L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 7 gennaio 2021

Il Sistema bancario italiano, nella bancarotta delle imprese dovute alla distruzione data dal covid/lockdown/coprifuoco voluta dal Grande Cambiamento Occidentale, è più sicuro del sistema bancario tedesco in quanto in Italia per ottenere PRESTITI ci vogliono serie garanzie (chiaramente esclusi gli amici degli amici) mentre in Germania per far debiti le regole sono meno performante


5 GENNAIO 2021

Con il passaggio della pandemia di coronavirus, la Banca centrale europea aveva già lanciato nella scorsa primavera molteplici allarmi relativi al settore bancario, messo particolarmente sotto stress non tanto dall'annualità appena trascorsa bensì dalle conseguenze che saranno percepite soltanto dal 2021 in avanti. In modo particolare, buona parte dei problemi sarebbero stati attesi dalla capacità dei privati di restituire i debiti contratti e con dei grigi scenari economici non in grado di incentivare all’impresa. In aggiunta, a causa quindi di una maggiore propensione al risparmio della clientela che, di riflesso, è destinata ad abbattere anche quelli che sono gli utili bancari che nascono dalle transazioni di pagamento e da una contrazione degli investimenti sui mercati finanziari. E sotto questi aspetti, un Paese dell’Unione europea in particolare appare più di tutti gli altri esposto ai pericoli di un tracollo del proprio comparto bancario: la Germania di Angela Merkel.

I colossi bancari tedeschi navigano a vista

Come riportato dalla testata tedesca Der Spiegel, benché per le banche della Germania il 2020 sia stato paradossalmente più redditizio sia rispetto al passato sia nei confronti delle attese, lo scenario di questo 2021 e soprattutto degli anni futuri è molto grigio. In modo preponderante a causa proprio di una di quelle problematiche verso la quale la Bce aveva ai tempi lanciato l’allarme: la difficoltà dei contraenti di restituire gli indebiti e la formazione, di conseguenza, di pesanti e numerosi Npl in mano alle banche.

Sia Deutsche Bank (che per la prima volta da anni a questa parte ha vissuto un periodo di stabilità a livello di amministrazione), sia Commerzbank e sia Volksbank appaiono infatti particolarmente esposte nei confronti di aziende e private. E con le grigie aspettative economiche dei prossimi anni e l’ondata di bancarotte attese nel momento in cui necessariamente i sussidi statali verranno attenuati e revocati la situazione appare davvero complessa.

Volksbank, infatti, si attende un’ondata di mancati pagamenti in grado non solo di azzerare gli utili di esercizio ma addirittura di erodere il proprio patrimonio sociale, obbligando quindi necessariamente il governo federale tedesco a mettere a punto importanti misure di intervento. E lo stesso destino, verosimilmente, toccherà anche i due colossi bancari della Germania (Deutsche Bank e Commerzbank), i quali dovranno fare i conti anche con una contrazione degli utili attesi provenienti dalle contrattazioni di mercato.

Si teme una nuova crisi finanziaria

Una delle grandi mancanze per le quali più volte in passato è stata richiamata la Germania è relativa proprio alle poche garanzie di sostegno che il comparto bancario ha nei confronti dei crediti non performanti. Sebbene proprio nelle ultime settimane si sia però fatta strada l’ipotesi di adeguare le normative e istituire speciali fondi di rischio, tutto ciò appare ancora ben lontano dalla sufficienza, soprattutto considerando come le criticità potrebbero non provenire “solamente” dai purtroppo ben conosciuti Npl.

Come riportato sempre dal Der Spiegel, le maggiori preoccupazioni derivano dalla possibilità che nei prossimi mesi si incappi in un nuovo tracollo finanziario dalla misura ancora superiore rispetto a quello vissuto nel 2020. E in questa situazione, tenendo presenti le difficoltà che sta attraversando il comparto ed i conseguentemente limitati margini di azione, il bilancio della crisi potrebbe divenire ancora più pesante del previsto. In uno scenario che, ancora una volta, evidenzia come il settore bancario si possa confermare, ancora una volta, il vero tendine d’Achille della Germania.

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