L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 25 gennaio 2021

Che la 'ndrangheta fin dalla sua nascita ha aggiustato le sentenze nei processi è storia MA quello che meraviglia, se poi ci si pensa non più di tanto, è la difesa d'ufficio degli avvocati ai giudici che favoriscono i loro clienti liberando i 'ndranghetisti

POLITICA
Sabato, 23 gennaio 2021 - 11:11:00
'Ndrangheta, giudici collusi con le cosche? Caos dopo le parole di Gratteri

Il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, sull'inchiesta che vede indagato Cesa: "I tempi della politica non c'entrano". Vinicio Nardo: "Parole gravi"


'Ndrangheta, Gratteri: "Cesa? I tempi della politica non c'entrano" 

In un’intervista al Corriere della Sera il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, in merito all’inchiesta che vede indagato anche Lorenzo Cesa, ex segretario dell'Udc, dichiara: "Le giuro che i tempi della politica non c'entrano. Noi abbiamo saputo che dovevano arrestare l'assessore Talarico, assieme agli altri, quando è arrivata l'ordinanza del gip, all'inizio di gennaio, a un anno di distanza dalla nostra richiesta e a sei mesi dall'ultima integrazione. Le elezioni in Calabria erano fissate per il 14 febbraio, avremmo aspettato il 15 per non interferire sulla campagna elettorale, ma poi sono state rinviate ad aprile: non potevo lasciare arresti in sospeso per decine di persone altri tre mesi".

Alla domanda 'Non si poteva aspettare la soluzione della crisi di governo visto che l'Udc era uno dei possibili 'responsabili'?, Gratteri osserva: "Io fino all'altra sera gli ho sentito dire in tv che lui e l'Udc non sarebbero entrati nella maggioranza, quindi questo problema non si e' posto. Se ora qualcuno vuole sostenere il contrario lo faccia, ma io l'ho sentito con le mie orecchie". 

Anche in un'intervista a Repubblica il procuratore Gratteri sostiene che il quadro di oggi “e' quello che avevamo visto arrivare venti anni fa: la 'ndrangheta che si traveste da imprenditore, e bussa alla politica. E la politica, per lo meno un pezzo importante di essa, risponde. Aprendo la porta". Su Cesa ribadisce: “Avevo capito che era all'opposizione, ma questo non interessa. Dovrei dire che la magistratura ha i suoi tempi che non possono essere quelli della politica. Ma in realta' in questo caso ci siamo posti i problemi dei tempi. Che era quello delle elezioni regionali calabresi, pero'. Che si dovevano tenere a febbraio, poi ad aprile, ora non so quando. Avevo questa ordinanza da eseguire da una settimana, non era possibile aspettare oltre". 

'Ndrangheta, Nardo: “Da Gratteri parole gravi e strani messaggi ai giudici” 

Vinicio Nardo, presidente dell'Ordine degli avvocati di Milano, in un'intervista al Giornale dopo le parole del procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri sull'avviso di garanzia a Lorenzo Cesa, afferma: "Io spero, voglio sperare, che la frase sia stata buttata lì, in un atteggiamento scanzonato. Altrimenti cosa dovremmo pensare di un procuratore che dice una cosa del genere, che lega l'esecuzione di un provvedimento giudiziario all'essere o non essere parlamentare, al votare in un certo modo o in un altro? Se voleva negare che il provvedimento fosse stato a orologeria doveva usare altre parole". Il procuratore Gratteri dice che "se altri giudici scarcerano non posso farci niente, credo che la storia spiegherà anche queste situazioni". 

Alla domanda “Cosa intendeva dire?”, Nardo risponde: "Letta così, è inequivocabile. Ha fatto capire che ci sono indagini nei confronti di giudici. Non so se lo ha fatto inavvertitamente o volutamente. Ma appena prima dice che non capisce per quali motivi alcuni giudici del riesame annullano le sue ordinanze di custodia, e poi fa quella affermazione, la storia spiegherà. Insomma, il collegamento è evidente. È un messaggio che io come giudice non accetterei, mi sentirei condizionato nel mio lavoro. Gratteri prima parla di una zona grigia, di professionisti coinvolti nel malaffare, e poi fa quell'accenno ai giudici: per me è gravissimo”.

Per poi sottolineare: "Il senso di disinvoltura che si avverte nell'uso delle parole da parte di Gratteri è la spia di una sovraesposizione mediatica del personaggio, della tendenza a debordare dalla propria figura istituzionale. Il fatto che Gratteri parli così è la spia che non c'è da parte sua la consapevolezza che il processo penale è fatto di parità delle parti, e che il giudice non è lì per partecipare allo scontro ma per garantire il processo. Tutto questo è figlio del sentirsi investito di una missione superiore, che è quella di usare le aule di giustizia per fare la guerra. Ma la giustizia è un'altra cosa, è l'accertamento distaccato dei reati. A tenere pulite le strade ci pensano gli organi di polizia".

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