L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 10 gennaio 2021

Geopolitica - La guerra illimitata prevede alleanze strategiche e tutto lo schieramento dell'Occidente vuole conquistare alla sua causa l'India, respingendo di contro il Pakistan

Come il Pakistan si allontana dagli Stati del Golfo in favore di Cina e Turchia



Come si sta riorientando il Pakistan in politica estera. L’analisi di Giuseppe Gagliano

Mentre il Qatar si sta riavvicinando all’Arabia Saudita e in parte agli Emirati Arabi, il Pakistan al contrario sta ponendo in essere un atteggiamento di graduale allontanamento dalle petromonarchie.

Vediamo di individuare le principali cause di questo mutamento o riorientamento nelle scelte di politica estera.

PRIMA CAUSA

Quando l’Arabia Saudita ha fatto pressioni sul Pakistan lo scorso agosto per rimborsare anticipatamente un prestito agevolato di 3 miliardi di dollari, la richiesta di Riyadh ha colto di sorpresa Islamabad. Non solo: Riyadh ha anche congelato una linea di credito petrolifera da 3,2 miliardi di dollari con Islamabad. La ragione di questo atteggiamento va certamente individuata nei giudizi poco lusinghieri dati dal ministro degli Esteri pakistano nei confronti della posizione di stallo a livello diplomatico che l’Arabia Saudita ha attuato nei confronti del Pakistan durante la riunione del Consiglio dei ministri degli esteri dell’Organizzazione della Cooperazione islamica (Oic) sul Kashmir.

Questo incidente apparentemente occasionale rivela in realtà come le relazioni tra l’Asia meridionale e il Medio Oriente siano in rapido mutamento, cambiamento che si concretizza nell’allontanamento da parte degli stati del Golfo dal Pakistan per privilegiare al contrario i rapporti commerciali ed economici con l’India.

Questa nuova dinamica a livello di relazioni internazionali sta inducendo il Pakistan ad avvicinarsi sempre di più alla Cina che non a caso ha fornito i fondi necessari per rimborsare parte del prestito saudita ponendo in essere una strategia ormai ampiamente usata e cioè quello della trappola del debito.

SECONDA CAUSA

Un altro esempio altrettanto significativo di questo progressivo allontanamento da parte delle petromonarchie del Golfo è rappresentato dal fatto che gli EAU hanno vietato il rilascio di visti di lavoro per i lavoratori pakistani, divieto che è stato imposto formalmente per la pandemia ma che guarda caso non riguardano l’India dove ci sono un numero più elevati di contagi. Qual è stata la causa di questo divieto? Secondo gli analisti il primo ministro pakistano Imran Khan è stato oggetto di notevoli pressioni politiche da parte degli Emirati Arabi Uniti e dell’ Arabia Saudita per normalizzazione le relazioni con Israele.

TERZA CAUSA

Un’altra causa di questo riorientamento della politica estera pakistana va cercato nel progressivo avvicinamento da parte del premier pakistano nei confronti della Turchia.

Durante la visita del premier pakistano Imran Khan in Turchia nel gennaio 2019, il leader politico pakistano ha fatto una visita alla tomba di Ataturk e ha deposto una ghirlanda sottolineando la grandezza politica di Kemal Ataturk. Al di là di questo episodio significativo certamente sul profilo simbolico il riavvicinamento del Pakistan alla Turchia si riflette soprattutto nelle recenti scelte poste in essere dal Pakistan in politica estera come si evidenzia chiaramente dalla volontà politica ed economica di rilanciare nel 2021 il dormiente servizio ferroviario transnazionale che collega Istanbul, Teheran e Islamabad. Infatti la ferrovia transnazionale dovrebbe migliorare la connettività tramite la Belt and Road Initiative (Bri) cinese fornendo un collegamento ferroviario diretto tra Cina e Turchia attraverso l’Iran. La presenza della Cina nel rilancio della linea è di fondamentale importanza.

Nel frattempo, il corridoio economico Cina-Pakistan (Cpec), che mira a trasformare il Pakistan in una rotta di transito per la Cina per raggiungere l’Europa attraverso Iran e Turchia, è un altro progetto che avvicina il Pakistan alla Cina e lo allontana dall’India.

Con la Cina e l’Unione europea che hanno recentemente posto in essere una partnership economica, il Cpec ha assunto una nuova importanza nel collegare la rotta commerciale est-ovest. Proprio per questa ragione è logico dal punto di vista politico che che Islamabad sviluppi forti legami con altri Stati chiave per realizzare questo collegamento, vale a dire con l’Iran e la Turchia. Non a caso, proprio a dicembre, il Pakistan ha aperto un nuovo valico di frontiera con l’Iran per facilitare il commercio bilaterale.

Inoltre le crescenti tensioni dell’India con l’Iran hanno indotto quest’ultimo a ipotizzare la possibilità di collegare direttamente il porto di Gwadar in Pakistan, sviluppato dalla Cina, con il porto di Chabahar in Iran, che in precedenza gestiva solo l’India. Geograficamente infatti il nuovo valico di frontiera Pakistan-Iran si trova a soli 130 chilometri da Chabahar.

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