ministro canadese, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti e il suo vice hanno contratto il COVID-19 e sono stati messi in quarantena!

Hanno mentito riguardo i grandi ayatollah nella città santa di Qom, che avrebbero vietato l’adempimento delle istruzioni sanitarie. Più tardi, sono state rilasciate immagini di alcuni sacerdoti americani che incoraggiavano le persone a continuare a stringersi la mano l’una con l’altra indipendentemente dall’epidemia di virus! 

Hanno impiegato una persona per realizzare il video
di un uomo che si era messo a leccare il santuario sacro di Masoumeh (AS), sorella dell’Imam Reza, ma in seguito è diventato virale un video che mostrava un giornalista svizzero leccare l’asfalto di una strada!

Hanno affermato che gli iraniani sono avvolti in superstizioni. Tuttavia, un programma televisivo ha pubblicato il video di un prete cristiano che afferma di godere del potere di curare le persone colpite dal virus!

Hanno definito gli iraniani un popolo di casinisti, ma sono state rilasciate centinaia di foto di risse tra persone in preda al panico nei Paesi occidentali per l’acquisto di carta igienica, cosa che ha portato i funzionari di alcuni Paesi ad offrire l’uso di brocche d’acqua invece che carta igienica per la pulizia nelle toilette! 

Hanno affermato che gli iraniani
non sono in grado di combattere l’epidemia di coronavirus e hanno fatto ricorso alla preghiera, ma è diventata virale una foto delle preghiere di gruppo dei funzionari del governo degli Stati Uniti alla Casa Bianca!

Ci sono troppe di queste accuse infondate [diffuse] per danneggiare la reputazione della società iraniana. Indubbiamente, i Paesi europei e gli Stati Uniti sarebbero di già crollati se avessero subito anche solo una parte delle vaste e brutali sanzioni contro gli iraniani negli ultimi 40 anni.

Si deve notare che l’Iran ha attuato una vasta gamma di misure anti-coronavirus in tutto il Paese che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nessuno dei cosiddetti Paesi avanzati americani o europei avrebbe potuto attuare sotto sanzioni e pressioni così devastanti. 

Le prove sopra menzionate
sono alcune delle realtà che finora sono state perseguite dai nemici nell’ambito di diversi scenari di guerra percettiva. Nessuno può ignorare che la fiducia in sé stessi, la ricca cultura e le profonde convinzioni umanitarie e religiose hanno trasformato gli iraniani in una Nazione resiliente e pionieristica attraverso la Storia.

I sacrifici del personale medico del Paese e di altri settori della vita hanno aiutato il governo a contrastare il virus pandemico in modo più potente, ma caratteristiche così preziose non hanno posto nelle società che sono state modellate sulla base di ideologie di umanismo e materialismo.

Tranne l’Iran, non è possibile trovare alcun Paese le cui persone si affollino spontaneamente per aiutare il loro governo a superare tali crisi. Negli Stati Uniti le persone sono state viste in lunghe file per acquistare pistole temendo il possibile caos in seguito allo scoppio del coronavirus e delle sue conseguenze.

Questo articolo cerca di scoprire i veri obiettivi
dei nemici nel ricorrere alla guerra percettiva contro l’Iran. Vogliono spingere la nostra società a fare affidamento su statistiche e dati inventati, testi comici ma umilianti e notizie false per minare l’unità della nostra società.

Un’ultima parola: questi giorni difficili passeranno sicuramente e torneremo di nuovo in sella, ma le Nazioni del mondo dovrebbero rendersi conto che noi iraniani da soli abbiamo resistito agli oppressori globali. Quei Paesi che erano soddisfatti della massima pressione sull’Iran dovrebbero sapere che la situazione cambierà saremo di nuovo in sella.

Ma non faremo mai ai governi occidentali quello che loro hanno fatto alla nostra gente.

Questo articolo diverrà Storia e la Storia parlerà in futuro del suo messaggio!

Traduzione di Costantino Ceoldo

Iraq cosa ci stanno a fare gli statunitensi in questi territori, il Parlamento non li vuole

Il Pentagono ritira truppe dall’Iraq e abbandona le basi più esposte

20 marzo 2020 


Dopo mesi di tensioni e scontri con le milizie scite filo-iraniane, l’uccisione a Baghdad con un raid aereo statunitense del generale iraniano Qassem Soleimani e del leader delle Brigate Hezbollah Abu Mahdi al-Muhandis, i periodici lanci di razzi contro le installazioni militari statunitensi e alleate in Iraq, Washington ha deciso di ridurre la presenza militare nel Paese mediorientale.

La prima base a essere evacuata è stata quella di al-Qaim, la più utilizzata nelle operazioni contro lo Stato Islamico ma anche la più esposta agli attacchi delle milizie scite. Il trasferimento delle truppe USA dalla base posta vicino al confine con la Siria è stato completato il 18 marzo con la cerimonia simbolica di cessione dell’installazione all’8a Armata iracheni.


“Sebbene funzionari statunitensi stessero discutendo di un ritiro da alcune basi irachene fin da prima di Natale, si è giunti alla consegna della base di al-Qaim e di circa 900.000 dollari di equipaggiamenti e dotazioni della base agli iracheni dopo che una serie di sanguinosi attacchi che hanno messo in evidenza una continua minaccia da parte delle milizie filo-iraniane contro le forze della Coalizione” sottolinea un articolo di “Stars & Stripes”.

Le forze della Coalizione si erano insediate ad al-Qaim circa due mesi dopo che le forze irachene avevano cacciato i miliziani dell’ISIS dalla zona, nel novembre 2017, dopo che la base era rimasta in mano allo Stato Islamico dal 2014.


Gli Stati Uniti e l’artiglieria francese della Task Force Wagram (nella foto qui sopra) insieme agli attacchi aerei della Coalizione e alle forze per operazioni speciali, hanno aiutato gli iracheni a colpire le forze dell’ISIS che controllavano ancora il villaggio siriano di Baghouz, l’ultima roccaforte del Califfato fino al marzo dell’anno scorso.

Le truppe ritirate da al-Qaim sono state riposizionate presso altre basi in Iraq (in particolare Erbil che trovandosi in Kurdistan non è minacciata dalle milizie scite) e in Kuwait mentre gli USA si apprestano ad abbandonare presto anche la base K1 a Kirkuk e quella dell’aeroporto di Qayara Ovest, a sud di Mosul, colpite negli ultimi mesi dagli attacchi delle milizie.

Nel gennaio scorso, dopo l’omicidio di Suleimani e al-Muhandis, il parlamento di Baghdad aveva approvato l’ordine di ritiro delle forze statunitensi e della Coalizione dall’Iraq ma la Casa Bianca si era rifiutata di attuarlo minacciando dure sanzioni economiche.


Gli ultimi attacchi con razzi compiuti dai miliziani filo-iraniani hanno colpito Camp Taji, a nord di Baghdad, in risposta ai raid aerei contro depositi di armi delle Brigate Hezbollah, sostenute dall’Iran.

Un primo attacco ha ucciso 2 americani e un medico dell’esercito britannico, ferendo altri 14 militari della Coalizione; il secondo ha ferito 3 soldati della Coalizione e 2 iracheni.

Il 17 marzo altri razzi sono stati lanciati contro una base che ospita truppe straniere nei pressi di Baghdad.

Come ha reso noto l’esercito iracheno. il bersaglio è stato la base di Basmayah, 60 chilometri a sud della capitale, dove si trovano truppe Usa e una parte del contingente spagnolo. Dalla fine di ottobre, sono stati lanciati una ventina di attacchi contro le truppe della Coalizione.

Con il ritiro dalle basi più esposte le forze americane in Iraq sembrano destinate a scendere al di sotto dei 7mila effettivi (erano 7.500 all’inizio dell’anno) dislocati nelle basi principali di Erbil, Camp Taji, l’aeroporto di al-Asad e Bismayah.

Lo stesso giorno, dopo tre mesi e mezzo di vuoto istituzionale, il presidente della repubblica irachena Barham Salih ha dato l’incarico di formare un esecutivo ad Adnan Zurfi (nella foto sotto), politico sciita che succede a Muhammad Allawi, che aveva rinunciato all’incarico dopo un mese di vani tentativi di formare un governo. Zurfi avrà ora 30 giorni di tempo per presentarsi in parlamento e ottenere la fiducia sul programma e la squadra di governo.


Dopo settimane di negoziati, i principali sette gruppi parlamentari sciiti di maggioranza hanno informato il presidente della Repubblica Salih di non aver raggiunto nessun accordo sul nome del premier incaricato. Il capo di Stato ha allora esercitato i suoi poteri costituzionali affidando l’incarico a Zurfi, 54anni, deputato originario della città di Kufa nel sud del paese, roccaforte dello sciismo politico.

Durante il regime di Saddam Hussein Zurfi era stato da giovanissimo prigioniero politico nel carcere di Abu Ghreib. Ed era poi stato esiliato in Arabia Saudita e negli Stati Uniti. Tornato in patria nel 2003 come membro del partito sciita Dawa ha svolto incarichi amministrativi e governativi nell’Iraq post-Saddam, diventando due volte governatore della regione di Najaf, dove ha sede uno dei santuari sciiti più importanti del Medio Oriente.

Immagini: Governo Iracheno, US DoD, BBC e Ministero Difesa Francese

Un dato è certo si aprono ampi spazi per creare progettualità alternative, dipende da noi

Previsioni britanniche

di Pierluigi Fagan
16 marzo 2020

Secondo la PHE britannica (Ministero della Sanità), l’epidemia di CV, durerà fino alla primavera 2021 con un calo estivo ed un ripresa nel prossimo autunno-inverno. In questa sua, inarrestabile, diffusione, infetterà circa l’80% della popolazione. Stimano 8 milioni di ricoverati, (spalmati non uniformemente nell’anno epidemico aprile 2020-aprile 2021) e circa 320.000 morti con un rate tra infettati complessivi (asintomatici, sintomatici influenzati a casa e sintomatici problematici e gravi ricoverati) dello 0,6% di quell’80%. Se fossero invece ad un rate dell’1% i morti sarebbero 530.000. Questo non è un post su come gestire il fenomeno, se all'inglese o all'italiana (tema interessantissimo che discuteremo a parte), è un post sulla attesa dimensione del fenomeno in quanto tale che rischia di rimaner più o meno tale a prescinder da come i diversi Paesi decideranno di gestirlo.

Alcune considerazioni:

1) la biologia non è l’ingegneria, le cifre dei fenomeni biologici non vanno prese alla lettera ma come media possibilmente oscillante tra +/-;

2) il PHE, come alcuni hanno fatto notare in questi giorni generando discussioni anche accese, ritiene che il virus non possa esser debellato se non con vaccino o medicinali oggi ancora in fieri. Tali medicinali sono in studio e creazione. Ma il protocollo int’le prevede –credo- un test topi e almeno tre test successivi su gli umani, poco più di un anno di tempo, di solito, prima di poter esser messi in circolazione. WHO però, potrebbe decidere di semplificare alcuni passaggi ed in assenza almeno di gravi effetti collaterali, autorizzare in via eccezionale una più precoce diffusione sperimentale di massa. A Pomezia dove una joint italo-britannica sembra esser molto avanti (vaccino) stimano comunque una eventuale operatività accelerata non prima di questo autunno-inverno. Altro discorso per medicinali che aiutano la gestione delle crisi respiratorie che diventano letali, su cui sono in corso altre sperimentazioni;

3) il virus non potrà mai esser fermato completamente perché anche ne rimassero in giro pochissismi esemplari, si riattiverebbe comunque la catena trasmissiva daccapo. Su dove, come e quanto resista il virus fuori del corpo umano, non ci sono certezze. Pare comunque resista quindi anche in assenza di casi conclamati per un po’ di tempo, potrebbe sempre rimettersi in circolo. Ovviamente, stante che non si potranno tenere i singoli Paesi ermeticamente isolati gli uni dagli altri per un anno, il circuito va inteso in senso ampio. La logica globale del CV è paradossale per noi, da una parte ti dice che l’alta interrelazione lo favorisce, dall’altra ti dice che, stante che anche minimizzandola non la puoi eliminare del tutto se non per brevissimi periodi, siamo parti di un unico sistema comunque tu decida di gestire tali interrelazioni.

4) gli indici di una contaminazione all’80% o un rate infettati/morti dello 0,6% o dell’1.0%, sono stime. Potrebbero esser 70%, l’indice potrebbe esser 1,5% - 1,0% - 0,5%, siamo a grana grossa, le cifre esatte le avremo solo fra qualche anno visto che il fenomeno non ha storia precedente su cui basarsi. Siamo dunque nel campo delle ipotesi. Ho usato fonti britanniche visto che queste sembrano -per alcuni- le meno colpite da virus sansazionalistici.

Ricordo che: 1) per quanto i morti siano il dato più clamoroso che attira la nostra attenzione, i dati da tener sottocchio sono due: A) i morti; B) gli ospedalizzati più o meno gravi. PHE, stima in 12% questi secondi sul totale popolazione, 15% sul totale infettati (80% della popolazione). Nessun sistema sanitario la mondo è in grado di gestire tali cifre, se non provando il più possibile a spalmarle in modo il più orizzontale possibile nei prossimi 12 mesi. Sul come farlo ci sono varie strategie, quella cinese , quella coreana, quella italiana, vedremo poi quali altre una volta che UK, Germania ed USA arriveranno a tassi di contagio più ampi.

Applicando gli indici dello studio britannico qui da noi, sarebbero tra i 5.5 ed i 7 milioni di ospedalizzati in un anno, con tra circa 250.000 – 500.000 morti in dodici mesi. Morti che si confermano per lo più (non del tutto ma grandemente) nella fascia anziana con da 2 a 4 patologie pregresse. Tra le patologie, si trovano anche i semplici diabetici, gli ipertesi, quelli con cuore un po’ ballerino. Qualcuno ancora sostiene la tesi CV=influenza, ma per quanto i dati siano disomogenei, si stima mi pare tra soli 4.000 a 10.000 i morti annui per complicazioni da virus influenzale, e molti ma molti meno ospedalizzati. Quell’equivalenza quindi non sembra avere senso.

Conclusioni: 1) questo studio britannico si muove sul solco di altri (un australiano, uno mi sembra americano) che rimangono per lo più secretati o poco pubblicizzati visto che danno una dimensione del problema piuttosto evidente e chiaramente, si cerca di non allarmare più di tanto le già allarmate popolazioni; 2) siamo nel campo di ipotesi su ipotesi ma A) non si può far a meno di fare ipotesi; B) questo è quello che si può fare stante dati, esperienze, conoscenze incomplete e senza storia pregressa; 3) chiaramente, il fenomeno sembra mostrarsi con un profilo davvero epocale ed a suo modo catastrofico intendendo questo termine per etimologia (καταστρέϕω «capovolgere»). Molti parametri della nostra vita associata vanno in capovolgimento.

Aggiungo una mia riflessione veloce che giustifica questo stesso post. Dal momento che c’è la fondata previsione andremo incontro a tempi di molteplici capovolgimenti, su quali aspetti e con quale intensità è tutto da vedere, chi se la sente, potrebbe cominciare a dar vita ad un dibattito di accompagno del fenomeno. La storia diventa, in questo periodo, una materia malleabile. Alcune forze potranno dar forma a questa storia, più che in passato. C’è da aumentare la nostra riflessione, la nostra facoltà previsionale della cascata degli eventi, preparare la partecipazione a gli stessi eventi. Si apre una finestra di contendibilità delle forme sociali, tramite la politica. Veniamo tutti da decenni di anestesia intellettiva e soprattutto di impotenza politica, di arrendevole pessimismo, di sviluppo della sola funzione critica passiva. La nostra vita associata verrà sconvolta dal passaggio dell’angelo della storia ed il futuro non è scritto. E’ il momento di prender la penna, collegare la mano al cervello, le menti tra loro, è mettersi nella nuova condizione di scriverla assieme questa storia. Altrimenti la scriveranno altri. Il mondo non sarà più lo stesso ormai tutti hanno capito, come sarà però lo deciderà la nostra partecipazione attiva al dargli forma.

[Nei giorni scorsi ho avuto discussioni anche nervose con amici di matita come Giorgio Bianchi e Vincenzo Cucinotta. Anche grazie a loro tesi, per me eterodosse, è stato scritto questo post. Non vergogniamoci di litigare, di discutere, di far cozzare l’un contro l’altro i nostri sistemi di idee. Solo l’intelligenza collettiva può tentar di scalare questo esplosione di complessità in atto. Di tale sistema collettivo pensante, ognuno di noi è un neurone o piccolo gruppo di neuroni. Se qualcuno trova errori di calcolo nel post li segnali, ho preferito la puntualità della notizia più che l’accuratezza, possono quindi esserci errori, se me li segnalate, li correggiamo. Nel discutere tra noi, il nemico comune è l’inconosciuto non quello che dice una cosa diversa dalla tua. Se su singoli dati qualcuno ha altre fonti le posti]

Indice

Covid-19: una mappa di letture /una mapa de leituras / press review

18 marzo 2020

In un momento in cui le nostre vite, e anche le nostre capacità di comprensione, sono scosse dalla rapidità con cui gli avvenimenti si rincorrono, offriamo ai nostri lettori una mappa di letture da cui partire, per pensare il nostro immediato passato, il nostro vorace presente, e soprattutto, come sempre proviamo a fare, il futuro a partire dal presente.

In ordine cronologico tra Diritto, Medicina, Economia, (Geo)Politica e Filosofia (della scienza, della storia, della vita e della morte)

«Nulla è sicuro, ma leggi»
«L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa»
18 marzo

* * * *
O país sob a sombra da emergência, de Manuel Carvalho português
Perché proprio qui? di Paolo Barcella
O charme discreto do autoritarismo, de Rui Pena Pires português
Si diventa un po’ fascisti, Luca Sofri/Wittgenstein
La ricercatrice che ha isolato il coronavirus, intervista di Paola Emilia Cicerone a Maria Capobianchi 
17 marzo
Chiarimenti, di Giorgio Agamben
Politica e biopolitica, di Giorgio Benigni
A propósito do estado de emergência, de Paulo Rangel português
Come sconfiggere malattie contagiose, di Umberto Eco ed Enrico Schirò
16 marzo
Ainda sobre vírus e marés, de Fábrica Braço de Prata português
Foucault al tempo del COVID-19, di Giuseppe Campesi
Monologue du Virus, di Lundi matin français / español / italiano
“Ogni tanto esco un pochino”, di Maurizio Maggiani 
Habitar la excepción: pensamientos sin cuarentena (I), de Amador Fernández Savater español
Cronache della psicodeflazione, di Franco Berardi Bifo 
La vendetta del Welfare, di Andrea Fumagalli

15 marzo
O Medo, de José Gil português
Discurso à nação, di António Costa português / italiano
Ambiguo è il sacrificio, di Luigino Bruni 

14 marzo
Perché siamo sempre stanchi?, di Slavoj Zizek 
Disciplina, de Daniel de Oliveira português
Utopia e Biopoder, de Henrique Raposo português

13 marzo
Pourquoi nous n’irons pas manifester pendant l’urgence sanitaire, Claq – Comité de Libération et d’Autonomie Queer français 
L’emergenza per decreto, di Luca Casarotti 
A peste (I), de António de Castro Caeiro português

12 marzo
Sentinella, a che punto è la notte?, di Augusto Illuminati
11 marzo

10 marzo
//medium.com/@tomaspueyo/coronavirus-act-today-or-people-will-die-f4d3d9cd99ca" target="_blank" rel="noopener" style="box-sizing: border-box; user-select: auto !important; text-decoration: none; transition: all 0.3s ease-out 0s; color: rgb(0, 0, 0);">Coronavirus: Why You Must Act Now, di Tomas Pueyo 
1-9 marzo
Un-racialising the coronavirus epidemic, Asia Art Activism english
When Xenophobia Spreads Like A Virus, Natalie Escobar english
Alcuni punti fermi sul coronavirus, di Enrico Bucci, Ernesto Carafoli
22-29 febbraio
26-31 gennaio 2020
Spillover. L’evoluzione delle pandemie ​, di David Quammen Enzo Ferrara Nicola Villa

21 marzo 2020 - L'EMERGENZA È L'ARMA CON CUI CI STANNO TOGLIENDO LIBERTÀ SENZA LA NOSTRA...

Euroimbecilandia in fibrillazione, cadono uno ad uno i totem con cui hanno costruito la gabbia dell'Unione Europea. Bilanci non approvati, gli aiuti di stato, il patto di stabilità, la non firma del Mes, gli ondeggiamenti della Bce banca centrale non prestatore di ultima istanza. E ancora stiamo qui a discutere di come usare l'Euro quella moneta straniera a cui per anni e anni abbiamo dato obolo.

Verità e bugie su Mes, Bce e Patto di stabilità (frantumato)

21 marzo 2020


Tutte ultime novità su Mes, Bce e Patto di stabilità, tra annunci delle istituzioni europee e mosse poco chiare del governo italiano, analizzate da Giuseppe Liturri

Proviamo a fare il punto della situazione, dopo una settimana densa di avvenimenti sul fronte politico ed economico-finanziario, caratterizzata dall’intervento della BCE e dalla discussione sull’intervento del MES per finanziare il debito pubblico che saremo costretti a fare per reggere all’urto della crisi da COVID-19.

Il bazooka messo in campo dalla BCE alla mezzanotte del 18 marzo è una risposta definitiva ai fabbisogni di debito pubblico generati dalla crisi da COVID-19? Il MES, così improvvidamente richiesto dal nostro Governo nei giorni scorsi, è definitivamente accantonato? “In Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio e nulla di più provvisorio del definitivo” diceva lo scrittore Giuseppe Prezzolini.

Con il passare delle ore, i dubbi espressi già nell’immediatezza degli eventi, sembrano trovare conferma e la risposta ad entrambe le domande pare essere negativa. Né la Lagarde ha risolto tutto, né il MES è definitivamente fuori gioco.

L’intervento della Lagarde è sembrato un tappo messo in tutta fretta ad barca che stava facendo acqua, un modo per comprare tempo, nonostante il malcelato dissenso dei tedeschi e degli olandesi. Anzi, il rischio è che l’azione apparentemente “senza limiti” possa aggravare ancora di più il dissenso tra falchi del Nord Europa ed “integrazionisti” (Francia, Italia e Spagna) I nodi da sciogliere sono ancora tutti là, anzi il pettine si sta avvicinando a loro.

Il fatto che il MES sia ancora sul tavolo è confermato dal Premier in persona che, con la sua intervista al Financial Times, ha detto che il MES “deve essere messo in moto per rispondere urgentemente” all’epidemia. Secondo Conte, “la linea da seguire è aprire le linee di credito del MES a tutti gli Stati membri per aiutarli a combattere le conseguenze della crisi da COVID-19”. Eravamo stati tra i primi lunedì 16 a riportare quanto rivelato dal Financial Times, circa i contatti informali già in corso dalla settimana scorsa tra alti funzionari dei ministeri sulle possibilità di applicazione del MES. Attività confermata dalle voci che, ancora prima dell’Eurogruppo di lunedì 16, si erano levate per richiederne l’applicazione e dai commenti che continuavano ad arrivare da Bruxelles. Dapprima Giampaolo Galli e Lorenzo Codogno sul Sole 24 ore del 12 marzo, ne hanno invocato l’applicazione secondo il testo riformato ma non ancor approvato, invitando quindi ad una rapida approvazione della riforma. Peccato che lo stesso Galli in audizione parlamentare definì il riformando MES “una pistola puntata alla tempia”. Poi Enrico Letta che, ancora mercoledì sera, pochi minuti prima dell’intervento della Lagarde, scriveva su twitter “Occorre agire; MES è dotato di risorse, intervenga per fermare la crisi, purché si cambino le regole d’ingaggio, non sia un commissariamento come in Grecia e si elimini ogni condizionalità nell’utilizzo di quei fondi”.

Quanto invocato da Galli e Letta non è fattibile, perché fuori dalle regole attuali. Il MES è un finanziatore, con un proprio Statuto, uno specifico Trattato istitutivo ed è separato dalla UE. È stato istituito nel 2012 come fondo per erogare sostegno finanziario ai Paesi che avessero perso l’accesso ai mercati. Ed è questo il primo punto: ad oggi, nessun Paese dell’eurozona, men che meno l’Italia è in questa condizione. Inoltre, sia nella attuale versione che in quella riformanda, può erogare due linee di credito una precauzionale (PCCL) e l’altra rafforzata (ECCL), entrambe soggette a condizionalità, ancora più severe per la ECCL. Si tratta di sottoscrivere un programma di aggiustamento macroeconomico, tagli alla spesa ed aumenti di imposte, che garantisca al creditore il puntuale rimborso delle somme prestate. Ricevere un finanziamento a condizioni rafforzate (ECCL), per l’Italia spalancherebbero le porte delle OMT (Outright Monetary Transactions) e cioè gli acquisti illimitati di titoli pubblici da parte della BCE previsti proprio all’interno di un pacchetto di salvataggio finanziato dal MES. Il Presidente dell’IFO di Monaco di Baviera, Clemens Fuest, lo afferma chiaramente: bene l’intervento della BCE ma, passando dal MES, si ottengono quelle condizionalità che garantirebbero i tedeschi. Ed è questo l’obiettivo del blocco nord europeo capitanato dai tedeschi: tenderci la trappola del MES per far sì che gli acquisti della BCE non siano incondizionati, come accade oggi con il QE, ma disciplinati da regole ferree a carico del paese debitore. L’opinione pubblica tedesca è terrorizzata dalla paura di condividere il debito con Paesi “cicale” come il nostro e qualsiasi assistenza finanziaria deve essere rigidamente condizionata. Troppo comodo per noi beneficiare dell’ombrello degli acquisti della BCE, ci vogliono le condizioni del MES. La prospettiva concreta del panico che si scatenerebbe sui mercati, di cui mercoledì 18 abbiamo avuto un impressionante dimostrazione, se un Paese come l’Italia entrasse in un simile infernale meccanismo ha però imposto una pausa a tutti. In ogni caso, qualsiasi intervento del MES, fuori dai canoni previsti, comporterebbe il vaglio da parte dei Parlamenti nazionali, come ribadito da Angela Merkel. Ecco quindi giustificata la titubanza del capo del MES, Klaus Regling, di fronte alle richieste italiane. Il MES è questo, prendere o lasciare. Se ne volete un altro, fatene un altro, ma ci vorrà tempo. Ed è proprio ciò che manca.

In definitiva, il MES serve, da sempre ed ancor più nel testo riformando, proprio per riuscire là dove non è riuscita la Commissione: mettere definitivamente il guinzaglio all’Italia che dribbla ormai da 5 anni le regole del Fiscal Compact che le impongono di ridurre l’eccedenza di debito pubblico oltre il 60% di debito/PIL per 1/20 all’anno. Un bagno di sangue che continuiamo a rimandare e qui da noi qualcuno vuole facilitare, finendo sotto le forche caudine di un creditore privilegiato.

Il modo migliore di definire tali interventi è riassunto dalla parole di Giulio Tremonti a Christine Lagarde quando gli propose un prestito del Fondo Monetario Internazionale per 85 miliardi, durante il drammatico vertice di Cannes nel novembre 2011: “Posso pensare a modi migliori per commettere suicidio”. Questa fu la risposta. Nonostante ciò il governo insiste sulla strada di un non meglio precisato prestito del MES (o la Banca Europea degli Investimenti, garantita da quest’ultimo) a favore della generalità degli Stati dell’eurozona, con somme reperite attraverso una emissione obbligazionaria dedicata che vedrebbe certamente la BCE nel ruolo di importante investitore. Ma questo non è il MES, è una progetto di mutualizzazione del debito che non è fattibile per diversi motivi.
Prima di tutto per una questione di tempo: solo un mese fa, è clamorosamente saltato un accordo sul Quadro Pluriennale di Bilancio 2021-2027 per una manciata di miliardi a cui i Paesi del Nord Europa (Germania in testa) non volevano rinunciare. Cosa fa pensare al Presidente che, anche di fronte ad una crisi di proporzioni epocali, anni di mancanza di fiducia siano superati in pochi giorni? Cosa fa pensare che sia politicamente sostenibile per il blocco tedesco la condivisione di un debito con gli altri paesi dell’eurozona, sia pur emesso in circostanze eccezionali? Fonti tedesche hanno fatto sapere che il contraccolpo sugli equilibri politici interni potrebbe essere non sostenibile ed Angela Merkel non ha certo voglia di vedere nuovamente sfilare le “camicie brune” sulla Unter den Linden a Berlino. Non a caso si è subito levata la voce dell’europarlamentare tedesco del PPE Markus Ferber che, commentando la recente decisione della BCE, ha precisato che “la BCE deve fare attenzione a non superare la linea che la separa dal finanziamento monetario del deficit degli Stati”, che è vietato dai Trattati.
Si entra così nel merito giuridico. Come ha efficacemente evidenziato il giurista Luciano Barra Caracciolo, il MES senza condizionalità semplicemente non esiste, ed una nota diramata dai deputati M5s della Commissione Finanze ieri sera lo ha pure ribadito. Farne uno diverso non è possibile in quanto non solo è vietato dal Trattato che disciplina il MES, ma addirittura dell’art. 136, paragrafo 3, del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) che testualmente recita “La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità”. Da qui discende poi tutto l’intreccio di condizioni presenti nel Trattato sul MES. Qualcuno crede di potersela cavare in pochi giorni, riformando in un colpo solo due Trattati?
Inoltre, c’è anche un problema di trasparenza e di metodo. Poiché il MES prevede la stipula di un protocollo di intesa con il Paese richiedente, il Governo è obbligato ad informare il Parlamento già agli inizi di un eventuale processo di adesione e deve infine sottoporre il tutto alla ratifica parlamentare secondo l’art. 80 della Costituzione. Ieri sera un portavoce del MES ha dichiarato che non esiste né una richiesta formale né è in corso una discussione con l’Italia. Allora di cosa parla Conte e, soprattutto, con quale legittimazione parlamentare? Infine, sorgono pure dei dubbi sulla possibilità per la BCE di sottoscrivere le obbligazioni emesse dal MES. E’ vero che la BCE l’ha già fatto è già autorizzata a spingersi fino al 50% del totale, ma è un limite che dovrà necessariamente superare. Il MES potrebbe essere considerato una di quelle “istituzioni” dell’Unione a cui è precluso il finanziamento diretto da parte della BCE, secondo i Trattati. Se a questo si aggiunge che è stata differita al 5 maggio prossimo la sentenza della Corte Costituzionale tedesca sulla legittimità del QE lanciato da Draghi nel 2015, si può concludere che toccare i Trattati o interpretarli estensivamente equivale a gettare un cerino nella polveriera tedesca.
Infine, c’è una evidente diversità tra le situazioni dei diversi Paesi. I tedeschi, dall’alto del loro rapporto debito/PIL pari al 60% hanno un enorme spazio di bilancio a disposizione e stanno cominciando ad usarlo con piani imponenti. Noi, ormai oltre il 135%, no. Il MES vogliono applicarlo a noi. Loro non sanno che farsene. Ma così finiremmo nel girone degli appestati.

Nei giorni in cui Ursula von Der Leyen fa saltare uno dopo l’altro tutti i feticci idolatrati per anni, tra cui il divieto di aiuti di Stato e le clausole del Patto di Stabilità. Nei giorni in cui Christine Lagarde afferma che “non ci sono limiti” all’azione della BCE nell’acquisto di titoli di Stato italiani, cosa porta allora Conte, spalleggiato ieri pure dalle dichiarazioni di Paolo Gentiloni, ad affannarsi alla ricerca di soluzioni innovative, quando dovrebbe avere già tutto il necessario?

La soluzione della BCE non è il bazooka promesso ma un bluff per prendere tempo. Nel consiglio direttivo della BCE, l’opposizione del blocco tedesco alla decisione della Lagarde, bombardata dalle richieste di Spagna, Francia ed Italia di fare qualcosa per calmare i mercati, è stata fortissima. E ci sono pochi dubbi sul fatto che quando gli acquisti della BCE si avvicineranno e cercheranno di varcare la duplice “linea rossa” costituita dall’ammontare massimo del 33% del debito di ogni Paese aderente e di ogni singola emissione e dalla base di ripartizione degli acquisti (11,8% è la quota italiana), i falchi tedeschi ed olandesi non potranno più tacere ed il crack sarà un evento non più procrastinabile. La BCE potrebbe acquistare, col nuovo programma, da 130 a 150 miliardi di titoli italiani fino a dicembre, che andrebbero sommati ai circa 400 già detenuti. Decisamente troppi per i tedeschi e la loro atavica ritrosia per la condivisione dei rischi, che è la vera linea di faglia lungo la quale rischia di saltare l’eurozona. Ecco spiegato l’affannarsi di Conte prima che si sveli il bluff.

La polmonite virale alimentata dal circo mediatico e che ha creato corto circuiti non previsti ne voluti ha abbattuto un'altro totem inespugnabili che Euroimbecilandia e i suoi euroimbecilli ci avevano fatto digerire forzatamente, l'eliminazione del Patto di Stabilità

Che cosa cambia dopo l’annuncio di Von Der Leyen sul tappo saltato del Patto di stabilità?

21 marzo 2020


L’annuncio del presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, sul Patto di stabilità analizzato da Gianfranco Polillo

Saltato il tappo del Patto di stabilità, saranno in molti a voler brindare a champagne. Se non altro per non sprecare il prezioso liquido contenuto in quella bottiglia, in questo spronati dalla stessa terminologia usata da Ursula Von Der Leyen: “Pompare nel sistema il denaro finché serve”.

We promised we'll do everything to support Europeans & companies through the crisis. We deliver. Yesterday we put in place the most flexible ever #StateAid rules to help people+companies. Today we trigger the clause to relax budget rules, enabling govs to pumpinto the economy

Da taluni inteso come la fine di un incubo. Finalmente il ritorno alla spesa facile degli anni ’70, più che del decennio successivo. Quando si costruivano le basi economiche e sociali del “compromesso storico”: il punto unico di scala mobile concordato tra Gianni Agnelli, presidente di Confindustria, e Luciano Lama, a nome dei tre sindacati confederati. La madre di tutte le successive indicizzazione che, nel decennio successivo, anche a causa dei cambiamenti della politica monetaria internazionale, avrebbero portato all’esplosione del debito pubblico italiano. Da allora cinquant’anni vissuti nel segno del pericolo.

Da un punto di vista tecnico-giuridico, la posizione espressa dalla Commissione europea, che dovrà essere ratificata dal Consiglio, è stata più prudente. Espressa dal richiamo alla “general crisis clause”, che fa parte dell’armamentario dello stesso Patto di stabilità. “In periodi di severa recessione per la Ue e la zona euro – è infatti previsto – gli Stati possono temporaneamente allontanarsi dall’aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine (OMT), posto che ciò non metta a rischio la sostenibilità di bilancio nel medio termine”. Ineccepibile se si considera lo stato di guerra indotta dalla pandemia del coronavirus, la cui sconfitta rappresenta la premessa di qualsiasi successiva azione.

Il problema sarà solo vedere se questa leggera paratia – “il temporaneo allontanamento” – terrà o se, invece, una volta liberati gli animal spirits (ma questa volta non nel senso shumpeteriano) sarà possibile tornare ad una politica economica e finanziaria che non sia dominata solo da logiche di potere e di consenso. Preoccupazioni che non mancano specie per chi, come noi, non ha mai avuto remore nel criticare regole non tanto “stupide”. Il copyright era di Romano Prodi. Ma certamente miopi, visto che quella stessa ricetta, con identica intensità, aveva la pretesa di applicarsi a tutti: malati ed individui fin troppo vigorosi.

L’aver eliminato quel cappio non sarà comunque senza conseguenze: sia nel breve che nel medio periodo. Non si faccia troppo affidamento su spread e valori di borsa. La volatilità rimane eccessivamente alta e basta un nulla per azionare l’otto volante, come avvenuto nei giorni passati sulla scorta delle dichiarazioni dei responsabili europei ed americani. Il problema sarà vedere se il mercato sarà un giudice più o meno severo rispetto ai burocrati di Bruxelles e se le istituzioni – soprattutto la Bce – avrà la forza di battere le posizioni più speculative. Attenti, tuttavia: sarà difficile per chiunque contrastare andamenti sfavorevoli, se alla loro origine saranno errori nella gestione della politica economica. O addirittura la sua esclusiva o prevalente finalizzazione per acquisire solo maggiore consenso.

Vale la pena ricordare che, anche – ma forse a maggior ragione – nelle drammatiche situazioni che l’intero Occidente sta vivendo, non esistono pasti gratis. Questo significa che l’intervento pubblico, per quanto necessario ed indispensabile, non può che essere rigoroso. Perseguire cioè non solo il bene comune. Ma fare in modo che questa condizione sia facilmente ed immediatamente percepibile. Ogni piccola o grande furbizia, infatti, avrebbe conseguenze nefaste. Alimenterebbe il dubbio del persistere di vecchie abitudini, che possono essere anche mantenute, ma solo pagando il prezzo necessario per un lusso non giustificabile.

Basterà? Quando la tempesta sarà passata – perché prima o poi passerà – sarà difficile rimettere il genio nella lampada. Le vecchie regole del Patto andranno aggiornate, se si vuole avere un controllo sulla realtà economica e finanziaria dell’Eurozona. Quale condizione indispensabile per la sopravvivenza dell’euro. Pensare che ogni singolo Stato possa perseguire una sua politica, senza pensare alle conseguenze ch’essa produce sui suoi vicini, è solo una sciocca illusione. Non è mai stato così. Neanche negli anni in cui l’idea di una moneta comune era ancora in mente dei.

Negli anni ’70, tanto per fare un esempio, la politica monetaria italiana, benché gestita da Palazzo Koch, dipendeva di fatto dalla Bundesbank la cui maggior forza relativa costringeva le altre banche centrali, in Italia, come in Francia, a tener conto di quel condizionamento. Se ne poteva, in parte, prescindere. Ma con riflessi immediati sulla tenuta del cambio. La cui dinamica dipendeva da due diversi fattori: la bilancia commerciale (export ed import) ed il movimento dei capitali. Era, quindi, necessario un complesso gioco di equilibri che rendeva la situazione ben diversa dal paradiso, oggi, evocato da euroscettici e sostenitori dell’Italexit.

Soprattutto non dimentichiamo quello che, allora, era il Mondo. L’Occidente unica cittadella del benessere, circondata da miliardi di affamati. La Cina chiusa in sé stessa nel susseguirsi delle proprie rivoluzioni. Il libretto rosso del Presidente Mao. L’orso sovietico in grado di offendere sul piano militare, ma non di crescere dal punto di vista economico. Gli esempi potrebbero continuare all’infinito. Per dimostrare che indietro non si può tornare. Ma per andare avanti è necessario che quelle vecchie regole siano cambiate. Si poteva fare prima, con un minimo di lungimiranza. Adesso è questione di pura e semplice necessità.

Niente fantasia solo un sano realismo - La natura è in continua evoluzione e non si ferma ad aspettare gli omuncoli

Basta fake news, Sars CoV-2 non è nato in laboratorio. Studio su Nature Medicine

21 marzo 2020


Che cosa emerge da uno studio sul coronavirus Sars CoV-2 condotto da Kristian Andersen, dello Scripps Research Institute di La Jolla, pubblicato sulla rivista Nature Medicine.

Nessun complotto, nessun laboratorio che ha diffuso il virus o attacco deliberato realizzato tramite ingegneria genetica. Il nuovo coronavirus è il risultato dell’evoluzione naturale di altri virus della stessa ‘famiglia’. Lo sostiene uno studio sui genomi del Sars CoV-2 e virus affini pubblicato sulla rivista Nature Medicine.

È IL SETTIMO CORONAVIRUS

“SARS-CoV-2 è il settimo coronavirus noto in grado di infettare l’uomo; MERS-CoV e SARS-CoV-2 possono causare gravi malattie, mentre HKU1, NL63, OC43 e 229E sono associati a sintomi lievi”, si legge nello studio che analizza e conclude come “chiaramente SARS-CoV-2 non è un costruito in laboratorio o un virus appositamente manipolato”.

ANDERSEN: ORIGINATO ATTRAVERSO PROCESSI NATURALI

“Confrontando i dati genetici ad oggi disponibili per diversi tipi di coronavirus, possiamo risolutamente determinare che il Sars CoV-2 si è originato attraverso processi naturali – ha affermato Kristian Andersen, dello Scripps Research Institute di La Jolla che ha condotto la ricerca.

LA RICERCA

In sostanza i ricercatori hanno confrontato il gene di una proteina chiave nel processo infettivo, una proteina dell’involucro esterno del virus chiamata ‘spike’ (punta o spina in inglese) che serve per entrare e infettare le cellule umane, la quale possiede un ‘uncino molecolare’ (RBD) con cui il virus si lega alle cellule umane incastrandosi alla molecola ‘Ace2’, (recettore importante nella regolazione della pressione del sangue). Il legame tra Rbd e Ace2 è essenziale per iniziare l’infezione.

Non solo. Spike ha anche una sorta di ‘forbice molecolare’ che aiuta il virus a penetrare nella cellula umana. Il legame tra Rbd e Ace2 è talmente preciso che può essere solo il risultato della selezione naturale e non il prodotto dell’ingegneria genetica, osserva Andersen aggiungendo che “ciò ci porta a scartare l’ipotesi della manipolazione di laboratorio come possibile origine del Sars CoV-2”.

DUE SCENARI: SELEZIONE NATURALE IN OSPITE ANIMALE O NELL’UOMO

“I dati genetici mostrano inconfutabilmente che il nuovo Coronavirus non deriva da nessun virus precedentemente utilizzato. Sono plausibili, invece, due scenari che possono plausibilmente spiegare l’origine della SARS-CoV-2: selezione naturale in un ospite animale prima del trasferimento zoonotico; e selezione naturale nell’uomo a seguito di trasferimento zoonotico”.