L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 gennaio 2021

Continuare a mantenere paesi stranieri sotto il proprio giogo ha un costo anche in vite umane. I privilegi si pagano

Ancora perdite francesi nel Sahel, i qaedisti fanno strage in Niger

3 gennaio 2021 


Altri due militari francesi dell’Operazione Barkhane sono rimasti vittima in un attentato in Malì dopo che lunedì scorso un ordigno esplosivo improvvisato (IED) aveva ucciso tre loro commilitoni in un attentato rivendicato dal Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (GSIM), formazione jihadista affiliata ad al-Qaeda.

Molto simile la tipologia di attacco condotto nei due casi dalle milizie jihadiste con l’impiego di IED esplose al passaggio di veicoli blindati leggeri VBL, particolarmente esposti a questi tipo di minaccia poiché privi di scafo a V e rinforzato per resistere a mine e IED.


In un comunicato il presidente Emmanuel Macron ha reso omaggio alla memoria del sergente Yvonne Huynh, 33 anni, e del brigadiere (grado che nelle unità blindate e corazzate indica il caporale) Loic Risser, 24 anni, entrambi del 2° Reggimento Ussari basato ad Haguenau, uccisi dall’esplosione. Un terzo soldato, la cui vita non è in pericolo, è rimasto ferito nell’attacco. L’attacco è avvenuto a Manaka, nel nord-est del Malì.

“Il Presidente della Repubblica rende omaggio alla memoria di questi soldati, morti per la Francia nell’esercizio del loro dovere. Condivide il dolore delle loro famiglie, dei loro cari e dei loro fratelli d’armi e assicura loro la gratitudine e la solidarietà della Nazione”, si legge nella nota dell’Eliseo, in cui Macron ribadisce “la determinazione della Francia nella sua lotta al terrorismo”.

Il sergente Yvonne Huynh è la prima donna dell’esercito francese uccisa nel Sahel dall’intervento di Serval nel 2013 Salgono così a 55 i militari francesi morti dall’inizio dell’impegno militare di Parigi nella regione del Sahel, nel gennaio del 2013.


L’aumento dei caduti francesi nel Sahel (secondo in tempi recenti solo agli 86 caduti registrati in Afghanistan tra il 2001 e il 2011) alimenta il dibattito politico in Francia sul ritiro o il ridimensionamento dell’Operazione Barkhane che impegna attualmente 5.100 militari con 500 veicoli blindati, 400 veicoli logistici con una ventina di aerei e una quarantina di elicotteri.

L’Armèe de Terre sta del resto pagando il ritardo con cui sta adottando veicoli protetti contro mine e IED Griffon e Serval mentre buona parte dei mezzi impiegati nel Sahel sono ancora i vecchi VBL e VAB, vulnerabili di fronte a questi ordigni improvvisati utilizzati sempre più frequentemente dalle milizie jihadiste affiliate ad al-Qaeda e allo Stato Islamico presenti nella regione.

Non si può escludere che la recrudescenza di questi attacchi tesi a infliggere perdite alle forze francesi punti a favorire in Francia le pressioni per il ritiro delle truppe dal Sahel.


Ieri le milizie jihadiste hanno colpito duramente anche in Niger attaccando due villaggi nella regione occidentale, vicino al confine con il Mali. Almeno 79 persone sono state uccise, 49 abitanti di Tchombangou e 30 residenti del villaggio di Zaroumdareye: nella zona sono state inviate unità delle forze di sicurezza nigerine (nella foto sopra).


Radio France Internationale riferisce che l’attacco, confermato dal ministro dell’Interno nigerino Alkache Alhad, non è stato ancora rivendicato ma è plausibile che la responsabilità sia delle milizie del GSIM vicine ad al-Qaeda.

La strage avviene mentre è in corso lo scrutinio dei risultati delle elezioni politiche dello scorso 27 dicembre. I dati parziali vedono in vantaggio il Partito per la Democrazia e il Socialismo al governo.

Mohamed Bazoum (nella foto a sinistra), ex ministro di Esteri e Interni e braccio destro del presidente uscente Mohamadou Issoufou, espressione del partito di maggioranza, ha invece vinto con il 39,33% dei voti il primo turno delle elezioni presidenziali ma dovrà affrontare in febbraio il ballottaggio con l’ex presidente Mahamane Ousmane, espresso dall’opposizione, che ha ottenuto il 16,9% delle preferenze.

Il 27 dicembre hanno espresso il loro voto in elezioni presidenziali e parlamentari 4 milioni di elettori su 7,6 milioni di aventi diritto.

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