L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 8 gennaio 2021

La società profondamente malata statunitense ci viene sbattuta in faccia dolente o nolente. La guerra è tra i poveri e non verso i ricchi e il sistema che li sostiene


Assalto al congresso, Sergio Romano: "Sintomi del declino americano"

"Purtroppo il ricordo della Guerra Civile non è più un vaccino"

7 gennaio 2021

ANSA-GETTYUsa - 

Sergio Romano

“Francamente non sono troppo sorpreso da quel che sta accadendo negli Stati Uniti”. Parola di Sergio Romano, diplomatico e storico, a proposito dell’assalto al Congresso americano da parte di un gruppo di sostenitori del presidente uscente, Donald Trump.

Ambasciatore Romano, hanno assaltato il cuore della democrazia americana.

Quando Trump fu eletto quattro anni fa fui meravigliato da come una parte della società americana lo trattava, anche solo per il suo linguaggio e le sue dichiarazioni. Conoscevo un paese che aveva sempre accettato il nuovo presidente con grande disciplina e grande correttezza. Mentre in quel momento mi pareva di leggere cose del tutto inimmaginabili in altre circostanze. Tanto che parlai di guerra civile. Ma poi un po’ me ne ero anche pentito “Gli Stati Uniti non faranno questi errori”, mi dicevo. Invece dopo quattro anni addirittura c’è stato un salto di qualità: l’assalto al Congresso non me l’aspettavo ma non mi sorprende. 

Quindi possiamo parlare di guerra civile?

Io non volevo lasciarmi trascinare in quella direzione perché questo paese una guerra civile l’ha fatta e sa quale prezzo è stato pagato in termine di odio, di vendette e di sangue. Insomma, questo ricordo avrebbe dovuto rappresentare una sorta di vaccino ma non è andata così. Ora tocca prendere la cosa seriamente. E una domanda mi preme più di altre.

Quale?

Mi domando cosa vogliono questi americani che sostengono Trump? Cosa desiderano? Hanno un programma? O sono soltanto manifestazioni momentanee? Certo è che l’assalto al Congresso è la fotografia dell’attuale momento storico. In tutto il mondo c’è un passo indietro rispetto alle democrazie liberali o socialdemocratiche attente ai diritti civili e ai diritti umani, che hanno caratterizzato almeno gli ultimi quaranta anni. I sovranismi in un certo senso hanno questa filosofia, ovvero una grande critica al vecchio sistema democratico. Dal Brasile agli Stati Uniti, ma anche in Europa, c’è una grande crisi delle democrazie parlamentari. 

Quali sono le micce che hanno fatto esplodere in maniera così palese la rivolta negli Stati Uniti?

Dobbiamo ricordare che negli Stati Uniti c’è un fondamento di democrazia religiosa. Nel Paese c’è una forte presenza evangelica che ha posizioni conservatrici e retrive. Basti pensare all'opposizione al diritto degli omosessuali di sposarsi. Aggiungiamo anche il fatto che l’America non ha mai cessato di essere completamente razzista. Non c’è un anno dalla sua nascita in cui un certo razzismo appare alla superficie. Questo perché una parte della società americana non ha mai accettato che i neri fossero esseri umani con gli stessi diritti dei bianchi. Però un tempo queste frange rimanevano sulla scena solo nelle settimane della campagna elettorale per poi scomparire o comunque perdere molta della loro visibilità. Mentre ora assaltano il Congresso. Ma c’è un altro elemento che spiega questo fatto.

Ovvero?

Tutto questo sta accadendo in un momento di declino dello status dell’America nella società internazionale. Se l’americano medio un po’ razzista ma non troppo, a cui non vanno giù i matrimoni tra omosessuali, constatasse che gli Stati Uniti sono pur sempre leader nel mondo, be’, credo ci penserebbe due volte prima di prendere la strada del Congresso. Mentre in questo caso il declino americano c’è. 

Cosa può fare ora il presidente eletto Joe Biden?

Credo che Biden cercherà anche di usare questa situazione, ovviamente in maniera intelligente. Non gli sarà difficile dire: “Ecco cosa accade quando si sta alla Casa Bianca con quella visione politica”. Sarà convincente? Certo, ma solo per quelli che vogliono essere convinti. E non per una buona fetta dei cittadini americani.

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