L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 8 gennaio 2021

E' sempre commovente come gli ebrei sionisti, uomini con le mani lorde di sangue palestinese, che continuano imperterriti a martoriare la Siria, rovesciano il paradigma dei fatti cercando di farsi passare per vittime. L'odio che suscitano è pienamente meritato


Nelle manifestazioni di piazza negli Stati Uniti, Israele è sempre nel mirino, da destra e da sinistra

6 Gennaio 2021
di Paolo Salom

[Voci dal lontano Occidente] Pochi giorni e una nuova amministrazione prenderà il potere negli Stati Uniti. Ne parlo qui non tanto per prendere posizione pro o contro il nuovo presidente Joe Biden: l’unico tema di cui provo a tenere un diario è l’atteggiamento nei confronti di Israele da parte del lontano Occidente (America compresa). Perciò è presto per giudicare. Vedremo in futuro.

Quello che invece posso portare alla vostra attenzione è il misterioso e improvviso ritorno alla normalità dopo settimane di scontri e violenze di piazza – nonostante la pandemia consigliasse di stare a casa – praticamente ovunque negli Stati Uniti. Perché ne parlo qui? Beh, intanto perché è utile riflettere sulla “spontaneità” di certi fenomeni: raramente lo sono. E poi perché – e qui sta il punto più delicato – gran parte degli slogan urlati dai manifestanti avevano Israele e gli ebrei come motivo e bersaglio. Ovviamente non per sostenere ma per distruggere.

Tanto che le parole usate più frequentemente erano in rima e parlavano della necessità di “liberare tutta la Palestina” (consentitemi di non citare uno slogan mortifero oltreché odioso in sé in quanto falso: la “Palestina” non essendo mai esistita se non nella fantasia dei Romani all’indomani della distruzione del Secondo Tempio e in quella dei britannici responsabili di un Mandato che doveva portare all’indipendenza degli ebrei in Eretz Israel, come poi è stato e non certo grazie ai buoni uffici del governo di Londra).

Dunque, eccoci qui. La calma dopo la tempesta americana. Inutile cercare di capire l’origine delle violenze: entrambi i candidati avevano interesse a soffiare sul fuoco per poi presentarsi come i paladini dell’ordine. Anche se, devo dire, gli estremisti di una parte che si dice di sinistra hanno certo fatto più rumore. Ma l’odio antiebraico sembra travalicare i confini degli schieramenti. E io continuo a restare incredulo: perché attaccare una sinagoga?

Perché accomunare gli ebrei ai “razzisti bianchi”, data la nostra storia, al di qua e al di là dell’Atlantico? In realtà, per quanto appaia difficile da credere, negli Stati Uniti è nata da tempo una teoria “di lotta” dal basso che si chiama “intersectionality”, secondo la quale ogni istanza (per esempio il femminismo, l’emancipazione degli afroamericani o i diritti Lgbt) va messa in relazione con le altre rivendicazioni degne di nota. Quali? Prima lasciatemi dire chi sono i maggiori responsabili, oggi, di questo movimento: le deputate Rashida Tlaib e Ilhan Omar (note odiatrici di Israele) e altri compagni di strada come Alexandria Ocasio-Cortez, Ayanna Presley e persino alcuni ebrei anti sionisti (che preferisco non citare).

Ecco che tutto fila: gli americani mettono a ferro e fuoco le città in odio a Trump e lo fanno (grazie alla pia opera di propaganda dei personaggi suddetti) gridando (anche) “morte a Israele”. I neonazisti scendono in strada armati fino ai denti per contrastare i loro avversari e ovviamente attribuiscono a un “complotto ebraico” l’anarchia in cui è precipitato il Paese. Disperante, non è vero? Il lontano Occidente cambierà mai? Intanto prendiamo nota che in Medio Oriente molte cose si stanno muovendo nella giusta direzione. Siamo solo agli inizi: ma è giusto essere ottimisti. Ne paleremo.

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