L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 26 gennaio 2021

e il putrescente Sistema mafioso massonico politico istituzionalizzato emana sottili veleni per avvelenare le sorgenti di acqua fresca e limpida. Anche il Giornale con alcuni sui giornalisti si piega al lieve vento che ci porta l'odore di marciume accumulato nel tempo

Gratteri arresta il suo ex braccio destro

I dubbi sul procuratore: nemmeno una parola sui suoi collaboratori
Luca Fazzo - Lun, 25/01/2021 - 08:00

«Questo libro deve molto a molti», scriveva il procuratore Nicola Gratteri nelle prime pagine del suo «Fratelli di sangue», pubblicato nel 2006.


E tra i ringraziamenti a chi lo aveva accompagnato nel suo lavoro di ricerca e di indagine sulla 'ndrangheta, in mezzo a colonnelli, vicequestori, giornalisti celebri come Roberto Saviano, Gratteri ricordava «il luogotenente del Gruppo operativo antidroga della Guardia di finanza di Catanzaro, Ercole d'Alessandro». Lo stesso d'Alessandro che tre giorni fa Gratteri ha fatto arrestare nell'ambito del blitz «Profilo Basso», la retata che ha portato all'avviso di garanzia al leader dell'Udc, Lorenzo Cesa (con coda di polemiche sulla scoppiettante intervista del procuratore al Corriere). A d'Alessandro, che ora è in pensione, viene riservata una accusa pesante: avere usato i suoi rapporti per procacciare notizie riservate a uno degli imprenditori accusati da Gratteri di collusione con la criminalità organizzata. Anzi, stando alle conferenze stampa di Gratteri, il più alto in grado: Antonio Gallo, indicato dal magistrato come l'uomo simbolo di una imprenditoria capace di avere contatti con «forze dell'ordine, politica e 'ndrangheta».

Tra i contatti di Gallo con le «forze dell'ordine» salta fuori proprio d'Alessandro. Che Gratteri arresta senza tanti complimenti. Una mossa che può da una parte dimostrare come il procuratore di Catanzaro sia uno che non guarda in faccia a nessuno. Ma che dall'altro solleva inevitabilmente una domanda: se Gratteri indaga Cesa accusandolo in sostanza di non avere scelto con cautela le sue frequentazioni (il solito Gallo, indicato come terminale della cosca Grande Aracri) il procuratore non ha nulla da dire su come si sceglieva i collaboratori?

E non stiamo parlando di uno qualunque tra le decine di investigatori della polizia giudiziaria che ruotano intorno a un magistrato di prima fila. Il rapporto tra Gratteri e d'Alessandro era così stretto che nei giorni scorsi l'Espresso definisce il sottufficiale addirittura «l'ex braccio destro» del procuratore di Catanzaro. Non a caso il contributo di d'Alessandro è quasi una costante nel lavoro di Gratteri come prolifico autore di libri: anche in «Oro bianco», pubblicato da Mondadori nel 2015, Gratteri si profonde in ringraziamenti, una lunga sfilza di nomi importanti e alti gradi, ci sono generali, procuratori, questori. Un solo sottufficiale: «il maresciallo Ercole d'Alessandro del Goa della Guardia di finanza di Catanzaro».

Un uomo di assoluta fiducia di Gratteri, che per anni gli ha assegnato compiti delicati e ad alta riservatezza: questo era d'Alessandro, come tutti sanno in Calabria. Una fama che non era stata scalfita dalla comparsa del suo nome in un'altra indagine, l'inchiesta sulla latitanza a Dubai dell'ex parlamentare Amedeo Matacena: tale Speziali, accusato di coprire la fuga, viene intercettato dalla Dia mentre telefona a d'Alessandro, «ti prego, Ercolino, ti supplico, ti imploro, parla con i tuoi colleghi». La richiesta non ebbe seguito. Ma ora d'Alessandro inciampa nelle intercettazioni disposte dal suo vecchio capo: e per lui stavolta non c'è scampo.

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