L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 luglio 2020

11 luglio 2020 - NEWS DELLA SETTIMANA (4-10 lug. 2020)

10-11 luglio 2020 - DIEGO FUSARO: Ormai è innegabile, siamo nel bel mezzo di un regime sanit...

Scacco matto agli ebrei sionisti e agli Stati Uniti

Come e perché Iran e Cina faranno imbestialire Trump su petrolio, gas e non solo

10 luglio 2020


Che cosa prevede l’accordo strategico venticiquennale siglato fra Iran e Cina

C’è chi dice che i suoi presupposti siano addirittura maturati durante il lontano 2016 durante una visita del presidente cinese Xijinping a Teheran. E c’è chi sostiene che le sue fondamenta siano state gettate durante la visita a Pechino lo scorso agosto da parte del ministero degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif.

Sta di fatto che Cina e Iran hanno negoziato in segreto e finalmente concluso – manca solo un’ultima riunione perfezionatoria che si terrà oggi – un accordo strategico venticiquennale che farà masticare amaro gli Usa e Donald Trump, e che l’accordo gode ovviamente della benedizione della Guida Suprema Ali Khamenei, ben lieto nel suo intimo di sferrare una serie di fendenti ai nemici americani.

Sebbene l’intesa sia formalmente segreta, le fonti interne al Ministero del petrolio iraniano del magazine “OilPrice” hanno svelato alcuni degli elementi chiave di un’accordo che attraversa il settore dell’energia e del petrolchimico, quello dei trasporti e quello militare.

Il perno dell’intesa non poteva che riguardare un settore come quello dell’Oil & Gas e il petrolchimico che sono sotto sanzioni da parte Usa. Sanzioni che non saranno più un problema quando la Cina metterà a disposizione, in base all’accordo, ben 280 miliardi di dollari da investire nel comparto, con un importo passibile di ulteriori aumenti negli anni successivi a seconda delle esigenze.

A questo tesoretto, Pechino aggiunge ulteriori 120 miliardi di investimenti destinati ad ammodernare le infrastrutture petrolifere del paese, anche in questo caso con un importo che potrà lievitare sulla base della discrezione delle parti.

In cambio di tanta munificenza, Teheran garantirà agli amici cinesi una sorta di diritto di prelazione su qualsiasi nuova scoperta o progetto energetico sviluppati in Iran. Pechino inoltre potrà acquistare il greggio, il gas e altri prodotti petrolchimici della Repubblica islamica con uno sconto minino del 12% rispetto ai prezzi medi del periodo, più un altro 6-8% di sconto aggiuntivo. Infine, potrà procedere con i pagamenti con una dilazione fino a due anni, e potrà onorare i suoi contratti con soft currencies, ossia con quelle valute estere di cui dispone in gran quantità grazie agli scambi con le economie emergenti, con particolare riguardo a quelle africane.

Non meno interessante è la seconda parte dell’accordo, che va a toccare uno degli interessi primari dell’ex celeste impero: lo sviluppo della cosiddetta Belt and Road Initiative. Sulla base dell’intesa, l’Iran si impegna ad elettrificare la linea ferroviaria che collega Teheran a Mashad. Si dovrebbe procedere inoltre con la realizzazione di una linea ad alta velocità sulla direttrice Teheran-Qom-Isfahan al fine di aumentare i collegamenti con Tabriz, la città iraniana benedetta da notevoli riserve di gas e petrolio che si trova al centro della parte della nuova via della seta che collega Urumqi a Teheran e da dove partirà una pipeline diretta ad Ankara.

Ma una parte non meno interessante dell’accordo riguarda il settore militare e sembra riflettere, secondo le fonti di OilPrice, la (più che comprensibile) volontà di Khamenei di aggiungere anche questa dimensione all’intesa complessiva con Pechino.

La Guida Suprema, in particolare, avrebbe insistito – secondo una di queste fonti – affinché nell’intesa fosse compresa anche “la completa cooperazione aerea e navale tra l’Iran e la Cina, con la Russia a svolgere un ruolo”.

Se dunque l’accordo verrà finalizzato oggi, negli aeroporti di Hamedan, Bandar Abbas, Chabhar e Abadan stazioneranno una serie di velivoli militari appartenenti alle due potenze, dai Tupolev Tu-22m3s modificati dalla Cina, ai Sukhoi Su-34 sino al nuovissimo caccia monoposto Sukhoi-57.

Quanto alla parte relativa alle rispettive marine, ai vascelli cinesi e russi sarà consentito di ormeggiare nei porti di Chabahar, Bandar-e-Bushehr e Bandar Abbas dove manodopera cinese provvederà a costruire nuove infrastrutture.

È dunque un’intesa a tutto campo quella che lega adesso Cina e Iran (con la partecipazione interessata di Mosca, in un chiaro tentativo di irritare il campione delle sanzioni della Casa Bianca. LA cui reazione, adesso, sarà tutta da vedere.

con meno di 70 soggetti rimasti in terapia intensiva e poco più 800 in tutti gli altri reparti ospedalieri, la comunicazione sulla situazione del COVID in Italia continua ad essere negativa, allarmistica e catastrofista

In Italia troppo allarmismo su focolai e contagi. Il post dell’infettivologo Marco Bassetti

11 luglio 2020


La comunicazione su Covid in Italia continua ad essere negativa, allarmistica e catastrofista. Il post dell’infettivologo Marco Bassetti

Che cosa ha scritto su Facebook l’infettivologo Marco Bassetti

Nonostante i numeri delle persone malate negli ospedali italiani abbiano toccato il punto più basso dall’inizio dell’epidemia con meno di 70 soggetti rimasti in terapia intensiva e poco più 800 in tutti gli altri reparti ospedalieri, la comunicazione sulla situazione del COVID in Italia continua ad essere negativa, allarmistica e catastrofista.

Molti quotidiani sottolineano che ci sono ancora troppi focolai e che l’epidemia in molte regioni sembra incontrollata.

Ma chi è che si assume la responsabilità di dare queste notizie?

NON E’ VERO!! Ci sono nuovi contagi che per la maggioranza riguardano casi di importazione dall’estero e moltissimi tamponi con bassissima carica (i cosiddetti debolmente positivi).

Anziché dire al mondo intero che in Italia abbiamo fatto e stiamo facendo un ottimo lavoro, avendo ridotto significativamente la mortalità dei nostri malati curandoli meglio grazie ai nostri protocolli di trattamento, dimettendone ogni giorno dagli ospedali al domicilio moltissimi e facendo il tracciamento con milioni di tamponi di nuove persone positive per isolarle ed evitare nuovi contagi, si continua a terrorizzare la popolazione e spaventare i nostri fratelli europei. Ogni giorno ricevo telefonate da amici e colleghi francesi, tedeschi, spagnoli, che mi chiedono come mai in Italia vada ancora tutto così male sul COVID……ma è possibile essere così masochisti?

Servono i bollettini tutte le sere, creando l’aspettativa come per i numeri del lotto o le previsioni del tempo?

Continuare a dare numeri senza differenziare se si tratti di nuovi malati con sintomi, di nuovi ricoveri ospedalieri o di semplici contagiati asintomatici non ha alcun senso, se non quello di continuare con il grido “al lupo al lupo”.

Il rischio è che quando poi, magari in futuro, si tornerà a parlare di nuove emergenze vere (che ci auguriamo tutti non si presenteranno, ma non ne abbiamo la certezza) nessuno ci crederà più.

(post tratto dal profilo Facebook di Bassetti)

Ma se il covid-19 muta così velocemente a cosa serve il vaccino?

A che punto siamo con l’immunità di gregge? Report Wsj

11 luglio 2020


L’immunità di gregge può essere più vicina di quanto si pensi, secondo il Wall Street Journal

Alcune delle prime ipotesi su Covid-19 non reggono più, e potrebbe essere una buona notizia per il futuro progresso del virus. Ci sono ragioni per pensare che il nuovo coronavirus abbia iniziato a diffondersi prima di quanto si fosse capito in precedenza, aumentando la possibilità che l’immunità del gregge sia più vicina di quanto si pensi – scrive il WSJ.

Le autorità cinesi dicono di aver individuato per la prima volta un caso a Wuhan a novembre, ma Pechino non ha bloccato la provincia di Hubei fino al 23 gennaio. Per due mesi sono stati effettuati voli diretti da Wuhan verso 30 città al di fuori della Cina, tra cui Londra, New York, Parigi, Roma e San Francisco.

L’Icahn School of Medicine di Mount Sinai ha recentemente eseguito i test per gli anticorpi Covid-19 su campioni di sangue prelevati da pazienti di New York City a febbraio e marzo. Hanno trovato l’1,4-3,2% dei pazienti del pronto soccorso e lo 0,9%-1,6% degli altri pazienti tra le settimane del 23 febbraio e il 15 marzo sono risultati positivi agli anticorpi. Poiché gli anticorpi possono richiedere alcune settimane per svilupparsi, ciò suggerisce che alcuni newyorkesi erano già infettati all’inizio di febbraio o addirittura a fine gennaio. Eppure è curioso che la prevalenza degli anticorpi abbia mostrato pochi cambiamenti da una settimana all’altra fino alla fine di marzo, dopo che le infezioni confermate nella regione sono aumentate.

Allora perché un’epidemia di Covid-19 non si è verificata fuori da Wuhan per mesi, senza allontanamenti sociali e serrate? Nuovi studi suggeriscono che le mutazioni potrebbero averlo reso più virulento. Uno studio del Los Alamos National Laboratory ha scoperto che una mutazione di una sola lettera nel gene 614, che sembra essere emersa in Europa prima di marzo, ha alterato la forma del picco del virus, permettendogli di attaccarsi più facilmente alle cellule.

Il sequenziamento genetico dei campioni di virus mostra che il ceppo G614, che ha travolto l’Europa e New York a marzo, ha seminato la maggior parte delle infezioni americane. Il ceppo D614, che non ha questa mutazione, è comparso sulla West Coast all’inizio dell’inverno. La variante G614 ha superato il ceppo D614 nella maggior parte dei luoghi, anche se è arrivato più tardi, il che suggerisce che potrebbe essere più contagioso.

In un altro studio, gli scienziati cinesi hanno mescolato 11 ceppi virali raccolti da pazienti cinesi tra il 22 gennaio e il 4 febbraio in vitro con cellule umane. A 24 ore, la “carica virale” di un ceppo che ha imperversato in tutta Europa a marzo era 19 volte superiore a quella dei ceppi con le varianti genetiche trovate nei primi casi statunitensi, sulla costa occidentale, a gennaio e febbraio. L’aumento della carica virale in vitro è stato significativamente correlato con una più rapida replicazione e un maggior danno cellulare.

Lo studio cinese suggerisce che alcuni europei e americani potrebbero essere stati infettati da un ceppo più blando che non ha causato sintomi gravi. Questo può aiutare a spiegare perché i flare-up non si sono verificati fuori Wuhan all’inizio dell’inverno. E i due studi presi insieme sollevano l’intrigante possibilità che siano state esposte e infettate più persone di quante ne ipotizzano comunemente gli epidemiologi. Questo sembra particolarmente probabile dal momento che gli scienziati stanno scoprendo che molti casi asintomatici o lievi non sviluppano anticorpi specifici per Covid-19.

Uno dei motivi è che alcune persone hanno l’immunità delle cellule T dai coronavirus del passato che può aiutarle a sconfiggere il nuovo virus senza sviluppare anticorpi. Diversi studi hanno scoperto che anche le persone che non sono mai state infettate da Covid-19 hanno comunque una “memoria” delle cellule T – i combattenti del sistema immunitario – delle passate infezioni da coronavirus, che attaccano il nuovo virus. Un’équipe dell’Istituto di immunologia di La Jolla ha rilevato la presenza di cellule T residue in circa la metà dei campioni di sangue raccolti tra il 2015 e il 2018.

Studi recenti hanno anche scoperto che molte persone con sintomi lievi o nulli che risultano positive al test Covid-19 non mostrano anticorpi quando vengono analizzati. I pazienti con sintomi lievi producono una risposta anticorpale più debole rispetto a quelli che si ammalano più gravemente. La maggior parte dei test anticorpali sono preparati per ridurre al minimo i falsi positivi, ma di conseguenza sono meno sensibili.

Queste persone, tuttavia, sono state trovate ad avere cellule T potenti e durature che possono scongiurare future infezioni. Un piccolo studio condotto il mese scorso in Francia ha scoperto che sei degli otto contatti familiari stretti di pazienti malati non hanno sviluppato anticorpi, ma hanno sviluppato cellule T specifiche per Covid-19. Un nuovo studio svedese ha rilevato che i pazienti moderatamente malati hanno sviluppato sia anticorpi specifici per Covid-19 che cellule T. Ma il doppio degli individui sani che hanno donato sangue durante la pandemia e dei membri asintomatici della famiglia dei pazienti malati ha generato i linfociti T specifici di Covid-19 rispetto agli anticorpi.

“Le cellule T della memoria specifica della SARS-CoV-2 si riveleranno probabilmente fondamentali per la protezione immunitaria a lungo termine contro la COVID-19”, conclude lo studio. “L’osservazione che la maggior parte degli individui con COVID-19 asintomatico o lieve ha generato risposte altamente funzionali e durature delle cellule T della memoria”, non di rado in assenza di anticorpi, “ha inoltre suggerito che l’esposizione naturale o l’infezione potrebbe prevenire episodi ricorrenti di COVID-19 grave”.

In breve, i test anticorpali possono sottovalutare significativamente il numero di persone che sono già state infettate da COVID-19, soprattutto se hanno avuto un ceppo più lieve. Se è così, è possibile che alcuni dei primi punti caldi, come New York City e l’Italia settentrionale, abbiano già un certo grado di immunità di gregge. Lo stesso potrebbe accadere presto anche in altri luoghi.

(Tratto dalla rassegna stampa estera di Eprcomunicazione)

10 luglio 2020 - Caos Libia. Cosa avviene nella Libia post-Gheddafi e quanto costa all'It...

10 luglio 2020 - Tutti i segreti di Dash, il contante digitale che garantisce segretezza ...


Nel variegato mondo delle criptovalute, c'è una comunità emergente che si basa su una moneta digitale pensata per risolvere molti dei problemi classici del Bitcoin: la segretezza e l'immediatezza. Parliamo di Dash, che letteralmente significa Digital Cash (contante digitale). I suoi utilizzatori hanno preso a cuore Byoblu, tanto che hanno realizzato anche un simpatico spot per invitare la comunità di Dash a sostenere le attività del blog (e noi abbiamo inserito Dash tra i canali attraverso i quali si può effettuare una donazione). Vi invitiamo a unirvi a loro, su Telegram: https://t.me/dash_chat_italia Ma c'è di più. Trattandosi di una comunità decisamente democratica, dopo regolare votazione hanno eletto un portavoce che venisse su Byoblu a spiegare Dash a tutti. Il prescelto si chiama Tiziano Tridico, animatore dell'omonimo canale Youtube e della comunità koinsquare. Intervistato da Claudio Messora, vi spiegherà tutti i segreti di Dash, e siamo sicuri che saprà incuriosirvi come ha incuriosito noi.

L'Italia approva missioni militari senza sapere neppure perché lo fa. Afghanistan, Sahel ...

Alberto Negri - "Nel tiro al bersaglio del poligono mediterraneo rischiamo di fare da camerieri ai francesi (che hanno disintegrato la Libia di Gheddafi)"


di Alberto Negri* - Il Manifesto

Il Mediterraneo è diventato con il Medio Oriente un poligono per il tiro al bersaglio: guerre davanti agli occhi di tutti con attori che fingono di nascondere la mano. L'Italia approva missioni militari senza sapere neppure perché lo fa.

Non c’è nessun mistero come vogliono far credere. Usa e Israele hanno colpito siti nucleari iraniani, Israele in Siria prende di mira ogni giorno pasdaran e Hezbollah con l’approvazione di Mosca che ormai li ritiene alleati scomodi, Francia ed Emirati bombardano i turchi nelle loro nuove basi libiche. Ecco il tiro al bersaglio nel Mediterraneo e in Medio Oriente in vista delle elezioni Usa.

E quando non agiscono le armi colpiscono gli embarghi, contro l’Iran ma anche con il rafforzamento delle sanzioni americane a Damasco che stanno affossando pure la fallimentare economia libanese.

Guerre davanti agli occhi di tutti con attori che fingono di nascondere la mano. E’ paradossale ma l’Italia partecipa alla missione navale europea Irini per il rafforzamento dell’embargo contro la Libia insieme a Paesi come la Francia (che si è appena ritirata) impegnata a compiere raid in Libia: in pratica Parigi da una parte frena l’invio di armi turche a Tripoli e dall’altra sostiene il suo alleato Haftar con i Mirage della Dassault. Noi partecipiamo a queste missioni come cavalli che corrono con il paraocchi, sperando che al ritorno in scuderia in nostri partner ci scodellino la biada di una ricompensa che non arriva mai.

Aspettiamo, senza mai dire una parola, i colpi di mano altrui. E’ il caso dell’Iran dove americani e israeliani sono pronti a scatenare attacchi aerei, missilistici, con i droni, come contro Soleimani il 3 gennaio scorso, ma anche con la cibernetica, come nel 2010 quando venne lanciato il virus Stuxnet una delle più importanti operazioni di guerra cibernetica della storia.

Teheran resta il bersaglio primario di Israele e degli Stati Uniti, dove dispiegare armi sofisticate che possono servire da ammonimento anche a Pechino e Mosca. La guerra per il momento è tenuta sotto traccia. Quindi si parla di “misteriose” esplosioni in Iran e di “misteriosi” raid contro la base libica di Al Watiya.

Ma non c’è nessun mistero. A bombardare sono sempre quelli che lo fanno da anni. I francesi prima hanno bombardato Gheddafi nel 2011, poi l’Isis in Siria con gli americani, quindi le milizie jihadiste in Nordafrica e nel Sahel, da qualche anno sostengono Haftar e hanno messo a disposizione la loro aviazione insieme agli Emirati. Tutto questo attivismo francese dovrebbe far riflettere visto che il Parlamento ha approvato la partecipazione alla missione in Sahel con i francesi. Ma come? Dopo avere rifiutato, insieme a inglesi e americani, di salvare in novembre Sarraj sotto assedio a Tripoli, lasciando così la porta aperta alla Turchia, andiamo a combattere per Parigi nel Sahel? Soltanto gente sconclusionata può prendere decisioni simili.

Mentre i francesi, con russi, emiratini ed egiziani sostengono Haftar, noi siamo andati ad Ankara prima con il ministro degli Esteri Di Maio poi con quello della Difesa Guerini non si sa bene a che fare. Da questi meeting escono soltanto dichiarazioni scontate. L’Italia è soltanto uno spettatore del tiro al bersaglio, vorremmo dire per fortuna se in Afghanistan non tenessimo 800 soldati mentre si negoziano gli accordi con i talebani.

Lo stato che può fare sempre quello che vuole è comunque Israele. In Iran partecipa con gli americani alla costruzione di un nuovo caso internazionale in vista a ottobre dalla fine del divieto di export verso Teheran di armi convenzionali. Se la coppia Washington-Tel Aviv non riuscirà a bloccarla con i mezzi diplomatici passerà alle vie di fatto: tanto per dare una mano a Trump che ha già riconosciuto l’annessione di Golan e Gerusalemme e potrebbe farlo con la Cisgiordania prima di lasciare eventualmente la Casa Bianca.

Oltre all’appoggio americano, Israele ha quello di Mosca. Putin vuole dalla sua parte lo stato ebraico dove ci sono 1,5 milioni di russofoni utili ad aggirare le sanzioni imposte per l’annessione della Crimea con referendum. In poche parole c’è una certa solidarietà quando si parla di annessioni. I russi sono espliciti. Pasdaran e Hezbollah, decisivi per tenere in sella Assad prima dell’intervento russo del 2015, sono considerati adesso da Putin alleati “scomodi”. Ecco perché Israele ha vita facile nel tiro al bersaglio in Siria.

Il poligono libico è un altro nodo intricato. Turchi e libici di Tripoli, fiancheggiati da milizie jihadiste siriane, fronteggiano un alleanza dove la Francia, partner della Turchia nella Nato, aiuta gli Emirati nei raid, l’Egitto fornisce armi ad Haftar e i mercenari russi della Wagner, che devono difendere la base di Jufra e i terminali petroliferi della Sirte, sono pagati da Gazprom e Rosneft. La Nato, con Ankara e Parigi ai ferri corti, qui è già arrivata al capolinea delle sue contraddizioni mentre gli americani, dopo avere sostenuto Haftar, negoziano con Tripoli e Ankara per mettere un piede in una base militare in Libia.

I francesi effettuano raid aerei come quello nella base di Al Watiya non solo per impedire a Erdogan di oltrepassare la “linea rossa” della Sirte ma per affermare il loro ruolo di poliziotto regionale dal Nordafrica al Sahel. Nel tiro al bersaglio del poligono mediterraneo rischiamo pure di fare da camerieri ai francesi che hanno disintegrato la Libia di Gheddafi, la maggiore sconfitta italiana dal dopoguerra. Geniale.

venerdì 10 luglio 2020

Dopo le sceneggiate del M5S e Lega Nord su Euroimbecilandia avanzano proposte politiche credibili sul Progetto Criminale dell'Euro

Giovedì, 9 luglio 2020 - 08:00:00
Con Paragone avanza la nuova galassia anti-euro e anti-liberista

LAMPI DEL PENSIERO/ L’ex 5S vola nei sondaggi perché si oppone si oppone al partito unico dell’euro, contro la Ue, in nome del socialismo e della democrazia
L'OPINIONE di Diego Fusaro

Lapresse

Leggo che, nei sondaggi, il partito dell'amico Paragone vola. Ne sono felice e dico anche che se lo merita, perché Paragone è - oltre che un amico - una persona preparata, a modo e coerente (cosa, quest'ultima, davvero rara di questi tempi). Accanto al partito unico dell'euro (PUDE), che spazia dal PD alla Lega, passando dai 5Stelle e da +EUROPA, sta prendendo forma una nuova galassia anti-euro e anti-liberista: nella quale spiccano il FSI (Fronte Sovranista Italiano), il partito di Paragone e Vox Italiae, che ormai ha, di fatto, circoli in ogni città d'Italia e migliaia di tesserati. Vox Italiae si ispira alle modeste idee del sottoscritto, che a sua volta è un allievo dell'immenso Costanzo Preve.

Sarà decisiva, a mio giudizio, per i prossimi anni una cooperazione fianco a fianco tra queste forze politiche, che dovranno interagire - ciascuna senza rinunziare alle proprie specificità - per condurre insieme la giusta lotta contro la UE e contro il liberismo, in nome della democrazia e del socialismo. In Europa, la lotta contro il liberismo è anzitutto lotta contro la UE e contro il suo metodo di governo, che è l'euro. Lunga vita a chi si oppone al liberismo, lunga vita a quella che Paragone definì in un suo bel libro "l'Italia ribelle"!

Fanno le conferenze e mantengono le sanzioni che senso ha?

Gli strumentali 'aiuti umanitari' dell'Occidente alla Siria


10 luglio 2020

L'Unione europea (UE) dal 22 al 30 giugno ha ospitato una conferenza virtuale dal titolo "Supportare il futuro della Siria e della regione". Questa è la quarta conferenza di questo tipo incentrata sulla crisi in Siria, #SyriaConf2020, ed è stata copresieduta con le Nazioni Unite (ONU).

Josep Borrell , Alto rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza/Vicepresidente della Commissione Europea, ha dichiarato: “I siriani hanno sofferto per troppo tempo. Dopo nove anni di conflitto, c'è il rischio che il mondo diventi immune alle immagini e ai resoconti di sofferenze inaccettabili e inutili, ma non possiamo permettere che ciò accada; non possiamo ignorare la loro condizione. È nostro dovere morale continuare a sostenere il popolo siriano. La conferenza mira a mobilitare ulteriormente la comunità internazionale seguendo gli sforzi guidati dalle Nazioni Unite per raggiungere una soluzione politica duratura alla crisi siriana in linea con la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU 2254. Questo è l'unico modo per riportare stabilità e pace per tutti i siriani. "

Borrell afferma che è un "dovere morale" sostenere il popolo siriano, ma l'UE, che egli rappresenta, non sostiene il popolo siriano, che sta soffrendo a causa delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall'UE che rendono impossibile persino l'acquisto di medicine e impedisce qualsiasi ricostruzione delle case perse durante la guerra. Le parole di Mr. Borrell non hanno senso, tranne per quei siriani che hanno lasciato la Siria per un campo profughi straniero o che vivono sotto il controllo terroristico di Al Qaeda a Idlib .

La popolazione siriana era di circa 23 milioni nel 2011. A causa della guerra, molti Siriani se ne andarono a causa di fattori politici ed economici. Gli esperti hanno affermato che fino a un terzo della popolazione siriana ha lasciato il paese, lasciando circa i due terzi all'interno della Siria. Circa 14 milioni di siriani vivono oggi in Siria, dei quali tre milioni vivono sotto il controllo terroristico di Al Qaeda a Idlib e circa undici milioni vivono nel resto della Siria sotto il governo centrale di Damasco.

Janez Lenarcic, Commissario Europeo per la Gestione delle Crisi, ha dichiarato: “La situazione umanitaria in Siria è a rischio ancora maggiore poiché la pandemia di coronavirus minaccia i più vulnerabili. L'UE non abbandonerà il popolo siriano nella più urgente necessità di assistenza all'interno del paese e nella regione ". L'UE non ha inviato alcuna fornitura a Damasco per i test o il trattamento di COVID-19; tuttavia, la Cina, la Russia , e la WHO (OMS) hanno inviato forniture per il contrasto al COVID-19.

Voci dalla Siria

Una mostra virtuale è online dal titolo " Voci dalla Siria e dalla regione ", che presenta una biografia e foto dei Siriani che sono stati colpiti dalla crisi siriana.

Una di quelle in primo piano è una donna, Ula Al-Jundi , della zona di Hama. Nel 2013 si è stabilita nella valle della Beqaa in Libano con suo marito e tre figli. È stata coinvolta nella sensibilizzazione delle donne siriane sui diritti civili lavorando con una ONG lì. Quella che è una sorprendente discordanza nella sua storia, è il fatto che non vive in Siria, ma in un paese straniero. Non può insegnare alle donne siriane i loro diritti civili, perché mentre vivono in Libano nessun uomo o donna siriana ha diritti civili siriani. I Siriani sono solo ospiti in un Paese straniero e il Libano non dà pieni diritti civili alle donne libanesi o alle straniere come le Siriane.

Tuttavia, la Siria ha diritti civili per le donne, che sono storiche e culturali. In Siria, si vedono donne in quasi tutte le professioni: giudice , avvocato, medico, dentista, insegnante, tecnico di laboratorio, scienziato, agricoltore e anche membri del Parlamento, compresa l'ex presidente del Parlamento. Un partito politico in Siria è guidato da una donna, Barween Ibrahim. Ula, e altri come lei, hanno scelto di lasciare la Siria per iniziare una nuova vita in un Paese straniero, eppure pretendono di fare cambiamenti in Siria, ma non vivono nemmeno lì. Il suo lavoro per le donne siriane non influisce sulle donne che vivono in Siria.

Michelle Bachelet , Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, (ed ex presidente del Cile) ha dichiarato il 30 giugno: "Le voci dei Siriani devono essere al centro di questo lavoro. Sono loro - le persone che hanno subìto questo conflitto e le violenze: vittime, vedove, rifugiati, giovani, membri di gruppi della società civile e molti altri - che costruiranno il futuro del loro paese. Dovrebbero essere queste donne e questi uomini a tracciare la via da seguire. Chiedo alla comunità internazionale di far sentire la voce delle persone in Siria in modo che possano condurci verso una pace tanto necessaria e duratura. Dobbiamo sostenere i Siriani nel realizzare un futuro di uguaglianza, diritti e dignità per tutti ".

La Bachelet menziona le persone siriane che hanno subìto il conflitto e la violenza; tuttavia, si riferisce solo a coloro che hanno lasciato la Siria. Non offre "di levare in alto la voce" di coloro che sono stati violentati, rapiti, torturati e mutilati dai terroristi al seguito dell'Islam radicale che erano sostenuti dall'UE e dagli Stati Uniti che stavano lottando per rovesciare il governo siriano. Dice che i Siriani "devono essere al centro" del lavoro per creare un futuro, eppure la maggior parte dei Siriani vive all'interno della Siria, ma non è consultata o inclusa in alcun piano per la Siria. Come può l'ex presidente del Cile escludere 14 milioni di siriani dalla sua visione?

Problemi dei bambini

Maryam Shamdin è membro fondatore della Syrian Humanitarian Women Network (HWN) e ha partecipato alla conferenza dell'UE. Shamdin è coinvolta nella formazione degli insegnanti su come affrontare l'estremismo religioso e la sua influenza sui bambini. L'estremismo religioso ha svolto un ruolo importante nel conflitto siriano, perchè gli Stati Uniti e l'UE hanno sostenuto bande armate aderenti all'Islam radicale, che non è né una religione né una setta. Gli Stati Uniti e la NATO hanno usato abilmente i Fratelli Musulmani, un gruppo terroristico bandito, per mobilitarsi attraverso le loro reti in Siria per creare quella che sembrava essere una rivolta popolare, ma che non era autoctona, ma di ispirazione occidentale. Tuttavia, Shamdin lavora in Turchia e Iraq. Ancora una volta, vediamo l'UE concentrarsi solo sui Siriani che vivono in paesi stranieri.

I rifugiati tornano a casa e ricostruiscono

L'unica soluzione per il futuro della Siria deve includere la ricostruzione di case, fabbriche, ospedali e scuole, sia private che pubbliche. I programmi devono essere impostati per consentire ai rifugiati siriani di tornare a casa e con la prospettiva di un'occupazione. La politica degli Stati Uniti e dell'UE è quella di mantenere i rifugiati a soffrire in campi profughi in Paesi stranieri mentre si tengono conferenze per i loro bisogni, chiedendo ai Paesi di donare fondi per sostenere le loro necessità all'estero. L'obiettivo è mantenere la Siria isolata e priva di speranza. I rifugiati all'estero e le persone che vivono a Idlib sono l'unico obiettivo di qualsiasi aiuto ai "Siriani". La maggior parte dei Siriani non ha mai lasciato la propria casa e soffre di difficoltà di proporzioni monumentali, ma non ha mai ricevuto alcun aiuto dagli Stati Uniti o dall'UE .

Sanzioni USA e UE

Le sanzioni statunitensi e dell'UE impediscono a qualsiasi siriano di importare materiali, macchine o forniture per ricostruire la propria vita in Siria. Anche medicine, forniture mediche e parti di ricambio per apparecchiature mediche sono proibite. Le sanzioni offrono una clausola umanitaria, ma nessuna società statunitense o europea è disposta a superare il lungo e difficile processo per usufruire prima delle deroghe.

Ho chiesto a Fouad Haddad, un laureato in MBA in Siria, quale fosse la sua reazione in merito alla recente conferenza dell'UE. Mi ha chiesto: "Hanno abolito le sanzioni?" Ho risposto: "No." Allora mi ha detto: "Fino a quando non toglieranno le sanzioni, qualsiasi conferenza non ha senso".

*Steven Sahiounie è un giornalista pluripremiato e commentatore politico. Account Twitter @STEVENSAHIOUNI1

9 luglio 2020 - DIEGO FUSARO: Grazie al lockdown, la popolarità è salita.. Scandalose pa...

Siamo immersi in una narrazione basata su fake news. Il relativismo impone il suo dogma, la soggettività regna sulla realtà, resta il fatto che i sessi siano due e due soltanto

L’ISTERIA DI GENERE, I MAGHI E I BABBANI

Maurizio Blondet 8 Luglio 2020 
di Roberto PECCHIOLI

Ci siamo convinti che l’obiettivo finale di chi esercita il potere in questo tempo bastardo sia abolire la realtà. Se Tommaso d’Aquino, dimenticato dalla Chiesa a cui offrì i più potenti argomenti per affrontare il rapporto tra fede e ragione, ammoniva i suoi studenti mostrando una mela e intimando di abbandonare la lezione a chi non credesse nella concretezza di quel frutto, il secolo XXI ha dichiarato guerra alla realtà e alla verità. Per i pochi interessati alle origini profonde, filosofiche del malinconico declino in atto, indichiamo l’antica eresia gnostica che torna a galla, il neo trascendentalismo di ascendenza kantiana per il quale la realtà esiste solo nella coscienza soggettiva. Vero, dunque, è solo ciò che appare tale al tribunale dell’Io. Concretamente, forze potentissime lavorano con successo crescente per cancellare la verità dal cuore dell’uomo. E vero, ormai, ciò che viene dichiarato tale dai padroni della comunicazione e di quella che viene falsamente proclamata conoscenza. Il capovolgimento è orami totale: il bene di ieri è il male di oggi e viceversa. La spada colpisce tuttavia a livello più profondo: non crediamo più a ciò che vediamo, alle parole con cui designavamo cose, comportamenti e concetti.

Anche la natura subisce le conseguenze di una follia isterica: revochiamo in dubbio anche le sue leggi più ovvie, autoevidenti, se non corrispondono al pensiero dominante. La verità, la logica, l’adaequatio rei et intellectus, – la corrispondenza tra la cosa e la retta ragione – non contano più se non ricevono l’imprimatur, il bollino di conformità di una sotto cultura dietro la quale si intravvedono i tratti del Maligno. In una delle Lettere a Lucilio, Seneca spiegava quanto sia debole lo spirito umano, e quanto sia importante sottrarre all’influenza di falsi maestri gli animi più semplici e quelli non ancora formati dei più giovani, nonché quanto, ahimè, sia facile (e comodo) passare dalla parte della maggioranza (facile transitur ad plures). Il monopolio dei mezzi di comunicazione, dell’educazione e della conoscenza, unito al possesso di tecnologie mai tanto potenti permette a una minoranza di impadronirsi delle menti, mutando i significati e negando l’evidenza. Gli intelligentissimi burattini delle folle spaccatutto di neo analfabeti selvaggi digitali conoscono la lezione della vera cultura. Dagli impolverati scaffali del passato traiamo un passo dalle Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo: “la moltitudine giudica più che dall’intento, dalla fortuna, chiama virtù il delitto utile, e scelleraggine l’onestà che le pare dannosa. Per avere i suoi plausi conviene atterrirla o ingrassarla, ingannarla sempre.

Queste riflessioni – non nuove – sono diventate più amare seguendo sulla stampa di lingua inglese una polemica che ha coinvolto Joanne K. Rowling, l’autrice della saga letteraria di Harry Potter, il maghetto della scuola Howarts. La Rowling, oltre ad essere l’autrice contemporanea più letta, (500 milioni di copie) ha influenzato il lessico inglese con diverse espressioni divenute di uso comune. Neanche lei è sfuggita alla psicopolizia al servizio dell’isteria politicamente corretta.

I fatti sono i seguenti: il 6 giugno scorso, su Twitter, la Rowling (a proposito, anche l’uso dell’articolo determinativo femminile desta sospetto) si è permessa di criticare il titolo di un articolo di stampa. “Creare un mondo post-Covid 19 più uguale per persone che hanno le mestruazioni”. Le tre persone “che mestruano” firmatarie dell’articolo hanno evitato la parola donna poiché il termine riconduce alla polarità binaria maschio –femmina, da eludere anche a sprezzo del ridicolo. Nell’articolo si tratta delle donne senza nominarle mai; altro non sono che un collettivo denominato “persone che hanno le mestruazioni”. Le autrici profondono i loro sforzi nello studio dell’Identità “di genere” e forse per l’impegno totalizzante non hanno dimestichezza con la logica. Contrordine: anche il principio di non contraddizione è un residuo tenebroso del passato non rischiarato dal Progresso. Il vecchio Aristotele sosteneva che la somma di A e non-A comprendeva il tutto. Ciò significa, anche seguendo il tortuoso percorso mentale del neo-pensiero neutro, che la somma di chi ha le mestruazioni e di chi non le ha comprende l’umanità intera. Di nuovo un binomio: uomo e donna, al quale non possono sfuggire, nonostante ogni torsione lessicale, le tre inclite autrici dell’articolo: “per la contraddizion che nol consente”.

Ridevamo delle fasi ultime della cultura bizantina, le sterili discussioni sul nulla di esangui chierici spazzati via dalla furia concreta dei conquistatori ottomani. La post civiltà del XXI secolo li ha raggiunti e superati: potenza del progresso, assistiamo sconcertati alla sottile ridefinizione del sesso diventato genere, come nella grammatica. Siamo spettatori allibiti della costruzione/invenzione di una gamma di generi che si contano a decine. La Rowling, nella sua reazione, non si è appellata alla logica. Sarebbe stata una crudeltà mentale inutile, sostituita dall’ironia della normalità, che, nel mondo degli offesi impermaliti, desta reazioni inconsulte. “Persone che mestruano? Sono sicura (per fortuna in inglese l’aggettivo “sure” non deve essere declinato al femminile o al maschile N.d.R.) che c’era una parola per queste persone. Aiutatemi: wumben? Winpund? Woomud? La parola, naturalmente, è woman. Donna.” Male gliene è incolto: di fronte all’obbligo identitario non c’è spazio per alcuna obiezione, sia pure in forma d’ironia. La scrittrice è stata oggetto di dure critiche, condite da velenosi attacchi.

Si è trovata costretta a puntualizzare, in un nuovo “tweet” (cinguettio). “Se il sesso non è reale, non può esserci attrazione nei confronti del sesso stesso. Se il sesso non è reale, la realtà vissuta dalle donne si cancella. Conosco e voglio bene a persone transessuali, ma cancellare il concetto di sesso elimina la capacità di molte persone di discutere della loro vita in maniera significativa. Non è odio dire la verità“. Parole da recapitare ai relatori della legge italiana sull’omofobia e la transfobia, le quali insistono nell’affermazione che è “discorso di odio” degno di sanzione penale con relativa carcerazione, l’affermazione della normalità eterosessuale, la contrarietà alle unione civili omo e qualsiasi obiezione alle teorie di genere.

Perché la Rowling ha menzionato i transessuali? Perché se il sesso è qualcosa di reale, oggettivo, non fittizio né arbitrario, si può intendere che i transessuali non sono donne, ma uomini trasformati in donne, per quanto “non mestruino”. Segnalare che la distinzione uomo-donna è reale, che corrisponde a una divisione previa, biologicamente determinata, naturale, presuppone di incappare nel delitto di odio, secondo i nuovi (anti) moralisti. Perciò si è vista obbligata a puntualizzare che “dire la verità non è odio “. Ricordiamolo quando ci trascineranno in tribunale in base al proibizionismo verbale del secolo XXI, inclusivo e progressista. L’ appello della Rowling riguarda qualcosa che sino a poco tempo fa – e nel resto del mondo, grazie a Dio ancora oggi – era puro senso comune sostenuto dalla biologia, quindi dalla scienza umana. Eppure ha prodotto reazioni isteriche, ed usiamo il termine nel senso usato da Freud all’inizio dei suoi studi che culminarono nell’invenzione dell’inganno psicanalitico.

Le critiche più pesanti sono arrivate da Eddie Redmayne e Emma Watson, che non sono biologi o antropologi, ma attori a contratto dei film su Harry Potter. Ci spiace usare per loro un termine volgarotto, ma assai efficace: si tratta di paraculi interessati a evitare contestazioni da parte della bellicosa comunità LGBT e dai devoti della religione della correttezza politica. Difendono i transessuali che la Rowling non ha criticato, ma si sono sentiti nella necessità di scuotersi di dosso la macchia del senso comune espressa dall’autrice dei romanzi su Harry Potter di cui interpreteranno le versioni cinematografiche. Excusatio non petita, con quel che segue. George Takei, la cui condizione di attore gli conferisce evidentemente superpoteri e il master in tuttologia, ha dichiarato che la Rowling è “scientificamente ignorante “in quanto “difende il cosiddetto sesso biologico”. Un nuovo, suggestivo capo d’imputazione per il quale non resterà che la pubblica autocritica, come per gli eretici del comunismo.

Secondo la stampa, alcuni funzionari di Hachette, la casa editrice di Harry Potter, hanno minacciato le dimissioni se l’azienda pubblicherà il prossimo libro della Rowling. Proibizionismo degli imbecilli, con l’accorata speranza che diano corso alle intenzioni e cambino mestiere. Joanna Rowling si è vista costretta a una controreplica, affidata al suo sito personale, in cui ha affermato quanto segue: “per quelli che non lo sanno: nel dicembre scorso ho affidato a Twitter il mio appoggio a Maya Forstater, una specialista di questioni fiscali che ha perso il suo impiego per quelli che furono considerati tweet transfobici. La donna ha portato il suo caso davanti al giudice del lavoro, chiedendogli che decidesse con sentenza se la credenza filosofica che il sesso è determinato dalla biologia è protetta dalla legge. Il giudice Tayler ha stabilito che non lo è. “Non c’è un giudice a Berlino e tanto meno a Londra. Tremiamo per la sorte dei postulati matematici, gli enunciati considerati veri pur in assenza o impossibilità di dimostrazione formale.

La Rowling prosegue ricordando il suo vivo interesse per lo studio “dell’identità di genere e le questioni relative al transgenere”, che l’ha portata a conoscere un’intellettuale femminista lesbica, Magdalen Berns, convinta dell’importanza del sesso biologico, la cui persuasione è che non si debbano considerare intolleranti le lesbiche che non vogliono intrattenere relazioni con “donne trans con pene “. Difficile orientarsi in un labirinto in cui mai saremmo voluti entrare, ma l’opinione della Berns spiega la tensione esistente tra l’universo delle femministe e quello dei transessuali. Sgomenta che questioni della specie siano oggetto di pensosi dibattiti “culturali” e addirittura di denunce penali. Certo, se fosse vero che ogni uomo può “essere” una donna, per semplice desiderio, capriccio o perché tale vuole considerarsi, gli obiettivi del femminismo della terza ondata diventerebbero confusi, opachi, privi di un centro di gravità. Fatti loro, verrebbe da concludere, ma non è così, per il clima di crescente intolleranza e per il dilagante conflitto con la realtà in cui- lo afferma il giudice inglese- le verità evidenti non sono più tali.

Dicevamo di Bisanzio e del sesso degli angeli: dispute simili a quelle relative ai generi, il cui numero aumenta costantemente. Non ci avventuriamo su un terreno tanto complicato, limitandoci a prendere atto della morte della realtà concreta, battuta sul terreno del meramente soggettivo. In linea teorica, vale il diritto a fregiarsi dell’etichetta che si preferisce e di vivere come si crede la sessualità, che va di moda definire orientamento sessuale per esprimere la sua natura provvisoria, liquida, oggi qui, domani là. Restano due problemi: il primo riguarda l’evidenza biologica, il “postulato” o assioma che i sessi sono due, che è sbalorditivo dover ripetere; l’altro è che l’opinione di alcune minoranze non può essere un obbligo di legge che nega ciò che gli occhi e il cervello di tutte le generazioni hanno osservato da sempre. E’ purtroppo vero che in tempi di menzogna universale, dire la verità è un atto rivoluzionario (George Orwell).

I barbari isterici hanno la pretesa di imporsi semplicemente “perché sì”, nell’assoluto rifiuto di accettare qualsiasi avviso contrario, inclusi i verdetti delle scienze della natura. C’è qualcosa di profondamente sinistro, un pensiero magico e maligno che viene dal sottosuolo, dal pozzo delle peggiori pulsioni infere. La Rowling è l’inventrice di Harry Potter: viene spontaneo pensare alla magia nera, al disprezzo del maghetto per chi non ha poteri magici, noi comuni mortali, noi che chiamiamo bianco il bianco e nero il nero. Nei romanzi della Rowling, maghi e streghe definiscono con disprezzo “babbani”(“muggles” nell’originale) coloro che non praticano e non conoscono la magia. Temiamo che quello che avanza senza incontrare resistenza sia un pensiero magico (o diabolico) al quale dobbiamo contrapporre una rivolta, una resistenza animata dalla gente qualunque, quella che crede in ciò che vede e sa ancora che maschio e femmina li creò e chiama madre e padre i genitori, uomini e donne le persone che incontra per strada e sa ancora distinguere, fuori di magia e ideologia, il bene e il male.

Una rivolta di milioni di babbani che superano gli insulti, il disprezzo sparso a piene mani, la condanna sociale pronunciata dall’alto in nome del Nulla e riaffermano, con serena fermezza, che la neve è bianca e la notte scura. La resistenza di chi sa che i meccanismi di odio irrazionale verso i dissidenti non sono che un antico riflesso di solidarietà tribale mutato in isteria, un fenomeno patologico degno di essere studiato dagli specia

8 luglio 2020 - COVID-1984: la morte della libertà - Leonardo Facco #Byoblu24

Incongruenze palesi. Si pretende di intervenire in un paese sovrano in nome di pseudo diritti e poi si permette il genocidio del popolo palestinese da parte degli ebrei sionisti con demolizione di case, sradicamento, accaparramento di terre, distruzione di identità e cultura

Il pugno duro di Pechino a Hong Kong è un monito per l’Occidente

9 luglio 2020 


Hong Kong, intesa come isola di libertà, di democrazia, di libero mercato, in mezzo all’Oceano Comunista cinese, non c’è più. I diritti, le autonomie, ovvero, in una parola troppo spesso usata a sproposito, le libertà che solo gli illusi potevano pensare fossero garantite dall’accordo Sino-Britannico del 1997 non ci sono più.

Il mito “one country, two systems” si è dimostrato essere solo una caduca foglia di fico per coprire temporaneamente quelle “vergogne” che tutti sapevano prima o poi sarebbero emerse nella loro cruda realtà.


Ventitre anni fa era servito per tranquillizzare la popolazione di Hong Kong in merito al proprio destino, ma nessuno, né a Londra né a Pechino poteva ragionevolmente pensare che il sistema resistesse. Stupisce anzi che sia stato mantenuto in piedi così a lungo. Ma ovviamente i cinesi hanno saputo attendere saggiamente il momento più opportuno per sferrare il colpo (fa parte della loro cultura) in modo da essere sicuri che le loro azioni non sarebbero state validamente contrastate.

Quella che vediamo oggi ad Hong Kong è solo una ben studiata mossa sulla scacchiera della geopolitica in una lunga partita che Pechino sta conducendo da decenni. Partita giocata con grande visione strategica sul piano economico, politico e, checché se ne dica, anche militare.

Molti analisti sono convinti che la Cina strapperà agli USA la leadership economica, tecnologica e politica prima che il mondo possa veramente rendersene conto.


Che ci piaccia o no, l’ascesa della Cina negli ultimi due decenni ha ridisegnato l’intero panorama della politica globale. Dopo il suo ingresso nella World Trade Organization nel dicembre 2001, la Cina ha rapidamente trasformato la propria economia da manifattura a basso costo a leader globale nelle tecnologie avanzate. Ciò, ovviamente, anche acquisendo know-how a scapito delle industrie occidentali, colpevolmente consenzienti.

Hong Kong è solo una piccola tessera di un mosaico di cui solo a Pechino si conosce l’immagine che apparirà ad opera completata (sempre ammesso che il resto del mondo non riesca ad opporsi a tale disegno). Non dovrebbe stupire se la prossima tessera fosse Taiwan.

Ad Hong Kong in questi giorni si vuole tastare anche la disponibilità dell’Occidente a rischiare per i valori che a parole professa. Ovvio che nessuno in Europa o negli USA sia disposto a “morire per Hong Kong”, ma neppure a rinunciare al “giocattolino di plastica sottocosto”?


Ad Hong Kong hanno colpito ora anche perché gli USA sono oggi deboli non solo per il Covid, ma soprattutto per la profonda crisi di identità che attraversa la società statunitense, come testimoniano le recenti dimostrazioni di “Black Lives Matter”.

Inoltre, questo è anche un momento di crisi per il Regno Unito che in altri periodi ha dimostrato di sapersi mettere totalmente in gioco per una questione di principio, ricordiamoci tra i tanti il caso delle Falkland – Malvinas e persino della pingue, pavida e perennemente indecisa UE. Non certo una novità.

La legge per la salvaguardia della sicurezza nazionale in Hong Kong di fatto svuota di ogni significato le autonomie concesse all’ex colonia britannica. La legge, approntata in segreto, implementata senza consultazione alcuna con le autorità dell’ex-colonia, si esprime in termini estremamente generici in merito a ciò che possa “mettere in pericolo la sicurezza nazionale” e ciò attribuisce di fatto mano libera alle forze di sicurezza cinesi per interdire qualsiasi forma di espressione che non sia di assoluto consenso.

Tra l’altro, le forze di sicurezza cinesi che interverranno in questo ruolo in Hong Kong non saranno neanche soggette alla legislazione di quella che ormai è una “Regione Amministrativa Speciale” solo di nome (e anche tale denominazione potrebbe avere, se non i giorni, almeno i mesi contati).


L’Occidente, a parole “piazzista indefesso” della democrazia e di ogni tipo diritto umano attraverso l’intero globo terracqueo, assiste impassibile a un vero attacco alla libertà della città e dei suoi abitanti. I manifestanti stanno cancellando i loro post sui social media, sciogliendo le loro organizzazioni e lasciando la città se possono.

Le grandi banche e società internazionali potrebbero verosimilmente lasciare la città, anche per non esporre il proprio personale ai rischi legali connessi con l’applicazione della giurisdizione penale cinese.

La nuova legislazione non solo viola gli impegni assunti con la Dichiarazione Congiunta Sino-Britannica del 1984, cosa che potrebbe non riguardarci, ma rappresenta un’aperta sfida alla comunità internazionale.

Qual è stata la risposta? Il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel si è limitato a una flebile “deplorazione” mentre gli Stati Uniti hanno annunciato di voler porre fine allo status speciale di Hong Kong ai sensi del diritto commerciale degli Stati Uniti.


La Gran Bretagna ha offerto asilo e l’accesso alla cittadinanza britannica a tre milioni di cittadini di Hong Kong, quelli in possesso di un passaporto nazionale UK.

L’Australia ha comunicato che potrebbe seguire l’esempio di Londra mentre il governo italiano non pare neppure essersi accorto di quanto sta succedendo ad Hong Kong.

L’ONU, tramite lo United Nations Human Rights Council, ovvero il massimo organo di vigilanza mondiale sui diritti umani, non è stato in grado di giungere ad una posizione condivisa sull’argomento, mettendo in luce ancora una volta la debolezza strutturale di tale organizzazione internazionale.

Non c’è da stupirsi che la Cina abbia agito come ha agito. Pechino era più che cosciente che anche questa volta, come per tutte le violazioni dei diritti umani perpetrate in passato, non ci sarebbe stato nessun conto da pagare!


Zhang Xiaoming, vice direttore dell’ufficio per gli affari di Hong Kong e Macao a Pechino, ha dichiarato in risposta alle proteste statunitensi che “l’epoca in cui i Cinesi si preoccupavano di ciò che pensavano gli altri di loro è ormai passato e non tornerà mai più”. Purtroppo, per noi, ha ragione.

Pechino si sta muovendo abilmente per rimodellare il sistema internazionale in funzione dei propri interessi (in pratica, una versione cinese di “nuovo ordine mondiale”).

Potrebbe riuscirci se continuerà a vedere che le sue mosse, per quanto deplorevoli, vengono sempre accolte passivamente da un Occidente di “piccoli bottegai” dove ognuno pensa per sé e al proprio tornaconto immediato senza preoccuparsi di contrastare questa lenta ma inesorabile sudditanza a Pechino.

La continua conferma della classe dirigente italiana che odia il proprio popolo

Fondi europei "tutti condizionati", gli ultimi deliri di Sandro Gozi


di Fabrizio Verde
8 luglio 2020

Dietro un liberale spesso si nasconde un fascista. Sono sempre di più gli elementi che ci confermano la veridicità di questa affermazione che a prima vista potrebbe suscitare qualche dubbio. 

L’ultimo esempio?

L’europarlamentare italiano Sandro Gozi - già sottosegretario agli affari europei nel governo Renzi e nel governo Gentiloni e con un passato nell’organizzazione giovanile dell’MSI - di Renew Europe e la vicepresidente del gruppo liberale, Katalin Cseh, chiedono che l’elargizione dei fondi europei sia condizionata e controllata da Bruxelles. 

Ovviamente il tutto è ammantato da principi nobili come difesa della democrazia e libertà. In pericolo quando qualcuno decide di scostarsi dal percorso imposto da liberali e liberisti che siedono a Bruxelles. 

«Dobbiamo rimettere i nostri valori fondamentali al centro del bilancio europeo e controllare il rispetto dello Stato di diritto e dei principi democratici nei Paesi dell’Ue. Un governo che viola lo Stato di diritto non può continuare a ricevere fondi Ue», afferma Gozi.

Tutto molto democratico e liberale. Io ti fornisco i fondi di cui hai bisogno, ad esempio per scuola e sanità, a patto che tu rispetti quelle che sono le mie decisioni imposte in barba alla volontà popolare. 

Insomma, la solita doppia morale liberale, che abbiamo potuto toccare con mano anche in questa fase segnata dall’epidemia di Covid-19 e la spaventosa crisi economica che porta con essa. 

Chi sperava in un sussulto di umanità e buon senso in quel di Bruxelles è rimasto ancora una volta deluso. D’altronde cosa aspettarsi di diverso da un’Unione basata sul liberismo e la legge del più forte. Dove a contare davvero sono gli interessi finanziari e non quelli dei popoli costretti a languire sotto il tallone di ferro dell’austerità neoliberista.

Sradicare il popolo palestinese distruggendo le loro case è una strategia degli ebrei sionisti feccia dell'umanità, nessun vittimismo internazionale deve essere loro concesso

Video. Israele aumenta la demolizione delle case palestinesi nonostante l'emergenza Covid-19


Il regime israeliano ha demolito lo stesso numero di case in Cisgiordania a giugno rispetto ai primi cinque mesi dell'anno in corso, lasciando centinaia di palestinesi senza casa, nel mezzo della pandemia da COVID-19, e in coincidenza con i piani per l'annessione israeliana di questaa zona, - già occupata dal 1967 dopo la fine della guerra dei sei giorni -, come denunciato lunedì scorso dall'ONG israeliana Betselem.

Come riportato da questa organizzazione, 30 case sono state demolite nell'area C della Cisgiordania occupata, amministrate militarmente dalle forze israeliane, provocando lo sfollamento forzato di un centinaio di palestinesi, 53 dei quali minorenni.


Le autorità israeliane affermano che le strutture demolite mancano dei permessi necessari per la loro costruzione, le cui licenze sono trattate da un ente militare, mentre le organizzazioni internazionali denunciano le difficoltà di ottenerle e la mancanza di terra per l'uso da parte della popolazione palestinese indigena.

La ONG israeliana ha anche avvertito di un aumento delle demolizioni di residenze palestinesi a Gerusalemme, con il pretesto della mancanza delle autorizzazioni municipali appropriate, da parte delle forze di occupazione in questa zona, nonostante non si tratti di questa annessione riconosciuta dalla comunità internazionale.

In questo caso, Betselem aggiunge che sono state demolite fino a 13 case, una cifra che è stata il doppio del numero distrutto nei primi cinque mesi dell'anno, lasciando 51 palestinesi senza casa, 31 dei quali minorenni.

“ Il mondo sta affrontando una crisi sanitaria senza precedenti di portata ancora sconosciuta. Tuttavia, le autorità israeliane continuano a investire tempo e sforzi nel commettere abusi sulle comunità palestinesi più vulnerabili ", ha affermato Betselem, accusando in seguito il regime di Tel Aviv di attuare una politica di espulsione dei palestinesi dalle loro terre.

Le agenzie dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) in territorio palestinese hanno ripetutamente invitato le autorità israeliane a fermare le demolizioni delle strutture palestinesi in Cisgiordania e hanno occupato Al-Quds, e invece hanno sviluppato politiche di pianificazione per quelle popolazioni vulnerabili.

Ha ragione chi ritiene che la Germania abbia più interesse a non spogliarci troppo, mentre gli appetiti della Francia nei nostri confronti sono più che provati. Fuori da Euroimbecilandia, via le basi militare statunitensi dal territorio italiano, si alla Strategia del Mare Nostrum e l'Italia non è piccola ma i suoi governanti con le televisione e i giornalisti professionisti

USA-CINA/ Nella partita delle alleanze l’Italia gioca (e cade) su due tavoli

Pubblicazione: 09.07.2020 - Dario Chiesa

La contrapposizione fra Usa e Cina spinge gli altri paesi a riconsiderare la propria posizione geopolitica. E l’Italia rischia di sbagliare mossa

Xi Jinping e Donald Trump (LaPresse)

La sempre più netta contrapposizione tra Stati Uniti e Cina spinge gli altri Paesi a riconsiderare la propria posizione geopolitica, non necessariamente schierandosi con l’uno o l’altro contendente. Anche nella precedente Guerra fredda vari Stati, i cosiddetti “non allineati”, non si erano schierati in favore di uno dei due blocchi contrapposti, il Patto Atlantico e il Patto di Varsavia.

La situazione si presenta ora più complessa. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il mondo appariva ormai soggetto alla Pax Americana, con una minore necessità di strette alleanze. Anche all’interno della sopravvissuta Alleanza Atlantica, i vincoli si sono a mano a mano allentati, come dimostrano le ricorrenti discussioni sulla Nato. La Russia sembrava costretta in un angolo e la Cina una fabbrica a buon mercato per l’Occidente, con il vantaggio, rispetto ad altri Paesi emergenti, di un rigido sistema che non lasciava adito ad improvvise rivoluzioni e sufficientemente avanzato per produrre secondo standard accettabili.

L’espressione “fatto in Cina” era diventata la traduzione pratica del concetto “value for money”: un prodotto cinese durava molto meno dell’equivalente fatto in Italia, ma il prezzo lo rendeva comunque conveniente. Anche allora la Cina era una brutale dittatura, ma questo problema era lasciato ai cinesi. Questo schema ha coinvolto tutti i Paesi europei e gli Stati Uniti, che alle delocalizzazioni hanno aggiunto la proficua allocazione di notevoli quantità del loro debito pubblico.

Ora il meccanismo si è rotto e Russia e Cina sono tornati a essere i principali nemici degli Usa, con un certo disorientamento dei loro alleati. Cessato il pericolo del nemico comune, si è resa evidente la divaricazione degli interessi di ognuno, ma anche la libertà di perseguirli, magari a scapito degli stessi alleati. Basti pensare ai problemi interni all’Ue e alla completa incapacità dell’Unione di elaborare una politica estera comune, proprio per i divergenti interessi degli Stati membri.

Per la verità, un nemico comune era ultimamente sorto, rappresentato dall’estremismo islamico e dal terrorismo da esso generato, che ha colpito moltissimi Paesi europei, fino a farlo diventare l’obiettivo principale della Nato, prima che ritornasse a esserlo la Russia. La minaccia, però, è stata affrontata come una questione essenzialmente di polizia e di intelligence dei vari Paesi. La politica estera ha seguito altre linee, “scegliendo” terrorismo e Stati da combattere. Così l’Iran è diventato il nemico numero uno per Washington, ma l’Arabia Saudita è rimasta un fondamentale alleato, ad onta del suo regime autoritario sostenitore di movimenti fondamentalisti come wahabiti e salafiti.

Questa intricata situazione pone gravissimi problemi a un Paese come il nostro, che non ha mai brillato per una consistente politica estera e che da decenni vive, diciamo così, alla giornata. In più, il potere economico, finanziario e politico europeo si è concentrato al Nord, mentre l’Italia si trova in prima linea di fronte alle tragedie che stanno scuotendo Nord Africa e Medio Oriente, senza avere nessuna voce in capitolo.

Sulla carta, sembrerebbe conseguente un ruolo da non allineato, ma l’Italia è troppo grande in Europa perché le possa essere consentito e troppo piccola per poterlo esercitare con efficacia, come a suo tempo l’India. L’attuale governo parrebbe tentato da questa strada, combinando europeismo con simpatie cinesi, ma rischia di essere solo un tentativo perdente di giocare su due tavoli.

Lo sbocco naturale dovrebbe essere l’Ue, ma di fatto questo significa allearsi, meglio mettersi al seguito, o di Francia o di Germania. La nostra colpevole debolezza non ci permette il ruolo di terzo giocatore più o meno alla pari e rimane la scelta dell’alleanza che, detto brutalmente, comporta meno “svendita” da parte nostra. Forse ha ragione chi ritiene che la Germania abbia più interesse a non spogliarci troppo, mentre gli appetiti della Francia nei nostri confronti sono più che provati. Tuttavia, un’alleanza troppo stretta con la Germania potrebbe porci qualche problema, date le attuali tensioni con Washington, tra l’altro per gli intensi rapporti di Berlino con la Cina.

Gli Stati Uniti sono da molti autorevoli commentatori visti come la scelta migliore, forse obbligata, per l’Italia, malgrado il loro attuale marasma interno e una politica estera ormai da anni quantomeno discutibile. E’ questo, ad esempio, il parere di Giulio Sapelli che, però, parla di un tempo di attesa, direi non breve, per “una rifondazione dell’impero nordamericano, sempre più indispensabile per gli Usa e per tutto il mondo”. Ciò prevede una serie di interventi su scala mondiale che cambierebbe notevolmente lo scenario attuale, attribuendo nuovi e importanti ruoli in funzione anti-cinese a Paesi come Russia, India e Giappone.

Gli Stati Uniti non sono gli unici con una importante crisi interna, perché la non lontana uscita di scena di Angela Merkel potrebbe farci trovare di fronte a una Germania diversa da quella che abbiamo visto finora. Né la situazione francese, come dimostrato dalle recenti elezioni e le conseguenti difficoltà di Macron, semplifica la situazione.

Pur con le difficoltà illustrate, sembrerebbe quindi confermata la necessità di stringere alleanze reali e non nominali. In questo senso, non vi può essere dubbio che, anche con una nostra posizione subalterna, Stati Uniti, Germania, Francia siano incomparabilmente preferibili alla Cina. Dovremmo, però, tentare di arrivare a queste alleanze in condizioni migliori, magari ribaltando lo strumentale assunto di D’Azeglio: gli italiani ci sono, ora bisogna fare l’Italia. Altrimenti, tanto vale un “liberi tutti” e ciascuno si scelga il padrone che più gli aggrada.

Questo governo ha formalizzato definitivamente l'odio delle classi dirigenti italiane verso il proprio popolo

Fulvio Grimaldi: Sinergie: Covid 19 - Semplificazioni. Disfatti gli italiani si disfa l'Italia


Di Fulvio Grimaldi* - Mondocane

Uno che è nato quando il Futurismo insegnava al mondo come rinnovare la rappresentazione di cose, pensiero e azione; quando ancora c'erano Pirandello e il Vate e gli unici rapporti non corpo a corpo, non occhio nell'occhio, non mano nella mano, o lettera a lettera, erano per telefono e, raramente, per telegrafo; uno che ha avuto la fortuna di vivere quasi tutta la sua vita di scapestrato prima dell'apocalisse della smaterializzazione-digitalizzazione dell'umanità e perciò oggi si rifugia tra le zampe del suo bassotto a cui, come a tutti gli animali, questo abominio non può essere inflitto, costui può ben avere i titoli per dire una cosa incontrovertibile. 

Si perde nelle nebbie di una memoria a momenti centenaria, forse addirittura in evi lontani, l'esistenza di un regime più nefasto, infausto e letale di quello che, al servizio di orchi stranieri, globali e composto da sciagurati apprendisti orchi, sta cancellando il paese e il popolo di Virgilio, Dante, Michelangelo, Pisacane, Garibaldi, le sue camicie rosse e le bandiere rosse della sua Brigata. 

Rinchiuso, imbavagliato, annichilito e in parzialmente liquidato il popolo, togliendo di mezzo i diritti e le salvaguardie che esso si era guadagnato a forza di secoli e sangue, questo regime è passato ora a raccoglierne i frutti sul territorio.

Il principio guida essendo che, annientati i produttori di ricchezza e bellezza, si può completare l'opera appropriandosi della residua ricchezza mediante la distruzione di una bellezza fisica, naturale e storica di cui nessuno, nell'era del vaccino e dell'identità digitale, ha più bisogno.

Questo è il decreto PDCM (a conferma che di un parlamento non sentono più il bisogno neppure i parlamentari) chiamato, nel solito stile magliaro-mafioso, Semplificazioni, Sblocca cantieri, Rilancio.

Ci sarebbe da ridere, una volta strappattici tutti i capelli, a vedere come ciò che neanche a Prodi e neanche a Berlusconi era riuscito in termini di devastazione, ora si farà alla grande grazie al patto 5Stelle-Italia Viva. Un'altra tacca sul lancia-napalm dello stregone Grillo e del suo patetico garzone (e anche uno sputo in faccia ai loro elettori).

I dettagli di questo spaventoso deragliamento da una cura del territorio che ha impiegato millenni per donarci il "Bel paese", li potete trovare solo in rete, estrema ridotta, o, parzialmente, nei media delle cosche che si sentono deprivate del loro boccone. Qui basti dire che, se per anni, a forza di Sardine, Grete e fasulloni vari dipinti di verde, ci hanno scassato la minchia con la farsa del "green new deal", e se da decenni questo paese si sbriciola e affoga, tra i regali a tipi come quelli del MOSE, o delle mafie, o delle grandi consorterie delle Grandi Opere, non c'è neanche una lira per la lotta al dissesto idrogeologico. Ma c'è il "tana liberi tutti" per 130 Opere deregolamentate: semplificate sul percorso di una devastazione di vite e territori, ma verso i dividendi di manager, azionisti e boss. Dei quali solo questi ultimi possiamo vantare come connazionali.

130 abominii stradali e di alta velocità-capacita', del tipo che non hanno mai portato progresso, sviluppo, ma solo crescita... degli spazi pieni nei caveau. Una minoranza elitaria arriverà 15 minuti prima a destinazione, quelli delle Audi potranno sfrecciare a 200 all'ora, ma i pendolari si schiacceranno addosso le loro fetide mascherine, affollate di germi, meglio che mai. E le città strizzate dai distanziamenti e strozzate dal traffico privato? Grande rilancio, grandi cantieri per tram e metro? Gli stanziamenti per questa roba retrograda stanno a quelli per il trasporto der ricchi e delle merci fantasma (che qui nessuno produce più, ma che importeremo dalla Germania), come il miliardario Tav Terzo Valico sta a un porto di Genova che ormai basta appena per qualche cacicco del Qatar. 

Sotto i 150mila euro, l'appalto lo puoi rifilare tranquillamente al soggetto dei tuoi affetti, o delle tue tangenti, o dei tuoi voti elettorali. Quelli sopra quel livello li spacchetti in tanti da 150 ed è fatta. Quando vai sui milioni, ci pensa il Commissario Straordinario, di nomina politica, cioè inequivocabilmente l'amico degli amici. Dicono, sbandierando la foglia di fico, che trattasi del Modello Genova. Figurarsi, quello aveva addosso gli occhi del mondo e non potevi sgarrare. Macché, è il modello Expo, il modello frittura di pesce, il modello Mose, il modello Lunardi di berlusconiana memoria.

E, per sommo coronamento del sogno a 5 Stelle, è perfino il nuovissimo "modello Tav". Primo della lista. Tanto per sfottere. 

E a sfottere, con grande eleganza troikiana, serviranno i 36 miliardi del Mes, già "Salvastati", nel senso che prima te li da e poi ti si piglia. Sbavano tutti per averli, anche, vedrete, i 5 Stelle. Come rifiutarlo? Sono gratis (come quelli di Ciccio il cravattaro) e servono tutti alla nostra (?) sanità! Già, come faremmo altrimenti a pagare i 400 milioni di vaccini ordinati a Bill Gates &Co e gli altri, per i tubi di ventilazione che servono a far morti "da virus " con i polmoni bruciati, in occasione della seconda ondata e della terza e della quarta. Che festeggeremo in digitale, parlando come Al.

*Fulvio Grimaldi nella sua carriera giornalistica ha lavorato per la Radio e Televisione. BBC di Londra, RAI, ha scritto su Lotta Continua, Vie Nuove, Liberazione. Noti i suoi documentari sui fronti di guerra in Iraq, Palestina, Jugoslavia, Siria, Eritrea, oltre che in Venezuela, Messico, Iran.
È stato l'unico giornalista italiano a documentare la pacifica Marcia per i diritti civili del 30 gennaio 1972, a Derry, culminata con il massacro tristemente noto con il nome di "Bloody Sunday". Il suo blog: https://fulviogrimaldi.blogspot.com/

Immigrazione di Rimpiazzo - Le navi delle Ong continuano la tratta degli schiavi

CRONACA
La Sea Watch resta in stato di fermo: "Germania responsabile"

E' lo stato di bandiera, sostiene la Guardia costiera italiana, "che detiene la responsabilità della conformità della nave rispetto alle Convenzioni internazionali e alla legislazione nazionale applicabile"

di Giuseppe Marinaro
aggiornato alle 12:43 09 luglio 2020


© Afp -

AGI - Resta ormeggiata a Porto Empedocle la "Sea Watch 3", la nave ong battente bandiera tedesca da ieri in fermo amministrativo a seguito della rilevazione, da parte della Guardia costiera, di irregolarità per alcune delle quali sarà necessario l'intervento dello Stato di bandiera. E' quest'ultimo, infatti, sottolinea ancora la Guardia costiera italiana, "che detiene la responsabilità della conformità della nave rispetto alle Convenzioni internazionali e alla legislazione nazionale applicabile". L'ispezione era finalizzata a verificare il rispetto delle norme in materia di sicurezza della navigazione, protezione dell'ambiente e tutela del personale navigante.

L'unità è attraccata nei giorni scorsi dopo il periodo di quarantena successivo al trasferimento su nave "Moby Zazà" dei migranti presenti a bordo. L'ispezione, viene spiegato, ha evidenziato diverse irregolarità di natura tecnica e operativa tali da compromettere non solo la sicurezza dell'unità e dell'equipaggio, ma anche delle persone che sono state e che potrebbero essere recuperate a bordo, nel corso del servizio di assistenza ai migranti svolto dalla "Sea Watch 3" cosi' come alcune violazioni alle normative a tutela dell'ambiente marino. 

L'attività ispettiva, sottolineano dalla Capitaneria di porto, viene svolta nell'ambito dei consueti controlli di sicurezza, tutela degli equipaggi e protezione dell'ambiente marino demandati alla Guardia costiera sulle unità navali di bandiera straniera, che arrivano nei porti nazionali. I provvedimenti di fermo nel corso del tempo, del resto, hanno riguardato diverse navi delle ong: il 26 giugno, a esempio, dopo oltre un mese dal provvedimento, è stata 'liberata' la "Aita Mari" della ong spagnola Salvamento maritimo humanitario: aveva lasciato il porto di Palermo per quello spagnolo di Passaia. Stessa procedura per "Alan Kurdi", della ong tedesca Sea-Eye, partita anch'essa per la Spagna per i lavori di adeguamento. Intanto, restano accesi i fari sulla "Moby Zazà": lo scorso 6 luglio i 169 migranti soccorsi dalla Sea Watch, dopo il periodo di quarantena, avevano lasciato la nave per essere trasferiti in altre strutture, sulla terraferma. Al loro posto il giorno dopo sono arrivati i 180 salvati in acque internazionali dalla "Ocean Viking" di Sos Meditettanee, al termine degli esiti dei tamponi tutti negativi.

Restano confinati al ponte 7, la 'zona rossa galleggiante', i circa trenta positivi. Un tema, questo della nave quarantena, che continua a suscitare polemiche sul fronte politico. Ad alimentarle anche il sindaco di Porto Empedocle, Ida Carmina, che non vede di buon occhio la sagoma della "Moby Zazà", 'stagliata' sull'orizzonte della sua città: parla di "gravissimo danno d'immagine alla comunità, con forti ripercussioni economiche. Noi siamo a zero casi di coronavirus, tuttavia siamo nell'occhio dell'attenzione internazionale". E sollecita una forma di "indennizzo e risarcimento per gli operatori commerciali e turistici".