L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 23 aprile 2021

I francesi, inglesi e statunitensi hanno ucciso Gheddafi padre in maniera indegna, tutti gli uomini devono poter morire in dignità, Gheddafi figlio si riprenderà la Libia, gli occidentali TUTTI hanno barbaramente ucciso le progettualità dei popoli libici


21 APRILE 2021

Non appena nominato premier, è stato lui stesso a non far mistero dei suoi legami con Saif Al Islam Gheddafi: “É vero, ho lavorato con lui in passato – si legge in una delle sue prime dichiarazioni – ma oltre a quello non c’è stato alcun rapporto politico. Oggi c’è spazio solo per la democrazia”. Abdel Hamid Dbeibeh, in carica dal 15 marzo scorso come primo ministro della Libia, è stato tra gli uomini di fiducia del secondo genito di Muammar Gheddafi, il rais ucciso nell’ottobre del 2011. Se da un lato il nuovo capo del governo nella sua vita si è sempre occupato di affari, arrivando ad essere molto vicino alla famiglia dell’ex leader libico, è altrettanto vero dall’altro che la sua nomina a premier ha aperto scenari interessanti relativi proprio a un riavvicinamento alla politica dei Gheddafi.

I rapporti tra Dbeibah e Saif Al Islam

Era il 2007, da poco la Libia era uscita fuori dal periodo di isolamento su cui a gravare per anni sono state le sanzioni internazionali. Muammar Gheddafi aveva quindi la volontà e l’interesse a proiettare Tripoli sul palcoscenico mondiale, offrendo a una lunga schiera di investitori stranieri tante opportunità. Non solo il petrolio, ma anche progetti edilizi e infrastrutturali in grado di attirare le attenzioni di molti potenziali partner. In questo contesto, Abdel Hamid Ddeibah è stato chiamato a gestire una delle agenzie cruciali per mandare avanti i progetti del rais, ossia la Libyan Investment and Development Company (Lidco). Si trattava di un’autorità il cui compito era proprio quello di organizzare progetti e bandi nelle principali città libiche. Un’operazione gestita dall’alto direttamente da Saif Al Islam Gheddafi, il quale da secondogenito di Muammar era il principale candidato alla successione del padre. In quel momento dunque, l’attuale premier libico ha diretto le operazioni che rappresentavano uno dei fiori all’occhiello della politica dei Gheddafi.

Ddeibah è stato chiamato in quanto rampollo di una delle famiglie più in vista in Libia nel ramo delle costruzioni. Lui, ingegnere laureatosi in Canada, già da giovane gestiva buona parte degli affari edilizi del suo parentado, il quale a Misurata negli anni ha sviluppato interessi in diversi settori. Da qui l’avvicinamento ai Gheddafi. Ali Ibrahim Dbeibeh, magnate e tra le principali figure di spicco della famiglia dell’attuale premier, è ritenuto uno dei personaggi della cerchia ristretta di collaboratori del rais soprattutto a partire dagli anni 2000. La caduta della Jamahiriya non ha scalfito il potere economico dei Ddeibah, entrati poi in politica con Abdel Hamid lo scorso anno. Quest’ultimo ha infatti fondato il partito Libia Futura, con il quale poi ha posto in essere il progetto di candidarsi come premier designato nell’ambito delle votazioni interne al Foro di Dialogo insediato a Ginevra.

Saif Al Islam tornerà in politica?

La nomina di Abdel Hamid Ddeibah ha aperto a suggestivi scenari relativi ai suoi rapporti passati con i Gheddafi. Anche se il premier misuratino nella Jammahiriya ha avuto solo incarichi tecnici e non politico/ideologici, l’incarico come capo di un governo ad interim ha di fatto rotto un tabù. Per la prima volta dal 2011 una persona vicina ai Gheddafi non solo è entrata in politica ma ha ottenuto il più importante incarico a disposizione. Possibile quindi pensare a un diretto ritorno in politica del secondogenito del rais? Quest’ultimo è sempre stato in lizza, anche negli anni passati, nel momento in cui si parlava di candidature per nuove elezioni. Il perché è presto detto: tra i figli di Gheddafi, Saif Al Islam era quello più “politico”, più in grado di dar la sensazione di saper reggere l’eredità di Muammar. Tuttavia non si mostra in video dal 2011, da quando è stato catturato nel sud della Libia mentre provava a fuggire all’estero. Su di lui pende una condanna a morte pronunciata da un tribunale di Tripoli e un mandato di cattura del tribunale internazionale.

Si dice sia ancora nel Paese, protetto dalle stesse milizie che lo hanno preso in custodia dopo la cattura, ossia quelle della città di Zintan. Una vita riservata quella sua negli ultimi dieci anni, in cui avrebbe lavorato per spianare la strada per un ritorno nelle posizioni che contano. La presenza di un suo ex uomo di fiducia al governo potrebbe accelerare questo progetto: “In Libia gode ancora di una certa popolarità – ha dichiarato su InsideOver una fonte diplomatica – Se si dovesse candidare a dicembre nelle previste elezioni, potrebbe farcela senza problemi”. Ma è ancora presto per dirlo. Di certo, il vento attorno all’ex universo dei Gheddafi sta cambiando.

Per il governo dello stregone maledetto i predatori sono SOLO i cinesi. Il parere dei sindacati è irrilevante, sono banderuole al vento


Giorgetti: "Non siamo contrari agli investimenti stranieri, ma stop a quelli predatori"

Al via al Mise il tavolo permanente sull'automotive. Oggi il primo incontro su Iveco, dopo lo stop alla vendita della società alla cinese Faw Jiefang. Soddisfazione dei sindacati

aggiornato alle 18:2522 aprile 2021

© (Agf) - Giancarlo Giorgetti

AGI - "Non siamo contrari agli investimenti stranieri, ma a quelli predatori stranieri. Questo governo vigilerà sulla qualità degli investimenti perché non vuole assistere inerme al pericolo della desertificazione industriale dell'Italia". Così il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, dopo il primo tavolo Iveco convocato oggi al Mise.

Tavolo che, dalla prossima volta, diventerà permanente e riguarderà tutta la produzione automotive nazionale. Il riferimento del ministro è alla mancato perfezionamento della vendita di Iveco ai cinesi di Faw Jiefang: lo stop alle trattative tra la società cinese e la controllante di Iveco, Cnh, era stato accolto con favore dal ministro, che in precedenza aveva minacciato anche l'esercizio della golden power in caso di vendita della società, considerata asset di interesse nazionale come tutta la produzione di mezzi pesanti su gomma.

Quello inaugurato al Mise "è un tavolo di politica industriale e non di crisi", ha detto Giorgetti. "Abbiamo capacità, impresa e domanda per avere sviluppo e progresso del settore", ha aggiunto, sottolineando inoltre "la necessità di stare al passo con i tempi e a coprire il gap tecnologico per vincere le sfide della mobilità sostenibile". E per farlo per il ministro servirà anche il Pnrr, che "libererà molte risorse per questo progetto, e nostro compito è evitare che il dispiego di energie e fondi sia a favore di soggetti non italiani". Giorgetti ha chiuso il primo incontro accogliendo con favore "spirito e clima positivo tra aziende e sindacati. Credo che così si possa lavorare bene per l'interesse comune del Paese".

Al tavolo Iveco erano presenti azienda, rappresentanti della filiera, sindacati, regioni Lombardia e Piemonte. Sindacati che hanno accolto con favore il tavolo sull'automotive lanciato dal titolare del Mise: "C'è un fatto di novità a rispetto al passato: è la prima volta che viene convocato un tavolo specifico su un settore fondamentale come quello di produzione di mezzi per il trasporto di persone e merci. La cosa importante che ha affermato il ministro è che questo è un tavolo di politica industriale e non, come sempre accaduto nel passato, di crisi industriale", ha detto all'Agi Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil, dopo l'incontro al ministero. Positivo anche il parere del numero uno della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, e di quello della Uilm, Rocco Palombella, per il quale il tavolo al Mise e la mancata vendita di Iveco è "la dimostrazione che il vento sta cambiando".

l’Oms ha ufficialmente scaricato i tamponi e anche gli altri test di analoga tecnologia riconoscendo che di per sé non hanno alcun valore diagnostico e anzi che sono generalmente usati con un numero di amplificazioni tali da renderli del tutto inservibili anche se utili a suscitare il panico, cade anche il concetto di “emergenza sanitaria senza precedenti” che andrebbe completamente ridimostrata su basi più serie

Ridotti a cavie: chi pagherà per tutto questo?



C’era una volta in Europa un regolamento che proteggeva i cittadini dai prodotti dell’ingegneria genetica ed era volto a garantire un alto “livello di protezione per la salute umana e l’ambiente” e a non permettere sulla scorta del principio di precauzione che farmaci o tecnologie di questo tipo (come gli Ogm) potessero essere immessi sul mercato prima di una dimostrazione della loro innocuità. Poi il 10 luglio del 2020 tutto è cambiato: la commissione europea ha ribaltato completamente il concetto essenzialmente sostituendo la tutela della salute umana con quella della “salute pubblica” che è tutt’ altra cosa, un concetto astratto riferito alle politiche sanitarie, per poter siglare i contratti con Pfizer e con Moderna sostenendo che questo era inevitabile a causa “dell’emergenza sanitaria senza precedenti derivante dalla pandemia Covid -19”. Forse il senza precedenti si riferisce alla totale mistificazione dei dati, ma ad ogni modo cambiando poche parole si è reso possibile l’uso dei vaccini a mRna per i quali non si sono pretese né garanzie di efficacia, né assunzione di responsabilità lasciando cadere tutto sulle spalle degli stati membri, anzi su nessuno perché la pretesa di vaccinare obbligatoriamente e nel contempo di estorcere un consenso informato che di fatto è una truffa, lascia ai singoli cittadini l’onere di affrontare le conseguenze dagli effetti avversi o dal decesso dei loro cari.

Ma attenzione non è proprio così infatti un prestigioso studio legale europeo, su richiesta di un gruppo di cittadini belgi ha rilasciato un parere sulla questione: le clausole in base alle quali gli Stati membri (in quanto acquirenti del prodotto) devono impegnarsi a manlevare il produttore (in quanto venditore del prodotto) da qualsiasi danno che i vaccini potrebbero causare a terzi (persone vaccinate) sono problematiche perché il peso economico della responsabilità civile verso terzi è in ultima analisi (quasi) interamente a carico degli Stati membri e così i produttori non hanno più alcun reale incentivo a fornire e garantire vaccini efficaci e sicuri. Di conseguenza, gli obblighi del produttore non hanno sostanza ed è come se il contratto non avesse valore per il venir meno delle basi stesse della contrattualità. Poi c’è una seconda considerazione da fare: da quando l’Oms ha ufficialmente scaricato i tamponi e anche gli altri test di analoga tecnologia riconoscendo che di per sé non hanno alcun valore diagnostico e anzi che sono generalmente usati con un numero di amplificazioni tali da renderli del tutto inservibili anche se utili a suscitare il panico, cade anche il concetto di “emergenza sanitaria senza precedenti” che andrebbe completamente ridimostrata su basi più serie. E trasforma la presunta attenzione verso la salute pubblica, in una sorta di obbligo a una vera e propria sperimentazione. Su tale punto cardine ci sarà una resistenza disperata dei milieu politici e di quello burocratico – sanitario completamente complice, perché in effetti a questo punto la mortalità in eccesso, parte della quale non è nemmeno ufficialmente attribuita al Covid, si potrebbe configurare come una deliberata strage dovuta alla volontà di imporre la paura pandemica.

Al di là degli aspetti legali questo fatto ci dice che il potere non mollerà comunque sulla pandemia, tenterà di tutto per coprire la propria mistificazione perché non è che puoi ammazzare, sia pure indirettamente, decine di migliaia di persone e distruggere un’economia, pensando di pagare al massimo con una trombatura elettorale. Chi semina vento raccoglie tempesta.

L'Ucraina toglie l'acqua alla Crimea. E' semplicemente un atto di guerra o è l'eliminazione di un diritto inalienabile della persona, di un popolo

Come salpano le tensioni tra Russia e Usa nel Mar Nero

22 aprile 2021


L’articolo di Giuseppe Gagliano sulla decisione del ministero della Difesa russo di bloccare alcuni snodi del Mar Nero

Il 17 aprile il Dipartimento di Navigazione e Oceanografia del Ministero della Difesa della Federazione Russa ha deciso di porre in essere un’interdizione momentanea su alcuni snodi strategici del Mar Mero con l’eccezione dello stretto di Kerch al fine di diminuire le tensioni sul Donbass.

LA REAZIONE DEGLI STATI UNITI

Prevedibile la reazione americana che, per bocca del portavoce del Dipartimento di Stato degli Usa, Ned Price, ha espresso il 20 aprile non solo la sua assoluta contrarietà ma ha sottolineato come la Russia intenda destabilizzare l’Ucraina.

Sotto il profilo strategico questa scelta da parte russa non deve destare particolari sorprese poiché è la reazione — o se preferiamo la conseguenza — di due scelte attuate dagli Usa: in primo luogo ci riferiamo alla Defender Europe 2021 che coinvolgerà le forze armate di ben 27 Stati, sia europei che non, e in seconda battuta alla volontà americana di volere trasferire due navi da guerra — la Donald Cook e Roosvelt — nelle acque del Mar Nero, operazione questa poi annullata.

GLI OBIETTIVI DELLA MOSSA RUSSA NEL MAR NERO

In ultima analisi, il blocco russo posto in essere ha come sua finalità quella di ostacolare la presenza americana nel Mar Nero.

Ad ogni modo le preoccupazioni americane sono da considerarsi legittime dal momento che la Russia ha schierato decine di carri armati a 20 km dal confine con l’Ucraina.

Ma vi sono altri elementi che fanno comprendere le intenzioni russe: in primo luogo la presenza di mezzi corrazzati nella regione di Krasnoperekopsk, situata nella penisola crimeana, in secondo luogo la presenza
di missili balistici ai confini dell’Ucraina e cioè il 9M728 (SSC-X-7) e il 9M729 (SSC-X-8) e in terzo luogo il trasferimento della flotta del Mar Caspio a quella del Mar Nero.

Ebbene il presidente russo Putin durante l’Assemblea federale del 21 aprile — al di là del discorso apparentemente pacato — ha voluto sottolineare come il superamento delle linee rosse — leggi Bielorussia e Ucraina — porterebbe ad una pericolosa escalation.

Nonostante le aspettative sul mondo multipolare la logica della guerra fredda — tipicamente bipolare — ha ripreso il suo posto.

Ida Magli 40

EDITORIALE
Chi ha detto
che il comunismo
è morto?

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 13 Novembre 2005

Berlusconi ha impostato la conferenza che ha tenuto in questi giorni al convegno dei circoli di Forza Italia, sulla persistenza della mentalità comunista in buona parte della Sinistra italiana. Ha quindi ricordato che il Comunismo è crollato drammaticamente nell’Unione Sovietica lasciando dietro di sé terribili eccidi, tirannia, povertà, per cui non ha senso riporre fiducia in coloro che non l’hanno del tutto rinnegato. Discorsi ovvi, si direbbe. Ma non è così.
All’origine del Comunismo c’è un terribile errore: la concretizzazione dell’uguaglianza degli individui. Il passaggio dal “valore” della persona come presupposto metafisico all’uguaglianza del vivere sociale, ambientale, pedagogico, statale, politico, passaggio imposto ovviamente da coloro che detengono il potere. Un meccanismo questo già da lungo tempo presente in Italia e che si estende sempre di più (sistema sanitario, sistema scolastico, sistema retributivo e pensionistico...) lasciando un’illusione di libertà nell’esaltazione della democrazia.
Il progetto di unificazione europea è naturalmente dettato dal presupposto della massima estensione dell’uguaglianza. Niente confini fra una nazione e l’altra, quindi niente patria; eliminazione della molteplicità delle lingue per ricondurle a quella che avrà il primato (l’inglese); stesso sistema scolastico, stesso sistema sanitario; nessuna libertà di giudizio (il mandato di arresto europeo è pronto a condannarla), per non parlare della moneta unica, della polizia unica, delle innumerevoli normative che dall’alto della loro sovrana e intoccabile distanza i governanti d’Europa fanno piovere sulla testa di milioni di persone ignare della tirannia cui sono soggette.
L’unificazione europea è, nella sua essenza, un’idea comunista. E’ comunista infatti, qualsiasi eliminazione delle differenze imposta da coloro che detengono il potere.L’ha bene riconosciuta un uomo sfuggito ai Gulag come Bukovskij denunciando l’Unione Europea come la nuova Unione Sovietica. Pochi giorni fa in un dibattito televisivo su La7, Giuliano Ferrara si è premurato di interrompere Bukovskij non appena questi ha accennato all’Unione Europea. Ma proprio la mancanza di discussione, che si protrae ormai da anni, su un problema politico di tale importanza e che coinvolge tutti gli aspetti della vita dei cittadini, dovrebbe far comprendere agli Italiani (come a tutti gli altri popoli dell’Unione europea) che si vuole tenerli il più possibile all’oscuro dell’immane rischio che stanno correndo. Se qualche volta si accenna alla questione dell’euro, questo avviene soltanto perché è impossibile tenerne nascoste le conseguenze negative in quanto sono sotto gli occhi di tutti. L’unificazione delle monete però non è un particolare da nulla. Coloro che hanno compiuto un terribile errore dal punto di vista economico, sono gli stessi che governano, in base al medesimo principio dell’uguaglianza, (unificazione significa uguaglianza in quanto l’ineludibile legge matematica prescrive che non si possono sommare le mele con le pere) tutti gli altri settori della vita dei cittadini. D’altra parte non è vero che hanno compiuto un “errore”: quello che hanno fatto, l’hanno fatto consapevolmente, così come consapevolmente è stato realizzato il comunismo in Russia. Lì le stragi, i Gulag sono avvenuti all’inizio perché c’erano gli antichi governi da abbattere. Da noi cominciano a verificarsi soltanto adesso perché i popoli sono stati tenuti all’oscuro dei veri scopi del progetto e, perché, malgrado la violenza psicologica e affettiva con la quale è stata imposta la perdita della sovranità monetaria, la perdita dei confini della propria Patria, l’assoggettamento al governo di stranieri, non è stato ancora necessario far scorrere del sangue. Ma i prodromi sono quelli che sta vivendo in questi giorni la Francia (è l’unificazione europea che dà forza all’islamismo).
Non vi sembra significativo che la città in fiamme sia proprio quella Lione cui i nostri governanti vogliono a tutti i costi collegarsi smantellando le Alpi? □

Chiudere gli occhi non risolve le questioni poste dalle morti dei vaccini

21 Aprile 2021 16:00
Prof. Paolo Bellavite e il rapporto costi-benefici della vaccinazione di massa. "Quello che spesso viene trascurato o non si dice..."


Da diversi paesi in avanzato stato di vaccinazione contro Covid-19 giungono notizie contraddittorie. In Ungheria, dove è stato vaccinato il 30% della popolazione, il numero di morti non diminuisce. In Israele - il paese leader e apripista - i decessi si sono quasi azzerati ma in compenso i casi positivi sono in aumento e questo "giustifica" l'annuncio di una nuova vaccinazione a tappeto fra sei mesi, del resto già promessa da Netanyahu in campagna elettorale, a marzo. Anche negli Usa e in Cile i contagi continuano a salire nonostante l'alto numero di vaccinati (e il fenomeno viene imputato alle riaperture).

Ma torniamo in Italia: il professor Paolo Bellavite, che ha insegnato Patologia generale alle università di Trieste e di Verona, in un'intervista a Affariitaliani, parla
di ragionamenti falsati sul rapporto rischi-benefici della vaccinazione di massa (cioè che prescinde dai fattori di rischio importanti): "Quando si considera solo la gravità della malattia senza tener conto di quale sia il rischio di prendersi la malattia".





Quello che spesso viene trascurato o che non si dice, o di cui non si prende atto con sufficiente conoscenza è che il vaccino funziona con lo stesso meccanismo del virus, cioè queste spike che vengono prodotte dal vaccino possono avere la stessa funzione del virus nel fare il danno. Praticamente la spike attiva questi recettori Ace2 e da una parte, all'inizio, provoca ipotensione e infiammazione e coagulazione perché attiva le piastrine del sangue. Le piastrine sono quelle che poi possono provocare i trombi, i coaguli. Nella prima fase succede questo. Poi nella seconda fase, quando il virus va via dalla circolazione, e va internalizzato nelle cellule oppure quando le spike vanno via dal sangue, perché arrivano gli anticorpi, ecco che si inverte il sistema, cioè abbiamo, nell’ipotesi da me e altri formulata, uno sbalzo di pressione per azione dell’angiotensina

E' per questo motivo che potrebbero esserci, non sappiamo con quale presenza, degli infarti e delle trombosi in chi ha fatto il vaccino?

Sì, potrebbero esserci queste grosse oscillazioni che riguardano il sistema della pressione e il sistema della coagulazione e quindi possono insorgere, in rari casi, infarti, trombosi, emorragie cerebrali e cose di questo genere. Ma non è tutto qua

Ci spieghi…

Uno squilibrio del controllo della pressione sanguigna, delle funzioni della coagulazione e delle piastrine e del sistema chinina-kallicreina si riflette in parte in alcune possibili conseguenze negative a seguito della vaccinazione. La conoscenza di questi meccanismi potrebbe aiutare ad identificare i soggetti più a rischio di complicanze e ad effettuare correttamente la valutazione di causalità degli eventi avversi

Quindi?

Il problema riguarda i costi e benefici del vaccino. Se io ho 500 morti per il vaccino e 50.000 salvati, che non si ammalano, io posso fare un ragionamento e dire che mi conviene fare il vaccino, anche se c'è il rischio di avere 500 o mettiamo 1000 morti. Dobbiamo stare attenti a non fare un discorso Novax. Ma il discorso è molto più complicato di questo. Se noi neghiamo questi 500 morti, se facciamo finta che non esistano e sosteniamo che non sono dovuti al vaccino perché dovuti ad altri motivi, quando diciamo ‘avevano già altre patologie’, per prima cosa facciamo un’ingiustizia nei confronti di quei 500 morti e delle loro 500 famiglie che sono state sfortunate, ma se neghiamo i problemi e non vengono riconosciuti la gente continuerà a morire. Se invece venissero riconosciuti, i medici accenderebbero un faro sui pazienti che hanno sintomi post vaccinali, invece di stare lì con le mani in mano a dire ‘poveretto sarebbe successo lo stesso, chi lo sa’ oppure gli danno il cortisone credendo sia un problema anafilattico o che sia un problema semplicemente di febbre. Potremmo invece avere un sistema diagnostico, e questo è importantissimo, che ci permetta di misurare lo stato della coagulazione con il test del D-Dimero oppure la beta trombo globulina oppure di verifica della serotonina, oppure potremmo verificare il dosaggio delle piastrine e riconoscere che esiste questo danno, questo pericolo mortale e potremmo riconoscerlo e provvedere in tempo, intervenendo con adeguati farmaci per salvare la vita delle persone.

Ha informato le autorità preposte, su questa sua analisi?

Ho avvisato l'Aifa e ho mandato a loro tutta la bibliografia che attesta quanto sto dicendo. Ho allertato tutti i centri di farmacovigilanza italiani. Ho mandato una mail a 250 medici. Io non voglio fare un discorso contro i vaccini, non è giusto. Bisogna fare un discorso di informazione. Le persone devono sapere.

E la comunità scientifica internazionale come ha reagito?

Ho mandato il mio studio alla rivista Pharmacology and Toxicology che ha accettato la mia pubblicazione con un ottimo giudizio dei revisori esperti. Prima avevo mandato lo studio anche ad un’altra rivista, Medical Hypotheses, su cui fra l'altro ho pubblicato altri articoli, con preghiera di considerare la pubblicazione, chiedendo anche di sottoporla a degli esperti. L'editore di questa rivista, ho la mail di risposta, mi ha scritto 'noi non consideriamo il suo articolo neanche per mandarlo agli esperti'. In pratica lo hanno stroncato senza neanche dirmi il motivo. Non hanno scritto ‘lei ha sbagliato, sta dicendo delle sciocchezze’. Hanno rifiutato di prendere in considerazione lo studio.


giovedì 22 aprile 2021

La NEMESI per gli ebrei sionisti di Palestina si sta avvicinando

22 Aprile 2021 11:07
Siria, Missile SA-5 non intercettato cade vicino alla centrale nucleare Dimona
La Redazione de l'AntiDiplomatico

La Difesa aerea siriana ha respinto un attacco missilistico israeliano nella zona Dumair della provincia di Damasco, come riferisce l'agenzia SANA.

I sistemi siriani hanno intercettato i missili e sono riusciti ad abbatterne la maggior parte. A seguito di questa "aggressione" che è stata effettuata dal territorio delle alture del Golan, quattro soldati del paese arabo sono rimasti feriti e si sono verificati alcuni danni materiali, ha aggiunto l'agenzia.

Da parte sua, le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno annunciato che un missile terra-aria è stato lanciato dalla Siria nel deserto israeliano del Negev, provocando l'attivazione di sirene nel distretto di Abu Qrenat, nel sud del Paese, dove si trova il reattore nucleare di Dimona.

Non ci sono state segnalazioni immediate di feriti o danni da Israele.

"In risposta, abbiamo attaccato la batteria da cui è stato lanciato il missile e altre batterie terra-aria in Siria", hanno riferito i militari israeliani.

Un portavoce dell'esercito israeliano ha dichiarato all'agenzia Reuters che il missile lanciato dalla Siria, un SA-5, era stato sparato contro un aereo israeliano durante un precedente attacco, ma non ha colpito il suo obiettivo ed è caduto nell'area di Dimona.

Il portavoce, tuttavia, ha sottolineato che il missile non ha colpito il reattore nucleare, cadendo a circa 30 chilometri di distanza.

In precedenza, un giornalista Reuters nella zona ha riferito di aver sentito il suono di un'esplosione pochi minuti prima dell'annuncio dell'IDF.

Intanto, un video ha mostrato il momento in cui gli israeliani fuggono terrorizzati dopo una forte esplosione registrata vicino alla centrale nucleare di Dimona.

La frenesia fisico-fobica, il tempo, l’isteria, la frenesia, l’aumento dell’impalpabilità, i guanti, inondazione del mondo intero di liquidi per sanificare INUTILE è entrata in testa alle persone

Muore un altro mito Covid: la sanificazione compulsiva

di Jeffrey A. Tucker*
12 aprile 2021

Andare al supermercato nel Massachusetts nel 2020 ti garantiva di respirare nuvole di disinfettante. Un impiegato a tempo pieno strofinava i carrelli della spesa tra un cliente e l’altro. I nastri trasportatori alla cassa venivano sfregati e puliti tra una vendita e l’altra. Le superfici di vetro venivano spruzzate il più spesso possibile. Le tastiere di plastica dei terminali POS non solo erano ricoperte di plastica – perché mettere la plastica sulla plastica fermasse il virus della Covid non è mai stato chiaro – ma venivano anche spruzzate tra un uso e l’altro.

Gli impiegati guardavano attentamente le mani per vedere cosa si toccava, e quando si usciva dallo spazio si inondava l’area con lo spray detergente.

Era lo stesso negli uffici e nelle scuole. Se una sola persona risultava positiva al test PCR, l’intero locale doveva essere evacuato per una fumigazione di 48 ore. Tutto doveva essere pulito, spruzzato e strofinato, per sbarazzarsi del virus della Covid che sicuramente doveva essere presente in quel brutto posto. La pulizia rituale assumeva un elemento religioso, come se il tempio dovesse essere purificato dal diavolo prima che Dio potesse o volesse tornare.

Tutto ciò derivava dalla convinzione che il germe vivesse sulle superfici e negli spazi, che a sua volta derivava da un’intuizione primitiva. Non si può vedere il virus, quindi potrebbe davvero essere ovunque. L’immaginazione umana ha fatto il resto.

Mi trovavo a Hudson, New York, in una lussuosa “breakfast house” che imponeva protocolli Covid casuali. Fuori faceva freddo ma non mi lasciavano sedere dentro, anche se non c’erano restrizioni governative per farlo. Ho chiesto a quella ventenne mascherata il perché. Ha risposto “Covid”.

“Crede davvero che ci sia il virus Covid dentro quella stanza?”.

“Sì.”

I vagoni della metropolitana venivano puliti ogni giorno. Facebook chiudeva abitualmente i suoi uffici per una pulizia completa. La posta veniva lasciata a disinfettare per giorni prima di essere aperta. La pazzia ha iniziato a dilagare: i parchi giochi hanno rimosso le reti dai canestri da basket per paura che contagiassero con la Covid.

Durante tutto il patetico periodo dell’anno scorso, la gente si è rivoltata selvaggiamente contro gli oggetti fisici. Nessuna condivisione di matite nelle scuole che avrebbero aperto. Niente sale e pepe sui tavoli perché sicuramente è lì che alligna la Covid. Niente più menù fisici. Sono stati sostituiti da codici QR. Probabilmente anche il tuo telefono ha la Covid, ma almeno l’hai toccato solo tu.

Il “touchless” è diventato il nuovo obiettivo. Tutte gli oggetti fisici divennero intoccabili, ricordando ancora una volta le antiche religioni che consideravano il mondo fisico come una forza dell’oscurità mentre il mondo spirituale/digitale punta alla luce. I seguaci del profeta Mani sarebbero contenti.

Già a febbraio, l’AIER aveva segnalato che c’era qualcosa di molto sbagliato in tutto questo. Stavano già comparendo studi che dichiaravano assolutamente infondata questa frenesia fisico-fobica.

La demonizzazione delle superfici e delle stanze non derivava solo dall’immaginazione attiva; era anche raccomandata e persino ordinata dal CDC, che forniva un’enorme pagina di istruzioni sulla necessità di temere, strofinare e fumigare costantemente.

Il 5 aprile, tuttavia, la pagina del CDC è stata sostituita da una serie molto semplificata di istruzioni, che include ora questa nota discreta: “Nella maggior parte delle situazioni, il rischio di infezione dal toccare una superficie è basso.”

Oh caspita, è proprio così?

Il link rimanda a quanto segue:

Sono stati condotti studi di valutazione quantitativa del rischio microbico (QMRA) per comprendere e caratterizzare il rischio relativo della trasmissione tramite fomiti [del virus] della SARS-CoV-2 e valutare la necessità e l’efficacia delle misure di prevenzione per ridurre il rischio. I risultati di questi studi suggeriscono che il rischio di infezione da SARS-CoV-2 attraverso la via di trasmissione tramite fomiti è basso, e generalmente inferiore a 1 su 10.000, il che significa che ogni contatto con una superficie contaminata ha meno di una possibilità su 10.000 di causare un’infezione.

Ooops!

Tanti miliardi spesi in prodotti per la pulizia, i dipendenti e il tempo, e l’isteria e la frenesia, l’aumento dell’impalpabilità, e i guanti, l’inondazione del mondo intero. La scienza apparentemente è cambiata. Ci vorranno ancora anni prima che la gente riceva la notizia e agisca di conseguenza. Una volta scatenati i miti della trasmissione superficiale di un virus respiratorio, sarà difficile tornare alla normalità.

Fortunatamente il New York Times ha fatto un servizio accurato sull’aggiornamento del CDC, citando tutti i tipi di esperti che sostengono di averlo sempre saputo.

“Finalmente“, ha detto Linsey Marr, un esperto di virus trasportati dall’aria alla Virginia Tech. “Lo sappiamo da molto tempo, eppure la gente si concentra ancora così tanto sulla pulizia delle superfici“. Ha aggiunto: “Non ci sono assolutamente prove che qualcuno abbia mai preso la Covid-19 toccando una superficie contaminata“.

Eppure, sono pronto a scommettere che se in questo momento mi dirigessi verso un Walmart o qualche altra grande catena di negozi, ci saranno diversi dipendenti dedicati a disinfettare tutto ciò che possono, e ci saranno clienti che esigono che sia così.

Quanti anni ci vorranno prima che la gente possa venire a patti con la realtà imbarazzante e scandalosa che molto di ciò che è stato presentato come Scienza l’anno scorso è stato inventato al volo e si è rivelato completamente falso?

* American Institute for Economic Research

Ucraina, piazza Maiden, cecchini georgiani sparano sui dimostranti e poliziotti, Camera di lavoro di Odessa, attivisti arsi vivi, civili massacrati a Mariupol. La Nato si prepara a a difendere questo sistema

Ucraina, bomba Usa in Europa

di Manlio Dinucci
12 aprile 2021

Caccia F-16 Usa, inviati dalla base di Aviano, sono impegnati in «complesse operazioni aeree» in Grecia, dove ieri è iniziata l’esercitazione Iniochos 21.

Essi appartengono al 510th Fighter Squadron di stanza ad Aviano, il cui ruolo è indicato dall’emblema: il simbolo dell’atomo, con tre fulmini che colpiscono la terra, affiancato dall’aquila imperiale. Sono dunque aerei da attacco nucleare quelli impegnati dalla US Air Force in Grecia, che ha concesso nel 2020 agli Stati uniti l’uso di tutte le sue basi militari.

Partecipano all’Iniochos 21 anche cacciabombardieri F-16 e F-15 di Israele ed Emirati Arabi Uniti. L’esercitazione si svolge sull’Egeo a ridosso dell’area comprendente Mar Nero e Ucraina, dove si concentra la maxi esercitazione Defender-Europe 21 dell’Esercito Usa.

Queste e altre manovre militari, che fanno dell’Europa una grande piazza d’armi, creano una crescente tensione con la Russia, focalizzata sull’Ucraina. La Nato, dopo aver disgregato la Federazione Iugoslava inserendo il cuneo della guerra nelle sue fratture interne, si erge ora a paladina dell’integrità territoriale dell’Ucraina.

Il presidente del Comitato Militare della Nato, il britannico Stuart Perch capo della Royal Air Force, incontrando a Kiev il presidente Zelenskyy e il capo di stato maggiore Khomchak, ha dichiarato che «gli alleati Nato sono uniti nel condannare l’illegale annessione della Crimea da parte della Russia e le sue azioni aggressive nell’Ucraina orientale».

Ha così ripetuto la versione secondo cui sarebbe stata la Russia ad annettersi con la forza la Crimea, ignorando che sono stati i russi di Crimea a decidere con un referendum di staccarsi dall’Ucraina e rientrare nella Russia per evitare di essere attaccati, come i russi del Donbass, dai battaglioni neonazisti di Kiev.

Quelli usati nel 2014 quale forza d’assalto nel «putsch» di piazza Maidan, innescato da cecchini georgiani che sparavano sui dimostranti e sui poliziotti, e nelle azioni successive: villaggi messi a ferro e fuoco, attivisti bruciati vivi nella Camera del Lavoro di Odessa, inermi civili massacrati a Mariupol, bombardati col fosforo bianco a Donetsk e Lugansk.

Un sanguinoso colpo di stato sotto regia Usa/Nato, col fine strategico di provocare in Europa una nuova guerra fredda per isolare la Russia e rafforzare, allo stesso tempo, l’influenza e la presenza militare degli Stati uniti in Europa.

Il conflitto nel Donbass, le cui popolazioni si sono auto-organizzate nelle Repubbliche di Donetsk e Lugansk con una propria milizia popolare, ha attraversato un periodo di relativa tregua con l’apertura dei colloqui di Minsk per una soluzione pacifica.

Ora però il governo ucraino si è ritirato dai colloqui, col pretesto che rifiuta di andare a Minsk non essendo la Bielorussia un paese democratico. Allo stesso tempo le forze di Kiev hanno ripreso gli attacchi armati nel Donbass.

Il capo di stato maggiore Khomchak, che Stuart Perch ha lodato a nome della Nato per il suo «impegno nella ricerca di una soluzione pacifica del conflitto», ha dichiarato che l’esercito di Kiev «si sta preparando per l’offensiva nell’Ucraina orientale» e che in tale operazione «è prevista la partecipazione di alleati Nato».

Non a caso il conflitto nel Donbass si è riacceso quando, con l’amministrazione Biden, ha assunto la carica di segretario di Stato Antony Blinken. Di origine ucraina, è stato il principale regista del putsch di piazza Maidan in veste di vice-consigliere della sicurezza nazionale nell’amministrazione Obama-Biden.

Quale vice-segretaria di Stato Biden ha nominato Victoria Nuland, nel 2014 aiuto-regista dell’operazione Usa, costata oltre 5 miliardi di dollari, per instaurare in Ucraina il «buon governo» (come lei stessa dichiarò).

Non è escluso che a questo punto abbiano un piano: promuovere una offensiva delle forze di Kiev nel Donbass, sostenuta di fatto dalla Nato. Essa metterebbe Mosca di fronte a una scelta che tornerebbe comunque a vantaggio di Washington: lasciar massacrare le popolazioni russe del Donbass, o intervenire militarmente in loro appoggio. Si gioca col fuoco, non in senso figurato, accendendo la miccia di una bomba nel cuore dell’Europa.

Influenza covid - L’unico criterio affidabile, certo, incontrovertibile è quello del profitto

Repubblica farmaceutica



Anna Lombroso per il Simplicissimus

Dal 26, giorno della Liberazione secondo Draghi, inizia una nuova variante della “pandipocondria”: difatti a gironzolare pigramente tra il pensiero comune che circola nei social pare che abbia il sopravvento la paura nelle due forme contemporanee.

Quella della libertà, cui da molto tempo non siamo più addestrati e sia pure circoscritta a qualche permesso e a qualche libera uscita dallo stato di detenzione che ci farà entrare in rischioso avvicinamento con quegli “essenziali” che sono stati esposti al Gran Male cui si guarda come zombi o sopravvissuti ancora pericolosi, e quella del contagio che incombe anche su vaccinati e guariti, sia pure equipaggiati di lasciapassare, arbitrario se comunque non concede l’autorizzazione a circolare di tutti quelli in lista d’attesa, dei più giovani oggetto di critiche per i loro atteggiamenti trasgressivi, dei lavoratori a contatto col pubblico ancora trascurati nella gerarchia di priorità, cui si dovranno presto aggiungere il target dei vaccinati precoci la cui immunità arriverà a scadenza come lo yogurt e quello di chi non può permettersi di reiterare la spesa dei tamponi, in qualità di convalida dello stato di sana e robusta costituzione, per essere ammessi al ristorante, al museo, in hotel e per una sola visita.

Così ancora una volta andiamo a rimorchio della regione dove le disuguaglianze sono più profonde e le ricchezza privata più abbondante e che è quella nella quali le contraddizioni della gestione economica e politica dello stato sociale si sono palesate in maniera più cruenta.

Il precedente governo ci ha trascinati tutti sulla sua scia di sangue, dolore e morti provocati dalla mancanza di assistenza dalla volontà esplicita di non mettere a punto protocolli terapeutici da affidare alla medicina di base estromessa dalla risposta sanitaria alla patologia, in modo da contrastare la concorrenza “sleale” di altri territori, di altre produzioni e di altre economie, fino a allora secondarie.

L’attuale governo, nel segno della gregaria continuità, risponde anch’esso alle pressioni confindustriali e padronali, localizzate nel pingue Nord delle amministrazioni che esigono più risorse, più libertà d’azione e più autonomia fiscale in odor di secessione, dichiarando passata la tempesta, grazie al nuovo status di cavie di massa, in aperta contraddizione con la voce e i comandi della scienza fino a ieri autorità assoluta, abilitata a dettare misure e decisioni.

Nel clima di emotività passionale, di pietismo governativo e informativo che ha pervaso la cittadinanza e concesso benevolmente da funzioni di carattere bellico, animate da potente decisionismo muscolare, dovremo cominciare a preoccuparci per altre divise messe in naftalina, quei camici bianchi che hanno occupato militarmente la comunicazione istituzionale, l’informazione, lo spettacolo retrocesso alle sceneggiate solo apparentemente rissose dei sacerdoti delle svariate discipline, che come nelle opere dei pupi menavano fendenti di cartone per accreditare l’unica responsabilità a carico dei cittadini e la obbligatorietà di misure repressive di ordine pubblico.

Che non solo Agamben e i cospirazionisti hanno ormai capito che per paura del sovranismo abbiamo accettato che l’unica sovranità che ci è stato permesso di conservare è quella di “dichiarare uno stato d’eccezione” e applicarlo a tempo indefinito, con relativa sospensione dei diritti costituzionali, a cominciare dal voto, dall’istruzione, dal lavoro e dalla libera circolazione. Per non dire di quello alla cura, inaccessibile non solo agli “infetti” – per il quali l’unica forma di assistenza è ridotta alla terapia intensiva nella speranza del salvifico vaccino, impropriamente definito tale mentre pare che possieda solo l’effetto di ridurre gli effetti più cruenti- ma soprattutto per gli affetti da qualsiasi altra patologia diventata molesta e trascurabile.

Eccoli che si dibattono come bestie ferite che temono di essere conferite in un jurassik park, per via dell’eclissi della scienza resasi necessaria prima di tutto per stabilire il primato della farmaceutica, pilastro della rinascita occidentale. Per realizzare poi un progetto più moderno, più consono alla rivoluzione digitale, al fertile sfruttamento del capitale umano, che estenda i valori del rispetto e della dignità a automi, robot e “intelligenti” artificiali che durano di più, sono più coscienziosi e più obbedienti. E per esaltare ruolo e funzioni più rigorosamente manageriali e organizzative, che non cedano a pulsioni passionali ed emotive, alla tentazione del dubbio ed anche della verifica dell’efficacia delle decisioni, in modo da eliminare quelle componenti, poco controllabili e arcaiche, dalla pratica di gestione e di governo della società.

Temono probabilmente che questo accidente, questo incidente nella storia che avrebbero dovuto prevedere, spiegare e affrontare abbia momentaneamente valorizzato la loro influenza nel farci “pensare il mondo”, ma che ora, proprio a causa dei condizionamenti e della pressione che hanno esercitato in forma autoritaria e repressiva, poteri di maggior pesa ne stiano decretando la marginalità.

Per mesi ci hanno detto “diamo ascolto alla Scienza” e alle sue “risposte”, quando suo compito e suo obbligo sono quelli di porre domande pertinenti, come ha avuto modo di ripetere anche recentemente Isabelle Stenghers che da anni si esercita sul tema, sulle quali si devono esercitare le varie discipline in concorso con la politica e tutti gli attori sociali.

Invece di esplorare quello che non si sapeva, per trarre delle conseguenze utili, a cominciare dalle autopsie, o dalla messa a punto di protocolli terapeutici che combinassero i test con le esperienze maturate nel contrasto a sindromi della stessa origine virale, o dalla rilevanza dell’andamento stagionale, o dalla risposta individuale a cure e esposizione al contagio, è diventato obbligatorio imporre quello che si riteneva di sapere, somministrato come certezza indiscutibile a fronte delle smentite, degli insuccessi, della conferma dell’inaffidabilità delle previsioni e dell’arbitrarietà delle scelte che ne derivavano.

Il risultato è una incertezza che aumenta la paura irrazionale e con essa la consegna sfiduciata a chi strilla più forte, o a chi vende speranze di seconda mano o prima dose, o a chi propone riti apotropaici se a più di un anno di distanza dall’inizio dell’apocalisse non si hanno conferme sull’efficacia delle mascherine, sulla misura del distanziamento salvifico, sulle virtù del confinamento, mentre vengono somministrate criptiche ricette e raccomandazioni peregrine sull’incremento del rischio dopo le 22, sul pericolo più attivo in casa o all’aperto.

Quando poi l’unico criterio affidabile, certo, incontrovertibile è quello del profitto che decide della nostra risposta immunitaria, chi può esporsi al contagio, della validità dei vaccini, di come viviamo e di cosa siamo morti, de uno più uno fa due o se vale la regola statistica del pollo, se ci meritiamo il lasciapassare che ai tempi della peste nera era non a caso concesso ai mercanti e ai soldati di ventura perché fossero autorizzati a svolgere i loro affari di soldi o di guerra.

L'obiettivo della Strategia della Paura oggi sostenuta dall'influenza covid è la distruzione di merci, capitali, mezzi di produzione e uomini, non ha importanza se servono anni

Vaccinazione perpetua: ce lo chiede l’Europa



Molti si interrogano, si angosciano e si incazzano sui dcpm di Draghi che farebbero perdere la pazienza a un santo con tutti quei colori e quelle assurdità idiote che formano un’immagine plastica del collasso permanente cui è andata incontro fin da subito la gestione dell’emergenza pandemica e continua imperterrita attraverso i governi e i suoi ” esperti” di rubamazzetto. Eppure le cose sono chiarissime: non si uscirà mai da questa crisi prima che gli obiettivi della creazione pandemica non saranno raggiunti, ovvero la distruzione di quella fetta di economia che dà fastidio ai globalizzatori. Lo dimostra il fatto che il 14 aprile 2021, il presidente della Commissione europea ha confermato l’intenzione di Bruxelles di firmare un contratto con Pfizer per la acquisto di 1,8 miliardi di dosi di vaccino a mRNA. Questa cifra astronomica è esattamente quattro volte la popolazione dei 27 Stati membri dell’Unione europea (448 milioni di persone) e secondo quanto riportati dal documento servirà a vaccinazioni ricorrenti di preparati a mRNA nei “prossimi due anni e oltre”.

L’intero processo per poter essere sostenuto sarà ovviamente accompagnato da una campagna di paura implacabile, da confinamenti e dal passaporto vaccinale, con la prospettiva concreta che la Pfizer implementi a breve il progetto ID2020 sponsorizzato dalla Global Alliance for Vaccines and Immunization (Gavi) di Bill Gates che utilizza la vaccinazione generalizzata come piattaforma per l’identità digitale e che è già stata approvata dal Bundestag a fine gennaio di quest’anno. Se questo contratto dell’UE con Pfizer, che si estende fino al 2023, dovesse essere eseguito interamente come previsto, ogni singola persona nell’Unione europea verrebbe vaccinata quattro volte nell’arco di due anni con preparati in realtà non approvati ma consentiti solo per l’ emergenza. Dunque occorre prolungare l’emergenza ad ogni costo e grazie ai tamponi sui quali è basata tutta la mistificazione pandemica, farlo è un gioco da ragazzi. Ecco perché assistiamo al gioco al massacro dei colori e delle regioni: non ha proprio nulla a che vedere con la salute, ma con questo affare da 41 miliardi di euro che naturalmente dovranno pagare gli stati membri e per il quale Pfizer ha già annunciato di voler aumentare il prezzo a 23 dollari a dose.

Come dice la von der Leyen: ” È chiaro che per sconfiggere il virus in modo decisivo, dovremo essere preparati … potremmo aver bisogno di vaccinazioni di richiamo per rafforzare e prolungare l’immunità … avremo bisogno di sviluppare vaccini che siano adattati a nuove varianti e ne avremo bisogno presto e in quantità sufficienti. Tenendo presente questo, dobbiamo concentrarci sulle tecnologie che hanno dimostrato il loro valore. I vaccini a mRNA sono un chiaro esempio calzante”. Cioè questa cretina integrale, questa squallida damazza, ci dice che i vaccini a mRna hanno dimostrato il loro valore mentre il fatto di dover prolungare per anni le vaccinazioni è semmai la prova palmare del contrario, della loro scarsissima efficacia, se non addirittura nocività sia per la marea di effetti avversi e di decessi, sia nel favorire lo sviluppo delle cosiddette varianti. Questo senza tenere conto che giganti come la Pfizer sono stati multati per miliardi a causa dei loro farmaci sbagliati e per frodi sanitarie di ogni tipo: l’unica differenza è che adesso sono premiati per questo. 

La banca, le banche cadono sempre in piedi diversamente dai risparmiatori. Come ci si fa a fidarsi di un sistema che non ha mai pagato MA fatto pagare ad altri?

Cento miliardi di dollari bloccati nelle banche: così viene strangolato il Libano


di Sibylle Ritzk
21 aprile 2021

Nell’ottobre del 2019, mentre il Libano metteva in atto una mobilitazione senza precedenti contro il potere, le banche chiudevano i battenti. La decisione, giustificata con motivi di sicurezza, era dovuta in realtà alla crisi di liquidità e di solvibilità degli stessi istituti. Il settore si trova virtualmente sull’orlo di un fallimento (benché ancora oggi si rifiuti di ammetterlo) e si avvale della complicità di una banca centrale che ostacola i tentativi di revisione dei propri conti dove avrebbe accumulato perdite per oltre quaranta miliardi di dollari.

© Fornito da La Repubblica Scontri a Beirut

Per capire la complessità e la gravità della situazione bisognerebbe essere esperti di economia e di finanza, ma per i correntisti libanesi tutto si riduce a un semplice dato di fatto: l’impossibilità di accedere ai conti in dollari che avevano depositato presso le banche libanesi. Depositi il cui valore complessivo dovrebbe superare i cento miliardi di dollari: una cifra pari al doppio dell’economia libanese di prima della crisi.

La dollarizzazione, che era uno dei tratti caratteristici del modello libanese oggi collassato, nata per far fronte al fatto che il Paese consuma a livello globale molto più di quanto non produca, è stata resa possibile da una politica di deliberata sopravvalutazione della moneta nazionale, durata più di venti anni.

Da quando le banche hanno riaperto, un anno e mezzo fa, i poteri pubblici non hanno ancora adottato una legge sul controllo dei capitali, come prevederebbero invece le più elementari norme di gestione delle crisi finanziarie, e ai correntisti vengono applicate regole discrezionali.

Chi tra loro poteva contare su delle conoscenze nei posti giusti è riuscito a ritirare tutti o in parte i propri risparmi, malgrado le restrizioni che sono state imposte a partire dall’autunno del 2019. Si tratta di una palese violazione del principio di pari trattamento, dal momento che la stragrande maggioranza dei correntisti non può più accedere liberamente al proprio denaro, nemmeno – ad esempio – per finanziare gli studi all’estero dei figli, a dispetto di quanto previsto da un’apposita legge approvata dal Parlamento.

Nella migliore delle ipotesi, è concesso prelevare parte dei depositi in dollari (con un plafond mensile che varia a seconda degli istituti) a condizione di convertire il denaro così ottenuto in lire libanesi, a un tasso che la Banca centrale ha fissato arbitrariamente. In questo modo i correntisti subiscono a ogni prelievo una perdita del settanta percento rispetto al valore effettivo del biglietto verde.

Una situazione di immobilismo

Che le perdite accumulate dal sistema vengano addossate ai correntisti è inevitabile. Tali addebiti dovrebbero però essere imputati prima di tutto agli azionisti, ed essere regolati da leggi che ne calibrino la portata. Questo era quanto prevedeva il piano adottato dal governo di Hassan Diab, che avrebbe dovuto intrattenere negoziati con il Fondo monetario internazionale (Fmi) all’indomani della dichiarazione di default di marzo 2020, con cui il Libano ha sospeso il pagamento dei propri debiti. Il piano aveva stimato che le perdite superassero gli ottanta miliardi di dollari: una cifra record, pari quasi al doppio dell’economia libanese.

Le autorità si sono però rivelate ben presto incapaci di attuare la benché minima decisione, e i leader politici comunitari, il settore bancario e la banca centrale si rifiutano di assumersi qualsiasi responsabilità. Dopo le dimissioni del suo governo, avvenute all’indomani dell’esplosione del porto di Beirut del 4 agosto 2020, Hassan Diab è stato incaricato di espedire le questioni di ordinaria amministrazione prima di passare il testimone a Saad Hariri, che sei mesi fa ha nuovamente ottenuto l’incarico di primo ministro. Ma il nuovo gabinetto non vedrà la luce molto presto.

Paga l'intera società

A pagare per la situazione attuale non sono solo i piccoli correntisti, ai quali il conto viene presentato prima ancora che a gli stessi azionisti, ma la società intera, che subisce una svalutazione della lira libanese che ha già superato il novanta per cento.“La svalutazione e il default disordinato rappresentano il peggiore tra gli scenari che avevamo ipotizzato più di un anno e mezzo fa”, afferma l’economista Alia Moubayed. “Il lassismo ha prevalso sulla necessità di attuare un piano complessivo di salvataggio, che mirasse a una equa distribuzione delle perdite e a un rilancio sostenuto nel tempo”.

La scelta, quindi, è ricaduta implicitamente sulla soluzione che numerosi economisti considerano la più iniqua che si potesse immaginare, che tutela gli interessi immediati degli azionisti delle banche e di alcune cerchie del potere. Anziché risanare il settore, la banca centrale sembra mirare a ricapitalizzare le banche con i depositi bloccati all’interno di esse. “Sino a quando le risorse necessarie saranno insufficienti o il loro ammontare, così come fissato dalla banca centrale, è molto inferiore al livello reale delle perdite, non vi sarà alcuna iniezione di liquidità”, spiega Jean Riachi, amministratore delegato della FFA Private Bank.

Il fatto è che il sessanta per cento dei capitali in valuta estera si trovavano depositati presso la Banca del Libano, che in gran parte li ha spesi. A questo è dovuta la forte resistenza che il governatore della banca oppone alle richieste del governo, che chiede di compiere revisioni all’interno dell’istituto.

“Al primo ministro che gli chiedeva di poter accedere ai bilanci, Riad Salamé ha fatto avere una semplice cifra, scritta a mano”, ricorda un testimone, ancora incredulo. L’azienda Alvarez & Marsal, incaricata a luglio del 2020 di compiere la revisione contabile della Banca del Libano, non ha sempre ricevuto i dati necessari a procedere. Il dipartimento di Stato americano ha espresso la “preoccupazione” di Washington di fronte all’aggravarsi della situazione sociale e politica del Paese, e inviato a Beirut David Hale, il numero tre della diplomazia Usa.

Vanno distruggono e se ne vanno

Afghanistan: Gaiani, “sul piano politico e strategico bilancio fallimentare per la NATO”

21 aprile 2021

Il Direttore di Analisi Difesa commenta l’annunciato ritiro – a partire dal I maggio – delle truppe USA e degli altri Paesi dell’Alleanza Atlantica.

Venti anni fa l’attacco alle Torri Gemelle; Joe Biden ha scelto allora una data simbolo, per il completo ritiro dei militari statunitensi dall’Afghanistan: l’11 settembre. E’ ora di porre fine a questa lunga guerra, ha detto il Presidente USA; in realtà l’annuncio non fa che posticipare la deadline del primo maggio precedentemente negoziata dall’Amministrazione Trump; ritardo accolto con ostilità dai talebani, che diserteranno la conferenza di pace di Istanbul. Almeno 100.000 le vittime civili, a causa del conflitto. Oggi, a Kabul, l’incontro fra il Segretario di Stato statunitense Blinken ed il presidente afghano Ashraf Ghani. Ma con più di metà del territorio già in mano agli insorti la situazione si fa ora assai critica per i governativi.

“Il ritiro delle truppe alleate e dei contractors – osserva l’analista Gianandrea Gaiani -, determinerà un progressivo e rapido crollo delle capacità operative delle forze di Kabul”. Dal primo maggio il disimpegno delle truppe anche degli altri Paesi della Coalizione NATO, fra i quali l’Italia, che schiera fino a 800 militari in Afghanistan. Gaiani parla di un “bilancio di esperienza positivo, da un punto di vista militare”; “ma sul piano politico e strategico – aggiunge – il bilancio per l’Italia, come per gli USA e per tutta la NATO, è decisamente fallimentare; la guerra in Afghanistan l’Alleanza Atlantica e gli americani l’hanno persa, e l’hanno persa contro un nemico a bassa tecnologia come gli insorti talebani”.

Nel servizio l’intervista a Gianandrea Gaiani – Direttore “Analisi Difesa”


Il Passaporto vaccinale è l'anticamera per distruggere i DIRITTI INALIENABILI

NO AL PASSAPORTO VACCINALE 

di Moreno PasquinelliAPR 21, 2021di SOLLEVAZIONEin LOTTE SOCIALI


Verrà il giorno della giustizia, verrà il giorno della vendetta…

Il famigerato Roberto Burioni (su Twitter) non ha peli sulla lingua: «Secondo me l’idea del ‘pass’ è ottima. Impedire a chi rifiuta il vaccino i movimenti e l’ingresso nei bar e nei ristoranti sarà più efficace di qualunque obbligo nello spingere gli indecisi a vaccinarsi».

Detto fatto. Anche in questo caso ubbidendo alle direttive della funesta Unione europea, il governo Draghi vuole istituire a passo di corsa, cioè già dal 26 aprile, la “certificazione verde”, nome infingardo per intendere il passaporto vaccinale — QUI i dettagli. Previsto addirittura l’arresto per chi falsificasse l’attestato.

Ove entrasse in vigore saremmo piombati in uno STATO DIGITALE DI POLIZIA. Un ulteriore passo nel regime del capitalismo della tecno-sorveglianza di massa. In nome della salute pubblica una nociva dittatura, sotto le mentite spoglie dell’emergenza sanitaria un politico Stato d’Eccezione.

Come dice giustamente Agamben, tutti gli asintomatici che rifiutassero di vaccinarsi sarebbero classificati untori e per questo bollati con lo stigma della colpa, del più infamante dei peccati. Essi verranno per questo emarginati, allontanati dalla comunità. Il passo per il loro isolamento in appositi campi di reclusione potrebbe essere breve. Stato digitale di polizia fa quindi rima con regime di apartheid. In attesa di nuovi campi di concentramento, in quanto minaccia, se rifiuti il vaccino di Big Pharma ti verrà impedito, tanto per cominciare, di salire su un aereo o su un treno, poi ti sarà proibito l’accesso a scuola, al lavoro, al cinema, al supermercato, ad ogni occasione in cui ci sia di mezzo “assembramento”, ovvero socialità e convivialità.

C’è di più. Col passaporto vaccinale è il concetto stesso di cittadinanza che viene circoscritto e politicamente ridefinito. Solo il vaccinato potrà godere dei residui diritti sociali e politici di libertà a cui la cittadinanza da accesso. Chi non si vaccinerà sarà un cittadino di serie B, uno spregevole paria. Proprio come nella religione induista sono considerati gli intoccabili, i fuori casta. La sola differenza è che nel liberale Occidente questo crimine non viene giustificato in nome della religione bensì in nome della tecno-scienza — ove quest’ultima, divinizzata assieme ai suoi tecno-sacerdoti, pretende di rimpiazzare le religioni tradizionali.

Nel regime del capitalismo della tecno-sorveglianza di massa, nel futuristico Stato digitale di polizia non avremo quindi solo, metamorfosate, le vecchie classi sociali — distinte tra chi possiede come capitale i mezzi di produzione e di scambio e chi non possiede che la sua forza-lavoro e quindi è costretto per tirare a campare a venderla a chi detiene il capitale. Avremo un sistema misto, che combinerà e intreccerà il sistema di classe con quello rinascente delle caste sociali. La strada che così viene tracciata (apertamente evocata da quelli del Grande Reset) non è solo quella che conduce ad un regime di tirannia politica, si tratta in verità di qualcosa di più profondo, del passaggio ad un nuovo sistema sociale, un post-capitalismo come tecno-feudalesimo e di tipo asiatico.

Chiunque capisce che la partita del passaporto vaccinale è di enorme importanza. E’ il particolare in cui si annida l’universale. E’ una Linea del Piave per le opposizioni sociali e politiche tutte, sfondata la quale il nemico dilagherebbe, e dopo la quale non resterebbe ad esse che una strategia di lunga e difficile guerriglia dietro le lineee nemiche.

Persa la partita del Covid-19, trovandoci attestati su questa Linea del Piave, siamo tenuti a difenderla con le unghie e coi denti, costi quel che costi. Siamo obbligati a fare fronte. La Marcia della Liberazione ha lanciato l’allarme, indicendo per sabato prossimo l’Assemblea del Fronte del Dissenso per la nascita di un Coordinamento nazionale.

Continuare divisi e sparpagliati è un lusso che non possiamo permetterci. Il passaggio da azioni di resistenza eterogenee a fronte unico non sarà facile. Implica visione, intelligenza tattica, disciplina condivisa, una direzione collettiva autorevole. Al punto in cui siamo l’unità non può quindi essere un’accozzaglia ribellistica di scontenti. Deve basarsi su una piattaforma politica propositiva (democratica, sociale, costituzionale e rivoluzionaria), e sul metodo di una coraggiosa disobbedienza civile di massa. Con coloro che non condivideranno piattaforma e metodo, che quindi non faranno parte del fronte, vale la vecchia massima: “colpire uniti, marciare separati”, reparti distinti ma difesa coordinata della Linea del Piave.

L'assalto ai diritti inalienabili è inarrestabile, diventeremo tutti servi senza anima, zombi

21 APRIL 2021




Qui sopra il parere di un virologo da salotto come Burioni sulla nuova infernale trovata del pass interregionale alla Stalin. Faccio notare: confini colabrodo per gli stranieri, ma pass regionali per gli Italioti. Ecco la risposta al tweet del VIROLOGO tronfio e smargiasso: questo impedire i movimenti delle persone, si chiama OBBLIGO. O meglio ancora , COERCIZIONE.
Anzi, più nello specifico MISERABILE RICATTO ALLO SCOPO DI OBBLIGARE LA GENTE ALLA VACCINAZIONE. COARTARE le vite degli altri. E lui plaude e acconsente.
Ho sempre sostenuto che i vaccini non sono stati creati per curarci, ma per controllarci. E ne ho dato conto in questo post tradotto da un sito francese. E a dimostrarcelo sono i fatti: mentre le forniture dei vaccini scarseggiano, già si insiste a parlare di pass vaccinali. Gatta ci cova, eccome. Era già tutto previsto? Secondo questo articolo di Blondet, sì. E comunque l'azione preparatoria al pass vaccinale si chiama "autocertificazione", un altro modo (sebbene ancora cartaceo) per raccogliere i nostri dati personali e rendere conto dei nostri spostamenti. Se accetteremo il pass, andranno ancora più avanti con la tecnologia (microchip, dati biometrici ecc.). Però mi consola solo una cosa: quando entra in campo a gamba tesa il borioso inconcludente Burioni a dire la sua, scivola su così tante bucce di banana da augurarmi che il famigerato pass vaccinale venga in qualche modo, stoppato. Burioni è un sabotatore delle cause ch'egli stesso sostiene. Del resto, ne avesse mai azzeccata una!.
Insomma, un involontario avvocato delle cause sanitarie perse.
Ma ci sono altre novità. Sentite un po' le ultime. Draghi e Speranza ci stanno preparando un campo di concentramento a cielo aperto: l'impossibilità di uscire dalla propria regione, previo passaporto vaccinale. Ne ha anticipato le intenzioni il Corriere. Ci sarà, dunque un decreto legge in proposito e le decisioni passeranno tra poche ore al Consiglio dei Ministri, che ovviamente, come è ormai nelle loro consuetudini, potrebbe essere fatto d'urgenza e non passare dal parlamento. E comunque ci vorrà del tempo per apportare modifiche.
Questo significa ammazzare quel poco che rimane del turismo interno (è nei loro scopi affossare l'economia e impedirne la ripartenza). Ma l'obbligo vaccinale di un vaccino ancora sperimentale col ricatto del pass, senza il quale non ci si può muovere, è una gravissima violazione dei diritti umani, dell'art. 13 e 16, dell'art. 32, della Costituzione, del codice di Norimberga e della Convenzione di Oviedo. Altro che petizioni ci vogliono qui! E comunque io ho firmata quella di change.org, augurandomi che venga seguita da iniziative ben più incisive e influenti. Ci stanno mettendo sempre più in trappola, questo è certo. E i vaccini ormai sappiamo che non servono a guarirci. Pfizer ha già anticipato attraverso il suo CEO Albert Bourla (nomen/omen), che ci sarà una terza dose, dopo sei mesi.
Intanto, va fatto osservare che si inasprisce sempre più la censura sul web ogniqualvolta non si danno valutazione positive sui vaccini, sulle cure, sui protocolli sanitari imposti dall'AIFA, sui farmaci da adottare. Siamo dunque arrivati al Ministero della Verità, ovvero il Miniver di orwelliana memoria? Sì, perché qui non è solo più questione di voler censurare, ma c'è in ballo di più.
La nozione di "malato" e di "sano" sostituisce ora, grazie all'eterna emergenza, quella di dissidente politico. Laddove il "malato" è il "non allineato", il "non omologato" ai dettami di questo nuovo ordine mondiale. E usare la malattia, e magari pure un tampone farlocco per privare della libertà chi di dovere, separandolo e segregandolo, è per costoro un gioco da ragazzi, considerati tutti gli antefatti tirannici e dispotici che ci hanno fatto subire in 14 mesi!

Pare che perfino un organismo screditato come l’OMS si sia espresso contro il passaporto vaccinale per i viaggi"Il Comitato per l’emergenza dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) è contrario al passaporto vaccinale come condizione per i viaggi internazionali anche, ma non solo, perché una regola del genere renderebbe più profonde le diseguaglianze. Nel comunicato che riassume le indicazioni emerse dalla riunione del 15 aprile, ma che è stato diffuso solo oggi, il Comitato afferma che «non va richiesto il certificato di vaccinazione come condizione di entrata in un Paese, data la limitata (seppur crescente) evidenza dell’efficacia del vaccino nel ridurre la trasmissione e la persistente iniquità nella distribuzione globale del vaccino». Il Comitato sottolinea inoltre che «gli Stati sono fortemente incoraggiati a rendersi conto di quanto il passaporto vaccinale approfondisca le diseguaglianze e promuova una diseguale libertà di movimento».

So che Forza Italia con le Ronzulli e le Gelmini (le badanti di Berlusconi) sono a favore di detto pass. E non mi aspetto niente di buono nemmeno dalla Lega che già si è espressa a favore. Come pure i suoi presidenti di Regione. Bene, ne dovranno rendere conto agli elettori, e prima o poi ci sarà un redde rationem. Vale anche per la sua posizione pusilla e opportunista su Speranza, il quale non è vero che non potesse non sapere circa l'irrilevanza e l'obsolescenza del piano pandemico del 2006, visto che gli uomini dell'OMS come Ranieri Guerra, sono suoi uomini e Brusaferro è nel suo CTS. Inoltre Speranza ha altre due responsabilità gravissime a suo carico: quelle di aver ordinato di non fare le autopsie durante la moria di Bergamo di malati Covid nella primavera scorsa, e quella (tuttora in vigore) dei protocolli farlocchi a base di Tachipirina e "vigile attesa" per le cure domiciliari. Cioè un bel niente. Questo si chiama omissione di cure per i malati domiciliari. Capito Salvini?

Ma ora aspettiamo di vedere quali altre manette "sanitarie" dovremo subire. Ricordo inoltre che un albergatore della Versilia ha detto a chiare lettere nel corso della trasmissione "Quarta Repubblica" di Porro, che l' obbligo dei tamponi e dei pass vaccinali, lungi dall'incrementare il turismo interno, lo sabotano. Ma ve la immaginate una famiglia di 4 persone non ancora vaccinate, costretta a fare 4 tamponi nelle 48 ore prima di andare in vacanza? Sono qualche cosetta come circa 400 euro di tamponi, mica noccioline! Più le code e la burocrazia sanitaria che ti affligge la vita. E questo esempio lo ha fatto notare proprio detto albergatore. Capito Garavaglia neoministro del turismo? E così che lo farete ripartire? Non sanno più come fare per trasformare la nostra vita in un progetto mostruoso.

Giorno di S. Amedeo

Lo strapotere militare statunitense si fermano sulle soglie dell'Iran

Droni iraniani alla caccia di portaerei Usa


Droni iraniani sorvolano indisturbati per minuti una portaerei americana nel Golfo Persico e ne filmano le attività, dimostrando la capacità di Teheran di infliggere gravi danni alla flotta Usa in caso di conflitto. Del resto sono ormai tre anni che i droni yemeniti assemblati in loco, ma di progettazione iraniana colpiscono duramente raffinerie obiettici militari dell’Arabia Saudita, senza che i costosissimi armamenti americani si rivelino in grado di controbattere efficacemente E’ qualcosa che ancora 10 anni fa sarebbe stata inconcepibile e che dimostra come i rapporti di forza stiano profondamente cambiando. E mi sento di dire per fortuna: la forza degli avversari degli Usa è la sola cosa che frena Washington dal tentare la strada della guerra.

I dati cominciano a confermare la tesi esposta dall'inglese Vernon Coleman, la vaccinazione di massa selezionerà un virus covid più letale di quello di oggi


Da Israele con orrore: il vaccino favorisce i contagi con le varianti



E’ peggio di quanto ci si potesse immaginare: le vaccinazioni non arrestano, ma aumentano la diffusione del coronavirus. almeno questo è ciò che si desume da uno studio dell’Università di Tel Aviv secondi cui la variante sudafricana del Coronavirus (B.1.351) è stata trovata 8 volte di più negli individui vaccinati rispetto a quelli non vaccinati. Dunque non si tratta soltanto del fatto che magari un vaccino ( in questo caso Pfizer quello utilizzato in Israele) non dà immunità nei confronti di questa cosiddetta variante, ma che aumenta invece e in maniera drammatica la possibilità di contrarre l’infezione: “Abbiamo riscontrato un tasso sproporzionatamente più alto della variante sudafricana tra le persone vaccinate con una seconda dose, rispetto al gruppo non vaccinato”, ha detto Adi Stern dell’Università di Tel Aviv. E poi ha aggiunto per calmare le acque e non proporsi come un eretico o un oppositore della dittattura sanitaria che “la variante sudafricana è in grado, in una certa misura, di spezzare la protezione del vaccino”.

Ma non è proprio così: lo studio che ha coinvolto 400 persone tra il gruppo vaccino e quello placebo sembra indicare molto di più ovvero non solo che la vaccinazione non solo non protegge da questa variante, ma che addirittura predisponga i vaccinati ad esserne infettati più facilmente, rispetto a quelli che non si sono ancora piegati alle imposizioni . Ed è forse anche per questo motivo che il governo Israele invece di dare ascolto a chi dice di fermare la vaccinazione di massa, proprio in considerazione di questi dati inaspettati, della valanga di reazioni avverse che si tenta di nascondere e soprattutto del fatto altri studi cominciano ad indagare sui possibili e inquietanti effetti a lungo termine dei preparati a mRna, ha deciso che fra sei mesi (guarda caso quando dovrebbe cominciare la classica ondata di influenza) occorrerà far ripartire la giostra e rivaccinare tutti. E’ fin troppo evidente che questa cinica commedia dei vaccini in funzione della quale ancora si contestano le normali ed efficaci cure, comincia sempre di più a sfociare nel grottesco.